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Fuga dal futuro [Our Children's Children - it]

Электронная книга - «Fuga dal futuro [Our Children's Children - it]». Краткое содержание книги:

Nel giardino di un fotoreporter, ai piedi di una vecchia quercia, si apre a un tratto, come nelle fiabe, un gran buco nero. Ma le creature che ne escono non sono gnomi o folletti, sono uomini e donne, vecchi e bambini che fuggono dal futuro; o, almeno, così dicono. È un’invasione ordinata e pacifica, che pone però ugualmente problemi gravissimi. Possiamo noi, già sovraffollati come siamo, accogliere e mantenere questi milioni di nuovi venuti che dilagano in ogni parte del mondo? E, d’altra parte, chi avrebbe il coraggio di respingere quelli che sono, in fin dei conti, i nostri discendenti? Finché, a sciogliere i nodi e le esitazioni, interviene l’orrendo nemico da cui i profughi fuggivano e che ora si scatena anche nel nostro tempo.
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— Dunque abbiamo la prova che i mostri fuggono nel passato. Proprio come abbiamo fatto noi.

— Pare proprio di sì — disse Wilson. — Ma volevo sapere come la pensate voi, dal momento che, in fatto di mostri, siete molto più esperto.

— Poi ne parlerete a Wolfe?

— Certamente.

— C’è anche un’altra cosa di cui vorrei parlarvi, signor Wilson. Ne abbiamo discusso a lungo, io e mia figlia, e abbiamo deciso di parlarvene.

— Di cosa si tratta?

— Di un invito — rispose Gale. — Non siamo sicuri che accetterete. Anzi, forse vi offenderete, ma altri potranno accettare. Ecco di che si tratta: quando andremo nel Miocene, saremmo molto lieti se veniste con noi. Col nostro gruppo, cioè. Per noi sarebbe veramente una gioia.

Wilson rimase interdetto. Avrebbe voluto dire qualcosa, ma non trovava le parole.

— Voi siete stato il nostro primo amico, qui, e forse resterete l’unico — disse Alice. — Siete stato gentile e paziente con noi. Ci avete aiutato a sistemare la faccenda dei diamanti. Avete fatto tanto per noi!

Girò intorno alla scrivania e si chinò a dargli un bacio sulla guancia.

— Non occorre che ci rispondiate subito — disse Gale. — Pensateci, e se deciderete per il no, non insisteremo. Vi invitiamo partendo dal presupposto che, se la vostra gente deciderà di tornare indietro nel tempo, sceglierà un’epoca diversa dalla nostra, mentre invece avremmo piacere di avervi con noi. Non dimenticate che, se anche ora vi trovate su un diverso piano temporale, temo che sia troppo tardi per evitare i disastri che travolsero i nostri avi tre secoli fa. Cioè fra due secoli a partire da oggi.

— Non so cosa dire — confessò Wilson. — Proprio non so… Dovete lasciarmi il tempo di pensare.

— Ma sicuro — disse Gale.

Alice si chinò a sussurrargli all’orecchio: — Spero tanto che decidiate di venire con noi.

Poi se ne andarono, silenziosi e discreti com’erano venuti.

Le prime ombre del crepuscolo si stendevano nella stanza. Nell’atrio si sentiva il ticchettio di una macchina per scrivere. In fondo alla stanza, le telescriventi non smettevano un attimo il loro pettegolo ticchettio. Sulla scrivania di Judy si accese una spia luminosa. Ma Judy non c’era. L’aereo che l’avrebbe portata nell’Ohio era già decollato.

Judy, disse fra sé Wilson, cosa mai ti è preso? Perché l’hai fatto? Sapeva che gli sarebbe mancata. Finora non si era reso conto di quanto gli fosse necessaria la sua compagnia, di come lo aiutasse a vincere quella solitudine che può afferrare un uomo anche quando si trova in mezzo alla gente. Non occorreva che fosse sempre lì con lui, bastava pensare che era vicina, che l’avrebbe rivista, per bandire il senso di solitudine e sentirsi rallegrare il cuore.

Vicina lo sarebbe stata ancora. Dopo tutto, l’Ohio non era in capo al mondo. Esistevano i telefoni e la posta. Ma sarebbe stato diverso. Pensò a cosa avrebbe potuto scriverle, ma sapeva che non le avrebbe mai scritto.

Suonò il telefono. Era Kim. — La riunione è terminata. Può riceverti.

Appena lo vide entrare, il Presidente gli disse: — Mi spiace di averti fatto aspettare tanto, Steve, ma abbiamo parlato di molte cose. Cosa ti preoccupa?

Wilson sorrise. — Adesso sono molto meno preoccupato di quando ho chiesto a Kim se mi potevate ricevere — disse. — Adesso le cose vanno meglio. Si trattava di quella faccenda dei russi. Mi aveva telefonato Tom Manning. Conoscete il suo agente all’ONU? Max Hale?

— Di nome. Non credo di averlo mai visto. Mi pare che abbia fama di persona seria.

— Sì. Ed è molto abile, anche. Aveva sentito dire che i russi avrebbero insistito per far bombardare con le armi atomiche le zone infestate dai mostri.

— Mi ero aspettato qualcosa del genere — disse il Presidente. — Hanno sempre la mano pesante.

— Ma adesso credo che non ci sia più motivo di preoccuparci. Guardate qui. Me le hanno portate poco fa. — E gli porse le foto. — Sono opera di Bentley Price.

— Price… Non è quel tipo che…?

— Sì, è uno che beve molto, ma come fotografo bisogna fargli tanto di cappello. È uno dei migliori.

Il Presidente esaminò le foto, poi commentò con aria perplessa: — Non capisco bene…

— Adesso vi spiego, signor Presidente… — E Wilson raccontò tutta la storia. Il Presidente lo ascoltò senza mai interromperlo e alla fine domandò: — Credi che sia questa la spiegazione, Steve?

— Io credo di sì, e anche Gale è dello stesso parere. Ha detto che faremmo meglio a chiedere l’opinione del professor Wolfe, però lui non aveva dubbi. Perciò, tutto quel che dobbiamo fare è continuare a braccarli, in modo che si sentano in pericolo e fuggano nel passato. Probabilmente, lo stanno già facendo anche senza aspettare di essere messi singolarmente con le spalle al muro. Sono creature dotate di intelligenza superiore e a quest’ora si saranno resi conto che noi siamo meglio armati e organizzati degli uomini del futuro. Sono combattenti nati, però non vogliono mettere a repentaglio la sopravvivenza della razza. Nel Cretaceo troveranno degli avversali validi, formidabili, anzi, con cui combattere. Il Tyrannosaurus rex, per esempio, i triceratopi, i celosauri e via dicendo. Potranno lottare corpo a corpo, facendo sfoggio di tutta la loro abilità e del loro coraggio, molto meglio che non contro le nostre armi.

Seguì un lungo silenzio, che il Presidente infine ruppe per dire: — Se ben ricordo, i paleontologi non hanno mai risolto il mistero della scomparsa dei dinosauri. Forse ora abbiamo trovato la risposta.

— Può darsi — disse Wilson.

Il Presidente allungò la mano verso il telefono, ma la ritrasse. — No — disse. — Fyodor Morozov è una brava persona. Quello che ha detto stamattina fa parte del suo dovere diplomatico. Ma lui la pensa in modo diverso, lo conosco. Inutile telefonargli, potrebbe sembrare una vanteria di cattivo gusto. Scoprirà dai giornali quello che è successo. E allo stesso mòdo lo verranno a sapere all’ONU. Mi piacerebbe vedere le loro facce. Niente aiuti dall’estero, niente ricorso alle armi atomiche. I mostri gli hanno spuntato la spada in mano, direi.

— Proprio così — convenne Wilson. — Ora vado, non voglio farvi perdere altro tempo…

— Resta ancora un minuto, Steve. Voglio dirti una cosa che è bene che tu sappia fin d’ora. È probabile che prima o poi si sollevi la questione e tu non devi trovarti impreparato. È una cosa molto delicata, avvolta nel più stretto riserbo. Finora ne sono a conoscenza solo poche persone, tenute al segreto. Non lo sanno nemmeno il Segretario di Stato e quello della Difesa.

— In questo caso, vi pare opportuno che io…

— Voglio che tu lo sappia — insisté il Presidente. — E, una volta al corrente, sarai tenuto al segreto come gli altri. Sai della proposta di Clinton Chapman?

— Ne ho sentito parlare. Mi piace poco. Mi hanno fatto delle domande in proposito, stamattina, ma io mi sono limitato al “no comment”.

— Neanche a me piace. Ma così come stanno le cose, bisogna incoraggiarlo. È convinto di poter avere il monopolio dei viaggi nel tempo, è già sicuro di avere in mano il permesso. Non ho mai visto un uomo più avido… e non sono alieno dal pensare che il suo amico Reilly Douglas speri di avere una fettina della torta.

— E voi volete cedere alla sua avidità…?

— Non ho finito — continuò il Presidente. — Io so qualcosa che lui ignora, e, se riuscirò a barcamenarmi, verrà a saperla solo quando per lui sarà troppo tardi. Ecco di che si tratta. Il sistema di viaggiare nel tempo di cui si sono serviti i profughi è diverso da quel che crediamo. Raggiunge lo stesso scopo, ma non si tratta di un viaggio attraverso il tempo come viene tradizionalmente concepito. Non so se riuscirò a spiegarmi bene, ma pare che ci sia un altro universo, coesistente al nostro. Gli uomini del futuro sanno che c’è, ma oltre a questo non sanno altro che una cosa, e cioè che in quell’universo il tempo fluisce in senso contrario al nostro. Il suo futuro corrisponde al nostro passato. Gli uomini del futuro sono riusciti a tornare nel passato agganciandosi al flusso futuro dell’altro universo.

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