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Il cielo era pieno di navi [The Sky is Filled with Ships - it]

Электронная книга - «Il cielo era pieno di navi [The Sky is Filled with Ships - it]». Краткое содержание книги:

Che cosa bolle ai confini della Galassia? Si parla di stragi “locali” e rappresaglie “limitate” su lontani pianeti come Odino, Cassandra, Antigone; si dice che la Lega dei Mondi Indipendenti voglia ribellarsi al governo centrale terrestre; si teme una guerra totale. Ma il solo a sapere come stanno realmente le cose è il capitano Robert Janas, un neutrale, un uomo di buona volontà e di buon senso, dal cui rapporto dipende il destino di miliardi di uomini. E Janas, come spesso accade a chi dice semplicemente la verità, non trova nessuno disposto a credergli.
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«Quanti anni sono passati, Bob?» chiese Franken.

«Dieci anni.»

«Mi sembrano molti di più.»

«Sono stati dieci anni molto pieni» disse Janas.

«Sì. Sono avvenute molte cose, Bob, forse più di quanto tu possa immaginare. Non sei più stato sulla Terra. Non sai che cosa è capitato, quaggiù.»

«Forse tu non sai che cosa è capitato lassù» disse Janas, indicando il cielo.

«Probabilmente hai ragio­ne» disse Franken, con aria assente. Rimase per qualche secondo in silenzio, sorseggian­do la bevanda.

«Come sta Enid?» chiese alla fine.

Janas non rispose subito, ma fissò Franken, chiedendosi come facesse a saperlo.

«Mi tengo informato sugli amici» disse Franken, con un sorriso forse troppo cordiale. «So tutto di te e di Enid.»

Janas riuscì a fatica a conte­nersi. Al Franken non aveva nessun diritto di ficcare il naso nei suoi affari personali: o forse l’aveva?

«Scusami» disse Fran­ken, con tono conciliante. «Non avevo intenzione di offen­derti. Voglio soltanto tenermi al corrente di ciò che avviene.»

Janas scrollò le spalle. Fran­ken sorrise e prese un sigaro dalla scatola istoriata che tene­va sul tavolo. Lo inumidì, lo accese, servendosi di un accen­disigari di vecchia foggia, poi si abbandonò nella poltrona. Ja­nas si sforzò di non pensare all’incidente, sapendo che Franken si preparava ad af­frontare un argomento ben più serio.

«Ho fatto bene, Bob?» chiese alla fine. Era chiaro, dal tono, che non voleva sapere la verità, ma solo sentirsi dire che Janas era d’accordo con lui. Janas però non poteva accon­tentarlo.

«No» disse semplicemen­te.

«Mi spiace che tu la pren­da così, Bob» disse Franken, con un’ombra di delusione.

«Non è questione di prendersela» disse Janas, con cal­ma. «Io so che tu hai fatto un passo falso.»

«Come puoi saperlo?» chiese bruscamente Franken. «Tu non sei mai stato seduto in questa poltrona a osservare il mondo intorno a te, che si disgrega lentamente. Non puoi saperlo, Bob, non puoi!»

«Ma tu sai che cosa sta capitando nello spazio?»

«Certo che lo so» disse Franken, quasi irritato. «Tut­ti i dati a nostra disposizione sono stati affidati al nostro migliore calcolatore elettroni­co. È stato lui che ha tratto le conclusioni, non io. Io mi sono limitato ai fatti.»

«Ma tu sei stato nello spa­zio? Hai visto che cosa è capi­tato su Odino? Sai com’è ri­dotta Iside? E che cosa è ri­masto di Antigone? E di Cas­sandra?»

«Non sono stato nello spa­zio» disse Franken. «Non posso andarci. Ho troppo da fare quaggiù. Ma lassù ci sono i nostri uomini. Ho letto i loro rapporti e ho ascoltato le loro incisioni. Ne so quanto te, e forse di più, su ciò che sta capitando nello spazio.»

«Ho i miei dubbi.»

«Ho un migliaio di agenti nello spazio, Bob. Ricevo quo­tidianamente i loro rapporti.»

«Spie» disse Janas. «Come puoi avere la certezza che quei rapporti siano veri e che quegli uomini non abbiano paura di dirti la verità? Come puoi sapere che sono fedeli a te e non alla Confederazione?»

«Non essere melodramma­tico, Bob.»

«Ho i miei rapporti, Al» disse Janas. «Ci sono voluti dieci dei miei cento anni di vita, e la morte di due miei amici per averli. Mi avevi pro­messo di leggerli, prima di impegnarti. Infila queste sche­de nel tuo calcolatore, vedi un po’ che conclusioni trae il cer­vello elettronico e poi prendi la tua decisione.»

«L’ho già presa.»

«Lo so» disse Janas, con amarezza.

«Mi spiace, Bob. Volevo aspettare di parlare con te, ma non ne ho avuto il tempo. Ho dovuto prendere una decisio­ne, e ormai mi sono impegna­to.»

«Ma dà un’occhiata ai miei rapporti, almeno!»

«Non ho tempo» disse Franken lentamente. «Ap­prezzo molto ciò che hai fatto, ma ormai non ha più importanza. Ho già visto i rapporti della Confederazione e, oltre a quelli, ho i miei. Non hai niente da dirmi che io non sappia già.»

«Per l’amor del cielo, Al...»

«Bevi qualcosa, Bob. Mi rendo conto che sono stati dieci anni molto duri, ma or­mai sei a casa.»

Janas si abbandonò sulla seggiola, spense con violenza la sigaretta e ne cercò subito un’altra.

«Va bene» disse. «Dam­mi un whisky.»

«Così va meglio» disse Franken, sorridendo e pren­dendo la bottiglia.

«Con questo, non intendo cedere.»

«Credo che tu dovresti ac­cettare la situazione. In fin dei conti, sei un terrestre. Non ti è lecito criticarmi perché aiuto la Confederazione.»

«Ma io non ti chiedo di appoggiare i ribelli!»

«No?» disse Franken. «E allora, che cosa vuoi?»

«Voglio che la CNS resti in vita finché questo pasticcio sarà finito. Voglio che la CNS continui a esistere, nonostante ciò che sta avvenendo.»

«Con il nostro aiuto, la Confederazione ha buone possibilità di vittoria» disse Franken, porgendo il bicchiere a Janas. «La Confederazione, in fin dei conti, è l’unico governo legale.»

«Governo legale!» escla­mò Janas, con violenza. «I tuoi predecessori non hanno mai parlato così. I presidenti dei vecchi tempi non ricono­scevano al governo il diritto di decidere sulla vita e la morte della CNS. La Compagnia e loro avevano pieno diritto di esistere e, per sussistere, non cercavano l’approvazione di nessuno.»

«Le cose sono molto cam­biate da allora, Bob.»

«Lo so che sono cambiate.»

«Ti prego, Bob.» Franken fece una pausa. «Noi dobbiamo molto alla Confede­razione.»

«Non dobbiamo un bel niente alla Confederazione, Al» replicò Janas, portandosi il bicchiere alle labbra. «È sta­ta la CNS a costruire le prime navi spaziali e ad aprire la via verso le stelle. Siamo stati noi a far si che la Terra diventasse un mondo unito e costituisse una Confederazione con i pia­neti che noi avevamo coloniz­zato. È stata la CNS a dar vita alla Confederazione. Non dobbiamo assolutamente niente al­la Confederazione.»

«Siamo entrambi cittadini della Confederazione» disse Franken. «E dunque, le dob­biamo fedeltà.»

«Fedeltà a chi ci prende in giro? La Confederazione di oggi è la negazione dei principi che l’hanno creata. È un im­pero, e un impero in piena decadenza. Anche Henri Kantralas era un cittadino della Confederazione, e tu lo giudi­chi un uomo che si sottrae alle proprie responsabilità?»

«Kantralas è un ribelle!»

«E Jonal Herrera è un tiranno» rispose Janas. È un dittatore spietato, che è arriva­to alla presidenza attraverso una serie di ricatti. Come puoi trattare con un uomo come quello?

«È il presidente» disse Franken.

«E ciò significa che tutto quel che fa è ben fatto?»

«No, ma per lo meno ha la legge dalla sua parte.»

«La legge!» scattò Ja­nas. «Ce l’hai “sempre con la legge. Ma che cosa conta la legge, per i tipi come lui? Tu ritieni che un uomo come Kantralas si sarebbe messo dal­la parte dei ribelli, se la causa di Herrera fosse giusta?»

«Kantralas è un ribelle» ripeté Franken. «È venuto meno al giuramento che lo legava alla Confederazione.»

«Sì, è venuto meno al giuramento e l’ha fatto pubbli­camente, di fronte all’intera Confederazione. Non ha com­plottato in segreto. Herrera, dal canto suo, infrange il giura­mento di fedeltà almeno dieci volte il giorno.»

«Non piace neanche a me Herrera, però...»

«Ma perché credi che Kan­tralas si sia unito ai ribelli?» lo interruppe Janas. «Tu non sai che cosa ha combinato, lassù, la Confederazione Per­ché credi che i ribelli abbiano l’appoggio delle popolazio­ni? E ce l’hanno, nonostante le dichiarazioni in contrario della Confederazione. La gente non ne può più della Confede­razione e preferisce morire, piuttosto che sopportare anco­ra la sua tirannia.»

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