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Il cuore dell’inverno

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Il cuore dell’inverno
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«Luce, Rand,» borbottò Min «non farai altro che startene seduto lì a soffiare dentro quel coso?» Le sue gonne mulinavano mentre lei camminava avanti e indietro sul tappeto a fiori. Il legame con lei, Elayne e Aviendha gli dava una sensazione come se non avesse mai saputo o voluto conoscere nulla. Respirava, ed era legato a loro; l’uno era naturale come l’altro. «Se lei dice una parola sbagliata dove qualcuno può sentirla, se l’ha già detta... non lascerò che qualcuno ti sbatta in una cella per Elaida!» Il legame di Alanna non gli aveva mai dato quel tipo di sensazione. Non era cambiato, non di per sé, tuttavia, da quel giorno a Caemlyn, il legame di Alanna era sembrato sempre più un’intrusione, un estraneo che stesse guardando sopra la sua spalla, un riccio di mare nel suo stivale. «Devi proprio suonare quella? Mi fa venir voglia di piangere e mi fa formicolare la pelle allo stesso tempo. Se lei ti mette in pericolo...» Estraendo uno dei suoi coltelli dal suo nascondiglio dentro una manica larga, con un gesto elegante lo strinse nel pugno.

Lui si tolse il flauto dalla bocca e in silenzio la guardò. Min arrossì e, con un ringhio improvviso, scagliò la lama che vibrando finì per conficcarsi nella porta.

«Lei è lì» disse Rand, usando il flauto per indicare. Inconsciamente, mosse lo strumento, seguendo Alanna con esattezza. «Sarà qui ben presto.» Era a Far Madding dal giorno prima, e lui non capiva perché avesse atteso fino a ora. Alanna era un groviglio di emozioni nella sua testa, nervosa e cauta, preoccupata e determinata, e, soprattutto, arrabbiata. Di una furia trattenuta a malapena. «Se preferisci non essere qui, puoi aspettare...»

Min scosse il capo con orgoglio. Nella testa di Rand, proprio accanto ad Alanna, sì trovava l’involto che era lei. Anche Min ribolliva di preoccupazione e rabbia, ma l’amore vi splendeva come un faro quando lo guardava e spesso anche quando non lo faceva. Anche la paura vi brillava, anche se lei stava cercando di nasconderla.

Rand si rimise il flauto alle labbra e cominciò L’ambulante ubriaco. Quella era abbastanza allegra da allietare i morti. Lews Therin gli ringhiò contro.

Min rimase lì a studiarlo, le braccia conserte, poi all’improvviso si aggiustò sui fianchi l’abito con uno strattone. Con un sospiro, abbassò il flauto e attese. Quando una donna si aggiustava i vestiti senza motivo, era come un uomo che stringeva le cinghie della propria armatura e controllava il sottopancia della sella; intendeva andare alla carica, e chiunque fosse scappato sarebbe stato abbattuto come un cane. La determinazione di Min era forte come quella di Alanna, soli gemelli che avvampavano nei recessi della sua mente.

«Non parleremo più di Alanna finché non arriverà qui» disse lei con fermezza, come se fosse stato lui a insistere. La determinazione, e ancora la paura, ora più forte di prima, veniva soffocata e continuava a riemergere di continuo.

«Be’, certo, moglie, se così ti piace» replicò lui piegando il collo alla maniera consona di Far Madding. Lei tirò su rumorosamente col naso.

«Rand, mi piace Alivia. Perfino se fa preoccupare Nynaeve per ogni cosa che fa.» Un pugno su un fianco, Min si sporse in avanti e gli puntò un dito contro il naso. «Ma ti ucciderà.» Pronunciò ogni parola fra i denti.

«Hai detto che mi avrebbe aiutato a morire» disse lui con calma. «Quelle sono state le tue parole.» Come si sarebbe sentito a morire? Tristezza nel lasciarla, nell’abbandonare Elayne e Aviendha. Tristezza per il dolore che aveva arrecato loro. Gli sarebbe piaciuto rivedere suo padre prima della fine. A parte quelle cose, pensava quasi che la morte sarebbe stata un sollievo. La morte è un sollievo, disse Lews Therin con passione. Io voglio la morte. Noi meritiamo la morte!

«Aiutarmi a morire non è lo stesso che uccidermi» proseguì Rand. Era diventato molto abile a ignorare la voce, ora. «A meno che tu non abbia cambiato idea su ciò che hai visto.»

Min gettò in alto le mani per l’esasperazione. «Ho visto quel che ho visto ed è ciò che ti ho detto, ma che il Pozzo del Destino mi inghiotta se riesco a vedere qualche differenza. E non capisco perché tu pensi che ci sia!»

«Presto o tardi dovrò morire, Min» disse in tono paziente. Gli era stato detto da coloro a cui doveva credere. Per vivere, devi morire. Tutto ciò ancora non aveva senso per lui, ma lasciava una realtà dura e fredda. Proprio come sembravano dire le Profezie del Drago, doveva morire. «Non presto, spero. Non stando ai miei piani. Mi spiace, Min. Non avrei dovuto lasciare che ti legassi a me.» Ma non era stato abbastanza forte da rifiutare, così come non era stato abbastanza forte da mandarla via. Era troppo debole per ciò che doveva essere fatto. Doveva assorbire l’inverno, finché il cuore dell’inverno non sarebbe sembrato come mezzodì del Giorno del Sole. «Se non l’avessi fatto, ti avremmo legato e saremmo andate fino in fondo comunque.» Lui decise che sarebbe stato meglio non chiedere come sarebbe stato diverso da ciò che aveva fatto Alanna. Di certo, lei vedeva una differenza. Salendo sul letto in ginocchio, gli prese il volto fra le mani: «Ascoltami, Rand al’Thor. Non ti lascerò morire. E se ci riesci solo per farmi un dispetto, ti seguirò e ti riporterò indietro.» All’improvviso una marcata scia di divertimento si fece strada nella sua testa increspando la serietà che avvertiva. La sua voce assunse un tono di finta severità: «E poi ti porterò a vivere qui. Ti farò crescere i capelli sotto la cintola e indossare fermagli con pietre lunari.» Lui le sorrise. Riusciva ancora a farlo sorridere. «Non ho mai sentito di un fato peggiore della morte, ma penso che questo lo sia.»

Qualcuno bussò alla porta e Min restò immobile. In una domanda silenziosa, mosse solo le labbra senza parlare per dire il nome di Alanna. Rand annuì e, con suo stupore, Min lo spinse sui cuscini e si gettò contro il suo petto. Dimenandosi, lei alzò la testa e Rand si rese conto che stava cercando di vedere sé stessa nello specchio del lavabo. Infine trovò una posizione che le piaceva, distesa per metà sopra di lui con una mano dietro il suo collo e l’altra sul suo petto. «Avanti» disse a gran voce. Cadsuane entrò nella stanza e si fermò, guardando accigliata il coltello conficcato nella porta. In un abito di finissima lana verde scuro e un mantello orlato di pelliccia allacciato con una spilla d’argento sul collo, sarebbe potuta passare per un mercante o un banchiere di successo, anche se gli ornamenti d’oro, con uccelli e pesci, stelle e lune che pendevano dalla sua crocchia grigia, sarebbero stati troppo appariscenti per professioni del genere. Non stava indossando il suo anello col Gran Serpente, perciò pareva che evitasse di attirare troppo l’attenzione. «Voi bambini state litigando?» chiese in tono moderato.

Rand poté quasi sentire Lews Therin farsi immobile, come un gatto montano che si accuccia nelle ombre. Lews Therin era cauto quasi quanto lui nei confronti di questa donna.

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