Il riscatto di Ender [Speaker for the Dead - it]
- Автор: Кард Орсон Скотт
- Серия: Ender (it) #2
- Год: 1988
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0386-8
- Переводчик: Gianluigi Zuddas
- Жанр: Научная фантастика
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Ora, in questo Il riscatto di Ender, Orson Scott Card riprende il racconto di Ender Wiggins. La prima guerra con gli alieni è ormai finita da più di tremila anni, ma sulla remota colonia di Lusitania, un pianeta colonizzato dai brasiliani e abitato quindi da terrestri di cultura cattolica e lingua portoghese, una nuova terribile minaccia incombe sull’esistenza degli umani. Come per gli insettoidi alieni che avevano attaccato la Terra, anche qui la minaccia aliena è strana e incomprensibile nel suo modo di agire ma sempre micidiale. E ancora una volta toccherà a Ender Wiggins, “colui che parla per i morti”, trovare il coraggio di affrontare il mistero e la verità.
Vincitore del premio Nebula per il miglior romanzo in 1986.
Vincitore del premio Hugo per il miglior romanzo in 1987.
Novinha si aspettava che Pipo annuisse nel solito modo, dichiarasse che la cosa era interessante e poi venisse fuori con un’ipotesi o due. Invece l’uomo sedette al suo posto e ricontrollò tutti i test da lei fatti, volle sapere esattamente da quali concetti di base fosse partito il computer, e poi le chiese in quale forma l’agente della Descolada fosse operativo in quel momento.
— Mamma e Papà non hanno mai scoperto cosa l’abbia fatto diventare operativo, tuttavia l’agente della Descolada rilascia delle minuscole proteine… be’, almeno suppongo che siano proteine, e queste attaccano la spirale del materiale genetico, partendo da una delle estremità e aprendola in due trecce separate nel mezzo. È per questo che lo chiamarono descolador… perché «scolla» la doppia elica del DNA umano, anche.
— Mostrami come agisce nelle cellule aliene.
Novinha rimise in movimento la simulazione.
— No, non solo il materiale genetico. L’intera struttura cellulare.
— Si trova soltanto nel nucleo — disse lei. Allargò il campo olografico per introdurre maggiori varianti. Il computer rallentò l’operazione, poiché stava considerando milioni di schemi casuali di materiale nucleico al secondo. Nella cellula di canna, mentre la spirale genetica si «scollava» parecchie grandi proteine ambientali andavano a collegarsi alle due trecce staccate. — Negli esseri umani il DNA reagisce e cerca di ricombinarsi, ma è ostacolato dalle strutture proteiche circostanti che si interpongono con collegamenti casuali, cosicché le cellule «impazziscono» l’una dopo l’altra. A volte sviluppano mitosi di tipo cancerogeno, e a volte muoiono. Ma il fatto più indicativo è che nel corpo umano l’agente della Descolada riesce a riprodursi a velocità folle, saltando da una cellula all’altra. Invece in ogni essere vivente di Lusitania esso esiste già, in uno stato apparentemente pre-selettivo.
Ma Pipo quasi non ascoltava le sue parole. La simulazione gli stava mostrando il descolador all’opera sulla cellula di canna, e quando il materiale genetico si fu separato esaminò più volte le due trecce. — Non è solo pre-selettivo… è lo stesso — disse. — È la stessa cosa!
Novinha non aveva visto subito ciò che l’uomo aveva notato. Cos’era lo stesso di cosa? Ma non ebbe il tempo di chiederglielo. Pipo balzò via dalla sedia, afferrò l’impermeabile e un attimo dopo era alla porta. Fuori stava piovigginando. Sulla soglia si volse. — Dì a Libo che non si proccupi di raggiungermi. Mostragli quella simulazione, invece, e vediamo cosa ci può capire lui prima che io sia di ritorno. Questa è la risposta alla grande domanda. La risposta a tutto.
— Me la dica!
Lui rise. — Non imbrogliare. Te la dirà Libo, se non riuscirai a vederla da sola.
— Dove sta andando?
— A chiedere ai maiali se ho ragione, naturalmente! Ma so di averla, anche se finora mi hanno raccontato un sacco di bugie. Se non mi vedete tornare fra un’ora, vuoi dire che sono scivolato sotto la pioggia e mi sono rotto una gamba.
Libo non ebbe modo di visionare la simulazione. Il comitato per la pianificazione prolungò la riunione di quel pomeriggio per discutere sull’eventualità di allargare le zone adibite a pascolo, e uscito dal municipio il ragazzo dovette pensare ai rifornimenti di viveri per quella settimana. Quando rientrò alla Stazione erano trascorse quattro ore dall’uscita di Pipo, s’era quasi fatto buio, e la pioggia si stava mutando in nevischio. I due ragazzi andarono fuori a cercarlo, spaventati e preoccupati al pensiero di dover esplorare per ore nella boscaglia.
Lo trovarono fin troppo presto. Il corpo di Pipo era già semisepolto dalla neve. I maiali non avevano neppure piantato un albero dentro di lui.
CAPITOLO SECONDO
TRONDHEIM
Gentile signore,
sono spiacente di non averle potuto fornire maggiori dettagli circa le usanze di corteggiamento e matrimoniali degli aborigeni lusitani. Immagino che ciò debba averla disturbata davvero molto, se lei si è sentito in dovere di chiedere ufficialmente alla Società Xenologica di esautorarmi per non aver collaborato alle sue ricerche.
Quando sento dei cosiddetti xenologi lamentare che io non ricavo sufficenti dati dall’osservazione dei pequeninos, sono solito invitarli a rileggersi le limitazioni che mi vengono imposte dalla legge. Mi viene permesso di condurre non più di un assistente durante le mie visite in loco; non posso fare domande da cui sia possibile estrapolare i comportamenti umani, affinché essi non cerchino di imitarci; non posso dare informazioni esemplificatrici per ottenere risposte su comportamenti paralleli o supposti tali; non posso restare con loro per più di quattro ore ogni volta; a parte i miei vestiti, non posso usare in loro presenza prodotti tecnologici tipo telecamere, registratori, computer, e neppure una semplice penna fatta a mano per scrivere su un foglio fatto a mano; non posso osservarli quando e dove essi non me lo consentono esplicitamente.
In breve: non sono in grado di dirle come i pequeninos si riproducono, poiché non hanno mai deciso di farlo in mia presenza.
È chiaro che le sue ricerche ne soffrono! È evidente che le nostre conclusioni sui pequeninos risultano assurde! Se dovessimo esaminare la sua università sottoposti alle stesse limitazioni che abbiamo con l’esame degli aborigeni lusitani, senza dubbio finiremmo per concludere che gli esseri umani non si riproducono, non formano gruppi familiari, e dedicano l’intera esistenza a completare un circolo di metamorfosi dove gli studenti-larve si mutano in professori-adulti. Potremmo perfino arrivare a supporre che gli insegnanti esercitino un notevole potere nella società umana. Un’indagine effettiva mostrerebbe subito l’inadeguatezza di tali conclusioni… ma per quanto riguarda i maiali un’indagine effettiva non è permessa e neppure teoricamente contemplata.
L’antropologia non è mai stata una scienza esatta; l’osservatore non partecipa mai di una certa cultura come chi ne fa parte. Ma questi limiti sono inerenti alla stessa natura dell’antropologia. Sono i limiti artificiali quelli che ostacolano noi e, attraverso di noi, anche lei. Al ritmo con cui oggi il contatto procede, faremmo prima a mandare ai pequeninos dei questionari per posta e poi attendere che essi sviluppino un sistema postale e ci rispondano.