Il sistema riproduttivo [The Reproductive System - it]
- Автор: Слейдек Джон Томас
- Год: 1977
- Язык: итальянский
- Год: Libra
- Переводчик: Roberta Rambelli
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il sistema riproduttivo [The Reproductive System - it]». Краткое содержание книги:
Lasciò che la figura lo superasse e passasse un po’ oltre, poi premette il grilletto. Il primo colpo silenzioso fece tremare il casco dell’uomo; i due successivi gli distrussero completamente la testa.
Vetch si affrettò a procedere verso il luogo del lancio senza fermarsi a guardare il corpo dell’ultimo proletario che avrebbe avuto occasione di vedere.
Suggs rimase sorpreso nel vedere un’altra figura in attesa accanto alla rampa di lancio segreta, con addosso una tuta spaziale come la sua. Nella sua mente si levarono spettri non evocati, ma egli li scacciò. No, doveva essere Beele. Era strano che il suo giovane aiutante se la fosse cavata così bene. Doveva aver liquidato un paio di russi, lungo il percorso… e a mani nude! Lo spaventava un po’ l’idea di salire a bordo dell’astronave insieme a quell’uomo.
Suggs alzò entrambi i pollici per segnalare che andava tutto bene e la figura rispose al segnale. Era Beele, ovviamente. Suggs scrutò attentamente il razzo, camuffato con tanta astuzia. Dunque era così che ce l’avevano fatta quei furbi mangiaranocchi! Doveva riconoscere che erano in gamba, i bastardi.
Vetch rimase sorpreso nel vedere un’altra figura che arrivava alla rampa di lancio, con addosso una tuta spaziale come la sua. Nella sua mente si levarono spettri non evocati, ma egli li scacciò. No, doveva essere il cameriere, naturalmente. Come se gli leggesse nel pensiero, la figura fece un gaio segnale con i pollici in su, come si conveniva a un esponente della classe lavoratrice, e Vetch rispose con tutto il cuore. Certo, era il cameriere! Il robusto contadino aveva giocato i porci capitalisti che credevano di essere i suoi padroni.
Vetch scrutò attentamente il razzo, camuffato con tanta astuzia. Nelle sue orecchie, il count-down (con la voce cantilenante d’un registratore) era arrivato a quatre-vingt dix-neuf. Vetch si agganciò meticolosamente la cintura di sicurezza.
«Ehi, uomo, questa sì che è roba buona,» disse Ron. Lui e Kevin Mackintosh erano stravaccati sulle sdraio, su di una terrazza buia da cui si contemplava quasi tutta la città. Sorseggiavano tè alla menta per placare la sete data dal kif. «Questa sì che è roba buona,» ripeté.
Kevin annuì, infastidito. Gli sarebbe spiaciuto dover dire a Ron che un vero fumatore di kif non diceva mai che quella era roba buona.
«Ehi,» disse Ron, indicando con un gesto pigro oltre la balaustrata della terrazza. «Ho appena visto due marziani, giù per la strada.»
Marziani, Cristo! pensò Kevin. «E cosa facevano?» chiese, in tono sognante.
«Si sparavano, uomo. Come nella Notte dei Fallopodi, sai? Come nell’Invasione dei dischi volanti. Erano tutti d’argento, con grosse teste bianche. Si sono sparati con delle pistole a raggi che non facevano rumore. Uno ha ammazzato l’altro. E poi lo ha scuoiato.»
«Sì? Come nella Cosa venuta dal Vuoto?»
«Sicuro, e poi dopo ne ha ammazzato un altro ancora. Il corpo è ancora laggiù.»
Kevin si sporse dal parapetto e guardò giù. C’era un corpo inerte, dalla pelle argentea. Era senza testa. Un brivido di gelo lo invase. Era proprio come in Io, il mostro minorenne dalla spiaggia. Mantenendo un’espressione disinteressata, Kevin tornò a sdraiarsi. In quel momento, la terra cominciò a tremare. A pochi isolati di distanza, si accese una batteria di riflettori. I tremori crebbero d’intensità, facendo tintinnare i bicchieri di tè sui piattini.
«Vedi anche tu quello che vedo io?» gridò Ron. «Lo vedi?»
«Uomo, certo che questa è proprio roba buona,» mormorò Kevin, spalancando gli occhi sbalordito.
Un minareto si innalzò lentamente nell’aria, sorretto da una colonna di fiamma.
Capitolo Sedicesimo
Il cuore segreto del dott. S.
«Sono costretto a compiere su me stesso, nella completa oscurità, operazioni di delicatezza estrema.»