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La Costa dei Barbari [The Wild Shore - it]

Электронная книга - «La Costa dei Barbari [The Wild Shore - it]». Краткое содержание книги:

2047: l’America soffre le conseguenze di un attacco nucleare portato a termine in maniera insospettabile da esecutori di nazioni diverse. Da quasi sessant’anni la più grande potenza mondiale è regredita a un’economia di pura sussistenza, e le comunità vivono un’esistenza separata, ristretta ognuna ai propri confini. Lo stato subisce una quarantena mantenuta con ferrea disciplina dalle squadre di sorveglianza militare giapponese e avallata dalle Nazioni Unite.
È in questo scenario apocalittico che si svolge la vicenda di Henry Fletcher, un giovane della comunità californiana di San Onofre, che per il suo sostentamento dipende interamente dalla pesca e dai raduni di baratto che si svolgono periodicamente nella valle. Dopo l’arrivo di alcuni viaggiatori di San Diego che hanno osato sfidare la vigilanza dei guardiani giapponesi. Henry viene gradualmente a conoscenza del nuovo mondo e delle sue insidie. La sua guida spirituale è Tom, l’uomo più anziano della valle, sopravvissuto alla catastrofe tristemente nota come II Giorno.
La scoperta di un mondo da cui gli americani vengono ingiustamente esclusi, il contatto con gli “stranieri” che vivono a pochi chilometri di distanza, le testimonianze di chi è riuscito a sfuggire alla prigionia in patria trascinano il giovane in un’avventura che segna la fine dell’adolescenza e la transizione verso la maturità, a cui si accompagna la speranza della redenzione per il popolo americano.
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Gli strinsi la mano; sapevo che da allora c’era andato.

Quasi a contraddirmi, disse: «Mai, fino a oggi.» Mi tirò la mano, mormorò in fretta: «È male, è male. Li hai visti ai raduni, gli sciacalli, in loro c’è qualcosa di sbagliato, occhi affetti da glaucoma corneale, qualcosa scoppiato dentro… c’è qualcosa di sbagliato nei loro occhi, la vita nelle rovine li fa impazzire. Matti come cavalli. E non è una sorpresa. Devi stare lontano da lì, Henry. So che ci sei stato, di notte. Ma dammi retta, ora, non salirci più, è male, male!» Si sporgeva dal guanciale verso di me, tutt’e due le mani dalla mia parte del letto per tenersi sollevato, il volto teso e madido. «Promettimi di non andarci, ragazzo.»

«Ah, Tom…»

«Non puoi andarci!» disse disperatamente. «Dimmi che non ci andrai, che non ci andrai mai.»

«Tom, a volte devo…»

«No! A che scopo? Quel che serve lo ottieni dagli sciacalli, sono apposta qui per questo, ti prego, Henry, prometti. C’è il male, lassù, così orribile da non poterne parlare ti prego ti chiedo di non andare lassù…»

«Va bene» dissi. «Non ci salirò, te lo prometto.» Dovevo dirlo. Per calmarlo, capite. Ma il nodo allo stomaco mi si strinse, tanto da costringermi a tenere il braccio sotto le costole. Sapevo di avere sbagliato. Sbagliato di nuovo.

Tom ricadde contro il cuscino, bong. «Bene. Da quello sei salvo. Ma io no.»

Stavo così male che cercai di cambiare discorso. «Ma non credo che ti abbia danneggiato, almeno a lungo andare. Sei ancora qui, dopo tutti questi anni.»

«Bombe ai neutroni. Radiazioni a breve termine. Immagino, ma non lo so. Qualcosa del genere, comunque. La terra ci vendicherà, ma non è una consolazione. La vendetta non consola. La loro sofferenza non ripagherà la nostra, niente ci riuscirà mai, siamo stati assassinati.» Mi strinse la mano con tanta forza da farmi male alle nocche. Inspirò rumorosamente. «Noi sopravvissuti eravamo affamati, così affamati da combatterci l’un l’altro e terminare per loro la strage, ah, questo fu il peggio. Eravamo impazziti. L’anno dopo, morirono più persone di quante non ne avessero uccise le bombe, sono sicuro, e continuarono a morire, sembrava che sarebbero morti tutti. Difesa civile, già! Stupidi americani, ormai così lontani dalla terra che non avevamo la minima idea di come trarne da vivere, oppure chi lo sapeva era travolto da chi non lo sapeva, ammazzato, e la lotta era più aspra. Si arrivò al punto che un amico di cui fidarsi era la cosa più preziosa del mondo. Alla fine ne rimasero così pochi che non c’era più bisogno di combattere, nessuno contro cui combattere. Tutti morti. Quante morti, Henry. Ho visto la Morte camminare lungo la via più volte di quanto si voglia immaginare. Un vecchio in giacca nera e la scure sulla spalla. Arrivai a salutarlo e a passargli vicino. Poi dal cielo le tempeste, il clima peggiorò e vennero le tempeste. Ci fu un inverno che durò dieci anni… sembra l’inizio di un limerick. Ma la sofferenza era insopportabile. Vivo per dimostrare cosa un uomo può sopportare senza morirne, bella poesia, ricordi? Te l’ho fatta studiare? Quando vedevi una persona con il viso che non sembrava pazzo, ti veniva voglia di abbracciarla. Anni di solitudine come il poeta mai aveva immaginato. Occorre gente, più ce n’è e più è facile procurarsi il cibo, in un certo senso. Così quando ci sistemammo qui… fu un inizio. Nuovo. Non eravamo più di una decina. Ogni giorno, una lotta. Cibo… Mi chiedevo sempre a che cosa servisse… siamo schiavi del cibo, ragazzo, l’ho imparato. Sono cresciuto senza imparare in realtà un accidente del cibo. In quell’America era male. Il mondo moriva di fame e mangiavamo come maiali, la gente moriva di fame e noi mangiavamo il loro cadavere e ci leccavamo le labbra. È vero quel che dico a Ernest e a George, eravamo un mostro e mangiavamo il mondo e avevano ragione di farlo, eppure, eppure, non lo meritavamo. Eravamo un buon paese.»

«Per favore, Tom. Ti rovinerai la voce, continuando così. Smettila!»

Sudava. La sua voce era così tesa e rauca che pensavo davvero che gli si sarebbe rovinata. Avevo paura, tremavo. Ma ora lui era lanciato; trasse alcuni respiri profondi e riprese, stringendomi la mano e ordinandomi con lo sguardo di lasciarlo parlare, di lasciarlo finalmente parlare.

«Eravamo liberi, allora. Non perfettamente, capisci, ma era il meglio che potevamo fare, tentavamo, era il meglio fino a quel momento. Mai nessuno aveva fatto di meglio, noi… eravamo la migliore nazione della storia» mormorò, come se dovesse convincermi o morire. «Ti dico la verità, ora; non prendo in giro George, non racconto frottole. Con tutti i difetti e le stupidità, eravamo ancora la guida, il punto focale del mondo, e ci hanno uccisi per questo. Ci hanno uccisi per perfida invidia, hanno assassinato la migliore nazione che la terra abbia mai avuto, era genocidio, ragazzo, conosci la parola? Genocidio, l’assassinio di un popolo intero. Oh, è successo in precedenza, noi stessi l’abbiamo fatto agli indiani. Forse per questo è accaduto anche a noi. Continuo a trovare nuovi motivi, ma non sono mai sufficienti. Eppure sarebbe meglio credere che siamo stati uccisi dall’invidia rabbiosa degli altri paesi, non lo meritavamo, nessuna nazione meriterebbe una simile devastazione, sbagliavamo in mille modi e avevamo difetti grandi quanto la nostra forza, ma non lo meritavamo.»

«Calmati, Tom, per favore, calmati!»

«Ne pagheranno le conseguenze» mormorò. «Trombe d’aria, sì, e terremoti e alluvioni e siccità e incendi e omicidi senza motivo. Sono tornato a guardare. Dovevo guardare. E tutto fumava, tutto era raso al suolo. Casa. E solo a qualche isolato di distanza, era ancora in piedi, tutt’intorno era raso al suolo, ma era ancora in piedi, punto zero è quel punto immobile. Era davvero il regno magico di quando ero bambino.» Il suo mormorio divenne così rapido e disperato che riuscivo a stento a udirlo; e le sue parole non avevano senso. Gli tenevo fermo il braccio, mentre continuava: «Main Street era piena di rottami, cadaveri qua e là, rovine, il puzzo della morte. Dietro l’angolo dove arrivava sempre il piroscafo, una volta da piccolo i miei genitori mi ci portarono e mentre il piroscafo girava l’angolo sentivamo la sirena tagliare l’acqua come la tromba dell’arcangelo Gabriele e in un attimo tutta la folla sapeva che era lui, era Satchmo, Henry, Satchmo che suonava più forte della sirena del piroscafo, ma ora il lago era zeppo di cadaveri. Andai a parlare ad Abramo Lincoln, gli posai la testa in grembo, lo guardai negli occhi tristi, gli dissi che avevano ucciso il suo paese come avevano ucciso lui, ma lo sapeva già, e gli piansi sulla spalla. Attraversai il castello fino alle coppe da tè giganti, una grande donna scarmigliata e due uomini nel silenzio assoluto ridevano ubriachi e cercavano di far ruotare le tazze da tè, lei lasciò cadere una grossa bottiglia verde che si ruppe sul cemento e in quell’istante capii che era tutto vero, e l’uomo… l’uomo prese il coltello, oh… oh…»

«Ti prego, Tom!»

«Ma sopravvissi! Sopravvissi. Fuggii dal male non so dove né come, giunsi alla valle, te l’ho detto. Corsi per tutta la strada e imparai quel che occorreva per sopravvivere. Non avevo imparato un bel niente, nei vecchi tempi. Libri di scuola… spazzatura, nient’altro. America idiota. Roger è un modello di raziocinio, al confronto. Quasi morii, imparando quel che dovevo sapere, quasi morii venti volte e più, Cristo, fui fortunato a vivere, la fortuna ragazzo esiste e fa la differenza fra la vita e la morte un milione di volte in vita tua. Solo fortuna. Finché non vengono fuori assi di picche l’ho visto accadere ad amici proprio sotto i miei occhi e non potevo farci niente se non chiedermi perché mai non fosse uscito anche il mio asso, era dura. A volte me o loro, lui cadde nel torrente e forse avrei potuto… oppure quella volta che la presero, niente Troia per noi… duro, duro, duro. Giustizia della tigre, siamo greci ora, ragazzo, è duro per noi come lo fu per loro, e se possiamo trarne qualcosa di bello sarà come quel che loro han fatto, la delicata linea scolpita pura e semplice solo per descrivere com’è. E la delicata curva della Morte sempre lì seduta, teschio sotto la carne nel sole, nessuna meraviglia le tragedie, le asperità, strofe rituali il vaso, la linea curva, erano solo un modo per dire quel che era vero allora e adesso, vero come la fame, un modo per non trarre niente dal dolore, a volte non ne sopporto il pensiero. Fummo gli ultimi di quelle tragedie, grande orgoglio un grande difetto, entrambi identici e ci uccisero per questo, ci gettarono nella desolazione a lottare nella polvere per raspare trent’anni e morire come greci, oh, Henry, capisci perché l’ho fatto, perché ti ho mentito, era per fartelo sapere, per tenerti lontano dal nulla, per renderci spettri greci sulla terra e sfidare quel che ci è accaduto e renderlo puro e semplice in modo da dire che siamo ancora un popolo, Henry, Henry…»

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