Vacanze nel deserto [The Book of Skulls - it]
- Автор: Силверберг Роберт
- Год: 1975
- Язык: итальянский
- Год: Andromeda 18 Dall'Oglio
- Переводчик: Gabriele Tamburini
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Vacanze nel deserto [The Book of Skulls - it]». Краткое содержание книги:
Nominato per premio Nebula in 1972, premi Hugo e Locus in 1973.
— Eli?
— Sì, Ned?
— Eli, queste confessioni dovrebbero rimanere segrete.
Eli si mordicchia il labbro inferiore. — Lo so.
— Raccontandomi queste cose… raccontandole proprio a me… tu violi l’intimità di Oliver.
— Lo so.
— E allora perché l’hai fatto?
— Credevo che ti potessero interessare.
— No, Eli, non la bevo. Con la tua sensibilità morale, con la tua consapevolezza esistenziale… Balle, caro mio, tu non volevi fare semplicemente dei pettegolezzi. Sei venuto qui con la precisa intenzione di tradire Oliver. Perché? Stai cercando di far nascere qualcosa fra me e lui?
— No davvero.
— E allora perché mi hai parlato di Oliver?
— Appunto perché sapevo che parlarne a un altro non era una bella azione.
— Che razza di motivo idiota è?
Eli fa una risatina imbarazzata. — Così potevo avere qualcosa da confessare. Questa mia violazione di un segreto altrui è per me la cosa più odiosa che abbia mai fatto. Capisci, rivelare il segreto di Oliver proprio alla persona più indicata per trarre vantaggio dalla sua vulnerabilità. Okay, l’ho fatta: e adesso ne faccio confessione formale. Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa. Il peccato l’ho commesso proprio davanti ai tuoi occhi; ora dammi l’assoluzione, per piacere.
Ha mitragliato così in fretta le parole che per un attimo non sono riuscito a seguire le contorsioni bizantine del suo ragionamento. E anche dopo averlo afferrato, non sono riuscito a credere che lui facesse sul serio. Finalmente esplodo: — Questa è una truffa, Eli!
— Davvero?
— Il tuo è un cinismo di cui non sarebbe capace neppure Timothy. Viola lo spirito e forse anche la lettera delle istruzioni di Fra Javier. Fra Javier non intendeva certo che commettessimo un peccato seduta stante per poi pentircene subito. Tu dovevi confessare qualcosa di reale, qualcosa del tuo passato qualcosa che ti brucia l’anima da anni e anni, qualcosa di profondo e velenoso.
— E se non ho da confessare niente di questo genere?
— Niente, Eli?
— Niente.
— Non hai mai desiderato che tua nonna cascasse morta perché ti aveva costretto a mettere un abito pulito? Non hai mai spiato nelle docce delle ragazze? Non hai mai strappato le ali a una mosca? Eli, puoi dire in tutta onestà di non avere neanche una colpa sepolta in fondo all’anima?
— Neanche una.
— Non sei tu, il più adatto a giudicarlo.
— E chi altri, se no? — Eli comincia a irritarsi.
— Ascolta, se avessi avuto qualcos’altro da dirti te l’avrei detto. Ma non l’avevo. A che scopo fare un dramma per aver strappato le ali a una mosca? La mia vita è un misero insieme di miseri peccatucci con i quali non mi sognerei neanche di annoiarti. Non vedevo nessun modo per ottemperare alle istruzioni di Fra Javier. Poi, all’ultimo momento, ho pensato a questa faccenda di violare il segreto di Oliver, il che appunto è quello che ho fatto. Credo che possa bastare. E adesso, se non ti dispiace, vorrei andarmene.
Si dirige alla porta.
— Aspetta! — esclamo. — Io rifiuto la tua confessione, Eli. Tu stai cercando di condirmi via con un peccato ad hoc, con una colpa fabbricata apposta. Niente da fare. Io voglio qualcosa di reale.
— Quello che ti ho detto su Oliver è reale.
— Hai capito benissimo cosa intendevo.
— Non ho niente da darti.
— Non è per me, Eli. È per te, per il tuo rito di purificazione. Io ci sono già passato, e anche Oliver, e perfino Timothy; e tu invece sottovaluti i tuoi peccati e dichiari di non aver mai commesso nulla di cui valga la pena di provare rimorso… — Faccio una spallucciata. — Benissimo. È in gioco la tua immortalità, non la mia. Vai pure. Va’, va’!
Eli mi lancia un’occhiata terribile, un’occhiata di paura e di rancore e di angoscia; e si precipita fuori dalla camera.
Dopo che se n’è andato, mi rendo conto di avere i nervi tesi allo spasimo: mi tremano le mani, un muscolo nella coscia sinistra seguita a contrarsi.
Che cosa mi ha sconvolto in questo modo? La vigliaccheria dimostrata da Eli nel non voler aprire il suo animo oppure la rivelazione della disponibilità di Oliver? Tutt’e due, concludo. Tutt’e due. Ma la seconda più della prima.
Mi chiedo che cosa succederebbe se mi recassi adesso da Oliver. Lo fisserei in quei suoi glaciali occhi azzurri. Conosco la verità su di te, gli direi con voce calma e sommessa. So tutto su come sei stato sedotto dal tuo amico quando avevi quattordici anni. Soltanto, Oliver, non cercare di dirmi che è stata seduzione: io non credo nelle seduzioni, e sull’argomento ho una certa esperienza. Non si può parlare di seduzioni, quando si è già finocchi. E tu lo eri già, Oliver: lo sei sempre stato fin dall’inizio, codificato nei tuoi geni, nel tuo midollo, nelle tue palle, era lì che aspettava solo l’occasione di manifestarsi e qualcuno te l’ha offerta e tu ti sei rivelato per quello che eri. Che sei.
E gli direi ancora: hai avuto la tua occasione, e la cosa ti è piaciuta, e poi hai passato sette anni a lottare per non ripeterla, e ora la farai con me. Non perché le mie lusinghe siano irresistibili. Non perché io ti abbia intontito con le droghe o con l’alcol. Non sarà una seduzione. No, tu la farai perché la vuoi fare, Oliver, perché l’hai sempre voluta fare. Non hai mai avuto il coraggio di concedertela. Bene, ecco qui la tua occasione. Eccomi qui.
E mi avvicinerei, a lui, lo toccherei, e lui scrollerebbe il capo e farebbe un ringhio gutturale, perché vorrebbe ancora lottare contro se stesso; ma poi qualcosa scatterebbe dentro di lui, la tensione accumulata in sette anni si spezzerebbe, e lui cesserebbe di lottare. Si arrenderebbe, e finalmente la faremmo.
E poi giaceremmo insieme in un viluppo sudato e stremato, ma il suo ardore si spegnerebbe come capita sempre dopo, e in lui nascerebbe un senso di colpa grave e di vergogna; e allora Oliver (lo vedo chiaramente come se la scena si stesse svolgendo adesso davanti ai miei occhi) mi picchierebbe a morte, mi bastonerebbe, mi spiaccicherebbe contro il pavimento di pietra, macchiandolo col mio sangue. E mentre io mi contorcerei fra gli spasimi lui si ergerebbe su di me investendomi con le sue grida furiose, perché gli avrei mostrato il suo vero io, a faccia a faccia, e lui non potrebbe sopportare il pensiero di quanto avrebbe visto nei propri occhi.
D’accordo, Oliver, se devi distruggermi distruggimi. Per me è okay, io ti amo, e quindi tutto ciò che mi fai per me è okay. E questo serve anche ad adempiere al Nono Mistero, no? Io sono venuto qui per averti e poi morire; ti ho avuto, e adesso — al giusto momento mistico — sono pronto a morire, e per me è okay, mio amato Ol, è tutto okay.
E i suoi spaventosi pugni mi fracassano le ossa. E il mio corpo spezzato sussulta e si contorce. E infine rimane immobile. E dall’alto risuona la voce estatica di Fra Antonio che intona la formula del Nono Mistero. E una campana invisibile rintocca: dong, dong, dong, Ned è morto, Ned è morto, Ned è morto.
La mia fantasticheria era così intensamente reale che ho cominciato a tremare e rabbrividire: percepivo in ogni molecola del corpo la violenza di quella visione. Mi parve di essere già stato da Oliver, di essermi già avvinghiato a lui nell’estasi, di essere già defunto sotto il peso della sua collera. E pertanto non avevo più bisogno di fare ora quelle cose. Erano finite, adempiute, incapsulate nei sigilli del passato. Allora mi sono messo ad assaporare i miei ricordi di Oliver. Il tocco della sua pelle liscia. Il granito dei suoi muscoli che cedeva di fronte alle mie dita spinte avanti in esplorazione. Il sapore di lui sulle mie labbra. Il sapore del mio stesso sangue, che mi colava in bocca mentre lui comiciava a pestarmi. La resa del mio corpo. L’estasi. La voce cne risuonava dall’alto. La campana. I frati che salmodiavano per me un requiem.