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Universo senza luce [Dark Universe]

Электронная книга - «Universo senza luce [Dark Universe]». Краткое содержание книги:

Anche pubblicato come “Percezione infinita”, tradutto da Antonietta Mazarino.

Dopo una guerra nucleare che ha devastato e reso inabitabile la superficie del pianeta, l’umanità è costretta a vivere in caverne sotterranee dove non arriva nessuna luce: sono generazioni ormai che nessuno l’ha più vista, tanto che su di essa si è formata una vera religione, una leggenda. Solo l’eccezionale sviluppo del senso dell’udito e del tatto permette ai pochi superstiti di sopravvivere ai gravi pericoli che minacciano la loro precaria esistenza e i pochi beni loro rimasti: pipistrelli giganti e altri mostri delle tenebre, i Veggenti, esseri misteriosi dotati di poteri sovrumani, e soprattutto la mancanza d’acqua, l’esaurimento dei pozzi. Iared, uno dei superstiti, non si lascerà tuttavia intimorire e, sfidando i mostri notturni, i demoni della Radioattività, le credenze della comunità e le accuse di blasfemia, si addentrerà nelle regioni ignote che si trovano al di là della Barriera, alla ricerca del mitico e remoto Mondo Originario.

Nominato per il premio Hugo per il miglior romanzo in 1962.
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Rendendosi a malapena conto dell’assenza di Mogan, Jared accolse con gratitudine il senso di intima sicurezza che gli davano le pareti del tunnel, mentre gli si richiudevano attorno ancora una volta. Il sibilo che aveva testimoniato l’assenza improvvisa del capo dei Veggenti era soltanto un ricordo insignificante di fronte allo sgomento profondo che l’aveva afferrato.

Inciampando, si spinse verso la prima curva. I suoi occhi, che bruciavano e gocciolavano lacrime di sofferenza, sentivano ancora la terribile pressione della sostanza mostruosa che aveva riempito tutto lo spazio vuoto in quell’orribile infinito di Radiazione.

Urtò contro una roccia, cadde, si rialzò e riprese a correre attorno alla curva, consapevole solo vagamente che si stava facendo strada in mezzo a pericoli sconosciuti senza il beneficio degli impulsi sonori.

Infine si fermò e si appoggiò, malfermo sulle gambe, a una snella stalattite, ad attendere che il suo respiro tornasse normale.

Tutto era chiaro, adesso… ironicamente e tristemente chiaro… Tutta quella roba nell’infinito era… Luce. Era la stessa Luce che aveva cercato per tutta la vita. Tuttavia, si era rivelata uno strumento del Male giacché faceva parte della stessa Radiazione.

Poi, all’improvviso, avvertì l’impatto di un’altra incredibile rivelazione:

Adesso sapeva cos’era anche il Buio!

Era lì, proprio in quella galleria, anzi in tutte le gallerie in cui era passato, in tutti i mondi che aveva visitato. Durante tutta la sua vita non era mai uscito dal Buio, fatta eccezione per quelle poche occasioni in cui aveva incontrato i mostri. Non aveva mai avuto modo di comprenderlo finché non aveva sperimentato la Luce.

Ma era tanto semplice, ora.

L’infinito alle sue spalle era pieno di Luce. Nel corridoio davanti a lui c’era una decisa diminuzione della Luce. E aldilà della curva successiva ci sarebbe stata un’assoluta assenza di Luce, una totalità di Buio… un Buio così completo e universale che avrebbe potuto vivervi per diecimila gestazioni senza mai scoprire la sua esistenza.

Barcollando sotto il peso stupefacente di quei concetti nuovi e strani, continuò a camminare nella galleria, con le mani incerte tese in avanti. E, attraverso i soli occhi, riusciva ad avvertire pienamente la «mancanza di Luce» che incombeva più avanti, nera e opprimente come il silenzio più profondo che aveva mai conosciuto… una cortina spessa e pesante di Buio.

Con passi esitanti, girò attorno alla curva e si immerse in quella barriera immateriale, tremando mentre il Buio si chiudeva inesorabile alle sue spalle. Adesso, per sentire la strada che l’attendeva, brancolava in continuazione sondando la galleria. Triste e umiliato ricordò come Romel, il fratello meno abile sensitivamente, dovesse farsi strada a tentoni quando si trovava in un denso silenzio.

Il passo seguente, il piede gli cadde nel vuoto di una piccola depressione del terreno e lui inciampò goffamente in avanti. Prima di rialzarsi, raccolse un paio di pietre e le fece risuonare nel cavo della mano.

Ma ora i «click» gli sembravano lontanissimi ed estranei. Soltanto concentrandosi al massimo riusciva a captare dagli echi le impressioni di ciò che gli stava dinanzi. Si domandò se l’incapacità di udire chiaramente non fosse uno degli effetti immediati della malattia della Radiazione. Poi provò una paura intensa quanto il Buio che lo circondava, mentre gli tornava alla mente un’altra leggenda: tutti coloro che incontravano la Radiazione potevano aspettarsi ogni genere di mali terribili… febbre, sordità, vomito fatale, perdita dei capelli e cecità, di qualsiasi cosa si trattasse.

Tuttavia, la preoccupazione delle conseguenze fisiche per il suo corpo era sepolta da un’amarezza che l’avvolgeva come i vapori soffocanti di un pozzo bollente. Davanti a lui si stendeva un futuro vuoto di vita e di interessi materiali quanto il vasto infinito da cui era appena scappato.

Tutti i suoi propositi non erano ora nulla più che sogni frantumati: il suo mondo era stato decimato; Della non c’era più; la sua ricerca della Luce era terminata nell’agonizzante rimorso dello sgomento e della delusione più cocente. Per tutta la vita aveva inseguito una speranza lusinghiera lungo un affascinante e ingannevole corridoio, soltanto per raggiungerla infine e scoprire che non era più consistente di un pugno d’aria.

Addentrandosi nel Buio, agitava le sue pietre con disperazione, pagando il prezzo di una severa attenzione per ogni impressione che ricavava dagli echi ormai estranei. Frenetico, tentava di ottenere il massimo contenuto informativo da ogni suono riflesso. E, anche così, doveva fermarsi di tanto in tanto per allungare una mano e tastare un ostacolo particolarmente indistinto.

Raggiunse infine l’incrocio da cui lui e Mogan avevano imboccato quella galleria più ampia e, pochi passi più in là, i riflessi dei suoi ticchettii cominciarono a riportargli le impressioni — alla sua sinistra — delle risonanti cavità del Mondo Originario.

Poi strinse con forza gli scandagli nel pugno e soffocò il loro rumore. Irrigidendosi, indietreggiò dai suoni che provenivano dal davanti: suoni diretti che avrebbe dovuto sentire molti battiti prima.

Voci… molte voci. Il corridoio pullulava di mostri umanoidi! Poteva persino captarne il fetore. E, misto a quello, c’era l’odore caratteristico dei Veggenti: senza dubbio prigionieri incoscienti che venivano trasportati dai demoni.

Si ritrasse dal centro del corridoio e andò a rifugiarsi tra due sporgenze, accertandosi di trovarsi in un vuoto di echi. Gli venne in mente, tuttavia, che se voleva nascondersi dalle creature maligne, doveva assicurarsi di essere in una posizione irraggiungibile anche dalla Luce. Perciò si addentrò ancor più all’interno della nicchia.

Adesso cominciava a rendersi conto della Luce che filtrava nell’apertura del suo nascondiglio. Ma, deciso a non aver più nulla a che fare con quella sostanza orrenda che l’aveva già depredato di parte del suo udito, tenne gli occhi ben chiusi.

Con lo schema sonoro dei mostri e dei Veggenti ben saldo nella mente, rivolse l’attenzione alla conversazione che aveva luogo tra due demoni che stavano passando:

— … contento che abbiamo deciso di farla finita con i Veggenti.

— Anch’io. Non sono molto difficili da recuperare, dato che sanno già adoperare gli occhi.

— Imparano in fretta. Prendi ad esempio l’ultimo gruppo che abbiamo catturato al Livello Superiore…

Quella conversazione venne sostituita da un’altra, mentre due nuovi mostri si avvicinavano:

— … dannatamente interessante, questo fenomeno della percezione. Thorndyke dice di volerne approfondire lo studio.

— Non è poi così straordinario. Una volta che la Radiazione abbia stimolato i cambiamenti genetici, ci si deve aspettare qualsiasi tipo di mutazione, inclusa anche la visione nel campo dell’infrarosso, immagino.

Molte delle parole pronunciate dalle creature maligne erano prive di significato. Né Jared riuscì a ricordare il nome «Thorndyke» nella lista delle gerarchie dei Demoni Nucleari.

L’ultimo essere della processione gli passò davanti, ma lui rimase lì accucciato, perso nella sua delusione. Nonostante avesse ascoltato con la massima attenzione e avesse sforzato il suo olfatto, non era riuscito a captare l’odore di Della in mezzo ai prigionieri.

Aveva quasi deciso di proseguire in direzione del Livello Inferiore quando sentì arrivare ancora un altro demone, però dalla parte della Barriera. E riuscì a trattenersi a stento dallo scattare fuori del nascondiglio, quando, contemporaneamente, colse l’odore caratteristico di Della.

Tenendo gli occhi ben chiusi in modo da evitare di essere distratto dalle impressioni della Luce, aspettò, rigido e immobile. Alla fine, la creatura maligna oltrepassò la fessura della nicchia e Jared le si gettò addosso, colpendola con una spallata nelle costole.

Il peso inerte di Della gli precipitò sopra, ma lui se ne liberò immediatamente per lanciarsi di nuovo sul catturatore della ragazza. Riuscì a circondare con il braccio il collo dell’essere, ma decise che non era il caso di perdere tempo a farne fuoriuscire ogni goccia di vita. Sferrò invece alcuni potenti pugni contro la mascella della creatura finché la fece svenire.

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