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Linea calda Ophiucus [The Ophiuchi Hotline - it]

Электронная книга - «Linea calda Ophiucus [The Ophiuchi Hotline - it]». Краткое содержание книги:

Lilo era morta, processata, condannata, suicidata. Ma era anche viva. Anzi, c’erano molte Lilo...
Negli anni della dispersione dell’umanità sugli altri pianeti del sistema solare, dopo che gli Invasori ebbero conquistato la Terra, la clonazione era un sistema di sicurezza ormai comune. Clonazione, ovvero riproduzione di un essere umano completo di personalità e memoria, una tecnica rivelata attraverso misteriose trasmissioni provenienti dallo spazio, la Linea Calda Ophiucus, appunto. Nessuno sapeva come e perché quelle trasmissioni avvenissero, ma tutti applicavano entusiasticamente la nuova tecnica. Eppure la donazione era anche un pericolo terribile. E quando venne nelle mani di Tweed, ex capo della Luna, il pericolo diventò realtà, e prese la forma di un complotto contro la Terra. Finché un nuovo messaggio giunse da Ophiucus...
John Varley, texano, autore di numerosi racconti di fantascienza, è al primo romanzo. Linea Calda Ophiucus è stato accolto con grandissimo favore negli Stati Uniti, sollevando tra critici e fans una “scioccante ondata di eccitazione”.
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«Che intende dire?» Era Vaffa, sempre in guardia contro il pericolo.

«È stata un’invasione a distanza. Adesso arriviamo al nocciolo della questione: le pene di cui abbiamo parlato nel primo messaggio. Avete mai sentito nominare il cavallo di Troia?»

Lilo guardò i suoi amici. Solo Javelin annuì.

«Se non foste una razza abituata a scambiare valore con valore, sareste stati più lenti ad accettarci quando siamo venuti a offrirvi doni. Ma non abbiamo notato nessuna riluttanza. È raro che ne incontriamo. È quasi una caratteristica universale prendere ciò che sembra regalato.

«I simb. Non hanno mai riscosso grande successo, ma è ormai molto tempo che sono sugli Anelli, e si riproducono rapidamente. Ci sono ormai più di centonovanta milioni di coppie umano-simb. Ognuna di esse è una bomba a orologeria. Se mandassimo il giusto segnale ogni coppia si fonderebbe in un solo essere appartenente a noi, non a voi. Sarebbero in grado di compiere le missioni per le quali sono stati programmati tanti anni fa. Spostarsi da pianeta a pianeta, in ibernazione, e una volta raggiunti i mondi umani… be’, lo lascio alla vostra immaginazione.» Si appoggiò allo schienale della sedia e tutti gli altri fecero altrettanto.

Lilo non ebbe alcuna difficoltà a immaginarlo.

Gli esseri umani vivevano dappertutto sottoterra tranne che su Venere e su Marte. Probabilmente quei due posti sarebbero stati al sicuro poiché avevano un’atmosfera, ma in tutti gli altri posti i simb potevano portare la rovina distruggendo gli impianti vitali.

Le possibilità si moltiplicavano nella sua mente. Era facile dimenticarsi della situazione vivendo in compartimenti sicuri sotto la superficie dei pianeti, ma l’ambiente spaziale era costantemente in guerra con gli animali che respiravano aria. L’unico vantaggio era stato rappresentato dal fatto che l’ambiente, ostile, non era malevolo. Non cercava deliberatamente di distruggere gli esseri umani. Se si prendevano le precauzioni adeguate, poteva diventare inoffensivo.

Ma con milioni di sabotatori, di soldati perfettamente adattati all’ambiente spaziale…

A pensare a Parameter si sentiva male. Conosceva un po’ la complessità interna di un simb, quella che gli permetteva di vivere nello spazio. Solstizio poteva modificare il corpo a piacimento, affrontare qualsiasi situazione, o quasi. Non era difficile credere che dissolvesse la sottile linea che divideva il proprio corpo da quello di Parameter, fondendoli tutti e due in un organismo di un’efficienza suprema. Ma cosa sarebbe rimasto di Parameter come essere umano? Parameter aveva detto a Lilo che, per quanto una coppia fosse molto unita e potesse quasi essere considerata un essere unico, tuttavia restava sempre qualcosa di ciascuno con un’identità separata. Ciò non sarebbe stato più vero se i Mercanti avessero attuato la loro minaccia. Sarebbe rimasto solo Solstizio, e Lilo non si era mai pienamente fidata del simb.

Era una sfiducia giustificata? Era anche Solstizio un pupazzo nelle mani dei Mercanti, un alleato potenziale involontario?

Lilo stava per cercare di scoprirlo, ma un forte rumore la interruppe. Era una specie di sirena, e tutti i Mercanti alzarono lo sguardo costernati. O almeno, cercarono di assumere un’espressione preoccupata; Lilo rabbrividì di nuovo nel vedere quanto potessero sembrare diversi sebbene avessero l’aspetto di esseri umani.

«Un momento,» esclamò William. «Un momento. Sembra che ci sia qualche problema. Farò…» Si interruppe un attimo, e all’improvviso non sembrò affatto umano. Aveva gli occhi chiusi e tutti i muscoli rilassati. Javelin era in piedi e guardava preoccupata le pareti della stanza. Vaffa aveva fatto cadere la sedia e si era allontanata dal tavolo. Anche Lilo si ritrovò in piedi.

Quando riprese a parlare, la voce di William era cambiata.

«È stata rilevata attività da parte degli Invasori,» disse, e poi le sue parole diventarono un borbottio incomprensibile per Lilo, ma evidentemente allarmante per i Mercanti. Il gruppo si agitò incerto.

25

Lilo-Diana continuò a stringere l’arpione mentre l’animale si dirigeva verso le profondità dell’oceano. Arrivò al fondo e continuò a nuotargli con forza parallelamente.

L’adrenalina cominciò lentamente a svanire e a Lilo rimase l’amaro sapore della sconfitta. Non aveva ucciso la bestia, e forse non sarebbe riuscita a farlo. Non era nemmeno sicura di averle fatto male.

Alla fine mollò la presa e la balena scomparve nell’acqua blu. Lilo rimase sospesa a mezz’acqua, senza affondare e senza risalire.

E adesso cosa doveva fare? Si toccò la valvola sul petto. Poteva disattivare la tuta e affogare rapidamente. Oppure risalire in superficie e dirigersi verso riva. Probabilmente ce l’avrebbe fatta, grazie all’aria della tuta, ma lo voleva davvero?

C’era qualcosa sopra di lei.

Senza sapere perché, si spostò verso l’alto per andargli incontro.

La forma diventava via via sèmpre più grande — (sotto di me adesso, e continua a scendere) — e le sbatté in faccia. Giallo? No, molti colori — (un giallo più profondo delle nuvole in tumulto che mi si accavallano intorno, un’altra delle cose simili a quella dentro cui ero caduta tanti anni prima) — tutti i colori e tutte le forme, contenuti in una forma sola.

Si sentì il cuore in gola. Stava cadendo.

Non so per quanto tempo caddi, ma forse la domanda non ha senso. Cadevo attraverso lo spazio e il tempo, e attraverso la mia vita.

Non fu più possibile sapere chi o dove fossi. Ogni secondo della mia vita esisteva contemporaneamente. Stavo in piedi su una pianura rocciosa sotto una luce violenta, e sapevo che ero sul mondo che un tempo veniva chiamato Poseidone e che ora era a due anni luce dal sole;

piangendo disperatamente, con un sentimento così intenso che non ne avrei mai provato un altro uguale in vita mia, con in grembo la testa di un uomo morto;

cadendo attraverso l’atmosfera gioviana;

davanti a un uomo chiamato Vaffa, mentre osservavo la sua arma alzarsi al rallentatore e udivo un’esplosione;

tenendo un coltello in mano e pensavo al suicidio;

guardando un pesce in una vasca circolare ruotante;

correndo fra gli alberi sotto un cocente sole azzurro e ridevo;

parlando con un uomo chiamato Quince nel bagno pubblico di Plutone;

seduta in una sala riunioni al centro di una ruota di settanta chilometri di diametro e guardavo un film;

sentendo un pene eretto penetrarmi nel corpo mentre le luci lampeggiavano sulle pareti della mia stanza;

davanti a Vaffa, mentre la sua pistola si alzava per uccidermi;

venendo in vita in una vasca di fluido giallo;

tenendo per mano mia madre, a cinque anni, mentre seguivamo il trasportatore che trasferiva le nostre cose in una nuova casa;

seduta nel riflesso verde del terminale del mio computer e studiavo un’interessante interpretazione dei dati della Linea Calda;

attraccando con una grossa nave colonizzatrice che orbitava intorno a 82 Eridani. Il Pianeta era abitato e dovevamo rimetterci in viaggio;

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