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Le Fasi del Caos

Электронная книга - «Le Fasi del Caos». Краткое содержание книги:

Una delle ultime invenzioni di Asimov è l’universo immaginario (ma non troppo) in cui si svolgono le avventure narrate in Le fasi del caos. Dopo aver passato una vita a raccontare le vicende di una galassia popolata soltanto da uomini e robot, Asimov immagina qui un intrigo che vede coinvolte, oltre a quella umana, altre cinque razze che conoscono il volo interstellare: razze spesso ostili e sospettose l’una dell’altra, fra cui l’uomo non fa certo brutta figura. Stabilite questo premesse, che presto daranno luogo a una serie di rapide quanto pericolose avventure, Asimov passa la mano ad alcuni brillanti scrittori; suoi allievi ideali, che svolgono la vicenda all’insegna della suspense, ma senza dimenticare una punta di ironia in omaggio al loro ispiratore.
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L’uomo alzò lo sguardo verso il cielo scuro e rumoreggiante. — Non mancherà certo l’acqua per stasera.

— E ormai manca poco al tramonto. Oh, maledizione!

— Abbiamo le torce elettriche. Io posso ancora continuare se lei ce la fa.

Laurice ebbe l’impressione che, più che decidere liberamente, la scelta le fosse imposta. — No. Con la pioggia e le tenebre venaferiane sarebbero inutili. Meglio che ci rintaniamo da qualche parte a riposare. Riprenderemo dopo l’alba.

Ancora una volta, come avevano spesso fatto nelle ore precedenti, gridarono fino a perdere la voce. Nessuna risposta. Laurice sforzò la vista per penetrare le prime tenebre del crepuscolo. Al di là degli alberi più vicini, la sagoma del bosco si stagliava in una massa impenetrabile. Si intuiva che al di là il pendio prendeva a salire piuttosto ripido e Laurice ricordò da quanto aveva visto dal velivolo che dall’altra parte il costone dava su un canyon in cui Copperhue non si sarebbe certo avventurato.

No, non può essere lontano, pensò. Siamo arrivati tardi e abbiamo dovuto cercare le tracce e interpretarle, ma sono pronta a giurare che Copperhue ha rallentato l’andatura ed è prossimo all’esaurimento. Magari basterebbe procedere di un pezzetto soltanto. Ma in che direzione? Questo dannato vento ci ricaccia le grida in gola. Oh, povero caro Copperhue che muore di fame e di sete, tutto solo, in preda ai brividi…

— Peccato che abbiamo dovuto abbandonare la tenda — disse Kristan. — Per quanto siano robusti i nostri sacchi a pelo, se conosco le condizioni meteorologiche di queste colline un tetto non avrebbe fatto male.

Se non altro non me ne fa una colpa. Ammette che è stato necessario. — Ci arrangeremo — rispose Laurice. — Sempre che ci sbrighiamo. Scatterà ai miei ordini?

Kristan abbozzò un saluto militare. Con quell’aspetto scarmigliato e un po’ sudicio il suo sorriso aveva un che di infantile.

Laurice tagliò col machete un sottile flexor e lo ripulì dalle frasche. Poi appoggiò un’estremità nella biforcazione di un knorrig, piegò i rami più grossi contro il palo e intrecciò quelli più piccoli in modo da formare una specie di intelaiatura. Kristan intanto aveva raccolto vimini e rami spezzati ancora frondosi: tutto quello che era riuscito a trovare. Poi, sotto la direzione di Laurice, posarono le frasche sopra il graticciato in modo da intrecciarle come meglio potevano. — Non sarà un gran che come tetto — spiegò Laurice — ma ci terrà riparati.

— Sicuro. E ho visto anche come il terreno è inclinato — rispose Kristan. — Non verremo invasi dall’acqua. Bel lavoro!

Stanco o no, il pilota aveva un’intelligenza pronta. — È un sistema antico, primordiale — disse la donna. Poi, non resistendo alla tentazione di sfoggiare le sue conoscenze, aggiunse: — Di solito costruisco anche un cerchio di sassi davanti all’entrata e accendo un fuoco, in modo che il calore venga riflesso verso l’interno, ma non ne abbiamo il tempo e poi la pioggia lo spegnerebbe comunque. Ma basteranno i nostri sacchi. Ehi, passi quel viticcio sopra il tetto o il vento se lo porterà via.

Le prime gocce d’acqua erano pesanti, fredde e pungenti. — Dopo di lei — disse Kristan con un inchino. Laurice si infilò nel ristretto spazio. Meglio evitare possibili equivoci e svestirsi al buio. La donna preparò al tatto le sue cose, si tolse gli abiti che ormai puzzavano parecchio e scivolò nel proprio sacco. Niente bagno, né spazzolino da denti, niente delle solite piacevolezze. — Tocca a lei adesso — gridò dall’interno.

Kristan mostrò di capire la situazione e lasciò anche lui la torcia elettrica nel sacco. Come era inevitabile, gli capitò più di una volta nei suoi contorcimenti di urtare contro di lei. Laurice ne rimase acutamente conscia e si ordinò di pensare da adulta. Ma non è che funzionasse.

La pioggia infuriava, il vento ululava, i rami scricchiolavano. Dove si era rintanato Copperhue? Nessuno gli aveva mai insegnato a costruire un riparo, ad accendere un fuoco, a preparare trappole per la piccola selvaggina o… niente di niente…

A un tratto Laurice sentì un leggero schiocco metallico. Per contatto, più che vedendolo, capì che Kristan si era sollevato appoggiato a un gomito. — Ho tirato fuori le razioni — le spiegò. — Lei non avrà fame, ma io sto morendo!

— Uh! Come posso essermene dimenticata? Mi passi qualcosa.

— Ecco un cucchiaio… oh, mi scusi, le stavo cercando la mano.

Laurice per poco non si mise a ridacchiare. — Di solito non è quello il punto. Dia qui. Grazie.

Divisero galletta e carne in scatola. — Meglio così che stare fuori all’aperto, non importa quanto ben coperti — mormorò Kristan. — Se solo il suo amico fosse qui con noi! Ma domani lo troveremo. Ne sono sicuro.

Speriamo vivo, pensarono, ma nessuno lo disse.

— Come ha acquisito tutta questa abilità nei boschi? — le chiese il pilota. — Avevo sentito parlare di lei, e chi non la conosce? ma l’avevo sempre associata alle esplorazioni spaziali.

— Le esplorazioni spaziali si concludono da qualche parte — rispose la donna. — Ogni tanto mi annoio di essere una figlia di Casa Windfell e parto in esplorazione. Le mie preferenze vanno per i mondi più o meno simili a Ather, ma non così atheriani da essere invasi da Erthumoi.

— Non credo che lei si possa mai annoiare, signora. Nessuna Casa come si deve alleva degli oziosi.

— No, neanche gli Arinberg hanno fatto di lei un playboy, no?

Nonostante avesse i muscoli terribilmente indolenziti, Laurice non aveva ancora sonno. E parlare serviva a tenere lontano il pensiero di Copperhue. — Tempo fa avevo osservato degli aborigeni e mi sono scoperta interessata. Una volta tornata a casa ho saccheggiato tutti i data base e ho scoperto che in epoche primitive facevano cose analoghe sulla Vecchia Terra. Ho deciso che quei trucchetti sarebbero potuti tornare utili oltre a essere istruttivi. In effetti non c’è modo migliore per imparare a conoscere la natura selvaggia; e si guadagna una flessibilità che non si avrà mai se si dipende sempre da materiali già pronti. Francamente mi sorprende che voi che studiate Venafer non abbiate sviluppato nulla del genere.

— Noi siamo sempre stati troppo pochi e troppo pieni di lavoro, e per di più non avevamo sotto mano dei nativi che ci facessero lezione. Non si può pensare a tutto. Dovrò fare delle proposte alla Stazione Forholt.

— Me ne dia ufficialmente il merito — disse Laurice ridendo. — A me e ai Naxiani. Sono esseri intelligenti che hanno già elaborato diverse varianti, adattate a questo pianeta.

La riluttanza di lui era abbastanza palpabile. — Devo riconoscere loro intelligenza, coraggio e determinazione. Se avessero scelto un qualsiasi altro pianeta, gli batterei le mani.

— Questa era la loro unica possibilità. Tutti gli altri pianeti per loro abitabili sono stati reclamati da qualche nazione delle Sei Razze o ci sono i nativi.

— Sì, sì. Be’, se si tengono confinati a quell’isola che gli avete concesso voi Windfell… in fondo può sostenere una popolazione di dimensioni ragionevoli. Ma no, non terranno sotto controllo le nascite. Hanno già cominciato a riprodursi come vermi.

L’amarezza presente nel suo tono indusse Laurice a perdonargli il linguaggio. Come poteva addolcirlo? — La crescita demografica è in fortissima espansione ovunque, tra tutte le Sei Razze. Sì riempe ogni habitat disponibile. È una legge di natura.

— Sciocchezze. Le specie naturali si mantengono entro certi confini. Oh, è vero che alcune presentano cicli demografici, ma quando il numero aumenta a dismisura provvede la natura a ridurlo drasticamente. Contro i senzienti high-tech invece la natura è impotente. E i Sei non sono né vegetali né ottusi bruti. E neppure primitivi ignoranti. Non hanno nessuna scusa se distruggono i loro mondi.

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