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Novilunio [The Wanderer - it]

Электронная книга - «Novilunio [The Wanderer - it]». Краткое содержание книги:

Perduta in uno spazio brulicante di stelle, sola in una nera giungla di vuoto cosmico, la Terra ha sognato per migliaia d'anni la propria solitudine. Come in una grande casa abitata da vecchi abitudinari, nella quale nessuno viene mai a rendere visita, così gli abitanti della Terra pensano che nessuno possa venirli a trovare da quel nero abisso scintillante di punti luminosi che splende sopra le nostre teste, di notte.
Come la Luna è stata una fedele compagna della Terra nella sua solitudine celeste, così le stelle sono state soltanto immagini remote, indistinte, piccole fiamme sospese nel cielo, inaccessibili e straniere e incorporee. Ma un giorno qualche viaggiatore, lasciando la strada lontana, potrebbe venire a bussare alla porta della vecchia casa; un giorno qualcosa potrebbe avvicinarsi, strisciando, nella giungla nera degli spazi cosmici. Quel giorno potrebbe essere vicino, in un cosmo dove le forze del tempo e del caso si muovono secondo schemi che la mente umana non riesce neppure a intuire. E cosa accadrebbe, se uno dei punti luminosi nel cielo… una delle stelle lontane… apparisse d'un tratto enorme, come un globo sanguigno e minaccioso, nei cieli notturni della Terra? Se la fedele compagna delnostro pianeta, la Luna, fosse risucchiata e cancellata dal cielo? Inizierebbe allora una lunga, infinita notte di novilunio. Un grande cielo color ardesia, dove le stelle brillano rade e fievoli, sopra coste battute da gigantesche maree, tra grandi cataclismi ed eventi ancor più bizzarri, una notte di novilunio che opera strani prodigi sulla mente e sul cuore degli uomini, facendo emergere tutto ciò che di migliore, e di peggiore, di nobile, e di volgare, costituisce l'essenza della natura umana. In questa notte di novilunio, forse il genere umano comincerebbe a conoscere se stesso…

Vincitore del premio Hugo per il miglior romanzo in 1965.
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Richard giudicò di essere in cammino ormai da due ore. Era stanco; teneva la testa bassa, lo sguardo fisso sulle scarpe infangate. C'erano segni evidenti d'inondazioni recenti, in una distesa di terreno più basso, che avevano appena superato: pozzanghere torbide ed erba sporca e appiattita. Non aveva un'idea precisa sul luogo in cui si trovava, tranne il fatto che aveva passato già da tempo Uxbridge, e aveva attraversato la Coine e il Grand Junction Canal, e che lontano, davanti a lui, già poteva vedere le colline.

Il crepuscolo era stranamente livido. Per poco non si scontrò con un gruppo di persone che si erano fermate, e a occhi sbarrati guardavano qualcosa in alto, sopra la testa di Richard. Si voltò a sua volta, per vedere quale fosse il motivo di tanto interesse e lassù, basso sull'orizzonte orientale, egli vide finalmente l'agente della loro sciagura, grande almeno quanto la Luna doveva sembrare grande in sogno. Era quasi tutto giallo, ma con una larga sbarra purpurea che scendeva dal centro, e dalle estremità della sbarra due braccia purpuree, che si curvavano per formare una grande D. Pensò, D come disastro, D come dramma, D come distruzione. Quell'oggetto poteva essere un pianeta, ma non sembrava bello… sembrava un emblema minaccioso, come quelli che si potevano vedere in una fabbrica di bombe.

Si ritrovò a pensare a tante cose… in quale sicurezza la Terra aveva ruotato in tutta la sua solitudine, per milioni di anni, come una casa nella quale non giungono mai degli estranei, e quanto precaria fosse sempre stata in realtà quella solitudine. Quando la gente rimane sola per troppo tempo, diventa eccentrica, ed egoista, e abitudinaria… questo pensiero lo colpì, e non voleva andarsene.

Ma perché, pensò, rabbiosamente, Perché, quando infine dagli estremi limiti dell'universo giunge un intruso mortale, esso non sembra altro che uno stupido annuncio pubblicitario, una lampada circolare su di un cartellone invisibile?

Poi lo scintillare di un pensiero, giunto in ritardo: D come Dai. Ricordò in quel momento che le maree, alla foce dell'Avon, raggiungevano un'altezza di dodici metri, con la luna piena, e fuggevolmente si domandò cosa stesse facendo in quel momento il suo amico.

Dai Davies riprese i sensi, intirizzito paurosamente, e con la bocca sul legno. Riuscì ad appoggiare i gomiti sul legno… facendolo rollare, con quel movimento, e rendendosi conto di essere su una fragile imbarcazione… e a sollevare il viso dal legno, appoggiandolo sulle mani. Sopra il parapetto egli vide soltanto la nera pianura del Canale di Bristol, gonfia di acque silenziose, con alcune luci remote e piccole, che avrebbero potuto essere Monmouth o Glamorgan o Somerset, o le luci d'imbarcazioni, solo che era difficile distinguerle dal riverbero di stelle rade e fievoli.

Sentì sul petto il freddo cilindro di una bottiglia. L'aprì e bevve un sorso di Scotch. Non lo riscaldò, ma parve dargli un po' di vita. La bottiglia gli scivolò dalle mani, e cadde gorgogliando. La sua mente non stava ancora funzionando. Tutto quello che entrava era il pensiero che il Galles doveva essere sotto di lui, compresa la Stazione Sperimentale di Energia delle Maree della Severn. La prima parte di quel pensiero gli ricordò frammenti delle poesie di Dylan Thomas, che borbottò confusamente: «Solo le profonde, sommerse campane di armenti e di chiese… Acque scure su ogni campo… Sotto le stelle del Galles, Gridano, Moltitudini di Arche! (Un'arca-fuscello, Noè-Solitario.) Oltre le terre velate d'acqua chiara… e ora i fiori delle inondazioni.»

A intervalli regolari, la fragile imbarcazione sussultava. Dai, laboriosamente, riuscì a concludere che quelle piccole onde potevano essere le ondulazioni morenti delle enormi ondate dell'Atlantico, che risalivano la Manica lottando con la marea. Ma cos'era, cos'era quello che faceva scintillare le piccole creste delle onde, scintille di birra e di liquore, di sangue e d'oro?

Poi le onde fecero girare la barca, ed egli vide, nascente a est, il globo purpureo del Vagabondo, con un drago d'oro ricamato su di esso. Di fronte al drago galleggiava uno scudo d'oro, triangolare. E portato dalla rotazione di quel globo alieno stava giungendo un grosso fuso bianco, a grani, che pareva il bozzolo scintillante di qualche immensa lucciola bianca. Nella mente di Dai filtrarono i ricordi di quelle folli notizie yankee, e forse l'associazione d'idee tra lucciola, lucciola di Luna, Luna gli disse che il fuso era la stessa luna alla quale lui e Dick Hillary avevano augurato la buonanotte quindici ore prima.

Immobile e incapace di parlare, attonito, s'immerse in quella visione per tutto il tempo che poté sopportare. Poi, quando il freddo lo fece tremare convulsamente, e lo scafo girò, portato dalle onde, e muovendosi più velocemente, ora, mentre anche i sussulti si facevano più forti, egli trovò la bottiglia quasi vuota, e bevve un sorso, lentamente, prudentemente. Poi si mosse, faticosamente, fino a quando non riuscì a mettersi a sedere, trovò le due scope, le infilò al posto dei remi che non c'erano, e cominciò a remare.

Sobrio, oppure soltanto vigorosamente ubriaco dopo un riposo, forse lui avrebbe potuto uscire da quella situazione, benché il riflusso della marea fosse assai veloce, e lui si trovasse più vicino al Canale della Severn che alla riva del Somerset. Ma si limitò a remare quel tanto che bastava per mantenere quel fragile guscio in direzione del mare, e di occidente, in modo che lui potesse osservare quel magico prodigio celste. E mentre guardava, borbottava e si lamentava, «Mona, cara Luna… ti sei trovata un altro uomo, vedo… un grande imperatore, venuto a bruciare il mondo con acqua e tempesta… sei stata violata e ferita, Luna mia, ma sei più bella che mai, sai tessere un'altra e nuova forma dalla tua tragedia… vorresti essere un anello bianco?… Io sono ancora il tuo poeta, Luna, il poeta della Luna, solitario… sono un Solitario, un nuovo Solitario, il Solitario del Galles, non il navigatore, andrò con la forza dei remi in America questa notte, solo per vederti… mentre città e navi affondano, e un gran rumore si sente nella città, e poi anche questo svanisce mano a mano che giungono le onde scure, e non sono scure ma rosse di acqua chiara, luce nuova nel cielo, mentre in un sussurro il mondo affonda sotto il placido mare…»

Le onde si fecero più alte, minacciose, ruggenti di schiuma d'oro e di vino. A un quarto di miglio da lui, se si fosse voltato a guardare, avrebbe visto svilupparsi un insidioso gioco d'onde incrociate, una rete di onde scintillanti come pietre preziose che s'impennavano avide mentre le onde piccole e mortali andavano verso la riva.

Bagong Bung, piccolo al fianco del grosso ingegnere australiano, osservò la ciminiera arrugginita, spezzata, incrostata di alghe sollevarsi gradualmente, come a scatti, dall'acqua scintillante, cinquanta metri oltre la prua della Machan Lumpur, mentre il Vagabondo tramontava sopra il Vietnam, e il sole sorgeva sopra Hainan.

Una forte corrente muoveva le alghe e penetrava nei fori della ciminiera, schiumando e spingendo anche la Machan Lumpur, così che il piccolo vapore teneva in funzione l'elica solo per conservare la posizione, mentre il Golfo del Tonchino continuava a vuotarsi nel Mare della Cina.

Un suono basso e risonante veniva da sud, simile al ruggito remotissimo di un reattore. Non avevano modo di sapere che quel suono portava l'annuncio dell'esplosione dell'isoletta vulcanica di Krakatoa, nello stretto di Sunda, un'esplosione avvenuta due ore e mezzo prima.

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