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Incontro con Rama [Rendezvous with Rama - it]

Электронная книга - «Incontro con Rama [Rendezvous with Rama - it]». Краткое содержание книги:

Come sarà il nostro primo incontro con una razza, una civiltà extraterrestre? Gli scettici dicono: non ci sarà mai. I pessimisti obiettano: già non riusciamo ad andare d'accordo fra noi, figurarsi con gli alieni. Nondimeno, milioni di uomini continuano a fantasticare appassionatamente su quel tema, e decine di scrittori a esplorarne tutte le varianti possibili. Questo Rama, questo corpo estraneo che si presenta un giorno nel nostro cielo, questo cilindro grandioso che è astronave, relitto, museo, enigmatica e solenne cattedrale, si può considerare una delle invenzioni di maggior fascino mai create dalla fantascienza. E la bravura di Clarke, maestro di verosimiglianza cosmica, sta nel persuaderci col suo inimitabile piglio insieme avventuroso e scientifico, che si tratta anche di un'invenzione tutt'altro che «impossibile». Che proprio così andranno forse le cose, quando scoccherà l'ora del primo incontro.
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Interruppe la registrazione. Quello che aveva appena detto era la verità pura e semplice. Su Rama i rischi e le sorprese erano sempre all'ordine del giorno, nessuno poteva sentircisi perfettamente a suo agio, in balia di forze che esulavano dalla comprensione dell'uomo. E nel corso di quest'ultima esplorazione, adesso che sapeva che non ci sarebbe tornato mai più, Norton voleva sfidare al massimo la fortuna.

Fra quarantotto ore avremo compiuto la missione. Quello che succederà poi è ancora incerto: come sai, per entrare in quest'orbita abbiamo consumato quasi tutto il carburante. Sono ancora in attesa di sapere se ci manderanno una cisterna che ci rifornisca in modo da poter tornare sulla Terra, o se invece dovremo raggiungere Marte in caduta libera. Comunque, dovrei essere a casa per Natale. Di' al bambino che mi dispiace di non potergli portare un cucciolo di biot, ma non ne esistono.

Stiamo tutti bene ma siamo molto stanchi. Al ritorno avrò una lunga licenza e ho intenzione di godermela fino in fondo. Qualsiasi cosa dicano di me, tu puoi sempre sostenere di essere la moglie di un eroe. Quante donne sono sposate con un uomo che ha salvato un mondo?

Come sempre, ascoltò attentamente la registrazione prima di duplicarla, per essere certo che andasse bene per entrambe le famiglie. Non sapeva ancora quale delle due avrebbe rivisto prima. Normalmente, i suoi compiti venivano decisi con almeno un anno di anticipo dagli inesorabili moti dei pianeti. Ma questi erano i tempi precedenti a Rama, e ora niente sarebbe più tornato come prima.

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— Se tentiamo, credete che i biot ce lo impediranno? — disse Karl Mercer.

— Può darsi, ma finché non lo facciamo non possiamo saperlo — rispose Norton. — Finora sono stato anche troppo prudente, ma questa è l'ultima possibilità che ci viene offerta e sono costretto a forzare un poco le cose. D'altra parte, se ci costringono a ritirarci non avremo perduto molto.

— Ammesso che riusciamo a ritirarci in buon ordine.

— E perché no? I biot non si sono mai dimostrati ostili, e all'infuori dei ragni, non mi pare che nessuno sia così veloce da poterci raggiungere se corriamo.

— Voi potete correre, Comandante, se volete. Io invece voglio lasciare Rama nel modo più dignitoso possibile. Fra parentesi, credo di aver capito perché i biot si comportano così civilmente nei nostri confronti.

— Mi sembra un po' tardi per una nuova teoria.

— Comunque ve la voglio esporre. Credo che ci scambino per ramani. Non sanno distinguere fra un «mangiatore di ossigeno» e un altro.

— Secondo me, non sono così stupidi.

— Non è questione di stupidità. Sono programmati per eseguire determinati lavori, e noi non entriamo nei loro schemi operativi.

— Può darsi che abbiate ragione. Forse riusciremo a scoprirlo appena avremo cominciato a lavorare a Londra.

A Joe Calvert erano sempre piaciuti quei vecchi film imperniati sulle rapine alle banche, ma non si era mai aspettato di dover fare la parte del rapinatore. E invece, più o meno, era quello che stava facendo adesso.

Le strade deserte di Londra sembravano gravide di minaccia, sebbene Joe sapesse che era solo l'effetto della sua cattiva coscienza. Non credeva sul serio che quegli edifici sigillati e privi di finestre fossero pieni di abitanti che li tenevano d'occhio, aspettando il momento di precipitarsi fuori furibondi non appena gli invasori avessero messo le mani sulle loro proprietà. In effetti, era sicuro che quell'agglomerato, come le altre cosiddette città, non fosse altro che una specie di immenso magazzino.

Ma c'era un altro dubbio che lo tormentava, basato anch'esso sul ricordo di tanti film polizieschi. Ed era un dubbio forse più giustificato. Sebbene fosse improbabile la presenza di campanelli d'allarme e di sirene ululanti, non era da escludere che su Rama esistessero altri sistemi di avvertimento. Altrimenti come avrebbero fatto i biot a sapere quando erano richiesti i loro servizi?

— Quelli che non hanno gli occhiali si voltino — ordinò Willard Myron. Si sentì odore di ossido nitrico quando l'aria fu investita dal raggio della torcia laser, e la lama di fuoco, con un crepitio regolare, cominciò a perforare la parete di un edificio di Londra.

Nessun materiale è in grado di reggere una simile concentrazione di energia, e l'operazione procedette senza difficoltà a una media di parecchi metri al minuto. In pochissimo tempo venne tracciata una sezione abbastanza ampia da consentire il passaggio di un uomo.

Ma la parte tagliata sembrava non volersi staccare, e Myron la colpì leggermente, poi più forte, quindi la tempestò di pugni. Finalmente, la piastra metallica cadde all'indietro con uno schianto assordante.

Anche allora, come quando aveva messo piede per la prima volta su Rama, Norton si ricordò dell'archeologo che aveva aperto l'antica tomba egiziana. Non si aspettava di vedere il luccichio dell'oro, in realtà non aveva idee preconcette mentre si infilava nell'apertura facendosi luce con una lampadina tascabile.

La prima impressione fu di trovarsi in un tempio greco fatto di vetro. L'interno dell'edificio era pieno di file e file di colonne trasparenti del diametro di circa un metro, che andavano dal pavimento al soffitto. Ce n'erano centinaia che andavano a perdersi nell'oscurità dove non arrivava il raggio della lampada.

Norton si diresse verso la colonna più vicina e ne illuminò l'interno. La luce, rifratta come attraverso una lente cilindrica, si allargò a ventaglio fino all'estremità opposta, per raggiungere uno dopo l'altro gli altri pilastri, ripetendo lo stesso fenomeno, sempre più debolmente a mano a mano che si allontanava. Al Comandante parve di trovarsi al centro di una complicata dimostrazione di ottica.

— Bellissimo — commentò Mercer, pratico come sempre, — ma cosa significa? A cosa serve una foresta di colonne?

Norton batté sulla colonna. Era solida, ma sembrava di metallo piuttosto che di vetro. Non riusciva a capire, e perciò seguì un consiglio che gli avevano dato molto tempo prima: Quando sei in dubbio, non dir niente, e va' avanti.

La seconda colonna era identica alla prima, almeno così gli parve, ma Mercer esclamò sorpreso: — Avrei giurato che fosse vuota, e invece contiene qualche cosa!

Norton si voltò verso di lui. — Dove? Io non vedo niente.

Seguì la direzione indicata da Mercer: inutile, la colonna era vuota.

— Come, non vedete? — gli chiese l'altro incredulo. — Venite da questa parte… Accidenti, non lo vedo più.

— Si può sapere cosa c'è? — intervenne Calvert. Ma dovette aspettare un pezzo la risposta.

Le colonne non erano trasparenti da tutte le prospettive o sotto tutte le illuminazioni. Girandovi intorno, gli oggetti che contenevano, racchiusi all'interno come mosche nell'ambra, apparivano all'improvviso per poi sparire di nuovo. Ce n'erano decine, tutti diversi. Sembravano solidi e reali, eppure la maggior parte occupava, almeno in apparenza, lo stesso volume di spazio.

— Ologrammi — spiegò Calvert. — Come in un museo terrestre.

Ma c'era anche un'altra spiegazione, e Norton cominciava a nutrire sospetti che aumentarono quando esaminò altre colonne.

Utensili fatti per mani più grandi e diverse da quelle umane. Contenitori, piccole macchine fornite di tastiere che sembravano adatte a molto più di cinque dita, strumenti scientifici, utensili domestici sorprendentemente simili a quelli umani, compresi coltelli e piatti che, dimensioni a parte, nessuno si sarebbe sognato di guardare due volte su una tavola terrestre, e poi centinaia e centinaia di altri oggetti più o meno identificabili, spesso raggruppati in numero notevole nella stessa colonna. Se quello fosse stato un museo, gli oggetti sarebbero stati disposti secondo un certo ordine. Sembrava invece una raccolta di utensili fatta senza nessun criterio selettivo.

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