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READ-E-BOOK » Космическая фантастика » Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]
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Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]

Электронная книга - «Il risveglio di Endymion [The Rise of Endymion]». Краткое содержание книги:

L’inquisizione è tornata a colpire. Nell’anno del Signore 3131, la Chiesa, garante dell’immortalità fisica a tutti i suoi fedeli, ingaggia una crociata contro gli Ouster, indomiti mutanti di origine umana. E lancia nello spazio una spietata caccia a Aenea — la fanciulla ritenuta il nuovo messia — per carpire il segreto della sua forza misteriosa. Mentre Endymion è custodito nella cella della morte, la ribellione dei giusti sta per giungere al suo atto finale: tutto ruota intorno a Aenea, dotata di grandi poteri e portatrice di oscure verità… Dopo «Hyperion», «La caduta di Hyperion» ed «Endymion», Dan Simmons tocca con questo romanzo l’apice della forza visionaria e immaginativa. E conclude una delle più celebrate, irresistibili e sensazionali saghe fantascientifiche del nostro tempo.
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Ci raduniamo sul livello più basso, mentre dalle piattaforme superiori centinaia di operai, monaci, cuochi, studiosi e portatori ci salutano con grida e agitare di braccia. Nubi gonfie di pioggia cominciano ad ammassarsi e a riversarsi fra i bassi varchi della cresta orientale, ma il cielo sopra il Hsuan-k’ung Ssu è ancora azzurro e il rosso delle bandierine di preghiera che sventolano sulle alte terrazze si staglia con chiarezza quasi sorprendente.

Siamo tutti in vesti da viaggio, ma portiamo gli abiti da cerimonia in borse impermeabili a tracolla o, nel mio caso, nel sacco da montagna. I ricevimenti del Dalai Lama si tengono per tradizione a tarda sera e abbiamo più di dieci ore prima che sia richiesta la nostra presenza, ma bisogna fare un viaggio di sei ore sulla via Alta e alcuni corrieri e aviatori, giunti sul presto a Jo-kung quello stesso giorno, hanno parlato di brutto tempo al di là della cresta K’un Lun, così ci avviamo di buon passo.

L’ordine di marcia è stabilito dal protocollo. Charles Chi-kyap Kempo, sindaco di Jo-kung e camerlengo del Tempio a mezz’aria, precede di qualche passo il suo quasi pari Kempo Ngha Wang Tashi, abate del Tempio. Le "vesti da viaggio" di tutt’e due sono più risplendenti del mio tentativo d’abito da cerimonia e i due uomini sono circondati da piccoli vespai di aiutanti, monaci e agenti di sicurezza.

Dietro i sacerdoti politici, vengono Gyalo Thondup, il giovane monaco cugino dell’attuale Dalai Lama, e Labsang Samten, il monaco del terzo anno che è fratello del Dalai Lama. Hanno il passo sciolto e la risata ancora più sciolta dei giovani all’apice della salute fisica e della chiarezza mentale. Nel loro viso scuro risplendono denti bianchi. Labsang indossa un chuba da alpinismo di un rosso brillante che lo fa sembrare una bandierina di preghiera ambulante nel nostro corteo che punta a ovest lungo la stretta passerella per la forra di Jo-kung.

Tsipon Shakabpa, il supervisore ufficiale del progetto di Aenea, cammina con George Tsarong, il nostro paffuto capomastro. L’inseparabile compagno di George, Jigme Norbu, è assente: risentito per non essere stato invitato, è rimasto al tempio. Credo sia la prima volta che vedo un George non sorridente. Tsipon tuttavia compensa il silenzio di George e racconta aneddoti con un agitare di braccia e mosse stravaganti. Diversi operai procedono con loro, almeno fino a Jo-kung.

Tromo Trochi di Dhomu, il vistoso agente di commercio proveniente dal sud, cammina insieme col suo unico compagno per tutti quei mesi sulle strade alte: una zigocapra più grossa del normale, un ibrido da soma carico di mercanzia. La zigocapra ha tre campanacci appesi al collo irsuto, che tintinnano come le campanelle di preghiera del tempio. Lhomo Dondrub si unirà a noi a Potala, ma la sua presenza nel gruppo è simbolicamente rappresentata da un campionario di nuova tela di volo per il suo parapendio, posto in cima alla sacca da viaggio col carico della zigocapra.

Aenea e io chiudiamo il corteo. Provo varie volte a parlare della notte scorsa, ma Aenea mi zittisce a segni, un dito sulle labbra e un cenno in direzione del vicino mercante e degli altri. Mi accontento di parlare degli ultimi giorni di lavoro al padiglione della sporgenza e alle passerelle, ma nella mia mente le domande continuano a sgomitare.

In breve siamo a Jo-kung, dove rampe e passerelle sono costeggiate di gente che agita striscioni e bandierine di preghiera. Dalle terrazze nelle fenditure e dalle baracche contro la parete dello strapiombo gli abitanti della città acclamano il loro sindaco e il resto del nostro corteo.

Subito dopo la città-forra di Jo-kung, vicino alle piattaforme di partenza dell’unica funivia che useremo in questo viaggio a Potala, incontriamo un altro gruppo diretto al ricevimento del Dalai Lama: la Dorje Phamo e le sue nove sacerdotesse. La Dorje Phamo viaggia in un palanchino portato da nove muscolosi maschi, perché è la badessa del gompa Samden, un monastero esclusivamente maschile una trentina di chilometri lungo la parete meridionale della stessa cresta sul cui lato orientale sorge il Tempio a mezz’aria. La Dorje Phamo ha novantaquattro anni standard e ha scoperto, quando ne aveva tre, di essere la reincarnazione dell’originaria Dorje Phamo, la Scrofa Folgore. È una donna d’immensa importanza e per più di settanta anni standard è stata prefetto e avatar in un separato monastero femminile, il gompa Oracolo, a Yamdrock Tso, una sessantina di chilometri più avanti lungo la pericolosa parete della cresta. Ora la Scrofa Folgore, le sue nove sacerdotesse e una trentina di portatori e di uomini di guardia aspettano alla funivia per agganciare i massicci moschettoni del palanchino.

La Dorje Phamo scruta dalle tendine, scorge il nostro gruppo e con un gesto chiama Aenea. Da sbrigativi commenti di Aenea so che la mia amica ha visitato diverse volte il gompa Oracolo a Yamdrock Tso per incontrare la Scrofa Folgore e che le due donne hanno stretto rapida amicizia. Da commenti di A. Bettik so pure che di recente la Dorje Phamo ha detto alle sue sacerdotesse e alle monache del gompa Oracolo e ai monaci del gompa Samden che Aenea, non Sua Santità l’attuale Dalai Lama, è l’incarnazione vivente del Buddha della Misericordia. Secondo A. Bettik, la notizia di questa eresia si è diffusa, ma per la popolarità della Scrofa Folgore in tutto il pianeta T’ien Shan, il Dalai Lama non ha ancora reagito all’impertinenza.

Ora guardo le due donne, la mia giovane Aenea e l’anziana sagoma nel palanchino, chiacchierare e ridere di cuore, mentre i due gruppi aspettano di percorrere la funivia sopra l’abisso Langma. Di sicuro la Dorje Phamo ha insistito per cederci il passo: infatti i portatori spostano da parte il palanchino e le nove sacerdotesse fanno un profondo inchino, mentre Aenea segnala al nostro gruppo di avanzare sulla piattaforma. Charles Chi-kyap Kempo e Kempo Ngha Wang Tashi sembrano sconcertati, mentre consentono ai propri aiutanti di agganciarli al cavo; non sono preoccupati per la propria sicurezza, lo so, ma per una infrazione al protocollo che mi è sfuggita e che non mi interessa molto. In quel momento mi interessa prendere da parte Aenea e parlarle. O forse solo baciarla di nuovo.

Durante il viaggio a Potala piove a dirotto. Nei tre mesi trascorsi qui ho visto più di un temporale estivo, ma questa è vera pioggia premonsonica, fredda, gelida, mista a volute di nebbia che si attorcigliano intorno a noi. Terminiamo il percorso dell’unica funivia prima che le nubi si avvicinino, ma quando percorriamo il lato est della cresta K’un Lun, la via Alta è sdrucciolevole per il ghiaccio.

La via Alta è formata di cornici rocciose, di sentieri a mattoni sulla parete dello strapiombo, di alte passerelle di legno lungo la cresta di nordovest dell’Hua Shan, il monte Fiore, e di una lunga serie di passerelle e di ponti sospesi che collegano a K’un Lun quelle creste ghiacciate. Poi c’è, secondo per lunghezza in tutto il pianeta, il ponte sospeso che collega la cresta K’un Lun e la cresta Phari, seguito da un’altra serie di passerelle, ponti e cornici che portano, in direzione sudovest lungo la facciata orientale della cresta, al mercato Phari. Qui attraversiamo la forra e seguiamo la via della cresta quasi dritto a ovest per Potala.

Normalmente è una camminata di sei ore alla luce del sole, ma questo pomeriggio è una terribile e pericolosa scarpinata nella nebbia e sotto la pioggia gelida. Gli aiutanti che accompagnano il sindaco camerlengo Charles Chi-kyap Kempo e l’abate Kempo Ngha Wang Tashi cercano di riparare i due notabili mediante ombrelli di un rosso e di un giallo brillante, ma spesso la cornice ghiacciata è stretta e i due notabili si bagnano di frequente, procedendo in fila per uno. I ponti sospesi sono incubi da attraversare — il "pavimento" di ogni ponte è una singola fune di canapa pesantemente intrecciata ad altre funi di canapa verticali, oltre a funi orizzontali come ringhiere e un secondo cavo molto spesso sopra la testa di chi passa — e per quanto sia di solito un gioco da ragazzi bilanciarsi sul cavo inferiore tenendosi a contatto con le funi laterali, sotto la pioggia battente bisogna concentrarsi al massimo. Ma tutta la gente del posto ha fatto simili traversate durante decine di monsoni e procede rapidamente; solo Aenea e io esitiamo, mentre i ponti si flettono e ondeggiano sotto il peso del gruppo e le funi ghiacciate minacciano di scivolarci di mano.

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