Gli osservatori [Those Who Watch - it]
- Автор: Силверберг Роберт
- Год: 1980
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0106-7
- Переводчик: Maurizio Nati
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Gli osservatori [Those Who Watch - it]». Краткое содержание книги:
In una notte illune del 1982 il cielo del Nuovo Messico viene vivacemente illuminato da un’improvvisa esplosione: una stella lucente fiorita in un lampo biancazzurro che si muove da nordest verso sudovest, sopra la valle del Rio Grande ed i polverosi piccoli puebli, va a spegnersi dopo l’ultima accecante vampata nei pressi di Albuquerque.Ma soltanto tre esseri umani scopriranno che la stella cadente apparsa in cielo è in realtà un disco volante precipitato sulla Terra per un’avaria ai motori, soltanto Charley Estancia, il giovane messicano del pueblo di San Miguel dalla sveglia intelligenza, Kathryn Mason, la vedova melanconica e solitaria di Albuquerque, e Tom Falkner, colonnello delle forze aereeamericane, vedranno con i loro occhi gli alieni venuti dalle stelle, gli osservatori extraterrestri che studiano e controllano lo sviluppo della civiltà umana. Soltanto loro sapranno del pericolo che corre la Terra e potranno impedire lo scoppio di un conflitto galattico. Una storia umana e affascinante che solo un maestro come Silverberg poteva.
Sotto quella scorza di amarezza, c’era della vera forza. Da quando aveva fallito come astronauta, la sua vita aveva preso una brutta piega, e da allora nulla gli era andato più per il verso giusto, ma fondamentalmente Falkner non era quei debole che sembrava alla prima impressione. Il bere, quell’umiliante autocommiserazione, la deliberata creazione di ostacoli sulla sua strada… erano tutti effetti, e non cause. Quella tendenza si poteva invertire e, una volta fatto ciò, il risultato sarebbe stato un essere umano sano, felice e soddisfatto. Quando Glair se ne accorse, cessò di considerarlo come un oggetto rotto da riparare, e cominciò invece a vederlo sul piano di una relazione del tutto alla pari.
Naturalmente, non avrebbe mai potuto esserci qualcosa di duraturo. Quando Falkner era nato, lei aveva già cento anni terrestri, e sarebbe vissuta per altre centinaia di anni dopo la sua morte. Aveva un’esperienza di gran lunga più vasta di quanto lui potesse immaginare. Perfino un terrestre di mezza età diventava un ragazzino dall’animo candido, a paragone con il più innocente dei Dirnani, e Glair era tutt’altro che innocente.
Anche l’unione fisica, poi, era irreale. Glair provava piacere tra le sue braccia, sì, ma si trattava soprattutto del piacere di dare piacere, unito ad un debole, insignificante pulsare del suo sistema nervoso esterno. Quello che lei e Falkner facevano a letto era piacevole, ma non era certamente sesso, almeno non nel significato a lei accessibile come Dirnana. Naturalmente Glair si era ben guardata dal farglielo capire, benché lui forse avesse ugualmente intuito qualcosa. Aveva conosciuto molte donne che si baloccavano in quel modo con gli animali domestici.
Eppure Falkner era ben più che un animale domestico, per lei. Malgrado l’abisso che li separava in fatto di età e di maturità, malgrado l’estraneità delle loro nature, malgrado tutto, provava un affetto caldo e reale per quell’uomo. Ciò la stupiva, la rendeva felice e — poiché alla fine avrebbe dovuto lasciarlo — le creava non pochi problemi.
— Fai un altro giro della stanza e mettiti a sedere — le disse Falkner. — Non devi stancarti troppo, all’inizio.
Glair annuì, si afferrò ai bastoni e cominciò a muoversi per la camera da letto. A mezza strada fu colta da un’improvvisa debolezza, ma aspettò che le passasse e poi riprese la sua marcia verso il letto. Vi si abbandonò sopra, lasciando cadere a terra i due bastoni.
— Come ti senti le gambe, adesso?
— Sempre meglio.
Le massaggiò i polpacci e la parte interna delle ginocchia. Lei si lasciò andare sul letto, rilassandosi. I graffi e le contusioni che le avevano sfigurato il volto erano ormai tutti spariti. Glair era tornata ad essere bellissima, il che la solleticava non poco. Falkner la accarezzò in un modo stranamente casto, come se quel suo gesto non fosse affatto il preludio ad un rapporto sessuale.
— Due razze di osservatori? — le chiese. — Raccontami tutto.
— Ti ho già detto troppo.
— I Dirnani e i Kranazoi. Chi di voi ci ha scoperto per primi, comunque?
— Nessuno lo sa — rispose Glair. — Ciascuna razza afferma che i suoi esploratori sono stati i primi a scoprire la Terra. Sono trascorse tante migliaia di anni che onestamente non si può più affermarlo con certezza. Mi piace pensare che i primi siamo stati noi, e che i Kranazoi siano soltanto degli intrusi, ma forse non faccio che credere alla nostra stessa propaganda.
— Dunque i dischi volanti ci tengono d’occhio fin dai tempi del Cro-Magnon — borbottò Falkner. — Ciò spiega la ruota che vide Ezechiele, immagino, ed un mucchio di altre cose. Ma perché noi ci siamo accorti regolarmente di questi osservatori solo negli ultimi trenta o quarant’anni?
— Perché adesso siamo molti di più. Fino al vostro diciannovesimo secolo, la Terra era osservata soltanto da una nave Dirnana e da una Kranazoi; tutto lì. Coll’evolversi della vostra tecnologia, abbiamo dovuto aumentare il numero degli osservatori. Nel 1900 avevamo cinque navi a testa, nei vostri cieli. Dopo che avete inventato il telegrafo senza fili, ne aggiungemmo delle altre per controllare le vostre trasmissioni. Poi giunse l’energia atomica, e capimmo che avevamo fra le mani qualcosa di speciale. Credo che nel 1947 avessimo circa sessanta navi osservatrici in servizio.
— E i Kranazoi?
— Oh, si tengono sempre al passo con noi, e noi con loro. Nessuna delle due parti lascia che l’altra guadagni il sia pur minimo vantaggio.
— Reciproca «escalation» degli osservatori, eh?
Glair fece una smorfia. — Esattamente. Noi ne aggiungiamo uno, e loro fanno altrettanto. Qualcuno in più ogni anno, ed ora siamo arrivati a…
Si interruppe.
— Puoi dirmelo — intervenne Falkner. — Mi hai già detto tante cose.
— Centinaia di navi a testa — riprese Glair. — Onestamente non conosco il numero esatto, ma è molto probabile che ce ne siano un migliaio delle nostre ed un migliaio delle loro, sparpagliate per tutto il sistema solare. Dobbiamo farlo. Vi siete mossi con tale velocità! Quindi non c’è da stupirsi che voi riceviate rapporti di Oggetti Atmosferici. I vostri cieli pullulano delle nostre navi, e poi avete costruito strumenti di rilevazione sempre più sofisticati. Tu hai accesso agli schedari del SOA, Tom. Credevi sinceramente che si trattasse di semplici allucinazioni, sapendo tutto ciò che aveva osservato il tuo governo?
— Desideravo con tutto il cuore che fosse così. Non volevo crederci. Ma ormai non ho più scelta, no?
Ridendo, Glair rispose: — No. Non hai più scelta.
— Ma per quanto tempo voi ed i Kranazoi avete intenzione di tenerci ancora sotto osservazione?
— Non lo sappiamo, Tom. Davvero, proprio non sappiamo come comportarci, con voi. La vostra razza è unica nella storia galattica: il primo popolo che abbia imparato come si va nello spazio prima ancora di imparare a controllare la propria belligeranza. Non avevamo mai trovato prima una razza immatura che fosse capace di costruire veicoli spaziali ed armi a fusione. Di solito la maturità etica si manifesta un paio di migliaia di anni prima della maturità tecnologica. Ma non qui sulla Terra.
— Per voi, non siamo altro che un branco di bambini pericolosi, vero? — le chiese Falkner, arrossendo.
Glair cercò di assumere il tono più giocoso che le riuscì. — Temo che sia proprio così. Bambini adorabili, però, alcuni.
Falkner ignorò quella tenera allusione. — Dunque continuate ad osservarci. Ognuno di voi ha la sua sfera di influenza galattica e amerebbe indirizzarci nella sfera giusta; ma non osate farlo. E ciascuna delle due parti ha paura che l’altra si allei in qualche modo con noi. Perciò non è noi che state osservando. Vi tenete d’occhio tra voi.
— Entrambe le cose, C’è un accordo, comunque, tra noi, a proposito della Terra. Un patto. Né i Dirnani né i Kranazoi possono scendere sulla Terra, o prendere contatto dallo spazio con i terrestri. È rigorosamente proibito, mentre attendiamo che la Terra raggiunga quel grado di maturità che riteniamo indispensabile per consentirle di entrare a far parte della civiltà interstellare. Quando avrete raggiunto quella fase, gli ambasciatori incominceranno ad atterrare, srotoleranno il tappeto e si metteranno a parlare di affari. Fino ad allora gli accordi ci impediscono di avvicinarci a voi.
— E se non dovessimo mai raggiungere quel grado di maturità? — domandò Falkner.
— Continueremo ad attendere.
— E se ci distruggiamo prima con le nostre mani?