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3001 Odissea finale

Электронная книга - «3001 Odissea finale». Краткое содержание книги:

In «3001 Odissea finale» Clarke conclude con un ultimo affascinante episodio la leggendaria saga di fantascienza iniziata con «2001 Odissea nello spazio» facendo fare al lettore un balzo di mille anni nel futuro e rivelandogli una verità che possiamo comprendere soltanto adesso.
Fondendo mirabilmente fantasia e precisione scientifica Clarke ci regala un altro indimenticabile capolavoro sui misteri insondabili dell'universo e sull'eterno, appassionante confronto tra l'uomo e l'ignoto.
Arthur C. Clarke è considerato fra i più grandi scrittori di fantascienza di tutti i tempi. Personalità straordinaria, non solo nel campo della narrativa, scrisse un articolo nel 1945 che portò all'invenzione della tecnologia satellitare. Si spegne il 19 marzo 2008 a Colombo, nello Sri Lanka che tanto amava e in cui viveva da decenni.
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L’esempio più impressionante — e penoso — di un uomo brillante trasformato dalle proprie credenze in un pazzo furioso è quello di Conan Doyle. Benché le sue presunte capacità medianiche fossero state denunciate più volte come frodi, la sua fede in esse rimase intatta. E il creatore di Sherlock Holmes cercò persino di indurre il grande mago Harry Houdini a credere che le sue imprese fossero dovute al fatto che si «smaterializzava» — mentre invece si basavano spesso su trucchi che, come il dottor Watson si sarebbe compiaciuto di dire, erano «ridicolmente semplici» (si veda il saggio «The Irrelevance of Conan Doyle» in The Night Is Large, di Martin Gardner).

Per particolari sull’Inquisizione, le cui pie atrocità fanno apparire Pol Pot e i nazisti decisamente benevoli, si veda il devastante attacco di Carl Sagan all’imbecillità della New Age, The DemonHaunted World. Vorrei che questo libro — insieme con quello di Gardner — diventasse lettura obbligatoria in ogni liceo e università.

Finalmente il dipartimento americano dell’immigrazione ha preso posizione contro la barbarie ispirata dalla religione. Il magazine del Time («Milestones», 24 giugno 1996) riferisce che ora è obbligatorio garantire asilo alle fanciulle minacciate da mutilazione dei genitali nei loro paesi d’origine.

Avevo già scritto questo capitolo quando m’imbattei in Feet of Clay. The Power and Charisma of Gurus, di Anthony Storr (The Free Press, 1996), un vero e proprio libro di testo su questo deprimente argomento. È difficile credere che un santone imbroglione, quando lo sceriffo lo arrestò purtroppo tardivamente, avesse accumulato 93 RollsRoyce! Ancor peggio — l’ottantatré per cento delle migliaia di babbei americani che credevano in lui era stato all’università, attagliandosi in tal modo alla mia definizione preferita di intellettuale: «Qualcuno che è stato istruito al di là della sua intelligenza».

CAPITOLO 26: TSIENVILLE

Nella prefazione del 1982 a 2010: Odissea due, spiegavo perché avessi dato il nome del dottor Tsien Hsueshen, uno dei fondatori dei programmi missilistici della Cina e degli Stati Uniti, all’astronave cinese atterrata su Europa.

Nato nel 1911, Tsien vinse una borsa di studio che nel 1935 lo portò dalla Cina agli Stati Uniti, dove divenne studente e in seguito collega di Theodore von Karman, brillante esperto di aerodinamica di origine ungherese. Poi, prima come titolare della cattedra già appartenuta a Goddard al California Institute of Technology, contribuì alla costituzione del Guggenheim Aeronautical Laboratory, diretto antenato del famoso Jet Propulsion Laboratory di Pasadena. Come fece notare il New York Times (28 ottobre 1966) in un articolo intitolato «Il capo del programma missilistico cinese era stato addestrato negli Stati Uniti», poco dopo che la Cina aveva eseguito un test su un missile a testata nucleare sul proprio territorio, «la vita di Tsien è una delle ironie della storia della guerra fredda».

Con accesso a quanto c’era di più segreto, contribuì in modo notevole alle ricerche missilistiche americane negli anni Cinquanta, ma durante l’isteria del periodo di McCarthy fu arrestato in base ad accuse inventate di attentato alla sicurezza del paese mentre cercava di tornare a visitare la Cina natia. Dopo molte udienze e un lungo periodo di carcere, alla fine venne rimandato in patria con tutta la sua ineguagliabile esperienza e le sue conoscenze. Come hanno sostenuto molti suoi illustri colleghi americani, fu una delle cose più stupide (e anche più ignominiose) che gli Stati Uniti abbiano mai fatto.

Dopo l’espulsione, secondo Zhuang Fenggan, vicedirettore dell’Amministrazione spaziale nazionale cinese, Tsien «mise in piedi la missilistica dal nulla… Senza di lui, la Cina avrebbe sofferto di un ritardo tecnologico di vent’anni». E un corrispondente ritardo, forse, nello sviluppo del micidiale missile antinave Silkworm e del vettore di satelliti «Lunga Marcia».

Poco dopo aver finito questo romanzo, l’Accademia Internazionale di Astronautica mi ha onorato della sua massima distinzione, il Von Karman Award, la cui consegna doveva avvenire a Pechino! Era un’offerta che non potevo rifiutare, soprattutto quando venni a sapere che il dottor Tsien abitava ora in quella città. Sfortunatamente, quando vi arrivai, fui informato che era in ospedale in osservazione, e i medici non gli permettevano di ricevere visite.

Perciò sono estremamente grato al suo segretario personale, il maggiore generale Wang Shouyun, per aver portato al dottor Tsien le copie di 2010 e di 2061 appositamente dedicate. In cambio il generale mi ha regalato il ponderoso volume che aveva curato, Collected Works of H. S. Tsien: 1938–1956 (Science Press, 16, Donghuangcheggen North Street, Pechino 100707,1991). È una raccolta molto interessante, che inizia con numerose collaborazioni con von Karman sui problemi di aerodinamica e finisce con saggi di suo pugno sui missili e i satelliti. L’ultimo saggio, «Thermonuclear Power Plants» (Jet Propulsion, luglio 1956), fu scritto mentre il dottor Tsien era in pratica ancora prigioniero dell’FBI e tratta di un argomento che è ancora molto d’attualità oggi benché siano stati fatti pochissimi progressi verso «un impianto energetico che utilizzi la reazione di fusione del deuterio».

Poco prima che lasciassi Pechino, il 13 ottobre 1996, fui lieto di sapere che, nonostante l’età (ottantacinque anni) e l’infermità, il dottor Tsien seguiva ancora i suoi studi scientifici. Spero sinceramente che i miei due libri gli piacciano e non vedo l’ora di mandargli questa Odissea finale come ulteriore tributo.

CAPITOLO 36: LA CAMERA DEGLI ORRORI

Come conseguenza di una serie di udienze del Senato sulla sicurezza dei computer nel giugno 1996, il 15 luglio 1996 il presidente Clinton ha firmato la disposizione esecutiva 13.010 che riguarda «attacchi basati sul computer contro le informazioni o componenti di comunicazioni che controllano infrastrutture di vitale importanza (cyberminacce)». Ciò comporterà l’istituzione di una task farce che si opporrà al cyberterrorismo e avrà rappresentanti della CIA, della NSA, delle agenzie della Difesa ecc.

Pico, stiamo arrivando…

Dopo aver scritto il precedente paragrafo, sono rimasto perplesso nell’apprendere che anche il finale di Independence Day, che non ho ancora visto, prevede l’uso di virus del computer come cavalli di Troia! Mi hanno anche informato che l’inizio è identico a quello di Childhood’s End (1953) e che contiene ogni cliché scientifico noto fin dal Viaggio sulla Luna di Méliès (1903).

Non riesco a decidere se congratularmi con gli sceneggiatori per la botta di originalità — o accusarli di aver commesso un crimine transtemporale di plagio precognitivo. In ogni caso, temo, di non poter far nulla per impedire allo spettatore medio di pensare che mi sono impadronito del finale di Independence Day.

Il seguente materiale è stato tratto — di solito con notevoli interventi — dai precedenti libri di questa serie:

Da 2001: Odissea nello spazio: capitolo 18, «Attraverso gli asteroidi» e capitolo 37, «Esperimento».

Da 2010: Odissea due: capitolo Il, «Ghiaccio e vuoto»; capitolo 36, «Fuoco nel profondo»; capitolo 38, «Paesaggio di schiuma».

RINGRAZIAMENTI

I miei ringraziamenti alla IBM per avermi regalato lo splendido portatile Thinkpad 755 CD su cui è stato scritto questo libro. Per molti anni ho provato un senso d’imbarazzo a causa della diceria — completamente infondata — secondo la quale il nome Hal derivava dalle lettere immediatamente precedenti quelle dell’acronimo IBM. Nel tentativo di esorcizzare questo mito dell’era del computer, mi sono spinto persino al punto di indurre il dottor Chandra, l’inventore di Hal, a negarlo in 2010: Odissea due. Tuttavia, di recente mi hanno assicurato che, lungi dall’essere infastidita dall’associazione, la Big Blue ne è in realtà molto orgogliosa. Perciò abbandonerò ogni altro tentativo di aggiustare le cose — e ho mandato i miei saluti a tutti quelli che hanno partecipato alla «festa di compleanno» di Hal all’università (naturalmente) dell’Illinois, Urbana, il 12 marzo 1997.

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