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Cosmo selvaggio [Ship of Strangers - it]

Электронная книга - «Cosmo selvaggio [Ship of Strangers - it]». Краткое содержание книги:

Un’astronave stellare da esplorazione spedisce su un pianeta sconosciuto sei moduli di atterraggio e ne vede tornare sette. Su quel pianeta c’è chiaramente “qualcosa che non va”… Ma nelle zone più remote e selvagge del Cosmo, si sa, le cose non vanno mai perfettamente lisce e gli esploratori devono sempre stare in guardia, devono sempre aspettarsi di tutto. Giustamente Bob Shaw ha messo in epigrafe alla strabiliante saga dell’astronave “Sarafand” questi memorabili versi di R. L. Stevenson: “Per il Cosmo strano e selvaggio me ne vado, da eterno straniero. Il mio amore sono le tue strade e i brillanti occhi del pericolo”.
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— Questo era prevedibile. Ne ho tenuto conto.

— Non puoi prevedere come agiranno gli esseri umani.

— Non ho detto che posso prevedere le loro azioni — disse Aesop con pazienza. — Ti assicuro però che ho soppesato ogni fattore decisivo prima di fare la mia scelta.

— Quali fattori?

Vi fu una pausa appena percettibile, segno che Aesop considerava quella domanda stupida. — La zona di spazio esplorata dal Servizio Cartografico è grosso modo sferica. Con l’aumentare del raggio, la superficie di questa sfera…

— Questo lo so — lo interruppe Surgenor. — La Bolla si sta allargando, il lavoro da fare aumenta in continuazione, e ci sono pressioni economiche per estendere le missioni. Io parlavo dei fattori umani. Su che cosa ti basi per valutarli?

— A parte la massa di nozioni di psicologia generale che ho a disposizione, posso fare riferimento ai riassunti dei Rapporti Finali delle Missioni svoltesi negli ultimi secoli. Solo quelli del Servizio Cartografico constano di circa otto milioni di parole; quelli militari, per loro natura più estesi, arrivano a quindici milioni di parole; poi ci sono i rapporti dei vari enti civili, che…

— Lascia perdere. — Surgenor, rendendosi conto che il computer lo stava portando fuori strada, decise di cambiare tattica. — Aesop, è da molto che siamo insieme sulla Sarafand, e ormai comincio a pensare a te come ad un essere umano, e credo di poterti parlare da uomo a uomo.

— Prima di cominciare, David, vorresti rispondere a due domande?

— Certo.

— Primo: come ti è venuta la strana idea che io sia sensibile all’adulazione? Secondo: come sei giunto alla conclusione ancora più strana che l’attribuirmi caratteristiche umane potrebbe in qualche modo essere considerato come un’adulazione?

— Non ho le risposte — disse Surgenor stancamente, sconfitto.

— Peccato. Procedi.

— Procedere con cosa?

— Sono pronto a sentirti parlare da uomo a uomo.

Surgenor fece esattamente quello, per circa un minuto.

— Ora che hai scaricato la tua tensione mentale — disse Aesop alla fine del suo sfogo — ti prego di ricordare che la frase corretta per chiudere la comunicazione è: “Non ascoltarmi più”.

Surgenor cercò qualche imprecazione oscena, mentre l’audio veniva interrotto, ma l’immaginazione gli venne meno. Passeggiò su e giù per un po’, cercando di convincersi che non c’era nessun modo di tornare sulla Terra per Natale, poi scese nell’hangar e cominciò a controllare le apparecchiature del suo modulo di esplorazione. All’inizio trovò difficile concentrarsi, poi l’abitudine prese il sopravvento e le ore passarono rapide. Quando uscì dal veicolo e si recò a mangiare, i pannelli luminosi nella sezione “meridionale” del ponte semicircolare brillavano più vivamente, dando l’impressione che dietro ci fosse il sole alto. Si sedette vicino a Hilliard.

— Dove sei stato? — gli chiesi — Pollen.

— A controllare i miei i miei banchi sensori.

— Un’altra volta? — Pollen inarcò un sopracciglio, scoprendo i denti lievemente sporgenti in un abbozzo di sorriso.

— Serve a tenerlo lontano dai guai — disse Hilliard strizzando l’occhio agli altri.

— Io non ho mai dovuto rifarmi il giro di mezzo pianeta — rispose Surgenor, ricordando a Pollen un incidente che l’altro avrebbe preferito dimenticare, e si ordinò il pranzo sui pulsanti del menu. La sua minestra era appena emersa dalla torretta, quando Tod Barrow entrò nella mensa, e dopo aver dato un’occhiata al tavolo, si sedette di fronte a lui. L’uomo, che evidentemente aveva fatto esercizi in palestra, indossava una tuta da ginnastica e puzzava di sudore. Salutò Surgenor con cordialità eccessiva e inaspettata.

Surgenor gli rispose con un breve cenno del capo. — Non funziona la doccia?

— E che ne so io? — Barrow assunse un’aria di innocente sorpresa.

— La gente di solito ci va dopo essere stata in palestra.

— Diavolo, solo la gente sporca ha bisogno di lavarsi in continuazione. — I lineamenti grigiastri di Barrow si raggrinzirono in un sorriso, mentre i suoi occhi si fissavano su Hilliard. — E poi, ho fatto il bagno ieri sera. A casa. Con mia moglie.

— Oh no, un’altra volta — mormorò Surgenor.

Barrow lo ignorò, tenendo sempre gli occhi fissi su Hilliard. — È una vasca favolosa. D’oro. Si adatta proprio ai capelli di mia moglie.

Surgenor notò che Hilliard, al suo fianco, aveva posato la forchetta e stava fissando Barrow intensamente.

— Anche la sua pelle ha una tinta dorata — continuò Barrow. — E quando siamo insieme nella vasca si lega i capelli in alto con un nastro d’oro.

— Come si chiama? — chiese Hilliard, con sorpresa di Surgenor.

— Anche i rubinetti sono d’oro. A forma di delfini. — L’espressione di Barrow era estatica. — È stata una pazzia comprarla, ma quando l’abbiamo vista…

— Come si chiama? — Hilliard si era alzato di scatto, facendo cadere la sedia.

— Che ti succede, Ciccio?

— Per l’ultima volta, Barrow, dimmi come si chiama. — Le guance di Hilliard erano rosse per la collera.

— Julie — annunciò Barrow allegramente. — Julie Cornwallis.

Hilliard spalancò la bocca. — Sei un bugiardo.

— Ditemi voi se è questa la maniera di parlare a un collega — disse Barrow rivolto agli altri che avevano assistito alla scena. Hilliard si chinò su di lui attraverso il tavolo. — Sei un lurido bugiardo, Barrow.

— Ehi, Bernie! — Surgenor si alzò e prese Hilliard per un braccio. — Calmati.

— Tu non capisci, Dave. — Hilliard si liberò dalla stretta. — Sta dicendo di avere un nastro VT identico al mio, ma non è possibile. I,’ufficio rifornimenti controlla sempre che non ce ne siano due uguali sulla stessa nave.

— Si saranno sbagliati, questa volta — disse Barrow ridendo. — Tutti possono fare un errore.

— Allora potresti prenderne un altro.

Barrow scosse la testa con forza. — Niente da fare, Ciccio. Mi piace quello.

— Se non lo restituisci io…

— Sì, Ciccio?

— Io…

— La mia minestra si sta raffreddando — disse Surgenor ad alta voce. Aveva un torace imponente, capace di produrre un volume sonoro impressionante quando era necessario. — Non ho nessuna intenzione di mangiare freddo per voi… Perciò sedetevi e cercate di comportarvi da persone adulte. — Raccolse la sedia di Hilliard e costrinse il giovane a sedersi.

— Non capisci, Dave — mormorò Hilliard. — È come se la mia casa venisse violata. Per tutta risposta Surgenor prese il cucchiaio e cominciò a mangiare, in silenziosa concentrazione. Quel “pomeriggio” Surgenor finì di leggere un libro, passò un po’ di tempo nella sala di osservazione, poi andò in palestra a tirare di scherma con Al Gillespie. Non vide né Hilliard né Barrow, e anche se pensò all’incidente dei nastri fu solo per congratularsi con se stesso per essere riuscito a ficcare un po’ di buon senso nella testa di quei due. Una luce rosso-dorata, che dava un senso di pace, pioveva dalla parte “occidentale” della sala mensa quando vi entrò e si sedette al tavolo. La maggior parte delle sedie erano occupate, e la torretta distributrice correva ronzando da una parte all’altra del tavolo, lungo la scanalatura centrale.

Normalmente quell’atmosfera animata avrebbe messo di buon umore Surgenor, ma questa volta servì solo a ricordargli il Natale che non avrebbe passato sulla Terra, e il triste anno nuovo che sarebbe iniziato senza il calore di quello vecchio. Si lasciò cadere su una sedia, ordinò la solita cena e aveva appena cominciato a mangiare, senza appetito, quando si accorse che qualcuno gli si era seduto a fianco. Il suo umore diventò ancora più cupo quando vide che era Tod Barrow. — Scusate il ritardo, ragazzi — disse Barrow — ma vedo che avete cominciato lo stesso senza di me.

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