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Novilunio [The Wanderer - it]

Электронная книга - «Novilunio [The Wanderer - it]». Краткое содержание книги:

Perduta in uno spazio brulicante di stelle, sola in una nera giungla di vuoto cosmico, la Terra ha sognato per migliaia d'anni la propria solitudine. Come in una grande casa abitata da vecchi abitudinari, nella quale nessuno viene mai a rendere visita, così gli abitanti della Terra pensano che nessuno possa venirli a trovare da quel nero abisso scintillante di punti luminosi che splende sopra le nostre teste, di notte.
Come la Luna è stata una fedele compagna della Terra nella sua solitudine celeste, così le stelle sono state soltanto immagini remote, indistinte, piccole fiamme sospese nel cielo, inaccessibili e straniere e incorporee. Ma un giorno qualche viaggiatore, lasciando la strada lontana, potrebbe venire a bussare alla porta della vecchia casa; un giorno qualcosa potrebbe avvicinarsi, strisciando, nella giungla nera degli spazi cosmici. Quel giorno potrebbe essere vicino, in un cosmo dove le forze del tempo e del caso si muovono secondo schemi che la mente umana non riesce neppure a intuire. E cosa accadrebbe, se uno dei punti luminosi nel cielo… una delle stelle lontane… apparisse d'un tratto enorme, come un globo sanguigno e minaccioso, nei cieli notturni della Terra? Se la fedele compagna delnostro pianeta, la Luna, fosse risucchiata e cancellata dal cielo? Inizierebbe allora una lunga, infinita notte di novilunio. Un grande cielo color ardesia, dove le stelle brillano rade e fievoli, sopra coste battute da gigantesche maree, tra grandi cataclismi ed eventi ancor più bizzarri, una notte di novilunio che opera strani prodigi sulla mente e sul cuore degli uomini, facendo emergere tutto ciò che di migliore, e di peggiore, di nobile, e di volgare, costituisce l'essenza della natura umana. In questa notte di novilunio, forse il genere umano comincerebbe a conoscere se stesso…

Vincitore del premio Hugo per il miglior romanzo in 1965.
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Poi egli sentì una lieve pressione sul corpo rivestito dalla tuta spaziale, mentre il Baba Yaga veniva attirato irresistibilmente tra le sue scorte… era così che cominciava a considerarle… fino a quando solo i margini inferiori del loro bordo apparvero sullo schermo. Da quel momento in poi, essi mantennero con esattezza la posizione… come se si fossero ancorati alla sua piccola astronave lunare… e anche al suo corpo, gli parve d'intuire, anche se la sensazione era veramente bizzarra.

La cosa successiva che egli notò fu che le pallide macchie verdognole stavano discendendo lentamente, lungo la curva nera del Vagabondo, strisciando come se fossero state cimici fosforescenti!

Poi vide che lo scaffale di stelle si stava allargando, mano a mano che il nero elissoide della luna si allontanava.

Stando a tutte le indicazioni, il Baba Yaga veniva attirato dai dischi volanti che costituivano la sua scorta, veniva attirato in alto, a una velocità di circa cento miglia al secondo. Eppure lui non aveva avvertito neppure un atomo, delle forze gravitazionali che avrebbero dovuto schiacciarlo contro la parete, o addirittura fargliela sfondare.

Non c'era stato un solo momento, nelle ultime ore, neppure durante la bizzarra traversata della Luna, nel quale Don avesse pensato, Questa deve essere un'allucinazione. Lo pensò allora. L'accelerazione, e il prezzo che si pagava, per ottenerla, in carburante e in pressione di gravità, erano il nucleo delle sue conoscenze tecniche. Ciò che ora stava accadendo al suo corpo e al Baba Yaga non era semplicemente una mostruosa intrusione dell'ignoto, ma era una palese, totale contraddizione di tutto ciò che lui sapeva sul volo spaziale e sulle sue ferree limitazioni. Da cinque miglia al secondo, rispetto al Vagabondo, a cento miglia al secondo, ad angolo retto rispetto alla rotta precedente, eppure senza avvertire minimamente il cambiamento, senza neppure un indizio dell'accensione di qualche reattore principale, più abbagliante ed esplosivo di una stella azzurra… questo non era soltanto misterioso e soprannaturale, era del tutto impossibile!

Eppure le macchie verdi continuavano a inabissarsi, scendendo per la curva del pianeta, e il grande scaffale colmo di stelle si allargava, in alto, e d'un tratto il Baba Yaga si trovò nella luce del sole, sopra il Vagabondo. I raggi riflessi colpirono i suoi occhi dolorosamente, come pugnalate, dalla parte sinistra dello schermo, e dal bordo giallo della sua scorta di sinistra. Chiuse subito gli occhi, cercò a tentoni gli occhiali polarizzati, li infilò, aprì gli occhi di nuovo, e guardò.

Il Baba Yaga, saldamente ancorato alle sue scorte, stava ancora salendo nel cielo intorno al Vagabondo, a velocità fantastica. Lo schermo s'inclinò un poco a destra, e, guardando al di sopra della sommità curva del pianeta, Don poté vedere la Terra, la cui faccia mostrava principalmente l'Oceano Pacifico, ora, e l'iroso sole bianco e abbacinante, che riusciva a ferirgli gli occhi benché lui indossasse gli occhiali polarizzati.

La superficie del pianeta, sotto di lui, era immersa nella notte, poi apparve una falce della faccia illuminata, quasi tutta gialla, ma con il bordo superiore colorato di violetto.

Intrecciati nello spazio, sopra e tutt'intorno a lui, su uno sfondo sfolgorante di stelle, c'erano i sottili filamenti bianchi che uscivano dalla punta della Luna. Due erano più grossi, ora… non erano più filamenti, ma funi.

Avanti, i filamenti convergevano e scendevano in una grande curva verso il polo nord del Vagabondo. Là, vicinissimi ma sempre separati, essi parevano semplicemente unirsi alla superficie vellutata del pianeta, alcuni sulla faccia illuminata, altri sulla faccia buia, in tutto una dozzina, non di più. Visti così essi avevano l'aspetto di viticci misteriosi, senza foglie, che spuntavano dalla sommità del Vagabondo. Il Baba Yaga e le sue scorte stavano sfrecciando come palle di cannone verso lo stesso punto.

Poi, nell'attimo in cui parve che tra una frazione di secondo essi avrebbero oltrepassato le corde sempre più grosse, o si sarebbero scontrati con esse, le più incrollabili convinzioni di Don intorno al volo spaziale furono nuovamente frantumate, quando il Baba Yaga e i due dischi di scorta persero quasi tutta la loro velocità in una frazione di secondo, senza alcuna transizione apparente, e simultaneamente precipitarono verticalmente verso il luogo nero e giallo ove i viticci avevano le loro radici.

C'erano due ipotesi: o i dischi volanti che costituivano la sua scorta possedevao il motore antigravitazionale del quale tutti ridevano, a eccezione degli scrittori di fantascienza, e stavano trasportando il Baba Yaga nel loro campo di gravità-nulla, o lui aveva le allucinazioni, oppure…

Si voltò verso il quadro di comando, e cercò di ottenere un segnale radar dalla superficie sottostante. Con sua sorpresa, il segnale ritornò immediatamente.

Si trovavano a trecentoventi miglia dalla superficie, e stavano scendendo a una velocità di dieci miglia al secondo.

Automaticamente, toccò i comandi dei razzi stabilizzatori, per invertire la posizione del Baba Yaga, per poi essere in grado di frenare la caduta con quel poco di combustibile che gli era rimasto.

I razzi stabilizzatori non fecero spostare di un millimetro il Baba Yaga. Lo schermo continuò a mostrare la superficie del pianeta, in basso. E solo in quel momento Don notò che stavano scendendo come piume, parallelamente alla parte illuminata di uno dei filamenti che erano diventate corde, e poi grandi liane. Ora quel 'filamento' pareva enorme, dello spessore di almeno un miglio, e la sua pallida estensione riempiva un quarto dello schermo.

Ma con un fantastico gioco di prospettiva, come una colonna di Frank Lloyd Wright ancor più esagerata, enorme verso il tetto, sottilissima verso il pavimento, il cavo-peduncolo-liana si restringeva fin quasi a diventare un punticino, dove incontrava la faccia notturna del pianeta, in un punto vicinissimo alla linea dell'aurora.

E guardando la superficie di quella strana colonna, così da vicino, vide che non era affatto levigata, ma si trattava di una sorta di sostanza liscia piena di pezzi e massi dai contorni frastagliati, di ogni dimensione e di ogni folle angolazione… certamente la mescolanza di polvere lunare e roccia lunare che lui stesso aveva immaginato venisse risucchiata dal grande vortice sulla punta della luna.

Le rocce si muovevano lentamente, verso il basso, scendendo come un treno di poco più veloce su un binario parallelo… e l'impressione che ne ebbe Don fu questa.

Ma la cosa voleva dire che l'intera colonna stava precipitando alla medesima velocità del Baba Yaga… dieci miglia al secondo. Perché non si frangeva in un gigantesco scoppio di roccia, nel punto in cui colpiva il Vagabondo?

Improvvisamente, le rocce nella grande colonna cominciarono a cadere come fulmini, acquistando contorni irreali, diventando una scia indistinta e levigata per l'enorme velocità… proprio come se il treno del binario accanto avesse cambiato marcia, trasformandosi in un super-rapido.

La colonna aveva accelerato, oppure…

Un veloce controllo radar gli mostrò che la quota del Baba Yaga e della sua scorta era diminuita a trenta miglia, ma che la velocità di discesa era adesso di un solo miglio al secondo.

Allora la seconda ipotesi era giusta: loro avevano rallentato.

Il radar indicava però che non stavano rallentando ulteriormente. Il tempo era sempre più scarso, e lui utilizzò gli ultimi venti secondi per effettuare una ricognizione radar della superficie sottostante, cercando di ricavare qualche rilievo. Ma non ce n'erano… non c'erano luci sulla fascia oscura, c'era soltanto una pianura di velluto color limone, sulla faccia illuminata. La colonna di polvere e roccia lunare continuava a precipitare, e conservava la sua enorme ampiezza.

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