Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]
- Автор: Симмонс Дэн
- Серия: Canti di Hyperion #4
- Год: 1999
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-45610-8
- Переводчик: Gaetano Luigi Staffilano
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]». Краткое содержание книги:
«Apprendere il linguaggio dei…»
«In molti modi dobbiamo apprendere il loro linguaggio, Raul. La loro lingua — inglese, yiddish, polacco, parsi, tamal, greco, cinese mandarino — ma anche il loro cuore. L’anima della loro memoria.»
«Sono voci di spettri, Aenea?»
«Non ci sono spettri, amore. La morte è definitiva. L’anima è quell’ineffabile combinazione di memoria e di personalità che portiamo con noi durante la vita; quando la vita se ne va, anche l’anima muore. A parte ciò che lasciamo nel ricordo di coloro che ci hanno amato.»
«E questi ricordi…»
«Risuonano nel Vuoto che lega.»
«Come? Tutti quei miliardi di vite…»
«E migliaia di specie e miliardi di anni, amore mio. Alcuni ricordi di tua madre… e di mia madre… sono qui, ma ci sono anche le impressioni di vita di esseri lontanissimi da noi nello spazio e nel tempo.»
«Posso toccare anche loro, Aenea?»
«Forse. Col tempo e con la pratica. Io ho impiegato anni a capirli. Perfino le impressioni sensoriali di forme di vita dall’evoluzione così diversa sono difficili da capire, figuriamoci i pensieri, i ricordi, le emozioni.»
«Ma tu ci sei riuscita?»
«Ho tentato.»
«Forme di vita aliene come i Seneschai Aluit o gli Akerataeli?»
«Molto più aliene, Raul. I Seneschai vissero per generazioni nascosti su Hebron in prossimità dei coloni umani. E sono empatici, le emozioni sono il loro linguaggio primario. Gli Akerataeli sono del tutto diversi da noi, ma non così diversi dalle entità del Nucleo che mio padre andò a trovare.»
«La testa mi duole, ragazzina. Puoi aiutarmi a fermare queste voci e queste immagini?»
«Posso aiutarti a quietarle, amore. Non si fermeranno mai realmente, finché vivremo. È la benedizione e il fardello della comunione col mio sangue. Ma prima di mostrarti come quietarle, ascolta ancora qualche minuto. È quasi il momento del volgersi delle foglie e del sorgere del sole.»
Mi chiamavo Lenar Hoyt, prete, ma ora sono papa Urbano XVI e celebro la messa di risurrezione per il cardinale John Domenico Mustafa, nella basilica di San Pietro, alla presenza di oltre cinquecento fra i più importanti fedeli del Vaticano.
In piedi davanti all’altare, a mani protese, leggo dalla Preghiera dei fedeli:
Il cardinale Lourdusamy, che per questa messa mi fa da diacono, intona:
Ora, mentre il coro canta l’antifona dell’Offertorio e i fedeli si inginocchiano nel silenzio pieno d’echi in attesa della sacra eucaristia, giro le spalle all’altare e dico:
«Ricevi, Signore, questi doni che ti offriamo in nome del tuo servo, cardinale John Domenico Mustafa; Tu hai dato la ricompensa dell’alta carica sacerdotale in questo mondo; possa egli essere brevemente unito alla compagnia dei tuoi santi nel regno dei cieli e tornare a noi tramite il tuo sacramento di risurrezione. Per Cristo Nostro Signore.»
I fedeli rispondono all’unisono:
«Amen.»
Mi avvicino alla bara e culla di risurrezione del cardinale Mustafa accanto all’altare dell’eucaristia, la aspergo con acqua santa e recito:
Il grande organo della basilica tuona, mentre il coro comincia subito a cantare il Sanctus:
Dopo la comunione, terminata la messa e usciti i fedeli, vado lentamente nella sacrestia. Sono triste, il cuore mi duole, alla lettera. La cardiopatia è peggiorata ancora, mi intasa le arterie, mi rende doloroso ogni passo, ogni parola. Penso: "Non devo parlarne a Lourdusamy".
Proprio quel cardinale compare, mentre accoliti e chierichetti mi aiutano a svestire i paramenti.
«È giunta una navetta corriere, Santità.»
«Da quale fronte?»
«Non proviene dalla Flotta, Santità» dice il cardinale. Guarda, accigliato, la copia a stampa del messaggio.
«Da dove, allora?» Tendo con impazienza la mano. Il messaggio è scritto su pergamena sottile.
Vengo su Pacem, al Vaticano.