Il cielo era pieno di navi [The Sky is Filled with Ships - it]
- Автор: Мередит Ричард К.
- Год: 1970
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Bianca Russo
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il cielo era pieno di navi [The Sky is Filled with Ships - it]». Краткое содержание книги:
«Quanti anni sono passati, Bob?» chiese Franken.
«Dieci anni.»
«Mi sembrano molti di più.»
«Sono stati dieci anni molto pieni» disse Janas.
«Sì. Sono avvenute molte cose, Bob, forse più di quanto tu possa immaginare. Non sei più stato sulla Terra. Non sai che cosa è capitato, quaggiù.»
«Forse tu non sai che cosa è capitato lassù» disse Janas, indicando il cielo.
«Probabilmente hai ragione» disse Franken, con aria assente. Rimase per qualche secondo in silenzio, sorseggiando la bevanda.
«Come sta Enid?» chiese alla fine.
Janas non rispose subito, ma fissò Franken, chiedendosi come facesse a saperlo.
«Mi tengo informato sugli amici» disse Franken, con un sorriso forse troppo cordiale. «So tutto di te e di Enid.»
Janas riuscì a fatica a contenersi. Al Franken non aveva nessun diritto di ficcare il naso nei suoi affari personali: o forse l’aveva?
«Scusami» disse Franken, con tono conciliante. «Non avevo intenzione di offenderti. Voglio soltanto tenermi al corrente di ciò che avviene.»
Janas scrollò le spalle. Franken sorrise e prese un sigaro dalla scatola istoriata che teneva sul tavolo. Lo inumidì, lo accese, servendosi di un accendisigari di vecchia foggia, poi si abbandonò nella poltrona. Janas si sforzò di non pensare all’incidente, sapendo che Franken si preparava ad affrontare un argomento ben più serio.
«Ho fatto bene, Bob?» chiese alla fine. Era chiaro, dal tono, che non voleva sapere la verità, ma solo sentirsi dire che Janas era d’accordo con lui. Janas però non poteva accontentarlo.
«No» disse semplicemente.
«Mi spiace che tu la prenda così, Bob» disse Franken, con un’ombra di delusione.
«Non è questione di prendersela» disse Janas, con calma. «Io so che tu hai fatto un passo falso.»
«Come puoi saperlo?» chiese bruscamente Franken. «Tu non sei mai stato seduto in questa poltrona a osservare il mondo intorno a te, che si disgrega lentamente. Non puoi saperlo, Bob, non puoi!»
«Ma tu sai che cosa sta capitando nello spazio?»
«Certo che lo so» disse Franken, quasi irritato. «Tutti i dati a nostra disposizione sono stati affidati al nostro migliore calcolatore elettronico. È stato lui che ha tratto le conclusioni, non io. Io mi sono limitato ai fatti.»
«Ma tu sei stato nello spazio? Hai visto che cosa è capitato su Odino? Sai com’è ridotta Iside? E che cosa è rimasto di Antigone? E di Cassandra?»
«Non sono stato nello spazio» disse Franken. «Non posso andarci. Ho troppo da fare quaggiù. Ma lassù ci sono i nostri uomini. Ho letto i loro rapporti e ho ascoltato le loro incisioni. Ne so quanto te, e forse di più, su ciò che sta capitando nello spazio.»
«Ho i miei dubbi.»
«Ho un migliaio di agenti nello spazio, Bob. Ricevo quotidianamente i loro rapporti.»
«Spie» disse Janas. «Come puoi avere la certezza che quei rapporti siano veri e che quegli uomini non abbiano paura di dirti la verità? Come puoi sapere che sono fedeli a te e non alla Confederazione?»
«Non essere melodrammatico, Bob.»
«Ho i miei rapporti, Al» disse Janas. «Ci sono voluti dieci dei miei cento anni di vita, e la morte di due miei amici per averli. Mi avevi promesso di leggerli, prima di impegnarti. Infila queste schede nel tuo calcolatore, vedi un po’ che conclusioni trae il cervello elettronico e poi prendi la tua decisione.»
«L’ho già presa.»
«Lo so» disse Janas, con amarezza.
«Mi spiace, Bob. Volevo aspettare di parlare con te, ma non ne ho avuto il tempo. Ho dovuto prendere una decisione, e ormai mi sono impegnato.»
«Ma dà un’occhiata ai miei rapporti, almeno!»
«Non ho tempo» disse Franken lentamente. «Apprezzo molto ciò che hai fatto, ma ormai non ha più importanza. Ho già visto i rapporti della Confederazione e, oltre a quelli, ho i miei. Non hai niente da dirmi che io non sappia già.»
«Per l’amor del cielo, Al...»
«Bevi qualcosa, Bob. Mi rendo conto che sono stati dieci anni molto duri, ma ormai sei a casa.»
Janas si abbandonò sulla seggiola, spense con violenza la sigaretta e ne cercò subito un’altra.
«Va bene» disse. «Dammi un whisky.»
«Così va meglio» disse Franken, sorridendo e prendendo la bottiglia.
«Con questo, non intendo cedere.»
«Credo che tu dovresti accettare la situazione. In fin dei conti, sei un terrestre. Non ti è lecito criticarmi perché aiuto la Confederazione.»
«Ma io non ti chiedo di appoggiare i ribelli!»
«No?» disse Franken. «E allora, che cosa vuoi?»
«Voglio che la CNS resti in vita finché questo pasticcio sarà finito. Voglio che la CNS continui a esistere, nonostante ciò che sta avvenendo.»
«Con il nostro aiuto, la Confederazione ha buone possibilità di vittoria» disse Franken, porgendo il bicchiere a Janas. «La Confederazione, in fin dei conti, è l’unico governo legale.»
«Governo legale!» esclamò Janas, con violenza. «I tuoi predecessori non hanno mai parlato così. I presidenti dei vecchi tempi non riconoscevano al governo il diritto di decidere sulla vita e la morte della CNS. La Compagnia e loro avevano pieno diritto di esistere e, per sussistere, non cercavano l’approvazione di nessuno.»
«Le cose sono molto cambiate da allora, Bob.»
«Lo so che sono cambiate.»
«Ti prego, Bob.» Franken fece una pausa. «Noi dobbiamo molto alla Confederazione.»
«Non dobbiamo un bel niente alla Confederazione, Al» replicò Janas, portandosi il bicchiere alle labbra. «È stata la CNS a costruire le prime navi spaziali e ad aprire la via verso le stelle. Siamo stati noi a far si che la Terra diventasse un mondo unito e costituisse una Confederazione con i pianeti che noi avevamo colonizzato. È stata la CNS a dar vita alla Confederazione. Non dobbiamo assolutamente niente alla Confederazione.»
«Siamo entrambi cittadini della Confederazione» disse Franken. «E dunque, le dobbiamo fedeltà.»
«Fedeltà a chi ci prende in giro? La Confederazione di oggi è la negazione dei principi che l’hanno creata. È un impero, e un impero in piena decadenza. Anche Henri Kantralas era un cittadino della Confederazione, e tu lo giudichi un uomo che si sottrae alle proprie responsabilità?»
«Kantralas è un ribelle!»
«E Jonal Herrera è un tiranno» rispose Janas. È un dittatore spietato, che è arrivato alla presidenza attraverso una serie di ricatti. Come puoi trattare con un uomo come quello?
«È il presidente» disse Franken.
«E ciò significa che tutto quel che fa è ben fatto?»
«No, ma per lo meno ha la legge dalla sua parte.»
«La legge!» scattò Janas. «Ce l’hai “sempre con la legge. Ma che cosa conta la legge, per i tipi come lui? Tu ritieni che un uomo come Kantralas si sarebbe messo dalla parte dei ribelli, se la causa di Herrera fosse giusta?»
«Kantralas è un ribelle» ripeté Franken. «È venuto meno al giuramento che lo legava alla Confederazione.»
«Sì, è venuto meno al giuramento e l’ha fatto pubblicamente, di fronte all’intera Confederazione. Non ha complottato in segreto. Herrera, dal canto suo, infrange il giuramento di fedeltà almeno dieci volte il giorno.»
«Non piace neanche a me Herrera, però...»
«Ma perché credi che Kantralas si sia unito ai ribelli?» lo interruppe Janas. «Tu non sai che cosa ha combinato, lassù, la Confederazione Perché credi che i ribelli abbiano l’appoggio delle popolazioni? E ce l’hanno, nonostante le dichiarazioni in contrario della Confederazione. La gente non ne può più della Confederazione e preferisce morire, piuttosto che sopportare ancora la sua tirannia.»