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La lama dei sogni

Электронная книга - «La lama dei sogni». Краткое содержание книги:

Elayne si ritrova invischiata nella lotta per la successione al trono di Andor, ma le Sorelle dell’Ajah Nera che si nascondono a Caemlyn sono pronte a far scattare su di lei una trappola mortale, mentre Egwene, caduta nelle mani delle Aes Sedai e ridotta al rango di novizia, non può far altro che sopportare con tenacia le punizioni inflitte per tentare di sgretolare dall’interno il controllo che Elaida esercita sulla Torre Bianca e gli intrighi delle Sorelle. Intanto Rand al’Thor, il Drago Rinato, impegnato nei preparativi per una tregua con i Seanchan, deve vedersela con i Reietti che cercano in ogni modo di ostacolarlo. Mat e Tuon, al seguito della carovana di Valan Luca, sono diretti al confine del territorio controllato dai Seanchan; la giovane Figlia delle Nove Lune è sul punto di completare la formula di nozze, ma sta per essere raggiunta da un’inattesa e sconvolgente notizia da Ebou Dar. Allo stesso tempo Perrin, dopo l’inaspettata alleanza con i Seanchan, si reca a Malden per sconfiggere gli Shaido e liberare l’amata Faile, intenta a pianificare la fuga dalla prigionia. Questi e altri coinvolgenti avvenimenti si intrecciano a nuovi e imprevedibili eventi corali che annunciano come Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, sia ormai alle porte...
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«Se ti sei lasciata tutto quanto alle spalle, cosa ti importa di quanto è disgustoso il mio desiderio di sposarla?» Ecco. Adesso l’aveva detto a chiare lettere. In parte, almeno.

Domon si tolse la pipa di bocca per il tempo sufficiente a soffiare un anello di fumo diretto sul volto di Mat. «Se lei non vuole aiutarti, lascia perdere.» Lo disse con la stessa voce imperiosa da capitano di vascello.

Egeanin borbottò sottovoce. Pareva che stesse discutendo fra sé. Infine scosse il capo. «No, Bayle. Ha ragione. Se sono stata mandata alla deriva, allora devo trovare una nuova nave e una nuova rotta. Non potrò mai tornare a Seanchan, perciò è meglio che togli l’ormeggio e che la faccia finita con questo.»

Quello che lei sapeva della famiglia di Tuon erano perlopiù voci — pareva che i membri della famiglia imperiale trascorressero le loro vite dietro le mura anche quando erano in piena vista, e solo dei sussurri su quello che accadeva dietro quelle pareti sfuggiva — eppure furono sufficienti a far rizzare i peli sulla nuca di Mat. La sua futura moglie aveva fatto assassinare un fratello e una sorella? Dopo che loro avevano tentato di far assassinare lei, vero, tuttavia... Clic genere di famiglia se ne andava in giro uccidendosi a vicenda? Il Sangue seanchan e la famiglia imperiale, tanto per cominciare. Metà dei suoi fratelli erano morti, perlopiù assassinati, e forse anche gli altri. Qualcosa di ciò che Egeanin — Leilwin — aveva da dire erano fatti risaputi tra i Seanchan, il che non era certo più confortante. Tuon doveva essere stata istruita nell’arte dell’intrigo fin dall’infanzia, addestrala alle armi e al combattimento a mani nude, pesantemente sorvegliala, eppure si supponeva che fosse la sua stessa ultima linea di difesa. A tutti quelli nati dal Sangue veniva insegnato come fingere, come nascondere le loro intenzioni e ambizioni. Il potere mutava di continuo tra il Sangue, con alcuni che salivano più in alto e altri che scivolavano giù, e quella danza all’interno della famiglia imperiale era soltanto più rapida e pericolosa. L’imperatrice — lei fece per aggiungere: ‘Che possa vivere per sempre.’ Poi quasi si strozzò nel rimangiarsi le parole, quindi chiuse gli occhi per un lungo momento prima di continuare —, l’imperatrice aveva partorito molti figli, come faceva ogni imperatrice, perciò tra quelli che fossero sopravvissuti ce ne sarebbe stato uno adatto a governare dopo di lei. Non sarebbe stato positivo che uno stupido o un pazzo salisse sul Trono di Cristallo. Tuon era tutt’altro che una delle due cose. Per la Luce! La donna che lui doveva sposare era sgradevole quanto un Custode e una Aes Sedai messi assieme. E forse altrettanto pericolosa.

Mat intrattenne diverse conversazioni con Egeanin — stava attento a chiamarla Leilwin per paura che potesse assalirlo col. suo pugnale, eppure pensava a lei come a Egeanin — per cercare di apprendere di più, ma la sua conoscenza del Sangue era in gran parte da persona esterna che guardava dentro, e le sue cognizioni sulla corte imperiale, per sua stessa ammissione, erano poco meglio di quelle di un monello di strada a Seandar. Il giorno in cui aveva regalato la giumenta a Tuon, Mat cavalcò accanto al carro di Egeanin intrattenendosi in una di quelle conversazioni infruttuose. Aveva accompagnato Tuon e Selucia per un po’, ma loro continuavano a guardarlo in tralice, poi si scambiavano delle occhiate e ridacchiavano. Su quello che avevano detto alle donne dei Calderai, senza il minimo dubbio. Un uomo poteva sopportare quel genere di cose solo fino a un certo punto.

«Un dono scaltro, quella giumenta» disse Egeanin, sporgendosi dal sedile del conducente per guardare lungo la fila dei carri. Domon stava tenendo le redini. A volte facevano a turno, ma governare i cavalli non era tra le abilità che aveva appreso sulle navi. «Come lo sapevi?»

«Sapevo cosa?» domandò lui.

Egeanin si raddrizzò e si aggiustò la parrucca. Mat non sapeva perché continuasse a indossare quella cosa. I suoi capelli neri erano corti, ma non più di quelli di Selucia. «Dei doni di corteggiamento. Fra il Sangue, quando stai corteggiando qualcuno di rango più alto del tuo, un tradizionale regalo è qualcosa di esotico o di raro. Meglio ancora se riesci a far combaciare il dono con qualcosa che piace a chi lo riceve, ed è ben noto che alla Somma Signora piacciono i cavalli. È anche un bene che tu abbia riconosciuto che non ti aspetti di essere un suo pari. Non che questo funzionerà, capisci bene. Ancora non riesco a comprendere perché resti ancora qui, ora che hai smesso di sorvegliarla, ma non puoi credere che pronuncerà davvero le parole. Quando si sposerà, sarà per il bene dell’impero, non perché qualche perdigiorno come te le ha donato un cavallo o l’ha fatta sorridere.»

Mat digrignò i denti per impedirsi di gridare una maledizione. Aveva riconosciuto cosa? Non c’era da meravigliarsi che un gruppo di dadi si fosse fermato. Tuon gli avrebbe permesso di dimenticarsi di questo quando avesse nevicato nel Giorno del Sole. Mat ne era più che sicuro.

Se Leilwin dannata Senzanave gli dava piccole preoccupazioni, quelle delle Aes Sedai erano maggiori. Alle Sorelle piaceva proprio. Mat era rassegnato al fatto che se ne andassero in giro per ogni villaggio e cittadina in cui si fermavano, a porre domande e a fare solo la Luce sapeva cosa. Non aveva altra scelta tranne la rassegnazione, dato che non c’era modo di impedirglielo. Loro affermavano di stare attente — perlomeno Teslyn e Edesina lo facevano; Joline sbraitava che lui era uno sciocco a preoccuparsi — tuttavia una Aes Sedai che stava attenta era comunque una donna di rilievo, che qualcuno si rendesse conto o meno di cos’era in realtà. Non avendo soldi per la seta, avevano compralo rotoli di buona lana a Jurador, e le cucitrici lavoravano indefesse per le Aes Sedai come facevano per l’oro di Mat, così se ne andavano in giro vestile come ricchi mercanti e sicure di sé come qualunque aristocratico. Nessuno vedeva mai una di loro fare cinque passi senza sapere che si aspettava che il mondo si conformasse a lei. Tre donne del genere, per giunta assieme a uno spettacolo itinerante, erano una sicura fonte di chiacchiere. Almeno Joline aveva lasciato il suo anello del Gran Serpente nel borsello alla cintura. Le altre due avevano perso i loro a causa dei Seanchan. Se Mat avesse visto davvero Joline con quella cosa al dito, pensava che avrebbe pianto. Non ottenne altri resoconti sulle loro attività dalle ex sul’dam. Joline aveva Bethamin stretta nel suo pugno: l’alta donna scura correva quando Joline le diceva di correre e saltava quando Joline le diceva di saltare. Anche Edesina le stava dando lezioni, ma Joline per qualche ragione considerava Bethamin un progetto personale. Non era mai severa, per quanto poteva vedere Mat, non dopo quei ceffoni, ma chiunque avrebbe pensato che stava preparando Bethamin per andare alla Torre, e Bethamin rispondeva con una sorta di gratitudine che rendeva evidente che la sua lealtà era mutata. Per quanto riguardava Seta, la donna bionda era così spaventata dalle Sorelle che non osava più seguirle. Per quanto stiano potesse sembrare, Seta e Bethamin erano state così avvezze a come le donne seanchan in grado di incanalare consideravano sé stesse, che avevano davvero creduto che le Aes Sedai non potessero essere molto diverse. Erano pericolose quando non avevano il guinzaglio, eppure i cani pericolosi potevano essere maneggiati da qualcuno che sapeva come fare, e loro erano esperte in quel particolare tipo di cane pericoloso. Ora sapevano che le Aes Sedai non erano affatto simili a dei cani. Erano lupi. Seta avrebbe trovato un altro posto per dormire, se fosse stato possibile, e Mat apprese da comare Anan che la donna seanchan si copriva gli occhi ogni volta che Joline e Edesina insegnavano a Bethamin nel carro.

«Sono certa che può vedere i flussi» affermava Setalle.

Mat avrebbe detto che suonava invidiosa, tranne per il fatto che dubitava che potesse invidiare qualcuno. «È a metà strada per ammetterlo, altrimenti non si aprirebbe gli occhi. Presto o tardi cambierà idea e anche lei vorrà imparare.» forse suonava davvero invidiosa per quello.

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