La grande caccia
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #2
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gaetano Luigi Staffilano
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La grande caccia». Краткое содержание книги:
Mentre sedeva lì a preoccuparsi, Yarin Maeldan, il suo secondo sulla Spray, entrò nella locanda e si fermò al tavolo di Domon. «Carn è morto, capitano» disse.
Domon lo fissò, corrucciato. Già tre dei suoi uomini erano stati uccisi, uno ogni volta che rifiutava un incarico che l’avrebbe mandato a levante. I magistrati non avevano fatto niente; le vie erano pericolose di notte, dicevano, e i marinai sono gente dura e attaccabrighe. Di rado i magistrati si preoccupavano di quel che accadeva nel Quartiere Odoroso, se non rimanevano feriti cittadini rispettabili.
«Stavolta ho accettato» borbottò Damon.
«Non è tutto, capitano» proseguì Yarin. «L’hanno lavorato di coltello, povero Carn, come per costringerlo a rivelare qualcosa. E neanche un’ora fa, altri hanno tentato di salire di nascosto a bordo della Spray. La ronda del molo li ha messi in fuga. Tre volte in dieci giorni: non sapevo che i topi dei moli fossero così insistenti. In genere, prima di riprovarci lasciano calmare le acque. E la notte scorsa hanno messo a soqquadro la mia stanza al Delfino d’Argento. Hanno preso qualche moneta per far credere che si trattava di ladri, ma non hanno toccato la fibbia della cintura, quella con incastonati granati e lunarie, che pure era in piena vista. Cosa succede, capitano? Gli uomini hanno paura e anch’io sono un po’ nervoso.»
Domon si alzò. «Raduna l’equipaggio, Yarin. Trova ogni uomo e digli che la Spray salpa appena ci saranno a bordo braccia sufficienti a manovrarla.» Infilò nella tasca della giacca la pergamena. Prese la borsa d’oro e spinse fuori della porta il suo secondo. «Radunali, Yarin, perché lascerò a terra chiunque non sia presente.»
Gli diede una spinta per farlo correre, poi si diresse ai moli. Anche se udirono il tintinnio della borsa, i briganti si tennero alla larga, perché camminava con il passo deciso di chi va a uccidere.
Quando giunse alla Spray, c’erano già uomini che salivano a bordo; altri arrivavano di corsa, scalzi, lungo il molo. Non badavano ai timori del capitano, o li ignoravano, ma sapevano che Domon faceva buoni affari e che, alla maniera illiana, distribuiva all’equipaggio una parte dei guadagni.
La Spray, lunga ottanta piedi, aveva due alberi maestri e spazio per il carico sia sul ponte sia nella stiva. Anche se ai tre cairhienesi (se erano davvero tali) aveva detto il contrario, Domon la riteneva in grado di navigare in acque aperte. Il Mare delle Tempeste era calmo, d’estate.
«Deve farcela» borbottò tra sé; e scese di sotto, nella sua cabina.
Gettò sul letto, imbullonato allo scafo come il resto dell’austero arredamento, il sacchetto di monete d’oro e prese la pergamena, Accese una lanterna, l’appese al gancio ed esaminò il documento sigillato, rigirandolo come per leggerlo senza aprirlo. Bussarono alla porta.
«Entra» disse, accigliato.
Yarin sporse la testa. «Sono tutti a bordo, capitano, tranne tre che non ho trovato. Ma ho sparso la voce in ogni taverna e in ogni bordello del quartiere. Saranno a bordo prima che ci sia luce sufficiente a risalire il fiume.»
«La Spray salpa subito» rispose Domon. «In mare» soggiunse. Tagliò corto alle proteste di Yarin sulla luce e la marea e sul fatto che la Spray non era costruita per il mare aperto. «Subito! La Spray può superare le secche della bassa marea. E tu non hai dimenticato come si naviga basandosi sulle stelle, no? Portala fuori, Yarin. Portala fuori subito e torna ad avvisarmi appena abbiamo superato il frangimare.»
Il secondo esitò un momento, poi annuì e scomparve. Domon non lasciava mai che si affrontasse un tratto di navigazione mediamente pericoloso senza stare sul ponte a dare ordini; e portare fuori la Spray di notte non sarebbe stato privo di rischi, nonostante il suo basso pescaggio. Nel giro di qualche istante nella cabina di Domon giunsero le grida di Yarin e il rumore di piedi scalzi sul ponte. Il capitano non vi badò, anche quando sentì la nave sbandare nel prendere la marea.
Alla fine si decise: alzò la reticella metallica della lanterna e scaldò alla fiamma la punta d’un coltello. Riccioli di fumo si levarono dalla lama, ma Domon non lasciò che il metallo s’arroventasse: si servì del coltello caldo per staccare piano piano il sigillo di cera. Sollevò il foglio di chiusura della pergamena.
Il documento era semplice, senza preamboli né saluti, ma lo fece sudare.
Il latore della presente è un Amico delle Tenebre ricercato nel Cairhien per omicidio e altri crimini, fra i quali furto nei confronti della Nostra Persona. Ti chiediamo d’imprigionare quest’uomo e di prendergli tutto ciò che ha in possesso, fino alla minima cosa. Un nostro rappresentante verrà a portare via quel che lui Ci ha rubato. Tutto quel che possiede, salvo quello da Noi reclamato, vada a te come ricompensa per la cattura. Il malefico miscredente stesso sia impiccato immediatamente, in modo che la sua malignità generata dall’Ombra non contamini più la Luce.
sigillato per Nostra Mano