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Il sentiero dei pugnali

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Il sentiero dei pugnali
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Elayne caracollò giù per la collina, inciampò e riprese l’equilibrio, e le veniva da ridere nonostante la gravità della situazione. Nonostante il pericolo. Lini e sua madre le avevano severamente vietato di correre e arrampicarsi sugli alberi sin da quando aveva compiuto dodici anni, ma non era solo il puro piacere di correre che la riempiva di quella gioia trionfante. Si era comportata come ci si aspettava si comportasse una regina, ed era andata esattamente come doveva. Aveva preso il comando, per portare delle persone lontano dai pericoli, e loro l’avevano seguita! Tutta la sua vita era stata un addestramento per situazioni del genere. Era la soddisfazione a farla ridere, e il caldo bagliore dell’orgoglio sembrava esploderle attraverso la pelle come la radiosità di saidar.

Dopo aver girato l’ultima curva, si lanciò a testa bassa nel rettilineo finale accanto a uno dei fienili intonacati di bianco. E con la punta dei piedi colpì una pietra quasi del tutto sepolta. Inciampò in avanti, agitando furiosamente le braccia, e all’improvviso si ritrovò in aria a testa in giù. Non ebbe tempo neppure per urlare. Con un tonfo che le fece battere i denti e le mozzò il fiato, atterrò duramente in fondo al sentiero, ritrovandosi seduta di fronte a Birgitte. Per un istante non fu in grado neppure di pensare, poi, quando ci riuscì, sentì svanire gran parte della soddisfazione di prima. Alla faccia della dignità regale. Togliendosi i capelli dal viso, provò a respirare normalmente in attesa del pungente commento di Birgitte. La Custode aveva un’occasione per comportarsi da sorella maggiore e più saggia, e di rado si lasciava sfuggire simili opportunità.

Ma Birgitte la sorprese, rimettendola in piedi prima ancora che arrivasse Aviendha e senza mostrare neppure l’accenno di sogghigno visibile sul volto dell’Aiel. Nella sua Custode, Elayne percepiva solo un senso di... concentrazione: una freccia incoccata su una corda tesa. «Dobbiamo fuggire o combattiamo?» chiese Birgitte. «Ho riconosciuto quelle bestie volanti dei Seanchan, sono le stesse di Falme, e se vuoi sapere la verità io suggerirei di fuggire. Oggi ho l’arco normale.» Aviendha le rivolse un’occhiata un po’ torva, ed Elayne sospirò; Birgitte doveva davvero imparare a tenere a freno la lingua se voleva nascondere la propria vera identità.

«Certo che fuggiamo» ansimò Nynaeve, percorrendo trafelata l’ultimo tratto del sentiero. «Combattere o fuggire! Ma che domanda idiota! Credi che siamo proprio... Per la Luce! Che stanno facendo?» Aveva cominciato ad alzare la voce, e la alzò ancora di più quando chiamò: «Alise! Alise, dove sei? Alise! Alise!»

Con un sobbalzo, Elayne si rese conto che nella fattoria era tornata la stessa agitazione di quando avevano riconosciuto il volto di Careane. Forse adesso era peggio. Centoquarantasette donne della Famiglia risiedevano lì, così aveva riferito Alise, incluse cinquantaquattro Donne Sapienti dalla cintura rossa che avevano lasciato Ebou Dar qualche giorno addietro e alcune altre di passaggio in città, e sembrava che ognuna di loro stesse correndo da qualche parte nel cortile, insieme a molte delle altre donne, le semplici ‘ospiti’. Quasi tutti i servitori del palazzo di Tarasin con la loro livrea bianca e verde sfrecciavano qua e là trasportando i loro carichi. Anatre e galline scorrazzavano in quel tumulto, agitavano le ali e starnazzavano, aggravando ancor più quell’evidente confusione. Elayne vide addirittura un Custode, il brizzolato Jaem di Vandene, che trotterellava con le braccia nodose strette attorno a un grande sacco di iuta!

Alise parve materializzarsi dall’aria, serena e controllata nonostante il sudore sul viso. I capelli erano in ordine fino all’ultima ciocca, e per quanto era liscio il vestito si sarebbe detto che era semplicemente uscita a fare due passi. «Non c’è bisogno di strillare» disse con calma poggiandosi le mani sui fianchi. «Birgitte mi ha spiegato cosa sono quei grossi volatili, e ho pensato che sarebbe stato meglio partire quanto prima, soprattutto dopo che vi ho viste scendere giù da quelle collina come se aveste il Tenebroso in persona alle calcagna. Ho detto a tutte di prendere un vestito pulito, tre cambi di calze e biancheria, sapone, cesti per il cucito e tutti i soldi che hanno. E nulla più. Le ultime dieci a finire si occuperanno dei piatti da lavare finché non arriveremo a destinazione: questo perché si diano una mossa. E ho detto a quei servitori di raccogliere tutto il cibo che potevano, per andare sul sicuro. L’ho detto anche ai vostri Custodi. Hanno mostrato di avere cervello, quasi tutti. Un cervello sorprendentemente buono, trattandosi di uomini. Diventare Custode ha su di loro questo tipo di effetto?»

Nynaeve era rimasta immobile e con la bocca aperta, pronta a dare ordini che però erano già stati dati. Le emozioni si rincorrevano rapide sul suo volto, troppo veloci per poterle distinguere. «Molto bene» mormorò alla fine. Con acidità. All’improvviso, parve illuminarsi. «Le donne che non fanno parte della Famiglia. Certo! Bisogna...»

«Calmati» la interruppe Alise con un gesto rasserenante. «Sono già partite, quasi tutte. In particolare quelle con un marito o una famiglia di cui preoccuparsi. Non avrei potuto trattenerle neanche se avessi voluto. Ma almeno una trentina di loro credono che quegli uccelli siano davvero progenie dell’Ombra, e vogliono stare quanto più vicino possibile alle Aes Sedai.» Tirò seccamente su col naso, rendendo chiara la sua opinione al riguardo. «Ora, riprenditi. Bevi un po’ d’acqua fresca, ma non troppo in fretta. Sciacquati anche il viso. Io devo occuparmi di certe faccende.» Lanciò un’occhiata, vide tutte le donne che correvano qua e là, e scosse il capo.

«Alcune di loro batterebbero la fiacca anche se scendessero i Trolloc da quella collina, e la maggior parte delle nobili non si è mai davvero abituata alle nostre regole. Di sicuro dovrò ricordargliene due o tre prima di partire.» Detto questo, tornò placidamente verso il tumulto nel cortile, lasciando Nynaeve a bocca aperta.

«Be’,» fece Elayne, spazzolandosi la gonna «l’avevi detto che è molto in gamba.»

«Non ho mai detto una cosa del genere» scattò Nynaeve. «Non ho mai detto ‘molto’. Bah! Che fine ha fatto il mio cappello? Quella donna crede di sapere tutto, ma scommetto che questo non lo sa!» Scattò in una direzione diversa da quella presa da Alise.

Elayne rimase a fissarla a occhi sgranati. Il cappello? Anche a lei sarebbe piaciuto sapere dov’era finito il suo — era un oggetto meraviglioso — ma che diamine! Forse essere nel circolo e lavorare con tutto quel Potere, e farlo usando un angreal, aveva temporaneamente scompigliato la mente di Nynaeve. Lei stessa si sentiva un po’ strana, come se potesse pizzicare dall’aria intorno a lei dei piccoli frammenti di saidar. In ogni caso, per il momento aveva questioni più importanti di cui occuparsi. Per esempio, doveva prepararsi a partire prima della calata dei Seanchan. Da quello che aveva visto a Falme, potevano davvero aver portato cento damane, o anche di più; inoltre, stando a quel poco che era riuscita a farsi dire da Egwene sul suo periodo di prigionia, quasi tutte le donne sarebbero state ansiose di contribuire a farne finire altre con un guinzaglio al collo. Egwene aveva raccontato che la cosa più disgustosa per lei era stata vedere le damane di Seanchan che ridevano con le loro sul’dam, le adulavano e giocavano con loro, segugi ben addestrati coi loro cari padroni. E poi aveva aggiunto che anche alcune di quelle catturate a Falme erano diventate così. Questo faceva ghiacciare il sangue nelle vene di Elayne. Sarebbe morta piuttosto che lasciarsi mettere quel guinzaglio! E non aveva nessuna intenzione di lasciare ai Reietti o ai Seanchan ciò che aveva trovato. Andò di corsa alla vasca, con Aviendha al suo fianco che respirava a fatica come lei.

Alise doveva aver pensato davvero a tutto, però. I ter’angreal erano già stati caricati sui cavalli da soma. I cesti di vimini nei quali non aveva ancora rovistato erano pieni di ciarpame inutile e solo la Luce sapeva cos’altro, ma quelli che lei e Aviendha avevano svuotato erano adesso appesantiti da sacchi di farina e sale, fagioli e lenticchie. Una manciata di stallieri si stava occupando degli animali, avevano smesso di correre in giro per la fattoria.

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