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Il profeta dalla pelle rossa [Red Prophet - it]

Электронная книга - «Il profeta dalla pelle rossa [Red Prophet - it]». Краткое содержание книги:

L’America tranquilla e pacifica in cui Alvin è nato non esiste più: l’uomo bianco ha strappato la terra all’uomo rosso, ha tagliato, distrutto, bruciato. Il giovane Alvin, inconsapevole incarnazione di un potere arcano, è il solo che può ridare speranza a quella terra martoriata. Con l’aiuto di Ta-Kumsaw, un Rosso forte e orgoglioso, e di suo fratello Lolla-Wossiky, Alvin troverà la forza di battersi per la salvezza della sua terra, di cui vedrà persino il lontano e incerto futuro.
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Alvin fece un passo avanti mettendo il piede nell’acqua.

Sulla riva opposta c’era soltanto erba. Non scorse né fiumi né città, né confini né strade. Ma basandosi sulla forma della costa non gli fu difficile capire dove si trovava il territorio dell’Hio, e la collina stessa sulla quale era. Alvin fece altri due passi avanti, e all’improvviso si vide di fronte Ta-Kumsaw e Scambiastorie, seduti per terra. Alla sua comparsa i due restarono impietriti dalla sorpresa.

«Allora vi siete decisi a salire anche voi» disse Alvin.

«Non direi proprio» rispose Scambiastorie. «Da quando te ne sei andato, non ci siamo mossi di un passo.»

«Perché sei tornato giù?» chiese Ta-Kumsaw.

«Non sono affatto tornato giù» replicò Alvin. «Sono sempre qui, nella valle al centro della collina.»

«Valle?» chiese Ta-Kumsaw.

«Ma se siamo sempre rimasti quaggiù» insisté Scambiastorie.

Allora Alvin capì. Non in maniera da poterlo esprimere a parole, ma abbastanza da poterlo usare, usare ciò che la collina gli aveva donato. In quel modo poteva viaggiare sulla superficie della terra facendo cento miglia a ogni passo, e vedere coloro che aveva bisogno di vedere. Le persone che conosceva. Measure. Alvin si toccò la fronte in segno di saluto verso i due uomini che lo stavano aspettando, quindi fece un piccolo passo. I due scomparvero.

Trovare la città di Vigor Church non gli fu difficile. La prima persona che vide fu Corazza-di-Dio, inginocchiato a pregare. Alvin non gli disse nulla, per timore che Armor lo prendesse per una visione dell’oltretomba. Dove si sarà trovato? A casa sua? In questo caso, la fattoria di Vinegar Riley si trovava un po’ più indietro, a est del paese. Alvin si voltò.

Vide suo padre, seduto accanto alla mamma. Papà stava togliendo le sbavature da alcune palle da moschetto appena fuse. La mamma gli sussurrava qualcosa in tono ansioso. Tutti e due sembravano arrabbiati. «Donne e bambini, ecco chi c’è in quella città. Anche ammettendo che siano stati il Profeta e Ta-Kumsaw a uccidere i nostri ragazzi, quelle donne e quei bambini non ne hanno alcuna colpa. Se osi alzare la mano su di loro, diventerai anche tu un assassino. Non ti permetterò più di rimettere piede in questa casa. Non ti vedrò mai più. Te lo giuro, Alvin Miller.»

Papà continuò nel suo lavoro senza far commenti, tranne a un certo punto quando disse: «Hanno ammazzato i miei ragazzi».

Alvin cercò di ribattere, aprì la bocca per dire: «Ma io non sono morto, papà!»

Non funzionò. Non riusciva a spiccicar parola. Evidentemente non era stato condotto lì per apparire ai suoi genitori. Doveva trovare Measure, altrimenti il moschetto di suo padre avrebbe ucciso l’Uomo Luminoso.

Non dovette andare lontano, nemmeno un passo. Gli bastò strusciare leggermente i piedi per terra, e papà e mamma scomparvero. Di sfuggita, scorse Cairn e David che sparavano… probabilmente al bersaglio. E Wastenot e Wantnot, che calcavano qualcosa… dei proiettili, nella bocca di un cannone. Scorse anche altre persone, anche se meno distintamente, forse perché non le conosceva o di loro non gl’importava nulla. Alla fine vide Measure.

Doveva essere morto. A giudicare dall’angolo della testa aveva il collo spezzato, e le braccia e le gambe fratturate in più punti. Alvin non osò muoversi, o in un secondo si sarebbe spostato di un miglio, e Measure sarebbe scomparso come gli altri. In piedi, immobile, inviò la propria scintilla nel corpo di suo fratello, disteso a terra davanti a lui.

Alvin non aveva mai sentito un tale dolore in vita sua. Non era il dolore di Measure, era il suo. Era il suo senso di come le cose sarebbero dovute essere, della giusta forma delle cose: all’interno del corpo di Measure, invece, niente era al suo posto. Certe parti di lui stavano già morendo, il sangue gli si era rappreso nella pancia cacciandone a forza la vita, il cervello non era più collegato al corpo. Era il più tremendo, osceno pasticcio che Alvin avesse mai visto in vita sua. Era tutto fuori posto, così fuori posto che solo a vederlo provò un dolore straziante, un dolore che lo costrinse a urlare. Ma Measure non lo udì. Measure non poteva udire più nulla. Se non era morto ci mancava un capello, questo era sicuro.

Per prima cosa Alvin si curò del cuore. Stava ancora pompando, ma nelle vene non c’era quasi più sangue, si era tutto raccolto nella pancia e nel torace. Questa era la prima cosa che Alvin doveva sistemare: riparare i vasi sanguigni e fare in modo che il sangue tornasse a scorrere nei canali giusti.

Tempo, tutto questo richiedeva tempo. Le costole fratturate, gli organi interni lacerati. Le ossa da saldare senza nessuno che potesse aiutarlo a rimetterle come dovevano essere… Certe ossa si trovavano in una posizione tale che saldarle era impossibile. Avrebbe dovuto attendere che Measure riprendesse i sensi a sufficienza per aiutarlo.

Così Alvin entrò nel cervello di Measure, nei nervi che scendevano lungo la spina dorsale, e aggiustò tutto, rimise tutto come doveva essere.

Measure si svegliò con un unico, lungo, terribile urlo di dolore. Era vivo, e il dolore era tornato, più vivo e lancinante di prima. Mi spiace, Measure. Non posso guarirti senza farti di nuovo soffrire. Eppure debbo guarirti, o troppi innocenti moriranno.

Alvin nemmeno si accorse che era già scesa la notte, e che era soltanto a metà del lavoro.

XIV

IL TIPPY-CANOE

A Prophetstown quella notte nessuno dormì, tranne i bambini. Gli adulti avvertivano distintamente la presenza dell’esercito dei Bianchi intorno alla città; per il loro senso della terra, gli incantesimi protettivi e difensivi usati dai Bianchi per celare le proprie manovre non erano meno evidenti di trombe e bandiere.

Adesso che la morte per ferro e per fuoco era solo a poche ore di distanza, non tutti trovarono il coraggio necessario a mantenere sino in fondo il loro giuramento. Ma lo mantennero in questo senso: radunarono le loro famiglie e scivolarono fuori di Prophetstown, passando silenziosi tra le file dei soldati bianchi che nemmeno si accorsero della loro presenza. Sapendo che non sarebbero stati capaci di morire senza difendersi se ne andarono, per non contaminare la perfezione del rifiuto di combattere del Profeta.

Tenska-Tawa non restò sorpreso dal fatto che alcuni se ne fossero andati. Molto di più lo sorprese vedere che tanti erano rimasti. Quasi tutti. Tutta gente che credeva in lui, e che avrebbe testimoniato quella fiducia col proprio sangue. Il Profeta paventava l’arrivo del nuovo giorno; quanti anni aveva sofferto, tormentato dal rumore nero, per il dolore di un solo omicidio! Certo, l’ucciso era stato suo padre, e questo aveva acuito la sua sofferenza; ma non amava forse la gente di Prophetstown almeno quanto aveva amato suo padre?

Eppure doveva respingere il dolore nero e conservarsi padrone di se stesso, o tanta gente sarebbe morta invano. Se avesse pensato che la loro morte sarebbe stata inutile, non si sarebbe spinto fino a quel punto. Tante volte aveva frugato la torre di cristallo, cercando un modo diverso per affrontare quel giorno, una via che potesse portare a qualcosa di buono. La miglior soluzione che aveva trovato era una terra divisa, i Rossi a ovest del Mizzipy, i Bianchi a est. Ma anche a questo risultato si poteva giungere solo attraverso il più angusto dei sentieri. Molto dipendeva dal ragazzo bianco, ma molto dipendeva anche da Tenska-Tawa, e addirittura da ciò che avrebbe fatto Assassino Bianco Harrison. In tutti i possibili futuri in cui Harrison mostrava un barlume di pietà, infatti, il massacro del Tippy-Canoe non impediva affatto la distruzione dei Rossi e, insieme, quella della terra. In ciascuno di quei futuri, gli uomini rossi lentamente si estinguevano, confinati in minuscole riserve, in regioni desolate, finché tutta la terra non cadeva in mano ai Bianchi che con la violenza la costringevano a sottomettersi, la spogliavano, la squarciavano, la depredavano, forzandola a produrre immense quantità di cibo che costituivano solo l’imitazione di un vero raccolto, mantenuto in vita dai veleni di sordide alchimie. Anche se in quelle visioni del futuro l’uomo bianco finiva col pagare i suoi errori, sarebbero trascorse molte generazioni prima che egli si rendesse conto di quello che aveva fatto. Eppure proprio lì, a Prophetstown, c’era un giorno — l’indomani — in cui il futuro poteva essere guidato verso una via migliore, per quanto improbabile. Una via che avrebbe visto una terra ancora viva, anche se divisa; una via che un giorno avrebbe visto sorgere una città di cristallo capace di catturare i raggi del sole e trasformarli in visioni di verità per tutti i suoi abitanti.

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