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L'Occhio del Mondo

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L'Occhio del Mondo
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A Egwene il tè andò di traverso. «Scotta» mormorò.

«Chi è questo Aram?» domandò Rand. Perrin sorrise, come faceva Mat ai vecchi tempi, quando ne aveva appena combinata una delle sue, e si nascose dietro la tazza.

«Un Girovago» rispose Egwene, con noncuranza, ma arrossì subito.

«Un Girovago» ripeté Perrin, facendole il verso. «Sa ballare. Come un uccello. Non hai detto così, Egwene? Che ti sembrava di volare con un uccello?»

Egwene posò la tazza, con gesto deciso. «Non so voi, ma io sono stanca e ho voglia di dormire.»

Mentre Egwene si avvolgeva nelle coperte, Perrin diede a Rand una gomitata e gli strizzò l’occhio. Rand si scoprì a sogghignare. “Per una volta ne sono uscito in vantaggio!" pensò. “Vorrei sapermela cavare come Perrin, con le donne."

«Forse, Rand» disse maliziosamente Mat «dovresti parlare a Egwene di Else, la figlia di Grinwell il contadino.» Egwene sollevò la testa, per fissare prima Mat, poi Rand.

Rand si affrettò a prendere le coperte. «Anche a me è venuto sonno» disse.

Anche gli altri decisero di mettersi a dormire; solo Moiraine rimase seduta a sorseggiare del tè e Lan le tenne compagnia: il Custode non aveva l’aria di chi ha bisogno di sonno.

«Rand» bisbigliò Mat «c’è stato davvero qualcosa, fra te e Min? Sono riuscito a darle appena un’occhiata. Era davvero graziosa, ma avrà sì e no l’età di Nynaeve.»

«E quella Else?» aggiunse Perrin, dall’altro lato. «Era bella?»

«Sangue e ceneri» brontolò Rand. «Non posso neppure scambiare due chiacchiere con una ragazza? Siete peggio di Egwene.»

«Come direbbe la Sapiente» lo rimproverò Mat, prendendolo in giro «attento a quel che dici. Be’, se non vuoi parlare, cerco di dormire un poco.»

«Magnifico» brontolò Rand. «La prima cosa decente che avete detto finora.»

Ma non fu facile prendere sonno. La pietra era dura, per quanto Rand cambiasse posizione, e anche sotto la coperta si sentivano le butterature. Impossibile immaginare di trovarsi in un luogo diverso, se non nelle Vie, fatte da uomini che avevano distrutto il mondo, contaminati dal Tenebroso. Rand continuò a raffigurarsi il ponte interrotto e il nulla sotto di esso.

Quando si girò sul fianco, scoprì che Mat lo guardava: anzi, che lo guardava come se non lo vedesse. Le battute scherzose erano subito dimenticate, quando ci si ricordava delle tenebre circostanti. Rand si girò dall’altra parte: anche Perrin aveva gli occhi aperti. Era meno spaventato di Mat, ma teneva le mani sul petto e batteva i pollici, preoccupato.

Moiraine fece il giro e si chinò accanto a ognuno di loro per mormorare qualche parola. Rand non udì cosa disse a Perrin, ma quest’ultimo smise di battere i pollici. Quando si fermò accanto a lui, con il viso quasi a contatto, Moiraine mormorò, con voce bassa e calma: «Anche qui, il tuo destino ti protegge. Neppure il Tenebroso può cambiare completamente il Disegno. Sei al sicuro da lui, finché vi sto vicino. Puoi sognare in pace, almeno per un certo periodo.»

Mentre l’Aes Sedai passava a Mat, Rand si domandò se Moiraine era davvero convinta che fosse così semplice, che bastasse dirgli di sognare in pace perché lui le credesse. Eppure si sentiva davvero al sicuro... un po’ di più, almeno. Con questo pensiero sprofondò nel sonno e non sognò.

Lan li svegliò. Rand si domandò se il Custode avesse dormito: non aveva l’aria stanca, nemmeno quella di chi per alcune ore è rimasto sdraiato sulla dura pietra. Moiraine concesse il tempo di preparare il tè, ma solo una tazza ciascuno. Fecero colazione in sella, con Loial e il Custode a mostrare la strada. Un pasto uguale agli altri, pane e carne e formaggio. Rand pensò che era facile stancarsi di pane e carne e formaggio.

Avevano appena terminato, quando Lan disse piano: «Qualcuno ci segue. O qualcosa.» Si trovavano al centro di un ponte, le cui estremità erano nascoste nel buio.

Mat tolse dalla faretra una freccia e prima che qualcuno lo fermasse la scagliò nel buio alle loro spalle.

«Sapevo che non avrei dovuto farlo» brontolò Loial. «Mai avere a che fare con le Aes Sedai, se non nello stedding.»

Lan spinse da parte l’arco di Mat, prima che quest’ultimo incoccasse un’altra freccia. «Smettila, sciocco contadino. Non sappiamo di chi si tratta.»

«L’unico posto in cui non sono pericolose» proseguì l’Ogier.

«Cosa può esserci, in un posto come questo, se non una creatura del male?» replicò Mat.

«Gli Anziani lo dicono sempre e avrei dovuto dare retta a loro.»

«Noi, per esempio» rispose ironicamente il Custode.

«Un altro viaggiatore» disse Egwene, speranzosa. «Un Ogier, forse.»

«Gli Ogier hanno il buonsenso di non usare le Vie» brontolò Loial. «Tutti, tranne Loial, che è del tutto privo di buonsenso. L’Anziano Haman lo diceva sempre. E aveva ragione.»

«Cosa senti, Lan?» domandò Moiraine. «Una creatura al servizio del Tenebroso?»

Il Custode scosse lentamente la testa. «Non so» rispose, come se ne fosse sorpreso. «Non posso dirlo. Forse si tratta delle Vie e della contaminazione. Ogni cosa dà la sensazione sbagliata. Ma, chiunque sia, o qualsiasi cosa sia, non cerca di raggiungerci. C’era quasi riuscito, all’ultima Isola, ma si è ritirato sul ponte per non raggiungerci. Se resto indietro, posso sorprenderlo e vedere chi, o che cosa, è.»

«Se resti indietro, Custode» disse Loial, deciso «passerai nelle Vie il resto della tua vita. Anche se sai leggere la lingua Ogier. Non mi risulta che un essere umano abbia trovato il percorso dopo la prima Isola senza una guida Ogier. E sai leggere la nostra lingua?»

Lan scosse di nuovo la testa e Moiraine disse: «Finché non ci dà fastidio, lasciamolo in pace. Non abbiamo tempo. Il tempo conta.»

Mentre dal ponte scendevano sull’Isola successiva, Loial disse: «Se ricordo con esattezza l’ultima Guida, da qui c’è un percorso che porta a Tar Valon. Mezza giornata di viaggio al massimo. Molto meno di quanto occorre a giungere a Mafal Dadaranell. Sono sicuro che...»

S’interruppe, mentre la luce delle lanterne illuminava la Guida. Accanto alla sommità del lastrone, linee profondamente incise, nette e spigolose, ferivano la pietra. All’improvviso fu evidente che Lan vigilava: rimase dritto in sella, come se potesse sentire tutto intorno a sé, anche il respiro degli altri. Spinse il cavallo intorno alla Guida, in una spirale sempre più larga, reggendosi in arcione come se fosse pronto a sostenere un assalto o ad assalire.

«Questo spiega molte cose» disse piano Moiraine «e mi spaventa. Molto. Avrei dovuto sospettarlo. La contaminazione, il deterioramento. Dovevo immaginarlo.»

«Immaginare cosa?» domandò Nynaeve, mentre Loial chiedeva: «Cos’è? Chi l’ha fatto? Non ho mai saputo di una cosa del genere.»

L’Aes Sedai li guardò con calma. «Trolloc» disse. Non badò alle esclamazioni di paura. «O Fade. Quelle sono rune dei Trolloc. I Trolloc hanno scoperto come entrare nelle Vie. Ecco come sono giunti ai Fiumi Gemelli senza che nessuno li scoprisse: attraverso la Porta di Manetheren. C’è almeno una Porta, nella Macchia.» Lanciò un’occhiata a Lan, prima di continuare: il Custode era tanto lontano che si scorgeva solo la fioca luce della sua lanterna. «Manetheren fu distrutta, ma le Porte sono quasi indistruttibili. Ecco come i Fade hanno radunato intorno a Caemlyn un piccolo esercito, senza allarmare ogni nazione fra la Macchia e l’Andor.» Esitò, pensierosa. «Ma ancora non conoscono tutti i percorsi, altrimenti si sarebbero riversati dentro Caemlyn dalla Porta che abbiamo varcato noi. Certo.»

Rand rabbrividì. Varcare una Porta per trovare Trolloc in attesa nel buio... centinaia, forse migliaia, di giganti deformi, con faccia animalesca e ringhiante, che balzavano dal buio per uccidere. O peggio.

«Hanno difficoltà a usare le Vie» gridò Lan. La sua lanterna non distava più di venti passi, ma la luce era solo un globo fioco e confuso che pareva assai lontano. Moiraine guidò il gruppetto nella direzione del Custode. Rand rimpianse di avere lo stomaco pieno, quando vide che cosa Lan aveva trovato.

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