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L'anno del contagio [Doomsday Book - it]

Электронная книга - «L'anno del contagio [Doomsday Book - it]». Краткое содержание книги:

Per la giovane Kivrin, che si prepare a studiare dal vivo una delle epoche più oscure della storia, regno della paura, della superstizione e di tremendi flagelli, viaggiare nel tempo è un'esperienza unica e affascinante, ma in fondo non troppo difficile: l'importante è prepararsi con cura e osservare scrupolosamente tutte le regole perché il suo improvviso arrivo nel XIV secolo risulti plausibile e, soprattutto, passi inosservato. Il resto è compito di una straordinaria tecnologia che rende possibile un simile trasferimento temporale. Tuttavia il suo viaggio nel Medioevo, dove l'esistenza quotidiana è un'avventura per la sopravvivenza e dove si sta scrivendo un nuovo libro dell'Apocalisse, sarà molto più che la realizzazione di un sogno.
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— Ci sono molti stalloni — ribatté il ragazzo, incitando il cavallo verso Roche, ma Eliwys non si mosse.

Il prete venne avanti con il sacco dei viveri e il ragazzo si protese sulla sella per afferrarlo, facendo poi girare il cavallo con una veemenza tale che per poco non investì Eliwys. Lei però non cercò neppure di spostarsi.

— Non tornare dal vescovo — ammonì Kivrin, venendo avanti e afferrando una delle redini.

Il ragazzo, che appariva più spaventato di lei o di Eliwys, cercò di liberare il cavallo con uno strattone.

— Dirigiti a nord — insistette Kivrin, senza lasciare la presa. — Là la peste non è ancora arrivata.

Il ragazzo riuscì infine a liberare le redini e spronò il cavallo, uscendo al galoppo dal cortile.

— Tieniti lontano dalle strade principali e non parlare con nessuno — gli gridò dietro Kivrin.

Eliwys era ancora ferma dove si trovava.

— Vieni — le disse Kivrin. — Dobbiamo trovare Agnes.

— Mio marito e Gawyn devono essere andati prima a Courcy per avvertire Sir Bloet — mormorò lei, e permise che Kivrin la riportasse in casa.

Kivrin la lasciò davanti al fuoco e andò nel granaio a cercare Agnes. La bambina non c'era ma lei trovò il proprio mantello, rimasto lì dalla sera di Natale, e se lo gettò sulle spalle prima di salire nel solaio. Cercò quindi nella birreria e Roche frugò negli altri edifici, ma senza risultato. Mentre parlavano con il messaggero si era intanto alzato un vento gelido e c'era nell'aria odore di neve.

— Forse è in casa — suggerì infine Roche. — Hai pensato a guardare dietro l'alto seggio?

Kivrin frugò ancora in casa, guardando anche dietro l'alto seggio e sotto il letto della stanza di Rosemund. Maisry giaceva ancora piagnucolando dove lei l'aveva lasciata, e Kivrin dovette lottare contro la tentazione di prenderla a calci mentre si chinava per chiedere a Lady Imeyne, sempre inginocchiata vicino al muro, se avesse visto Agnes.

La vecchia la ignorò e continuò a far scorrere la catena fra le dita, muovendo le labbra in silenzio.

— L'hai vista uscire? — insistette Kivrin, scuotendola per una spalla.

— La colpa è sua — dichiarò Lady Imeyne, girandosi a fissarla con occhi scintillanti.

— Di Agnes? — chiese Kivrin, indignata. — Come può essere colpa sua?

Imeyne scosse il capo e spostò lo sguardo fino a fissarlo su Maisry.

— Dio ci punisce per la perversità di Maisry — replicò.

— Agnes è scomparsa e si sta facendo buio — insistette Kivrin. — Dobbiamo trovarla. Non hai visto dov'è andata?

— La colpa è sua — sussurrò la vecchia, e si girò di nuovo verso il muro.

Ormai si stava facendo tardi, e il vento sibilava intorno ai paravento. Kivrin corse fuori e imboccò il passaggio che portava sulla piazza.

Lo spettacolo che le si offrì alla vista fu uguale a quello del giorno in cui aveva cercato di trovare il sito da sola: sulla piazza coperta di neve non c'era nessuno e il vento le sferzava i vestiti mentre correva. Una campana stava suonando da qualche parte verso nordest, con il ritmo lento e solenne di un funerale.

Sapendo che Agnes aveva sempre adorato la torre campanaria, Kivrin si recò innanzitutto lì e la chiamò per nome, anche se poteva vedere chiaramente che non c'era nessuno, poi tornò fuori e lasciò vagare lo sguardo sulle capanne, cercando di pensare dove potesse essere andata la bambina.

Non nelle capanne, a meno che le fosse venuto freddo. Il cucciolo… la bambina voleva vedere la tomba del cucciolo e Kivrin non le aveva detto di averlo seppellito nel bosco. Agnes aveva insistito perché la bestiola venisse seppellita nel cortile della chiesa, e pur potendo vedere che il cortile era vuoto lei oltrepassò ugualmente il cancello.

Agnes era stata lì. Le impronte dei suoi stivali andavano da una tomba all'altra e poi si allontanavano verso il lato settentrionale della chiesa. Kivrin sollevò lo sguardo verso la collina e l'inizio del bosco, pensando che se la bambina era andata là non l'avrebbe più ritrovata.

Corse lungo il lato della chiesa e scoprì che lì le impronte si fermavano e tornavano verso la chiesa, quindi aprì la porta. L'interno era quasi buio e più freddo del cortile sferzato dal vento.

— Agnes! — chiamò.

Non ebbe risposta, tranne un sommesso frusciare come quello provocato da un topo che corresse via, vicino all'altare?

— Agnes? — insistette Kivrin, sbirciando nella penombra dietro la tomba e nelle navate laterali. — Sei qui?

— Kivrin? — disse una vocetta tremante.

— Agnes? — chiamò ancora Kivrin, correndo in direzione della voce. — Dove sei?

La bambina era vicino alla statua di Santa Caterina, raggomitolata nel suo mantello rosso in mezzo alle candele accese ai piedi dell'effigie, stretta alla rozza gonna di pietra con lo sguardo spaventato e la faccia arrossata e umida di pianto.

— Kivrin? — ripeté, e si gettò fra le sue braccia.

— Cosa ci fai qui, Agnes? — domandò Kivrin, con un misto di sollievo e di irritazione. — Ti abbiamo cercata dappertutto.

— Mi sono nascosta — spiegò lei, premendole il faccino umido contro il collo. — Ho portato Carretto a vedere il mio cane, ma poi sono caduta — continuò, asciugandosi il naso con la mano. — Ti ho chiamata e chiamata, ma tu non sei venuta.

— Non sapevo che fossi qui, cara — replicò Kivrin, accarezzandole i capelli. — Perché sei venuta in chiesa?

— Mi stavo nascondendo dall'uomo cattivo.

— Quale uomo cattivo? — domandò Kivrin, accigliandosi.

In quel momento la pesante porta della chiesa si aprì e Agnes serrò le braccia intorno al collo di Kivrin fin quasi a soffocarla.

— È l'uomo cattivo — sussurrò in tono isterico.

— Padre Roche! — chiamò Kivrin. — L'ho trovata, è qui. La porta si richiuse ed echeggiò un rumore di passi.

— È Padre Roche — spiegò Kivrin ad Agnes. — Anche lui ti sta cercando, perché non sapevamo che fossi uscita.

— Maisry ha detto che l'uomo cattivo sarebbe venuto a prendermi — spiegò Agnes, allentando un poco la presa.

Roche le raggiunse affannando rumorosamente, e Agnes nascose di nuovo la testa contro il petto di Kivrin.

— È ammalata? — chiese il prete.

— Non credo — replicò Kivrin, — ma è mezza congelata. Avvolgila con il mio mantello.

Roche slacciò goffamente il mantello di Kivrin e lo avviluppò intorno alla bambina.

— Mi sono nascosta dall'uomo cattivo — gli disse Agnes, girandosi fra le braccia di Kivrin.

— Quale uomo cattivo? — domandò a sua volta il prete.

— L'uomo cattivo che ha inseguito Kivrin in chiesa — replicò la bambina. — Maisry ha detto che viene a prendere la gente e la fa ammalare del male azzurro.

— Non c'è nessun uomo cattivo — garantì Kivrin, decidendo che una volta a casa avrebbe scrollato Maisry fino a farle battere i denti. Poi si alzò in piedi e Agnes accentuò la propria stretta intorno al suo collo.

A tentoni, Roche si mosse lungo il muro fino a trovare la porta laterale e l'aprì, lasciando entrare un fiotto di luce azzurrina.

— Maisry ha detto che l'uomo ha preso il mio cane — continuò Agnes, tremando. — Ma non ha potuto prendere me, perché mi sono nascosta.

Kivrin ripensò al cucciolo nero che le giaceva inerte fra le mani, con la bocca sporca di sangue.

No… gemette interiormente, e si avviò a passo rapido fra la neve, dicendosi che i brividi della bambina dipendevano soltanto dal fatto che era rimasta così a lungo nella chiesa gelida e che il viso di lei risultava caldo contro il suo collo soltanto a causa del pianto.

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