Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Криминальные детективы » Maestro di morte [Lazy Bones - it]
Maestro di morte [Lazy Bones - it] - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

Maestro di morte [Lazy Bones - it]

Электронная книга - «Maestro di morte [Lazy Bones - it]». Краткое содержание книги:

Il cadavere è nudo, inginocchiato sul materasso di uno squallido albergo di Londra. La testa è coperta da un cappuccio, le mani, legate con una cintura, sono protese in avanti come in preghiera. Il killer l'ha violentato ripetutamente. Poi l'ha strangolato. E alla fine, prima di dileguarsi, ha ordinato una corona funebre. Non saranno in molti a piangere la morte di Douglas Remfry, reduce da sette anni di reclusione per aver violentato tre giovani donne. Ma all'ispettore Thorne della squadra crimini speciali della polizia di Londra non interessa il passato della vittima. Il suo compito è trovare l'assassino e consegnarlo alla giustizia.
1 ... 47 48 49 50 51 52 53 54 55 ... 76
Перейти на страницу:

Mentre si dirigevano verso la casa di Peter Foley, Thorne pensò a come le piste d’indagine avessero la curiosa abitudine di nascondersi, quando le si cercava.

Il fratello minore di Dennis Foley, l’unico parente che fossero riusciti a rintracciare, era ben lontano dall’essere un ospite perfetto.

Thorne e Holland sedevano a disagio su due poltrone di velluto macchiate, zuppi di sudore perché nessuno li aveva invitati a togliersi la giacca. Sul divano di fronte a loro, Peter Foley in calzoncini e camicia hawaiana aperta teneva in mano una lattina di birra gelata, che tra un sorso e l’altro si passava sul petto magro.

«Allora, lei ha undici anni meno di Dennis, è così?»

Foley ingollò un sorso di birra. «Già. Sono nato per sbaglio.»

«Quindi all’epoca del fatto lei frequentava ancora la scuola.»

«No. Dovreste almeno preoccuparvi di controllare bene le date. Nel ’76 io avevo ventidue anni e avevo lasciato l’università l’anno prima.» Il suo accento dell’Essex era marcato, la voce acuta e un po’ affannosa.

«E cosa faceva?» chiese Thorne.

«Vagabondavo qua e là. Ero un punk. Per un periodo ho anche dato una mano nei tour dei Clash…»

Anche Thorne era stato un punk, benché avesse sei anni meno di Foley.

L’uomo seduto di fronte a lui non aveva più l’aria di uno che ascoltasse quella musica. Era magro, ma aveva le braccia muscolose. Probabilmente ci aveva dato dentro con i pesi, per far risaltare meglio i tatuaggi gotici. I capelli grigi erano legati in un codino e la barba rada terminava in un pizzetto a punta. Dal suo aspetto, e dalle copie della rivista «Kerrang!» sul tavolino, era facile supporre che Foley fosse uno stagionato fan dell’heavy metal.

«Cosa crede sia successo a Jane?» chiese Thorne.

Foley si alzò un attimo per estrarre un pacchetto di Marlboro dalla tasca dei calzoncini e tornò a sprofondare nel divano. «Intende dire quando Den…?»

«No, prima, con Franklin.»

«Quel bastardo l’ha violentata.» Non c’era traccia di dubbio nella sua voce. Si accese una sigaretta. «E sarebbe finito in galera, se non fosse stato per voi…»

Holland aprì la bocca per ribattere, ma Thorne lo precedette. «Che cosa intende dire?» Ovviamente sapeva benissimo che cosa intendeva Foley ed era d’accordo con lui. All’epoca la polizia non era famosa per la sensibilità con cui trattava le vittime di violenza sessuale.

«Legga gli atti del processo. Le cose che hanno detto di Jane, in tribunale. L’hanno dipinta come una troia. Soprattutto quel poliziotto, che parlava del suo modo di vestire…»

«Lo so» disse Thorne. «A quell’epoca i reati sessuali non venivano presi molto sul serio. Anch’io sono certo che Jane sia stata violentata.»

Foley tirò una boccata dalla sigaretta, bevve un sorso di birra e annuì, fissando Thorne come se lo stesse rivalutando.

Thorne lanciò un’occhiata a Holland. Bisognava dare una piccola spinta al colloquio. Di solito non seguivano uno schema fisso negli interrogatori e non c’era una rigida suddivisione di ruoli tra loro due, anche se il compito di prendere appunti scritti era sempre di Holland.

«Sapeva che Alan Franklin è morto?» chiese Holland. «È accaduto nel 1996.»

Thorne studiò il viso di Foley, per valutarne la reazione. Vide una momentanea sorpresa e poi un’autentica gioia.

«Ottimo» disse Foley. «Spero che abbia sofferto molto.»

«È stato assassinato.»

«Ancora meglio. A chi devo spedire il biglietto di ringraziamento?»

Thorne si alzò in piedi e iniziò a girare per la stanza. Foley era un po’ troppo a suo agio. Thorne non lo considerava un possibile sospettato, almeno per il momento, ma preferiva sempre tenere un po’ sulla corda le persone che interrogava.

«Perché Dennis ha ucciso Jane, secondo lei?»

Foley lo fissò, bevve l’ultimo sorso di birra e schiacciò la lattina. «E che cosa ne so, io?»

«Suo fratello credeva a ciò che Jane aveva dichiarato al processo?»

«Non…»

«Deve almeno averci pensato su, no?»

«Den pensava un sacco di cose.»

«Pensava che sua moglie fosse una troia?»

«Ovviamente no, cazzo.»

«Ma forse, dopo il fatto, hanno cominciato ad avere problemi a letto…»

Foley si piegò in avanti all’improvviso, lasciando cadere a terra la lattina vuota. «Jane è diventata molto strana, dopo il fatto. Ha avuto un esaurimento nervoso. Ha smesso di uscire di casa, di parlare, di fare qualunque cosa. Era amica di una ragazza con cui io avevo una storia, all’epoca. Prima uscivamo tutti insieme, ma dopo il processo… anzi, dopo la violenza, non più. Jane non ci stava più con la testa. Den cercava di fingere che fosse tutto a posto, ma intanto accumulava rabbia repressa. Faceva sempre così. E quando Franklin è uscito da quel tribunale come Nelson Mandela, porca puttana, come se fosse lui la vittima…»

Foley tornò ad appoggiarsi allo schienale del divano e cominciò a giocherellare con la mezza dozzina di anelli d’argento che portava alla mano sinistra.

«Sentite, io non so cosa pensasse Den. All’epoca diceva una quantità di cose assurde, ma è comprensibile che avesse dei dubbi. Il compito degli avvocati è proprio quello di far nascere dubbi nella giuria, no? E ci sono riusciti in pieno. La gente in genere tende a fidarsi dei poliziotti, a credere a quello che dicono…»

Foley lanciò un’occhiata a Holland, poi tornò a fissare Thorne. Per la prima volta, dimostrava in pieno la sua età. Thorne notò sul suo viso i segni dell’uso di droghe pesanti.

«Qualcosa dentro di lui si è spezzato» disse Foley, a bassa voce.

Senza un motivo preciso, Thorne si chinò a raccogliere la lattina di birra dal pavimento e l’appoggiò su un ripiano di vetro e acciaio accanto al televisore. Poi si rivolse di nuovo a Foley.

«Che cosa ne è stato dei figli?»

«Come…?»

«Mark e Sarah, i suoi nipoti. Che cosa è accaduto loro?»

«Intende dire dopo che hanno trovato…?»

«No, dopo ancora. Dove sono finiti?»

«In un istituto. La polizia li ha portati via, poi sono intervenuti i servizi sociali… I ragazzi hanno ricevuto assistenza psicologica. Soprattutto il maschio, che all’epoca doveva avere otto o nove anni.»

«Ne aveva sette. E la sorella cinque.»

«Ah.»

«E allora?»

«Allora sono stati dati in affido.»

«Capisco.»

«Non c’era altro da fare. Dei nonni era viva solo la madre di Jane e non stava bene. La mia ragazza e io abbiamo chiesto che i bambini venissero affidati a noi, ma ci hanno risposto che eravamo troppo giovani. Io avevo solo ventidue anni…»

«E ovviamente c’era il fatto che suo fratello aveva appena spaccato la testa alla moglie con una lampada da tavolo…»

«Io ho chiesto di tenerli. Volevo tenerli…»

«Ed è rimasto in contatto con loro?»

«Sì, certo.»

«Li vede spesso?»

«Ora non più. Hanno cambiato casa diverse volte e alla fine ci siamo persi di vista.»

«Ha nomi e indirizzi delle famiglie che li hanno ricevuti in affido? Ha detto che hanno cambiato casa varie volte. Sono passati da una famiglia all’altra?»

«Credo di sì.»

«E non ha i loro recapiti?»

«Non più. In passato sì. Sa com’è, i biglietti di auguri per Natale, i compleanni…»

«E poi, a un tratto, è finito tutto.»

«Cose che succedono, che ci vuol fare…»

«Quindi lei non ha idea di dove vivano ora Mark e Sarah?»

Foley sbatté le palpebre, poi rise, sorpreso. «Sta cercando di dirmi che non lo sapete neppure voi?»

«Abbiamo rintracciato tutti i Mark Foley, le Sarah Foley e le Sarah che prima di sposarsi si chiamavano Foley. Nessuno di loro ricorda di aver visto il padre appeso per il collo a un cavo da traino, o la madre in una pozza di sangue con il cranio fracassato. Magari io sono un po’ vecchio stile, ma continuo a credere che una cosa del genere sia difficile da dimenticare.»

1 ... 47 48 49 50 51 52 53 54 55 ... 76
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)