Dune [it]
- Автор: Херберт Фрэнк
- Серия: Dune (it) #1
- Год: 1973
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0305-1
- Переводчик: Сандро Сандрелли
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Dune [it]». Краткое содержание книги:
«In verità è così» disse Kynes.
Il fabbricante di tute accennò discretamente alla sua compagna, che si risollevò e disse: «Credo che mangerò qualcosa, adesso. Un po’ di quel delizioso uccello che ci è già stato servito prima».
Jessica fece un segno a uno dei servitori, poi si rivolse al banchiere: «E voi, signore, prima stavate parlando degli uccelli e delle loro abitudini. M’interessa molto tutto ciò che riguarda Arrakis. Ditemi, dove si trova la spezia? I cacciatori si addentrano forse nelle profondità del deserto?»
«Oh, no, mia Signora» rispose il banchiere. «Noi sappiamo molto poco dell’alto deserto. E quasi nulla delle regioni meridionali.»
«C’è una leggenda nella quale si parla di una Grande Madre della spezia, nei territori meridionali» intervenne Kynes, «ma io sospetto che si tratti soltanto dell’immaginazione di qualche cantastorie. Qualche cacciatore della spezia più coraggioso degli altri penetra ogni tanto nella fascia centrale, ma è estremamente pericoloso. La navigazione è incerta, le tempeste assai frequenti. Le vittime si moltiplicano drammaticamente man mano ci si allontana dal Muro Scudo. Non è molto conveniente avventurarsi troppo a sud. Forse, se avessimo un satellite meteorologico…»
Bewt alzò gli occhi e parlò a bocca piena: «Dicono che i Frernen arrivino fin laggiù, che vadano dovunque e che abbiano scoperto dei soak e dei pozzi a risucchio perfino alle latitudini meridionali».
«’Soak’ e ’pozzi a risucchio’?» chiese Jessica.
Kynes si affrettò a spiegare: «Solo voci incontrollate, mia Signora. Sono cose che si trovano su altri mondi, ma non su Arrakis. Un soak è un punto dove l’acqua trasuda alla superficie, o quasi, e dov’è possibile trovarla in base a certi segni. Un pozzo a risucchio è un soak dov’è possibile per una persona risucchiare l’acqua attraverso una cannuccia… Almeno, questo è quanto si dice».
L’inganno è fin troppo evidente nelle sue parole, pensò Jessica.
Perché mente? si chiese Paul.
«Com’è interessante» riprese Jessica. E pensò ancora: «Questo è quanto si dice…» Che strano modo di parlare hanno qui. Se sapessero quanto esso rivela del modo in cui sono legati alle superstizioni!
«Ho sentito che avete un detto» fece Paul. «’La buona creanza viene dalle città, la saggezza dal deserto.’»
«Vi sono molti detti, su Arrakis» replicò Kynes.
Prima che Jessica potesse formulare un’altra domanda un servitore s’inchinò accanto a lei e le porse un messaggio. Jessica l’aprì, riconobbe la scrittura del Duca e i segni in codice. Lo lesse.
«Sarete tutti felici di apprendere» disse, «che il nostro Duca vi rassicura. La faccenda che lo ha allontanato da noi è sistemata. L’ala trasporto che mancava è stata trovata. Un agente degli Harkonnen aveva sopraffatto l’equipaggio, pilotando la macchina fino a una base dei contrabbandieri, sperando di poterla vendere laggiù. Sia l’uomo che la macchina sono stati restituiti ai nostri soldati.» Accennò con la testa in direzione di Tuek.
Il contrabbandiere rispose al cenno.
Jessica ripiegò il messaggio e l’infilò in una manica.
«Sono lieto che non vi sia stata una battaglia in campo aperto» disse il banchiere. «La gente desidera ardentemente che gli Atreides portino pace e prosperità!»
«Specialmente la prosperità» aggiunse Bewt.
«Possiamo servire il dessert, adesso?» chiese Jessica. «Ho chiesto al nostro chef una ghiottoneria di Caladan: riso pungi in salsa dolsa.»
«Ha un suono meraviglioso» replicò il fabbricante di tute. «È possibile averne la ricetta?»
«Qualsiasi ricetta vogliate» rispose Jessica, registrando l’uomo per parlarne più tardi con Hawat. Il fabbricante di tute era un piccolo, timoroso arrampicatore sociale, e poteva essere comperato.
Intorno a lei la conversazione riprese: «Un tessuto così adorabile…» «Un abito in tinta, per questi gioielli…» «Un aumento di produzione nel prossimo trimestre…»
Jessica si concentrò sul suo piatto, pensando alla parte in codice del messaggio di Leto: «Gli Harkonnen hanno cercato d’introdurre un carico di fucili laser. Li abbiamo catturati, ma ciò significa che altri carichi sono passati. Certo, non giudicano molto importanti gli scudi. È necessario stare più attenti».
Jessica ripensò ai laser. L’abbagliante luce di un laser poteva tagliare qualsiasi sostanza, sempre che non fosse schermata. Il fatto che l’interferenza del raggio con uno scudo fosse in grado di far esplodere sia lo scudo sia il laser non sembrava impensierire gli Harkonnen. Perché? Un’esplosione laser-scudo comportava sempre un fattore indeterminabile: poteva uccidere soltanto il tiratore e il suo bersaglio, oppure rivelarsi più potente di un’esplosione atomica.
C’erano troppi fattori ignoti che la rendevano inquieta.
Paul disse: «Non ho mai dubitato che avremmo ritrovato l’ala. Quando mio padre affronta un problema, lo risolve. Gli Harkonnen se ne stanno accorgendo soltanto adesso».
Si sta vantando, pensò Jessica. Non dovrebbe vantarsi. Nessuno che questa notte sia costretto a dormire nelle profondità del sottosuolo come unica precauzione contro i laser ha il diritto di vantarsi.
«Non c’è scampo: noi paghiamo la violenza dei nostri antenati.»