Il riscatto di Ender [Speaker for the Dead - it]
- Автор: Кард Орсон Скотт
- Серия: Ender (it) #2
- Год: 1988
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0386-8
- Переводчик: Gianluigi Zuddas
- Жанр: Научная фантастика
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Ora, in questo Il riscatto di Ender, Orson Scott Card riprende il racconto di Ender Wiggins. La prima guerra con gli alieni è ormai finita da più di tremila anni, ma sulla remota colonia di Lusitania, un pianeta colonizzato dai brasiliani e abitato quindi da terrestri di cultura cattolica e lingua portoghese, una nuova terribile minaccia incombe sull’esistenza degli umani. Come per gli insettoidi alieni che avevano attaccato la Terra, anche qui la minaccia aliena è strana e incomprensibile nel suo modo di agire ma sempre micidiale. E ancora una volta toccherà a Ender Wiggins, “colui che parla per i morti”, trovare il coraggio di affrontare il mistero e la verità.
Vincitore del premio Nebula per il miglior romanzo in 1986.
Vincitore del premio Hugo per il miglior romanzo in 1987.
Altri maiali s’accostarono al tronco, e cantando vi tracciarono sopra le forme più svariate. Ne trassero così bastoni, archi, dozzine di frecce, coltelli dalla lama affilata, e migliaia di quelle sottilissime strisce che usavano per intrecciare i canestri. Infine, quando una buona metà dell’albero era ormai consumata, tutti indietreggiarono poco più in là e continuarono a cantare in coro. Il tronco si spaccò in una mezza dozzina di lunghi pali. Non una scheggia del grande albero era rimasta così inutilizzata.
Human si separò lentamente dagli altri e s’inginocchiò accanto ai pali, poggiando dolcemente le mani sul più vicino. Attese che i compagni tacessero e poi, rovesciando la testa all’indietro, intonò una canzone senza parole simile a un lamento, così triste e melodiosa che a Miro parve intessuta di malinconia allo stato puro. La voce solitaria di Human saliva e scendeva tracciando arabeschi sonori interminabili, ma ad un tratto Miro si rese conto che tutti i maiali lo stavano fissando come se si aspettassero qualcosa da lui.
Fu Mandachuva che alla fine si decise ad avvicinarsi. — Per favore — gli disse sottovoce. — Sarebbe giusto che almeno tu cantassi per il fratello.
— Non saprei come fare — mormorò lui, intimorito e a disagio.
— Lui ha offerto la vita — disse Mandachuva, — per rispondere a una vostra domanda.
Per rispondere a una domanda e sollevarne mille altre, pensò Miro con una smorfia. Ma si mosse avanti, andò a inginocchiarsi accanto a Human, poggiò anch’egli le mani sullo stesso palo e alzò il volto al cielo lasciando che la voce gli uscisse di bocca. Dapprima non produsse che un mugolio esitante, incerto su cosa cantare, ma poi capì il significato di quella melodia aritmica, sentì la morta presenza del legno sotto le dita, e la sua voce si levò alta e forte intrecciandosi con effetti disarmonici a quella di Human. Con lui lamentò la morte dell’albero, lo ringraziò per il suo sacrificio e promise di usarne il corpo a beneficio della tribù, per i fratelli e le mogli e i figli, affinché tutti potessero vivere, crescere, prosperare. Questo era il senso della canzone, e questo era ciò che dava un senso alla morte dell’albero. Allorché fu finita Miro si piegò in avanti poggiando la fronte sul legno e pronunciò le tristi parole dell’Estrema Unzione, le stesse che aveva sussurrato sfiorando per l’ultima volta il corpo di Libo sul pendio della collina, cinque anni addietro.
CAPITOLO QUINDICESIMO
ELEGIA
HUMAN: — Perché nessuno degli altri umani viene mai a vederci?
MIRO: — Noi siamo i soli a cui è permesso uscire dal cancello.
HUMAN: — Allora perché gli altri non scavalcano il recinto?
MIRO: — Nessuno di voi ha mai toccato il recinto? (Human non risponde) Toccarlo è molto doloroso. Se ti arrampicassi sul recinto sentiresti ogni parte del tuo corpo riempirsi di sofferenza terribile e insopportabile.
HUMAN: — Questo è stupido. Forse che l’erba non cresce da tutte e due le parti?