L’Isola Misteriosa [L'Île mystérieuse - it]
- Автор: Верн Жюль Габриэль
- Год: 1964
- Язык: итальянский
- Год: U. Mursia editore
- Переводчик: Lorenza Ester Aghito
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «L’Isola Misteriosa [L'Île mystérieuse - it]». Краткое содержание книги:
Per questo, e in vista di simili opere future, diveniva, dunque, urgente fare una ricognizione in tutta la parte ancora ignorata dell’isola di Lincoln, vale a dire nelle alte foreste, che si stendevano sulla destra del Mercy, dalla sua foce fino all’estremità della penisola Serpentine, come pure su tutta la costa occidentale. Ma ci voleva tempo stabile, e un mese ancora doveva passare prima che questa esplorazione potesse essere intrapresa utilmente.
I coloni aspettavano, dunque, con una certa impazienza, quando accadde un fatto che contribuì ad eccitare ancor più il desiderio comune di visitare per intero il loro dominio.
Il 24 ottobre, Pencroff era andato a vedere le trappole, ch’egli manteneva sempre convenientemente provvedute d’esca. In una d’esse trovò tre animali, che sarebbero stati certo bene accolti nella dispensa di GraniteHouse. Erano una femmina di pecari e i suoi due piccoli.
Pencroff ritornò, dunque, a GraniteHouse, lietissimo della cattura, e come sempre, fece grande sfoggio della sua caccia.
«Andiamo! Faremo un buon pranzetto, signor Cyrus» esclamò. «E anche voi, signor Spilett, ne mangerete!»
«Certo che voglio mangiarne,» rispose il cronista «ma che cosa mangerò?»
«Del maialino da latte.»
«Ah! Davvero? Pencroff? A sentirvi, credevo che portaste una pernice tartufata!»
«Come?» esclamò Pencroff. «Sdegnereste forse un porcellino da latte?»
«No,» rispose Gedeon Spilett, senza mostrare alcun entusiasmo «e purché non se ne abusi…»
«Bene, bene, signor giornalista,» rimbeccò il marinaio, cui non garbava udir disprezzare la sua caccia «fate il difficile? Ma sette mesi or sono, quando siamo giunti nell’isola, sareste stato felice di trovare una simile selvaggina!…»
«Avete ragione» rispose il giornalista. «Ma l’uomo non è mai né perfetto né contento.»
«Adesso» riprese Pencroff «spero che Nab si faccia onore. Vedete! Questi due piccoli pecari non hanno ancora tre mesi e saranno teneri come quaglie! Andiamo, Nab; vieni! Ne sorveglierò io stesso la cottura.»
E il marinaio, seguito da Nab, raggiunse la cucina e fu tutto assorto nei suoi lavori culinari.
Fu lasciato fare a suo modo. Nab e lui prepararono, dunque, un desinare magnifico: i due piccoli pecari, una zuppa di canguro, un prosciutto affumicato, dei pinoli, la bibita di dracena, del té d’Oswego; insomma, tutto quanto c’era di meglio; però, fra tutti i piatti dovevano figurare in prima linea i saporiti pecari, preparati in stufato.
Alle cinque, il pranzo fu servito nella sala di GraniteHouse. La zuppa di canguro fumava sulla tavola e venne trovata eccellente.
Alla zuppa successero i pecari, che Pencroff volle tagliare egli stesso e dei quali servì porzioni enormi a ciascun convitato.
Quei porcellini erano veramente deliziosi, e Pencroff divorava la sua parte con grande entusiasmo, quando tutto a un tratto un grido e una bestemmia gli sfuggirono.
«Che cosa c’è?» domandò Cyrus Smith.
«C’è… c’è… che mi sono spezzato un dente!» rispose il marinaio.
«Ah, questo poi! Ci sono dunque dei sassi nei vostri pecari?» disse Gedeon Spilett.
«Bisogna crederlo!» rispose Pencroff, togliendosi dalle labbra l’oggetto che gli costava un molare!…
Non era un sasso… Era un pallino di piombo.
FINE DELLA PRIMA PARTE
Parte Seconda
L’ABBANDONATO
CAPITOLO I
A PROPOSITO DEL PALLINO DI PIOMBO «LA COSTRUZIONE D’UNA PIROGA» LE CACCE «IN VETTA A UN KAURI» NULLA CHE ATTESTI LA PRESENZA DELL’UOMO «UNA PESCA DI NAB E DI HARBERT» TARTARUGA CAPOVOLTA «TARTARUGA SCOMPARSA» SPIEGAZIONE DI CYRUS SMITH
ERANO trascorsi sette mesi, giorno dopo giorno, da che i passeggeri del pallone erano stati gettati sull’isola di Lincoln. Durante questo periodo, per quante ricerche avessero fatte, nessun essere umano s’era loro mostrato. Mai un filo di fumo aveva tradito la presenza dell’uomo sulla superficie dell’isola di Lincoln. Mai s’era trovato un lavoro manuale, che testimoniasse il suo passaggio, né remoto, né recente. Non solo l’isola sembrava non essere abitata, ma si poteva credere che mai lo fosse stata. E ora, ecco che tutto quel cumulo di deduzioni cadeva davanti a un semplice granello di metallo, trovato nel corpo di un innocuo roditore!
Fatto sta, che quel piombo era uscito da un’arma da fuoco; e chi altro, se non un essere umano, aveva potuto essersi servito di essa?
Allorché Pencroff ebbe posato il pallino di piombo sulla tavola, i suoi compagni lo guardarono con profondo stupore. Tutte le conseguenze di quell’incidente, degno di considerazione malgrado la nessuna importanza apparente, avevano subitamente colpito il loro animo. L’improvvisa apparizione di un essere soprannaturale non li avrebbe impressionati più vivamente.
Cyrus Smith formulò subito, senza esitare, le ipotesi che il fatto, sorprendente quanto inatteso, doveva provocare. Prese il pallino di piombo, lo girò, lo rigirò, lo palpò tra l’indice e il pollice, poi:
«Siete in grado di affermare» domandò a Pencroff «che il pecari ferito da questo pallino di piombo aveva appena tre mesi?»
«Appena tre mesi, signor Cyrus» rispose Pencroff. «Poppava ancora da sua madre quando l’ho trovato nella buca.»
«Orbene,» disse l’ingegnere «questo prova che non più di tre mesi fa, una fucilata è stata sparata nell’isola di Lincoln.»
«E che un pallino,» aggiunse Gedeon Spilett «ha colpito, ma non mortalmente, questo animaletto.»
«Ciò è indubitabile» riprese Cyrus Smith. «Ed ecco quali conclusioni si possono trarre da quest’incidente: o l’isola era abitata prima del nostro arrivo, o degli uomini vi sono sbarcati da tre mesi al massimo. Questi uomini sono arrivati volontariamente o involontariamente, per mezzo di un regolare approdo o di un naufragio? Questo fatto non potrà essere chiarito che più tardi. Quanto poi all’esser loro, siano europei o malesi, nemici o amici della nostra razza, nulla può permetterci di indovinarlo, così come non sappiamo se abitino ancora sull’isola o se l’abbiano lasciata. Ma tutto questo ci interessa troppo direttamente perché possiamo restare più a lungo nell’incertezza.»
«No! Cento volte no! Mille volte no!» gridò il marinaio, alzandosi da tavola. «Non ci sono altri uomini che noi sull’isola di Lincoln! Diavolo! L’isola non è grande, e se fosse stata abitata, avremmo già scoperto qualcuno dei suoi abitanti!»
«Infatti, sarebbe molto stupefacente il contrario» disse Harbert.
«Ma sarebbe assai più stupefacente, mi pare,» fece osservare il giornalista «che questo animaletto fosse nato con un granello di piombo nel corpo!»
«A meno che Pencroff,» disse seriamente Nab «non abbia avuto già…»
«Ma andiamo, Nab» replicò Pencroff risentito. «Io avrei, dunque, tenuto, per cinque o sei mesi circa, un pallino di piombo nella mascella, senza essermene accorto! Ma dove si sarebbe nascosto?» soggiunse il marinaio, aprendo la bocca in modo da mostrare i magnifici trentadue denti che la guarnivano. «Guarda bene, Nab, e se trovi un solo dente bucato in questa dentiera, ti permetto di strapparne mezza dozzina!»
«L’ipotesi di Nab è inammissibile, infatti» rispose Cyrus Smith, che, malgrado la gravità dei suoi pensieri, non poté trattenere un sorriso. «È certo che una fucilata è stata sparata nell’isola in questi ultimi tre mesi. Sarei incline a pensare che gli esseri approdati su queste coste vi si trovino solo da pochissimo tempo o che vi siano stati soltanto di passaggio; poiché se, quando noi esploravamo l’isola dall’alto del monte Franklin, essa fosse stata abitata, li avremmo veduti o saremmo stati veduti. È quindi probabile che da alcune settimane soltanto dei naufraghi siano stati gettati da una tempesta in qualche parte della costa. In ogni modo, a noi importa di essere positivamente informati su questo punto.»