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READ-E-BOOK » Фэнтези » L'arpista del vento [Harpist in the Wind - it]
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L'arpista del vento [Harpist in the Wind - it]

Электронная книга - «L'arpista del vento [Harpist in the Wind - it]». Краткое содержание книги:

La terra di Hed, è risaputo, non è mai stata una fucina di eroi. Tutti i suoi abitanti – compresi i principi che la reggono — sono contadini, ed anche Morgon, Signore di Hed, è un contadino. Ma non solo questo. Perché in un mondo da cui la magia è misteriosamente scomparsa in un remoto passato, e nel quale il sapere esoterico è affidato ai Signori degli indovinelli, Morgon può essere considerato un adepto, il miglior allievo della scuola di Caithnard, unico risolutore di un indovinello rimasto inspiegabile per oltre settecento anni. E poi Morgon ha tre stelle in fronte, identiche a quelle incise su un’arpa che solo lui può suonare e sull’elsa di una spada che solo lui può impugnare. Così, senza volerlo, il principe di Hed viene coinvolto in un viaggio fantastico e in un’avventura misteriosa, nel viaggio verso la montagna di Erlenstar assieme all’arpista del Supremo, per cercare risposta a una domanda che neppure lui ancora conosce. Con l’aiuto di Raederle, la donna che ama e per la quale ha vinto una sfida, Morgon affronterà un difficile cammino esistenziale e avventuroso, cercando la soluzione dell’enigma che lega passato e futuro, e combattendo Ohm, il mago corrotto che vuole alterare gli equilibri del mondo.

Nominato per il premio Hugo per il miglior romanzo in 1980.
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I due avvoltoi si levarono in volo verso oriente. Oltrepassarono altri lunghi convogli di rifornimenti e branchi di cavalli da sella; sulla verticale delle grandi ville nobiliari rallentarono per osservare l’attività nei cortili, da cui si alzavano il fumo delle fonderie e il tintinnio delle incudini. Ovunque si scorgevano i colori sgargianti degli stendardi e delle uniformi, il movimento dei cavalli da guerra che venivano riuniti, carri carichi di provvigioni e gruppi di individui eterogenei in marcia verso Caerweddin. Fra loro c’erano molti ragazzi giovanissimi, rustici pastori e mandriani, contadini, fabbri, gente di paese e bottegai, ai quali i soldati impartivano una grezza e disperata istruzione alle armi prima di spedirli a raggiungere l’esercito presso Caerweddin. La loro vista incitò i due avvoltoi ad accelerare il volo. Seguirono il corso del Thul che con le sue acque scure tagliava i campi diretto al mare.

Quando raggiunsero Caerweddin, al tramonto, il cielo brillava come uno stendardo percorso dai gelidi venti invernali. L’intera città era circondata da migliaia di fuochi da campo, quasi che fosse assediata dal suo stesso esercito. Ma il porto era vuoto, e al largo c’erano navi da trasporto di Isig e di Anuin in attesa di entrare con la marea della sera. La stupenda dimora dei Re di Ymris, costruita con le pietre della città dei Signori della Terra splendeva di mille luci nel crepuscolo. I due avvoltoi presero terra nell’ombra all’esterno del portale chiuso, e sulla strada riassunsero le fattezze umane.

Per un attimo si fissarono senza parlare. Morgon strinse a sé Raederle, avido di vederla e di sentirla solida fra le sue braccia, e le sfiorò i pensieri. Poi spinse la mente all’interno della grande reggia, in cerca di quelli di Astrin.

Gli si materializzò davanti mentre l’Erede di Ymris sedeva da solo in una piccola stanza da riunioni. Era intento al lavoro: sparsi sulla sua scrivania c’erano mappe, messaggi e liste di uomini e di rifornimenti. Ma il locale era immerso nella penombra, e l’uomo non s’era ancora preoccupato di accendere qualche candela. S’era girato a guardare il fuoco semispento e il suo volto appariva pallido, segnato. La comparsa di Morgon e di Raederle, che avevano preso forma solida nell’ombra e nel silenzio, non lo fecero neppure sussultare. Per alcuni istanti li fissò come se fossero più evanescenti e irreali delle sue speranze. Poi la sua espressione cambiò, e si alzò con uno scatto così repentino che la sedia si rovesciò rumorosamente a terra dietro di lui.

— Tu! Dove sei stato fin’ora? — ansimò.

Nel tono di quella domanda vibrava una ridda di sentimenti diversi, dal sollievo all’esasperazione. E Morgon, che alla vista dell’occhio cieco del Principe di Ymris era tornato per un attimo agli avvenimenti drammatici del passato, poté soltanto rispondere: — Sono stato a cercare le risposte di alcuni enigmi.

Astrin aggirò la scrivania e porse una sedia a Raederle. Le mescé un boccale di vino di Herun, e la storditezza residua di quel volo cominciò ad abbandonare il bel volto di lei. Soltanto dopo aver provveduto alla giovane donna Astrin si girò a Morgon, sbalordito.

— Ma da dove venite? Non ho fatto che pensare a te e a Hereu… Hereu e te! Sei magro come un lupo, però ancora in un sol pezzo. Sembri… se mai ho visto un uomo affilato come una spada, sei tu. E in questa stanza sento vibrare un potere simile a un tuono silenzioso. Dove l’hai trovato?

— Qua e là per il reame. — Si versò del vino e sedette.

— Per fare qualcosa per Ymris?

— Non lo so. Forse. Bisogna che rintracci Yrth.

— Yrth. Credevo che fosse con te.

Lui scosse il capo. — Mi ha lasciato. Devo trovarlo. Ho bisogno di lui… — La voce gli si smorzò in un sospiro; fissò gli occhi nel fuoco, soppesando il boccale d’oro fra le dita. Quando le parole di Astrin gli rotearono confuse negli orecchi s’accorse d’essere mezzo addormentato.

— Io non l’ho visto, Morgon.

— Aloil è qui? La sua mente è legata a quella di Yrth.

— No, è con l’esercito di Mathom. Si sta radunando nei boschi intorno alla Strada dei Mercanti. Morgon… — Colpito dalla sua espressione improvvisamente disperata, Astrin lo afferrò per una spalla.

— Ce l’avevo accanto! Capisci? Se solo avessi avuto l’intelligenza di voltarmi a guardarlo in faccia, invece d’inseguire la sua ombra per tutto il reame. Ho suonato l’arpa con lui, ho combattuto con lui, ho cercato di ucciderlo, e gli ho voluto bene, e nel momento in cui ho compreso il suo nome è svanito, lasciandomi qui a corrergli dietro… — La stretta di Astrin gli strappò una smorfia di dolore.

— Ma che stai dicendo?

Conscio d’aver parlato in modo confuso Morgon lo fissò, muto. E di nuovo il volto di Astrin fu per lui quello dell’albino, strano e sconosciuto, che s’era trovato davanti riprendendo conoscenze senza nome e senza voce su una spiaggia misteriosa. Il guerriero dalla tunica male abbottonata sulla cotta di maglia tornò a essere, ai suoi occhi, il mezzo stregone che abitava in una baracca sul mare e indagava il passato fra le ossa morte di una città, alla Piana del Vento.

— La Piana del Vento… — sussurrò. — No, non può essere andato là senza di me. E io non sono ancora pronto.

Le mani di Astrin si rilassarono. Bianco come un teschio il suo viso era inespressivo. — Chi è che stai cercando, di preciso? — Sillabò le parole con forza, come per ficcargliele nella carne. In Morgon esplose il nome dell’arpista, e con esso il primo oscuro enigma che l’uomo gli aveva offerto, in un caldo pomeriggio autunnale sul molo di Tol. Deglutì a vuoto, chiedendosi cosa stava inseguendo.

Raederle s’inclinò sulla sedia, immergendo il volto in un mantello di pelliccia ripiegato sullo schienale. I suoi occhi si chiusero. — Hai risposto a tanti enigmi — mormorò. — Dov’è l’ultimo degli enigmi senza risposta, se non sulla Piana del Vento?

Si strinse insonnolita alla pelliccia, mentre Morgon la fissava dubbioso, e restò immobile. Astrin le tolse il boccale dalle dita per un attimo prima che le scivolasse a terra. Morgon si alzò con decisione e attraversò la stanza. Si piegò sulla scrivania di Astrin, spiegando una mappa di Ymris.

— Piana del Vento… — Fissò gli occhi sull’area piatta e ombreggiata presso la costa. Puntò un dito su una piccola macchia scura nell’ovest di Ruhn. — Questa cos’è?

Astrin s’era chinato a rinfocolare la fiamma, si alzò. — Un’antica città — disse. — Hanno occupato quasi tutte le città dei Signori della Terra, a Meremont e a Tor, e nel sud di Ruhn.

— Puoi attraversare la Piana del Vento?

— Morgon, se tu me lo chiedessi andrei fin là accompagnato soltanto dalla mia ombra. Ma puoi suggerirmi una ragione che io possa far accettare ai miei Nobili, per portare l’intero esercito a combattere su un cumulo di macerie e lasciare Caerweddin indifesa?

Morgon continuò a fissarlo. — Puoi attraversarla o no?

— Forse qui. — Tracciò una linea che partiva da Caerweddin, passando fra Tor e l’area scura nell’est di Umber. — Con qualche rischio. — Indicò il confine meridionale di Meremont. — L’esercito di Mathom sarà qui. Se quelli che combattiamo fossero uomini li darei già per spacciati, chiusi come sono fra due grosse armate. Ma non è possibile calcolare le loro forze. Nessuno può farlo. Loro possono accrescerle come vogliono. Non ci stanno sfidando a una battaglia campale; si limitano a occupare terre, a precederci, a tagliarci fuori, come se il reame fosse la loro scacchiera e noi dei miseri pedoni… e la partita che stanno giocando sembra incomprensibile. Dammi tu una ragione per spostare gli uomini a sud, a combattere in una terra fredda e senza valore dove nessuno abita da millenni.

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