Fuga dal pianeta degli umani [Humans - it]
- Автор: Сойер Роберт Джеймс
- Серия: Paralasse neandertal #2
- Год: 2009
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Dario Rivarossa
- Жанр: Альтернативная история
Электронная книга - «Fuga dal pianeta degli umani [Humans - it]». Краткое содержание книги:
— Cosa? No, no, no.
— Allora come…
— Perché ci sono i loro nomi — rispose Mary, in un tono che cominciava a tradire una certa esasperazione. — I nomi. Noi entriamo in comunicazione con gli altri tramite i nomi.
Ponter aggrottò le sopracciglia. — Io… scusami, non voglio fare la parte del tonto, ma questo non mi sembra esatto. Noi… il mio popolo… entriamo in contatto tra noi tramite gli sguardi. C’è un sacco di gente di cui riconosco i lineamenti, ma di cui non ho mai saputo il nome. Inoltre, be’, comunico con te ma, sebbene sappia il tuo nome, non riesco a pronunciarlo, e neppure a pensarlo, in modo preciso. Arrivo al massimo ad articolare “Mèr”.
— Noi pensiamo che i nomi abbiano… — Mary fece spallucce in modo più evidente, rendendosi conto di quanto suonasse ridicolo —… qualcosa di magico.
— Però, non è che davvero comunichiate con i morti — ripeté Ponter. Non voleva sembrare testardo, e in effetti non lo era.
Mary chiuse gli occhi per raccogliere le energie… o, come pensò Ponter, per ascoltare il parere di qualche persona lontana. Infine disse: — Lo so che il tuo popolo non crede a una vita nell’aldilà.
— La vita dopo la morte — ricordò lui, quasi presentando la parola su un piatto d’argento. — È un ossimoro.
— Non per noi — replicò Mary; poi, sottolineando la frase: — Non per me. — Lanciò un’occhiata intorno. Ponter la interpretò come un’esternazione del desiderio di Mary di trovare il modo migliore per esprimere i propri sentimenti; invece lei puntò lo sguardo in una direzione precisa, poi si mosse. Ponter la seguì.
— Vedi quei fiori? — gli chiese lei.
— Certo.
— Sono stati lasciati qui da qualcuno vivo, per qualcuno morto. Qualcuno il cui nome è scritto lì — indicò la lastra di granito di fronte a sé. Poi si chinò. Erano rose, con lunghi gambi tenuti insieme da un nastrino, da cui spuntava un biglietto. — A Willie — disse Mary, evidentemente leggendo il biglietto — dalla sua affezionata sorella.
— Ah — disse Ponter, incapace di trovare un commento più appropriato.
Camminando a passo più deciso, Mary raggiunse una pagina ormai molto ingiallita posata contro il memoriale. La raccolse e lesse: — Caro Carl… — Fece una pausa, esaminando la lastra che aveva davanti. — Dev’essere lui — disse, allungando un dito e toccando un nome: CARL BOWEN. — Restò a fissare il nome inciso, aggiungendo: — Un messaggio per te, Carl. — Doveva essere un suo saluto spontaneo, perché non stava leggendo. Poi, abbassando lo sguardo sul foglio, disse ad alta voce:
Caro Carl,
lo so che avrei dovuto venire prima. Avrei tanto voluto farlo, davvero, ma non sapevo come avresti preso la notizia. Lo so che per te ero il primo amore, e tu per me, e che nessuna estate è stata meravigliosa come quella del ’66. Ho pensato a te ogni giorno della tua assenza, e quando si è saputo che eri morto, ho pianto, ho pianto tanto, e sto piangendo anche adesso che scrivo queste parole.
Non voglio che tu pensi che io abbia mai smesso di provare dolore per te, perché non è così. Ma ho una vita da vivere. Ho sposato Bucky Samuels, te lo ricordi?, quello di Eastside. Adesso abbiamo due bambini, entrambi più grandi dell’età che avevi tu quando sei morto.
Credo che non mi riconosceresti neppure. I capelli mi stanno diventando grigi, anche se faccio di tutto per nasconderlo, ed è da un pezzo che non ho più le lentiggini. Ma continuo ancora a pensare a te. Amo tanto Bucky, ma amo tanto anche te… e so che un giorno ci incontreremo ancora.
Il tuo eterno amore