Scelti dalle tenebre [The Vampire Lestat - it]
- Автор: Райс Энн
- Серия: Cronache dei vampiri #2
- Год: 1989
- Язык: итальянский
- Год: Longanesi
- ISBN: 978-88-304-0911-8
- Переводчик: Roberta Rambelli
- Жанр: Ужасы
Электронная книга - «Scelti dalle tenebre [The Vampire Lestat - it]». Краткое содержание книги:
Era quasi l’alba, l’ottava notte, quando mi presentai alla porta di Roget e tirai il campanello.
Mi rispose prima di quanto mi aspettassi; era frastornato e ansioso, e indossava la solita camicia da notte di flanella bianca.
«Comincio ad apprezzare il vostro abbigliamento, Monsieur», dissi stancamente. «Credo che non mi fiderei di voi se portaste camicia, brache e giacca…»
«Monsieur», disse Roget interrompendomi, «un avvenimento inatteso…»
«Prima rispondetemi. Renaud e gli altri sono partiti felicemente per l’Inghilterra?»
«Sì, Monsieur. Ormai sono a Londra, ma…»
«E Nicki? È andato da mia madre in Alvernia. Ditemi che è così. È fatta.»
«Monsieur!» disse Roget. S’interruppe e, inaspettatamente, vidi nei suoi pensieri l’immagine di mia madre.
Se avessi riflettuto, avrei compreso cosa significava. Quell’uomo non aveva mai visto mia madre: quindi come poteva raffigurarsela con il pensiero? Ma non usavo la ragione. Anzi, la mia ragione era fuggita.
«Non è… non ditemi che è troppo tardi!» esclamai.
«Monsieur… lasciate che prenda la giacca…» disse inesplicabilmente Roget, e tese la mano verso il campanello.
L’immagine riapparve nella mia mente: il viso bianco e tirato, troppo vivido perché potessi sopportarlo.
Afferrai Roget per le spalle.
«L’avete vista! È qui!»
«Sì, Monsieur. È a Parigi. Ora vi condurrò da lei. Il giovane de Lenfent mi ha avvertito del suo arrivo, ma non sono riuscito a mettermi in contatto con voi, Monsieur. Non so mai dove trovarvi. Ed è arrivata ieri.»
Ero troppo stordito per rispondere. Mi lasciai cadere sulla sedia. Le immagini di mia madre che custodivo nella mente sfolgoravano abbastanza intense per eclissare tutto il resto. Era viva ed era a Parigi. E Nicki era ancora lì, ed era con lei.
Roget si accostò, come se volesse toccarmi.
«Andate avanti, Monsieur, mentre mi vesto. Vostra madre è nell’Ile St.-Louis, tre porte a destra di Monsieur Nicolas. Dovete andare immediatamente.»
Lo guardai allibito. Non lo vedevo neppure. Vedevo mia madre. Mancava meno di un’ora al levar del sole. E avrei impiegato tre quarti d’ora per raggiungere la torre. «Domani… domani notte», balbettai. Ricordavo la battuta del Macbeth di Shakespeare… «Domani e domani e domani…»
«Monsieur, voi non capite! Vostra madre non farà il viaggio in Italia. Ha compiuto l’ultimo viaggio venendo qui per vedervi.»
Quando s’accorse che non rispondevo, mi afferrò e cercò di scuotermi. Non l’avevo mai visto comportarsi così. Per lui ero un ragazzo, e si sentiva in dovere di richiamarmi alla ragione. «Le ho trovato un alloggio», continuò. «Infermiere, dottori, e tutto ciò che si può desiderare. Ma non bastano per tenerla in vita. Siete voi che la tenete in vita, Monsieur. Deve vedervi prima di chiudere gli occhi per sempre. Dimenticate l’ora e andate da lei. Neppure una volontà forte come la sua può compiere certi miracoli.»
Non riuscivo a rispondere. Non riuscivo a formulare un solo pensiero coerente.
Mi alzai e andai alla porta, trascinando con me Roget. «Andate subito da lei», dissi. «E informatela che andrò a farle visita domani notte.»
Roget scosse la testa. Era incollerito e disgustato. E cercò di voltarmi le spalle.
Non glielo permisi. «Andate da lei immediatamente, Roget», dissi. «Tenetele compagnia tutto il giorno, capite, e fate in modo che attenda… che attenda il mio arrivo! Vegliatela, se dorme. Destatela e parlate, se vi accorgete che sta per andarsene. Ma non lasciate che muoia prima del mio arrivo!»
PARTE III
VIATICO PER LA MARCHESA
1.
Dal punto di vista delle abitudini dei vampiri, io mi sveglio presto. Mi alzo appena il sole cala dietro l’orizzonte e nel cielo c’è ancora una luce rossa. Molti vampiri non si svegliano prima che sia completamente buio; quindi ho un notevole vantaggio… in questo e nel fatto che loro devono tornare nella tomba un’ora prima di me. Non ne ho parlato prima perché allora non lo sapevo, e perché la cosa non divenne importante se non più tardi.
Ma la sera seguente mi misi sulla strada per Parigi mentre il cielo era in fiamme.
Avevo indossato gli abiti più rispettabili che possedevo prima di infilarmi nel sarcofago, e inseguivo il sole verso ovest, in direzione della capitale.
Sembrava che la città bruciasse, tanto appariva ardente e terrificante quella luce. E finalmente attraversai il ponte dietro Notre-Dame e raggiunsi l’Ile St-Louis.
Non pensavo a ciò che avrei detto o fatto, o come avrei potuto nascondermi a mia madre. Sapevo solo che dovevo vederla e abbracciarla e stare con lei finché c’era ancora tempo. Non riuscivo a pensare alla sua morte. Era una catastrofe che apparteneva al cielo in fiamme. E forse io ragionavo come un comune mortale, pensando che, se avessi potuto realizzare il suo ultimo desiderio, sarei riuscito a dominare l’orrore.
Il crepuscolo disperdeva la luce, quando trovai la sua casa sul Lungosenna.
Era una casa piuttosto elegante. Roget aveva fatto ciò che doveva, e un commesso attendeva al portone per indicarmi la strada. Quando entrai, nel salotto dell’appartamento c’erano due cameriere e un’infermiera.
«Monsieur de Lenfent è con vostra madre, Monsieur», disse l’infermiera. «Ha voluto vestirsi per vedervi, e sedersi accanto alla finestra per guardare le torri della cattedrale. Vi ha visto attraversare a cavallo il ponte.»
«Spegnete tutte le candele della stanza tranne una», dissi. «E chiedete a Monsieur de Lenfent e al mio procuratore di uscire.»
Roget uscì subito, e poi apparve Nicolas.
Anche lui s’era vestito con eleganza, in velluto rosso, con la camicia più bella e i guanti bianchi. Le recenti ubriacature lo avevano fatto diventare più magro, quasi sparuto: ma questo rendeva ancora più vivida la sua bellezza. Quando i nostri occhi s’incontrarono, la malizia che s’irradiò da lui mi bruciò il cuore.
«Oggi la marchesa si sente un po’ più forte, Monsieur», disse Roget. «Ma ha terribili emorragie. Il dottore dice che non…»
S’interruppe e lanciò un’occhiata alla camera da letto. Glielo lessi nella mente: non passerà la notte.
«Fatela tornare a letto, Monsieur, al più presto possibile.»
«A che scopo?» chiesi. La mia voce era un mormorio spento. «Forse vuol morire accanto a quella maledetta finestra. Perché no, che diavolo?»
«Monsieur!» m’implorò Roget.
Volevo dirgli di andarsene con Nicki.
Ma mi stava accadendo qualcosa. Andai nel corridoio e guardai in direzione della camera da letto. Mia madre era là. Avvertii un cambiamento fisico che si compiva in me. Non potevo muovermi né parlare. Lei era là e stava morendo.
Tutti i suoni nell’appartamento divennero un brusio confuso. Vidi una bella camera da letto al di là della porta, un letto laccato di bianco con i tendaggi dorati, le finestre con drappeggi dello stesso tessuto, e il cielo inquadrato nei vetri e sfumato di nubi d’oro. Ma tutto ciò era indistinto e vagamente orribile: il lusso che avevo desiderato donarle, e lei che stava per abbandonarsi alla fine. Mi chiedevo se questo la esasperava o la faceva ridere.
Comparve il dottore. L’infermiera venne a dirmi che era rimasta accesa una candela sola, come avevo ordinato. L’odore delle medicine si mescolava a un profumo di rose, e io mi accorsi che udivo i pensieri di mia madre.
Era il palpito sordo della sua mente, intanto che attendeva con le ossa doloranti nel corpo emaciato, tanto doloranti che era una sofferenza quasi insopportabile persino stare seduta alla finestra nella comoda poltrona di velluto, avvolta nella trapunta.