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READ-E-BOOK » Научная фантастика » Stirpe di alieno [Cuckoo's Egg - it]
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Stirpe di alieno [Cuckoo's Egg - it]

Электронная книга - «Stirpe di alieno [Cuckoo's Egg - it]». Краткое содержание книги:

Lo avevano chiamato Thorn, e ancora neonato lo avevano affidato al più grande giudice-guerriero di quel mondo, Duun, perché lo allevasse come un membro della loro razza. Ma ben presto Thorn si rende conto di essere diverso; la sua pelle è chiara e priva di morbida pelliccia argentea, le sue mani mancano di artigli, e in tutto quel mondo non esiste un’altra creatura simile a lui. Quando poi gli attentati alla sua vita si moltiplicano, fino a condurre l’intero pianeta a una strenua guerra civile, Thorn capisce che deve cercare nello spazio la risposta all’enigma della sua origine, ben sapendo che da lui può dipendere il futuro di due lontane civiltà.

Nominato per i premi Hugo e Locus in 1986.
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— Ira da parte del mio studente verso di me. Ha detto: “Avresti fatto meglio ad arrivare fra un po’”. La donna non ha detto niente. Più tardi il mio studente ha detto: “Volevo amarla”. E io gli ho spiegato che le differenze fisiche le avrebbero fatto del male.

— Lui questo lo sapeva?

— Poteva non rendersene conto.

— Tu sapevi?

— No. Sì. — Thorn si sforzò di riacquistare la padronanza di sé.

— L’ho spinta indietro, maestro Tangan. Emanava odore di paura, e io l’ho spinta indietro.

— Lontano da te.

— Mente — disse Betan. — È hatani, e mente con viso sincero.

— Cosa chiedi per lui?

— Rimandatelo a Dsonan. Non lasciatelo entrare nella Corporazione.

— Che cosa chiedi da lei, visitatore?

— Penso che sia una trappola — disse Thorn. — Penso che si tratti di un’altra prova, e che lei sia hatani.

— Perché dici questo?

— Si muove come un’hatani.

— Ti sbagli, giovane uomo. Non è hatani, né libera né della Corporazione.

— È ghota — disse Duun. — O io sono cieco. Ed è stata pazza a venire qui.

Betan rimase immobile. (Ghota?) Thorn la fissò. Si era aspettato uomini con pistole. (Betan? Ghota?)

— Questo è il mio giudizio — disse Tangan. — Lascia questa casa. Non inizierò una guerra fra corporazioni. Hai mezz’ora per raggiungere l’aeroporto. Prendi seriamente il mio avvertimento.

Betan si girò e camminò, cautamente, lungo il sentiero, oltre gli hatani sui massi, e su per i gradini all’estremità della sala. Thorn tremava, ma era il freddo; erano le bruciature. Dov’era stata Betan, dov’era stata una parte della sua giovinezza, c’era un vuoto freddo.

— Un’altra domanda.

— Maestro? — Thorn si voltò e guardò il vecchio sulla roccia.

— Qual è la cosa che hai fatto oggi di cui ti senti più orgoglioso?

Thorn sbatté le palpebre. Questo lo tradì, e si sentì umiliato, ma gli occhi gli bruciavano, e le ginocchia gli tremavano. — Avere portato qui il mantello di Duun.

Ci furono risate in tutta la sala, pungenti, rauche, dure.

— È un trucco dei novizi — spiegò Tangan. La sua faccia si rilassò e divenne gentile. — I novizi che crescono nella Corporazione non ci cascano mai, tranne il primo giorno, quando arrivano. Ma a te non era stato detto. E tu onori il tuo maestro. Ridono perché hai trovato quattro pietre, oltre all’acqua e al cibo. Questo è molto raro. Io ti rimprovero di aver versato l’acqua. Ma ti sei rifatto sudando intorno al fuoco. Quelle bruciature diventeranno cicatrici, giovane. E penso che dovresti fartele medicare, prima che ti rimandiamo indietro.

(Ho perso, dunque.)

— Sarai apprendista di Duun no Lughn fino a quando gli parrà opportuno. Da quel momento, farai come parrà opportuno a te. Hai la saggezza di trattenerti dal giudicare quando ti manca la conoscenza. Questo è molto importante. Sii gentile. Sii pietoso. Dai giudizi sinceri. Tutte le altre regole della Corporazione scaturiscono da queste tre. Un libero hatani giudica, e la Corporazione non si intromette. Quando giudicherai tu, la Corporazione sarà disposta a versare il sangue per sostenerti. Ricorda sempre questo, Haras-hatani.

— Sì, maestro Tangan. — E per un momento la faccia del maestro gli permise di vedere oltre un’altra barriera. (È un uomo preoccupato. Gli hatani lassù lo vedono, e per la sorpresa, si sono messi a ridere. C’è rabbia in questa sala.) Posò lo sguardo su Duun, e vide l’altra metà di quell’espressione. (Sanno qualcosa. No. Duun sa, e Tangan l’ha scoperto.)

— Accompagnalo a medicare quelle bruciature, Duun-hatani.

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— Prendetevi cura di lui — disse Duun lasciandolo. Erano medici hatani, che presero i vestiti di Thorn, e lo fecero mettere in piedi su una grata di plastica, con le mani appoggiate su due tavoli ai suoi fianchi, per medicarle. Altri due medici lo lavarono con acqua e sapone a partire dai capelli: dell’acqua grigia, sporca di sabbia e carbone, gli scendeva lungo il corpo, e spariva nella grata bianca. Il ginocchio gli bruciava e doleva, ma il loro tocco rapido era delicato. I medici gli lavarono anche le mani, con maggiore attenzione. — Sentirai freddo — disse uno. Thorn sentì un odore pungente, di qualcosa che faceva senz’altro male; e una scossa che al momento parve arrivare fino all’osso, gli colpì la mano destra quando i medici ci spruzzarono sopra quel liquido chiaro, dall’odore intenso. Ma ne seguì l’insensibilità, o la cessazione del dolore. Fu un cambiamento così brusco, che solo allora Thorn si accorse di quanto dolore aveva sopportato. Continuarono a lavarlo, e passarono all’altra mano. La destra, l’immersero in qualcosa di gelatinoso; poi in qualcos’altro, che s’indurì in una pellicola lucida, mentre uno gli asciugava i capelli, e un altro gli medicava il ginocchio e lo bendava. Il loro tocco era gentile. Così i loro modi. — Potrei bere, per favore? — chiese Thorn, intendendo, se non era per loro un disturbo, dal tubo dell’acqua che adoperavano per lavarlo. Si era inumidito le labbra quando gli avevano asciugato i capelli, ma aveva ancora sete. Quello che gli stava asciugando i capelli si allontanò e gli portò una tazza d’acqua; poi gliela tenne mentre lui beveva, impossibilitato ad usare le mani su cui stavano lavorando. Thorn guardò l’uomo negli occhi e vi scorse solo gentilezza.

— Dovresti andare a letto — disse il medico che gli stava medicando la destra — ma dicono che non puoi. Ecco, è fatto. Tieni il gomito piegato il più possibile, non chiudere la mano e non adoperarla fino a quando la gelatina non si stacca, ricordati.

Anche quello che lavorava sulla sinistra aveva finito, e lo prese per il gomito, facendolo spostare dalla grata. Un altro portò una tuta e un casco, i suoi, pensò Thorn confusamente, perché aveva un auricolare bruciacchiato. Gliela fecero indossare con la stessa efficienza che avevano mostrato nel curargli le ferite.

(Allora torniamo.) I medici di Dsonan l’avrebbero preso e fatto stendere sul tavolo, mormorando cose oscure mentre ficcavano il naso in quello che avevano fatto questi medici. E gli avrebbero fatto male.

Ci sarebbero stati ancora i nastri. Niente sarebbe cambiato. Thorn rabbrividì, mentre gli allacciavano la tuta, e uno dei medici gli sentì il polso carotideo. — Vai subito a letto quando sarai a casa — disse. — Non possiamo dargli niente — sottolineò un altro, con aria preoccupata e con gentilezza, tutto al contrario dei medici di Dsonan. — Troppo rischioso. Speriamo che non reagisca alla gelatina. — Lo guardò e gli diede una pacca sulle spalle. — Ti senti male allo stomaco?

— No. Non molto.

Continuarono ad allacciargli le cerniere e le fibbie della tuta. — Accidenti, non può mettersi il casco.

(Perché tanta fretta? Cosa non va? Perché sono preoccupati? Ghotanin? Hanno lasciato andare Betan. È andata all’aeroporto? È andata?) Il pensiero che Betan potesse morire gli dava dolore. (Anche se è mia nemica. È stata coraggiosa a venire qui.)

— Ecco. — Un ultimo strattone. — Così è a posto. Tieni il casco sotto il braccio, non usare le mani. Chiamate Duun, qualcuno.

— È fuori.

— Grazie — disse Thorn, guardandoli. Era sincero. Uno di loro aprì la porta e chiamò Duun. Anche Duun indossava la tuta, e aveva sulla spalla una borsa di tela grigia, con cinghie nere, e il casco sottobraccio.

— Ce la può fare, vero? — chiese Duun.

— Prenditi cura di lui — disse un medico. E a Thorn: — Tieni il braccio piegato, capito? Addio.

Era tutto, dunque. Duun, in piedi presso la porta, guardò i medici come per ringraziarli, e fece uscire Thorn sul corridoio. Degli hatani andavano e venivano, nessuno con il mantello grigio, adesso. La maggior parte pareva avere mille cose per la testa, e alcuni erano di fretta. Passando, molti guardarono lui e Duun.

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