Presagi di tempesta
- Автор: Джордан Роберт, Сандерсон Брендон
- Серия: La Ruota del Tempo #12
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:
Аннотация
I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
Era questo che era successo a tutti loro? Ciascuno supponeva di essere in realtà sano di mente e che fosse l’altra persona dentro di lui a fare cose terribili?
«Ora è fatta, Rand» disse lei, tenendolo stretto. «Qualunque cosa sia questa voce, non peggiorerà. Saidin è ripulito.»
Rand non rispose, ma non si rilassò. Min chiuse gli occhi, godendo della sensazione del suo calore accanto a lei, in particolare dal momento che aveva lasciato la finestra aperta.
«Ishamael è vivo» disse Rand.
Min spalancò gli occhi. «Cosa?» Proprio quando stava cominciando a sentirsi a suo agio!
«Gli ho fatto visita nel Mondo dei Sogni» proseguì Rand. «E prima che tu lo chieda, no. Non era solo un sogno e non era follia. Era reale, e non so spiegare come lo so. Dovrai solo fidarti di me.»
«Ishamael» sussurrò lei. «Tu l’hai ucciso!»
«Sì» replicò Rand. «Nella Pietra di Tear. È tornato, con un nuovo volto e un nuovo nome, ma è lui. Avremmo dovuto capire che sarebbe accaduto: il Tenebroso non abbandonerebbe mai strumenti tanto utili senza lottare. La sua portata va oltre la tomba.»
«Allora come possiamo vincere? Se tutti quelli che uccidiamo possono tornare…»
«Il fuoco malefico» disse Rand. «Li ucciderà per sempre.»
«Cadsuane ha detto…»
«Non m’importa cosa ha detto Cadsuane» ringhiò lui. «Lei è la mia consigliera e mi da consigli. Solo consigli, io sono il Drago Rinato e io deciderò come combatteremo.» Si fermò, inspirando a fondo. «Comunque, non importa se i Reietti ritornano, non importa chi o cosa il Tenebroso ci manda contro. Alla fine, lo distruggerò, se possibile. Altrimenti, come minimo lo sigillerò in modo tanto completo che il mondo potrà dimenticarselo.»
Le lanciò un’occhiata. «Per questo… mi serve la voce, Min. Lews Therin sa delle cose. Oppure… oppure io so delle cose. Qualunque sia il caso, la conoscenza è lì. In un certo senso, la stessa corruzione del Tenebroso lo ucciderà , poiche mi ha dato accesso a Lews Therin.» Min scoccò uno sguardo ai suoi libri. La striscetta di carta faceva ancora capolino dalle profondità di Pensieri fra le rovine. «Rand,» disse «devi distruggere i sigilli della prigione del Tenebroso.»
Lui la guardò accigliato.
«Ne sono certa» proseguì lei. «Ho letto i libri di Herid tutto questo tempo e credo che fosse questo che intendeva con ‘togliere tutti i sassi’. Per poter ricostruì re la prigione del Tenebroso, prima dovrai aprirla. Togliere il rattoppo fatto sul Foro.»
Min si aspettava che lui fosse incredulo. Sorprendentemente, si limitò ad annuire. «Sì» disse lui. «Sì, pare corretto. Dubito che molti gradirebbero sentirlo. Se quei sigilli vengono rotti, non c’è modo di sapere cosa accadrebbe. Se non riesco a contenerlo…»
Le profezie non dicevano che Rand avrebbe vinto. Solo che avrebbe combattuto. Min rabbrividì di nuovo — dannata finestra! —, ma incontrò lo sguardo di Rand. «Tu vincerai. Lo sconfiggerai.»
Rand sospirò. «Hai fiducia in un folle, Min?»
«Ho fiducia in te, pastore.» Tuffa un tratto delle visioni rotearono attorno alla sua testa. Lei le ignorava il più delle volte, a meno che non fossero nuove, ma ora le individuò. Lucciole consumate nelle tenebre. Tre donne davanti a una pira. Lampi di luce, tenebra, ombra, segni di morte, corone, ferite, dolore e speranza. Una tempesta attorno a Rand al’Thor, più forte di qualunque tormenta vera.
«Ancora non sappiamo cosa fare» disse lui. «I sigilli sono abbastanza fragili che potrei romperli con le mani, ma poi? Come faccio a fermarlo? Su questo non viene detto niente nei tuoi libri?»
«Difficile capirlo» ammise lei. «Gli indizi — se questo è ciò che sono — sono vaghi. Continuerò a cercare. Lo prometto. Troverò le risposte per te.»
Lui annuì, e Min fu sorpresa di percepire la sua fiducia attraverso il legame. Ormai era un’emozione spaventosamente rara da parte sua, ma pareva più rilassato di quanto lo aveva visto nei giorni scorsi. Ancora pietra, ma forse con qualche crepa, apposta per lasciarla entrare. Era un inizio.
Serrò le braccia attorno a lui e chiuse di nuovo gli occhi. Un punto di partenza, ma ora rimaneva così poco tempo. Sarebbe dovuto bastare.
Schermando con attenzione la fiammella della sua candela, Aviendha accese la lanterna in cima all’asta. Con un guizzo di luce, illuminò il prato attorno a lei. Soldati sonnecchianti russavano in file di tende. La sera era fredda, l’aria frizzante e i rami sbatacchiavano in lontananza. Un gufo solitario lanciava il suo richiamo. E Aviendha era esausta.
Aveva attraversato i terreni cinquanta volte, accendendo la lanterna, spegnendola, poi correndo per il parco e accendendo la sua candela al maniero prima di camminare con attenzione, schermando la fiammella, per andare di nuovo ad accendere la lanterna.
Un altro mese di queste punizioni e probabilmente sarebbe diventata pazza come un abitante delle terre bagnate. Le Sapienti si sarebbero svegliate una mattina e avrebbero scoperto che se n’era andata a nuotare, o che portava un otre mezzo pieno, o addirittura — che se n’era andata a cavalcare per puro piacere! Sospirò, troppo esausta per pensare ancora, e si voltò verso la sezione aiel dell’accampamento per dormire, finalmente.
C’era qualcuno dietro di lei.
Sussultò, portando la mano al pugnale, ma si rilassò quando riconobbe Amys. Di tutte le Sapienti, solo lei — una ex Fanciulla — avrebbe potuto avvicinarsi di soppiatto ad Aviendha.
La Sapiente stava con le mani serrate davanti a se, lo scialle e la gonna bruni che si increspavano leggermente al vento. La pelle di Aviendha le pizzicava per quelle folate particolarmente gelide. I capelli argentei di Amys parevano quasi spettrali nella luce della sera; un ago di pino trasportato dalla brezza vi si era sistemato. «Ti dedichi alle tue punizioni con tale… trasporto, bambina» disse Amys.
Aviendha abbassò lo sguardo. Mettere in evidenza le sue attività la umiliava. Il suo tempo stava scadendo? Le Sapienti avevano infine deciso di lasciar perdere con lei? «Per favore, Sapiente. Faccio solo quello che il compito richiede.»
«Sì, lo fai» disse Amys. Sollevò una mano e se la passò fra i capelli, trovando l’ago di pino e lasciandolo cadere sull’erba morta. «E, inoltre, non lo fai. A volte, Aviendha, siamo così preoccupati con le cose che abbiamo fatto che non ci soffermiamo a riflettere su quelle che non abbiamo fatto.»
Aviendha era lieta per l’oscurità , che nascose il suo rossore carico di vergogna. In lontananza, un soldato suonò la campana della sera per indicare l’ora, col tenue metallo che risuonava con undici malinconici rintocchi. Come replicare ai commenti di Amys? Non pareva esserci alcuna risposta adeguata.
Aviendha venne salvata da un lampo di luce appena oltre il campo. Era debole, ma nell’oscurità quel bagliore era facile da notare.
«Cosa c’è?» chiese la Sapiente, notando lo sguardo di Aviendha e voltandosi per seguirlo.
«Una luce» rispose Aviendha. «Dal terreno di Viaggio.»
Amys si accigliò, poi entrambe si diressero verso il terreno. Presto incontrarono Damer Flinn, Davram Bashere e un piccolo contingente di Saldeani e Aiel diretti all’accampamento. Cosa si poteva pensare di una creatura come Flinn? La corruzione era stata eliminata, ma quest’uomo — e con lui molti degli altri — era venuto a chiedere di imparare prima che ciò accadesse. Aviendha avrebbe preferito seguire l’Accecatore in persona piuttosto, ma loro si erano dimostrati un’arma utile.
Amys e Aviendha si fecero da parte mentre il gruppetto si affrettava verso il maniero, illuminato solo dalle torce tremolanti in lontananza e il cielo coperto sopra di esso. Anche se buona parte della forza inviata per incontrare i Seanchan era stata costituita da soldati di Bashere, c’erano diverse Fanciulle nel gruppo. Amys incontrò lo sguardo di una di loro, una donna anziana di nome Corana. Rimaneva indietro e, sebbene non fosse facile da distinguere nell’oscurità , pareva preoccupata. Forse arrabbiata.
«Che novità ?» chiese Amys.
«Gli invasori, questi Seanchan,» Corana quasi sputò quella parola «hanno acconsentito a un altro incontro con il Car’a’carn.»