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L'anno del contagio [Doomsday Book - it]

Электронная книга - «L'anno del contagio [Doomsday Book - it]». Краткое содержание книги:

Per la giovane Kivrin, che si prepare a studiare dal vivo una delle epoche più oscure della storia, regno della paura, della superstizione e di tremendi flagelli, viaggiare nel tempo è un'esperienza unica e affascinante, ma in fondo non troppo difficile: l'importante è prepararsi con cura e osservare scrupolosamente tutte le regole perché il suo improvviso arrivo nel XIV secolo risulti plausibile e, soprattutto, passi inosservato. Il resto è compito di una straordinaria tecnologia che rende possibile un simile trasferimento temporale. Tuttavia il suo viaggio nel Medioevo, dove l'esistenza quotidiana è un'avventura per la sopravvivenza e dove si sta scrivendo un nuovo libro dell'Apocalisse, sarà molto più che la realizzazione di un sogno.
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Kivrin trascorse il resto della giornata svolgendo lavori domestici come prendere l'acqua al pozzo, preparare del brodo con l'arrosto avanzato, svuotare i pitali. La mucca del castaldo, che nonostante gli ordini da lei impartiti aveva le mammelle gonfie di latte, venne nel cortile e prese a seguirla muggendo pietosamente e urtandola con le corna fino a quando Kivrin si arrese e la munse. Negli intervalli fra le sue visite al castaldo e al ragazzo, Roche provvide a spaccare la legna, e anche Kivrin cercò di fare altrettanto, aggredendo goffamente i grossi ceppi e desiderando di aver imparato a fare anche quello prima della transizione.

Al tramonto il castaldo venne a chiamarli a causa della figlia minore, e Kivrin pensò che con quello erano otto casi. Nel villaggio c'erano soltanto quaranta persone, e il Signor Gilchrist aveva ritenuto esagerate le stime secondo cui da un terzo alla metà della popolazione europea era morta di peste. Anche supponendo che la stima fosse esatta, un terzo degli abitanti del villaggio equivaleva a tredici casi, il che significava che ce ne sarebbero stati al massimo altri cinque, o tutt'al più dodici, se si voleva considerare invece la stima del cinquanta per cento. E i figli del castaldo erano stati già esposti tutti al contagio.

Lasciò scorrere lo sguardo su di loro, dalla figlia maggiore bruna e massiccia come il padre al bambino più giovane che aveva il volto affilato della madre, al neonato ossuto.

Vi ammalerete tutti, pensò, e poi ce ne vorranno soltanto altri otto per arrivare al cinquanta per cento.

Le sembrava di non riuscire più a provare emozioni di sorta, neppure quando il neonato cominciò a piangere e la ragazza più grande se lo prese sulle ginocchia, infilandogli in bocca il dito sporco.

Speriamo che ci siano soltanto tredici casi, pregò dentro di sé. Venti al massimo.

Non riuscì a provare nessun sentimento neppure per il segretario, anche se era evidente che non avrebbe superato la notte. Adesso aveva la lingua e le labbra coperte di una sostanza viscida e marrone e tossendo sputava una sostanza acquosa striata di sangue. Kivrin continuò ad accudirlo in maniera automatica, svuotata di ogni sentimento.

Siamo tutti intorpiditi dalla mancanza di sonno, si disse, sdraiandosi accanto al fuoco e cercando di dormire… ma ormai sembrava aver raggiunto un punto in cui non era più capace di riposare, o di avvertire la stanchezza.

Altre otto persone, pensò, sommandole mentalmente. La madre del ragazzo prenderà il contagio, e anche la moglie e i figli dell'intendente… ne restano ancora quattro. Speriamo che non si tratti di Agnes o di Eliwys. O di Roche.

Il mattino successivo Roche trovò la cuoca che giaceva semicongelata nella neve davanti alla sua capanna, tossendo e sputando sangue.

Nove, sommò mentalmente Kivrin.

La cuoca era una vedova che non aveva nessuno che potesse accudirla, quindi la portarono nella sala e l'adagiarono accanto al segretario che… sorprendentemente… era ancora vivo. Ormai l'emorragia sottocutanea si era estesa a tutto il corpo e il suo petto era solcato da una rete di segni purpurei, le braccia e le gambe erano di un nero quasi assoluto, mentre le guance si andavano scurendo sotto lo strato di barba bruna che sembrava anch'essa un sintomo del male.

Rosemund giaceva ancora pallida e silenziosa fra le sue coperte, in equilibrio precario fra la vita e la morte, ed Eliwys l'accudiva con attenzione e in silenzio, come se il minimo movimento o il minimo suono potessero alterare quell'equilibrio e causare la morte della figlia. Anche Kivrin cercava di fare meno rumore possibile, aggirandosi in punta di piedi fra i pagliericci… e avvertendo quell'esigenza di assoluto silenzio Agnes infine cedette completamente alla tensione.

La bambina si mise a piagnucolare, si aggrappò alla barricata, chiese a più riprese a Kivrin di portarla a vedere il suo cane, a trovare il suo pony, a prendere qualcosa da mangiare, o di finire di raccontarle la storia della ragazza cattiva che si era persa nel bosco.

— Come finisce? — piagnucolò, con un tono di voce che stridette sui nervi tesi di Kivrin. — La ragazza viene mangiata dai lupi?

— Non lo so — scattò Kivrin, dopo la quarta volta. — Va' a sederti vicino alla nonna.

Agnes scoccò un'occhiata piena di disprezzo in direzione di Lady Imeyne, che era sempre inginocchiata nel suo angolo, con le spalle rivolte a tutti loro e che era rimasta così per tutta la notte.

— La nonna non vuole giocare con me — replicò.

— Allora gioca con Maisry.

La bambina lo fece ma la cosa durò appena cinque minuti perché lei tormentò la serva in maniera tale da indurla a reagire e tornò di lì a poco urlando che Maisry l'aveva pizzicata.

— Non mi sento di biasimarla — ritorse Kivrin, e le mandò entrambe nel solaio.

Andò quindi a controllare le condizioni del ragazzo e scoprì che era migliorato al punto da riuscire a sedersi; al suo ritorno trovò Maisry raggomitolata nell'alto seggio e profondamente addormentata.

— Dov'è Agnes? — chiese.

— Non lo so — rispose Eliwys, guardandosi intorno con aria vacua. — Erano in solaio.

— Maisry, svegliati — ingiunse Kivrin, avvicinandosi al seggio alto. — Dov'è Agnes?

La ragazza la fissò sbattendo le palpebre con aria stupida.

— Non avresti dovuto lasciarla sola — la rimproverò Kivrin.

Salì quindi in solaio, ma Agnes non c'era, e non era neppure nella stanza di Rosemund. Quando ridiscese dabbasso trovò che Maisry aveva lasciato l'alto seggio e si era raggomitolata contro la parete con aria terrorizzata.

— Dov'è Agnes? — domandò ancora Kivrin.

Maisry si portò le mani agli orecchi in un gesto di difesa e la guardò stupidamente, a bocca aperta.

— Proprio così — dichiarò Kivrin, — ti picchierò sugli orecchi se non mi dici dove si trova.

Maisry cominciò ad ululare, emettendo un suono acuto che sembrava quello di un animale.

— Smettila! — ingiunse Kivrin. — Mostrami dov'è andata.

E spinse la serva verso i paravento.

— Cosa succede? — chiese Roche, entrando in quel momento.

— Si tratta di Agnes — spiegò Kivrin. — Dobbiamo trovarla. Potrebbe essere andata nel villaggio.

— Non l'ho vista — replicò il prete, scuotendo il capo. — È più probabile che sia qui fuori da qualche parte.

— Nelle stalle — esclamò Kivrin, sollevata. — Ha detto che voleva andare a vedere il suo pony.

Però la bambina non era nelle stalle.

— Agnes! — chiamò Kivrin, nell'oscurità impregnata dell'odore del letame. — Agnes!

Il pony della bambina nitrì e cercò di uscire dal suo stallo, e Kivrin si chiese quando fosse stato nutrito per l'ultima volta e dove fossero finiti i cani.

— Agnes! — chiamò ancora, cercando in ciascuna delle casse e dietro la mangiatoia, dovunque potesse essersi nascosta una bambinetta, magari finendo poi per addormentarsi.

Si disse quindi che forse Agnes era andata nel granaio e uscì dalla stalla, riparandosi gli occhi dall'improvviso bagliore della luce esterna. Roche stava emergendo proprio allora dalle cucine.

— L'hai trovata? — gli chiese, ma si accorse che il prete non l'aveva neppure sentita, perché stava guardando verso le porte con la testa piegata da un lato, come se fosse in ascolto.

Kivrin tese allora l'orecchio a sua volta, ma non riuscì a udire nulla.

— Cosa c'è? — domandò ancora. — La senti piangere?

— È il Signore — dichiarò il prete, e spiccò la corsa verso le porte.

Oh, no… non Roche, gemette interiormente Kivrin, lanciandosi al suo inseguimento. Intanto lui si era fermato e stava aprendo le porte.

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