Dune [it]
- Автор: Херберт Фрэнк
- Серия: Dune (it) #1
- Год: 1973
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0305-1
- Переводчик: Сандро Сандрелли
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Dune [it]». Краткое содержание книги:
«Credo che salga fino in cima» bisbigliò.
Gradini bassi e regolari, pensò Jessica. Certamente scolpiti dall’uomo.
Seguì i movimenti di Paul, confusa nell’ombra, gradino su gradino. Le pareti rocciose si restrinsero fin quasi a sfiorarle le spalle. I gradini finivano in una stretta gola, lunga circa venti metri e dal fondo piatto. A sua volta la gola si apriva su un bacino poco profondo, illuminato dalla luna.
Paul avanzò sull’orlo del bacino e mormorò: «Che posto meraviglioso!»
Un passo dietro di lui Jessica non rispose, ma contemplò anch’essa e assentì silenziosamente.
Nonostante la stanchezza, l’irritazione causata dai tubi e dai tamponi al naso e l’impaccio della tuta distillante, nonostante la paura e il desiderio quasi doloroso di riposare, la bellezza di quel bacino le afferrò i sensi e la costrinse a fermarsi per ammirarlo.
«Il paese delle fate» mormorò Paul.
Jessica annuì.
Davanti a lei si stendeva la vegetazione del deserto: cespugli, cacti, ciuffi di foglie coriacee, e tutto vibrava alla luce della luna. Le pareti che circondavano il bacino erano buie, sul lato sinistro, ma a destra risplendevano come ghiaccio argenteo.
«Dev’essere un luogo dei Fremen» disse Paul.
«È necessario che ci siano degli uomini, perché tutte queste piante sopravvivano» annuì Jessica. Liberò il tubo della tasca di raccolta e ne aspirò un sorso. Un liquido caldo, leggermente acre, le scivolò in gola, e tuttavia la rinfrescò. Applicando nuovamente l’otturatore al tubo, sentì lo stridio dei granelli di sabbia.
Un movimento attirò l’attenzione di Paul, alla sua destra, sul fondo del bacino, tra i cespugli e l’erba: sulla superficie sabbiosa, parzialmente illuminata dalla luna, qualcosa si agitava: su-giù, salta, su-giù…
«Topi!» bisbigliò.
Su-giù, salta… In pochi istanti sparirono nell’ombra.
Qualcosa piombò fulmineo sui topi. Si udì un lieve squittio, un battito d’ali, e un uccello grigio simile a un fantasma attraversò in volo il bacino stringendo un minuscolo oggetto scuro fra gli artigli.
Un utile avvertimento, pensò Jessica.
Paul continuò a osservare il bacino da un’estremità all’altra. Respirò l’aria della notte e percepì l’acuto profumo della salvia sullo sfondo di ogni altro odore. Considerò l’uccello da preda una componente normale del deserto. Ora il silenzio era così profondo che era quasi possibile percepire il fluire della luce azzurro-lattea della luna sui saguari e sull’intrico spinoso dei cespugli. Il chiaro di luna, qui, era una sorta di mormorio silenzioso, un’armonia più profonda di ogni altra nell’universo.
«È meglio trovare un posto dove piantare la tenda» disse Paul. «Domani cercheremo i Fremen che…»
«Gli intrusi rimpiangono di aver trovato i Fremen!»
Era una voce d’uomo, dura e imperiosa, che l’aveva interrotto, rompendo l’incanto. Veniva da destra, sopra di loro.
«Non correte, intrusi!» intimò la voce, quando Paul accennò a tuffarsi nella gola. «Sprechereste l’acqua del vostro corpo!
Questo vogliono! pensò Jessica. L’acqua del nostro corpo. Cancellò ogni fatica dai suoi muscoli, li tese al massimo pronta ad agire, senza che nulla trasparisse all’esterno. Localizzò il punto da cui proveniva la voce: Così furtivo! Non l’ho neppure udito avvicinarsi! E capì che il proprietario della voce si era avvicinato producendo soltanto i rumori naturali del deserto.
Un’altra voce chiamò dall’orlo del bacino, alla loro sinistra. «Fai presto, Stil. Prendi la loro acqua. Abbiamo una lunga marcia nel deserto, e fra poco è l’alba.»
Paul, meno addestrato di sua madre a reagire fulmineamente, si pentì di essersi spaventato e di aver tentato la fuga. L’istante di panico aveva offuscato le sue facoltà. Ora si sforzò di ubbidire agli insegnamenti: rilassarsi completamente, poi fingere di essere rilassati e tendere i muscoli fin quasi a spezzarli, come fruste pronte a scattare in qualsiasi direzione.
Tuttavia sentì ancora una punta di paura e ne riconobbe l’origine. Questo era un tempo cieco, un futuro che non aveva visto… Erano preda di due Fremen selvaggi il cui unico interesse nei loro confronti era l’acqua del loro corpo privo di scudo.
Questo adattamento religioso dei Fremen e dunque l’origine di ciò che ora conosciamo come «I Pilastri dell’Universo», di cui i Quizara Tawfid sono i rappresentanti fra noi, con i segni, le prove e le profezie. Ci portano questa fusione mistica di Arrakis, la cui profonda bellezza noi ritroviamo nella commovente musica composta sulle antiche forme, ma contrassegnata da questo nuovo risveglio. Chi non ha ascoltato, senza commuoversi profondamente, l’«Inno al Vecchio»?