Orion e la morte del tempo [Orion in the Dying Time - it]
- Автор: Бова Бен
- Год: 1993
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Maurizio Carit
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Orion e la morte del tempo [Orion in the Dying Time - it]». Краткое содержание книги:
— Proviamo… col nostro piccolo amico, qui.
Sedemmo a gambe incrociate sulla sabbia. Il becco-d’anatra si acciambellò sul grembo di Anya, poggiando il muso sulla propria coda raggomitolata, e chiuse gli occhi quasi istantaneamente.
E io chiusi i miei.
Era una mente semplice, ma non così primitiva da non possedere un certo istinto di conservazione. Nel fresco della sera cercava il calore del corpo di Anya e il sonno necessario ad accumulare le energie necessarie per il giorno dopo. Dapprima non vidi nulla, ma una marea di stimoli olfattivi fluì dentro di me: il caldo odore muschiato del corpo di Anya, quello pungente delle acque del lago, l’aroma delle foglie e della corteccia. La mia mente si sorprese che i fiori non aggiungessero la loro fragranza all’aria notturna, ma poi ricordai che in quell’era non esistevano ancora. Forzai il piccolo dinosauro ad aprire gli occhi e vidi il suo mondo, scuro e indistinto, ancora ottenebrato dal sonno. Un’irresistibile riluttanza ad abbandonare il calore del corpo materno di Anya s’impadronì della mia mente, ma alla fine mi alzai vacillando sulle quattro zampe. Trotterellai verso la riva del lago. Annusai intorno ma non individuai alcun segno di pericolo, quindi mi immersi nell’acqua fino a quando i miei piccoli zoccoli non fecero fatica a toccare il fondo melmoso. Quindi cambiai direzione e feci ritorno con piacere a quel grembo materno.
— È tutto bagnato! — Anya lamentò fra le risa.
— E dorme sodo — dissi io.
Per alcuni minuti restammo seduti l’uno di fronte all’altra, Anya col piccolo dinosauro che sospirava ritmicamente sul suo grembo.
— Avevi ragione — sussurrò lei. — Sei davvero in grado di farlo.
— È solo un cucciolo — risposi. — Controllare un animale più grosso potrebbe rivelarsi molto più difficile.
— Ma puoi riuscirci — disse Anya. — Lo so che puoi.
— Inoltre, avevi ragione — continuai. — Il nostro piccolo amico è una lei.
— L’avrei giurato!
Guardando in direzione del bosco ormai immerso nelle tenebre, feci scivolare la mia coscienza attraverso gli alberi e le felci gigantesche che ondeggiavano lamentose nel vento notturno. C’erano alcuni tirannosauri, là fuori. Erano addormentati, ma il loro sonno era leggero. Forse c’era una possibilità di attraversare il bosco senza svegliarli. A ogni modo, valeva la pena di tentare.
— Ci sono dei rettili con loro?
— domandò Anya quando suggerii di incamminarci verso gli alberi.
— Non ne ho percepito nessuno — dissi. — Il che non significa necessariamente che non ve ne siano.
Attendemmo fino a quando non avvertii che i tirannosauri erano sprofondati in una fase di sonno più profondo. I grilli cantavano fra gli alberi, la sottile luna crescente si fece più alta nel cielo, seguita dalla lugubre stella rossa.
— Fra quanto hai intenzione di metterti in cammino? — domandò Anya, carezzando distrattamente il piccolo dinosauro sul suo grembo.
Mi alzai lentamente in piedi.
— Presto. Fra pochi…
Un suono agghiacciante echeggiò nella notte. Guardando verso il lago vidi il lungo collo serpeggiante del dinosauro acquatico profilarsi contro le stelle, nei pressi della bianca nebbia cosmica che un giorno sarebbe stata la costellazione di Orione. In lontananza udii un grido di risposta librarsi nell’oscurità.
Dal lago soffiò una gelida brezza che sembrò schiarirmi la mente come il vento dirada la nebbia.
Aiutai Anya ad alzarsi in piedi. Il piccolo becco-d’anatra non si mosse quasi fra le sue braccia.
— Pensi che Set possa influenzare la mia mente così come la sua gente può controllare i dinosauri? — domandai.
— Ha sondato la tua mente, laggiù nella sua fortezza — rispose lei.
— Pensi che possa essere lui a farmi sentire — esitai a usare quella parola — …così depresso?
Anya annuì con solennità.
— Usa la disperazione come arma per minare la tua forza, per guidarti verso la distruzione.
Cominciai a comprendere. — E non appena l’hai capito, hai cominciato a contrastare questa sua forza.
— No, Orion — rispose Anya.
— Sei stato tu a reagire. L’hai fatto da solo.
Era davvero così? Forse Anya l’aveva detto soltanto per incoraggiarmi. Ma continuai a pensare che il suo ruolo nel risveglio della mia mente fosse stato determinante.
Nel giro di qualche istante cessai di preoccuparmene. Non era poi così importante stabilire di chi ne fosse il merito: mi sentivo di nuovo molto potente, e quel terribile sentimento di disperazione si era dissolto.
— I tirannosauri dormono sodo — dissi ad Anya. — Con un po’ di cautela possiamo farcela.
Appoggiai una mano sulla sua spalla, e in quel momento udii un gorgoglio levarsi dal lago. Mentre mi voltavo, ero convinto che avrei visto uno o più di quegli enormi dinosauri emergere dall’acqua.
Invece le acque sembravano dividersi per fare posto a qualcosa di così scuro e immenso che persino i dinosauri sembravano minuscoli al suo confronto.
Un edificio, una struttura emersa dalle profondità del lago. Torri a strapiombo così ampie e imponenti da nascondere il cielo alla vista. Balconate e camminamenti si snodavano sospesi tra snelli minareti. Minuscole luci rosse brillavano a intermittenza mentre, un piano dopo l’altro, il complesso continuava a salire dall’acqua, gigantesco e terribile.
Anya e io rimanemmo a bocca aperta, ammutoliti, mentre la titanica struttura si sollevava dal lago come il palazzo di qualche dio del mare, grottesco e bellissimo, sinistro e maestoso. L’acqua s’increspò in alte onde che strabordarono dal letto del lago, bagnando la terra sotto i nostri piedi per poi affrettarsi indietro, come impazienti di tornare verso la base del castello.
Una torre si stagliava più alta delle altre contro il cielo notturno. E, subito sopra di essa, lucente come un faro, la stella rosso sangue brillava allo zenit.
— Che stupidi siamo stati! — Anya sussurrò fra le ombre.
Mi voltai a guardarla. I suoi occhi erano spalancati e attoniti.
— Abbiamo pensato che il quartier generale di Set fosse la sua fortezza del Neolitico, sulle rive del Nilo. E invece non era che una delle sue molte dimore!
— È questo il suo quartier generale — dissi. — Qui, in quest’epoca. E lui dev’essere là dentro, ad attenderci.
19
Non pensammo di fuggire neanche per un momento. Set si trovava in quel lugubre castello, e con lui il pozzo che scendeva verso il cuore incandescente della terra fornendogli l’energia necessaria per raggiungere il suo scopo. Dovevamo accedere a quell’energia, se volevamo fare qualcosa, non fosse altro che sfuggire a quell’epoca dominata dai dinosauri.
Ma i miei pensieri erano concentrati su ben altro che sulla fuga. Volevo incontrare di nuovo Set, confrontarmi con lui, cacciarlo e ucciderlo nello stesso modo in cui lui aveva cercato di cacciare e uccidere noi. Aveva piegato in schiavitù i miei amici, torturato la donna che amavo, prosciugato la mia volontà di combattere e di vivere. Ormai mi consumavo dal desiderio di chiudere le dita intorno a quel collo squamato e strozzare via la vita dal suo corpo.
Ero di nuovo Orion il Cacciatore, potente e impavido.
Nei recessi della mia mente una voce mise in dubbio il mio nuovo coraggio. Era Anya a manipolarmi? O stavo semplicemente reagendo nel modo in cui ero programmato durante la mia creazione? Il Radioso mi aveva spesso deriso affermando di aver instillato simili istinti di violenza e di vendetta in me e nella mia razza. Senza dubbio, gli esseri umani avevano sofferto per millenni a causa di quegli istinti. Eravamo nati per uccidere, e l’aggraziata facciata di civiltà dietro la quale ci nascondevamo non era che una mano di vernice a coprire la violenza che vi si celava.