L'addio orizzontale [Farewell Horizontal - it]
- Автор: Джеттер Кевин Уэйн
- Год: 1992
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Paola Andreaus
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «L'addio orizzontale [Farewell Horizontal - it]». Краткое содержание книги:
Non aveva niente da perdere… si stava già dirigendo verso il basso, aveva il Nulla davanti a sé e decisamente qualcosa da evitare alle sue spalle. Raccontò all’uomo grasso il proprio problema.
Qualche secondo… sia le nuvole che i guerrieri erano più vicini, troppo vicini, accorciando tutte le distanze. Si rese conto che la persona con cui stava comunicando — lo stesso Benny, suppose — ci stava davvero pensando su.
Il conto non era calato di molto. — Bene, giovane amico, c’è una semplice soluzione a ogni cosa. Non è vero?
Aveva il sapore sospetto del preludio a un consiglio di tipo religioso. Non certo quello di cui aveva bisogno al momento. — Per esempio?
— Semplice — Il tono sembrava quasi dar vita all’immagine. — Semplice… taglia il cavo.
— Cosa? — Non poteva crederci; il segnale inviato dalla Piccola Luna doveva essere distorto. — Ripetimelo!
— Ho detto, taglia il cavo. Capisci, il cavo di transito su cui ti trovi. Tutto qui.
L’uomo grasso, o qualunque cosa vi fosse dietro l’immagine, l’aveva detto davvero. — Ma sei matto…
— Se vuoi una spiegazione completa, ti costerà di più. — Cortese, imperturbabile, come fosse abituato a epiteti ben peggiori. — Ma risparmia il tuo denaro — quello che ti è rimasto — e accontentati.
Quel tipo aveva ragione: al cento per cento.
— Hai capito? Ci sono altri problemi? Io mi occupo di ogni cosa. Come va la tua vita sentimentale…
Axxter troncò la comunicazione. Aveva avuto tutto quello che gli serviva.
Tagliare il cavo… naturalmente! Se il mondo si era trasformato in una sola linea, bastava solo liberarsi di un capo di quella linea, del capo che gli procurava problemi. Le multe per il sabotaggio di una qualunque parte della rete di transito dell’edificio erano enormi… il Dipartimento dei Lavori Pubblici che si trovava ai piani alti del Cilindro era l’incarnazione della legge, molto più stabile di tribù come l’Atroce Amalgama, che andavano e venivano; si raccontava che i Lavori Pubblici risalivano addirittura all’epoca precedente la Guerra, un’entità che aveva radici in nuvole ben più oscure di quelle che vedeva davanti a sé. Comunque… tagliare un cavo, soprattutto in un settore che ne aveva pochi come quello, gli avrebbe fatto prendere una multa che gli avrebbe prosciugato quel poco denaro rimasto sul conto e l’avrebbe mandato in rosso per un lunghissimo periodo. Avrebbe dovuto lavorare per il Dipartimento dei Lavori Pubblici almeno fino a che non avesse estinto il suo debito. Sempre meglio del resto… non c’era altra alternativa che gli permettesse di continuare a muoversi e a respirare.
Forza, muoviti! Aveva già perso un mare di tempo. Non aveva più bisogno di una mappa dettagliata per capire quanto fossero vicini i guerrieri della Folla Devastante… poteva guardare alle sue spalle e rendersi conto che avevano divorato molti dei chilometri che li dividevano, ghignando e spingendo al massimo i loro motori con l’acquolina in bocca per il divertimento che li attendeva.
Nella cassetta degli attrezzi della Watson c’era un cannello per le saldature. Ogni libero professionista ne aveva uno: serviva a riparare sezioni del muro. Avrebbe tagliato il cavo piuttosto facilmente in un paio di minuti.
Allentò le cinture che lo tenevano legato al sedile della Norton e si sporse verso il sidecar. Si allungò per tenere il manubrio girato, mentre prendeva la cassetta. Avendo una sola mano libera, rischiò di perdere il saldatore: lo strinse al petto per impedire che il vento glielo strappasse dalle mani. Tolse la sicura dall’attrezzo e lo accese. Ne uscì una fiamma blu e scoppiettante, che si rimpicciolì e si trasformò in una fiera incandescenza.
Lasciò il manubrio della Norton che incominciò a procedere a motore spento. Mentre rallentava, Axxter si girò e si accoccolò sul sedile per poi appiattirsi contro il paraurti posteriore. Subito le fasce si sicurezza della sua cintura si agganciarono, rendendo sicura la sua posizione. Alzò la testa e vide i guerrieri della Folla che rombavano dietro a lui; il cavo vibrava quando Axxter vi avvicinò il saldatore.
Il punto del cavo dietro alla ruota posteriore della Norton divenne rosso, poi arancione, infine bianco. Rivoletti di metallo fuso scivolarono lungo la parete del muro. Axxter socchiuse gli occhi per guardare la fiamma del saldatore, il cui calore gli scaldava le guance.
Poteva sentire i guerrieri urlare: eccitati dalla vicinanza della preda, le loro grida superavano il rumore dei motori. Alzando gli occhi dalla fiamma, Axxter notò che il capo aveva alzato sulla sua testa una scimitarra lavorata e aveva il viso distorto in un ghigno maniaco. Dietro a lui, tutti gli altri avevano brandito le proprie armi.
Ancora un minuto, forse meno… fu colto dalla voglia di gettare via il saldatore, tornare alla guida della Norton e dare gas. Qualunque cosa, pur di fuggire, pur di guadagnare anche solo dieci secondi… l’inseguimento aveva eccitato i guerrieri, aveva fatto andare loro il sangue alla testa. Il mio sangue… Si morse le labbra e avvicinò il saldatore al cavo.
Improvvisamente, sotto la fiamma, il cavo parve assottigliarsi. La tensione che lo teneva attaccato al muro… capì d’aver quasi finito. Ce l’ho fatta. Il cavo si faceva sempre più sottile: la sua larghezza era più che dimezzata e il metallo e la fiamma diventavano una cosa sola…
Poi la udì, una nota acuta che proveniva dal cavo stesso. Gli risuonò nelle orecchie, fino ad arrivare al centro del suo cervello, così acuta che riusciva a fatica a tenere fermo il saldatore, premendolo contro l’acciaio che si scioglieva.
Forza, forza… bastardi! Digrignò i denti e il rumore che produsse gli rimbombò nella testa.
E poi quell’altro suono, quello dei motori rombanti e della vibrazione che provocavano sul muro. Un grido, abbastanza alto da sovrastare tutti gli altri rumori: Axxter sapeva che la scimitarra risplendeva alla luce, alta nell’aria, pronta a colpire, a pochissimi metri da lui, ma non riuscì ad alzare lo sguardo. Restò con gli occhi fissi sulla fiamma e il metallo…
Si ruppe.
In un attimo, egli vide il cavo assottigliarsi improvvisamente, fino a diventare sottile come un suo dito. Poi niente, solo il muro sottostante, illuminato dalla fiamma; la tensione aveva aiutato il cavo a rompersi.
Gli sembrò di vederla ancora, quella linea impressa davanti ai suoi occhi, ma in realtà sapeva che si era ormai staccata dal muro. Per una frazione di secondo, rifletté su quello che aveva intorno, sul vento improvviso che gli scorreva sul petto e sulle braccia, sul saldatore e la sua fiamma blu che si allontanavano in una spirale. Aveva il sangue alla testa e tutto ciò che vedeva tendeva al rosso, con strane macchie nere che si stagliavano contro il cielo che gli girava intorno.
Vide le nuvole sopra di lui che volteggiavano nell’aria, poi, sorprendentemente, le rivide sotto di lui. Due guerrieri della Folla Devastante: sembrava che stessero nuotando nel nulla, sollevati verso l’alto, mentre dalle loro bocche uscivano imprecazioni che in qualche modo egli riusciva a sentire.
Il vento lo avvolse di nuovo. Ora vedeva l’edificio, il muro che si allontanava da lui. Il cavo di transito, diviso in due, scagliava il resto dei guerrieri in aria, insieme alle loro armi e ai veicoli.
Poi comprese. In un lampo, capì esattamente cos’era successo. Guardò verso il basso e vide se stesso sospeso, non c’era niente sotto di lui, tranne il cielo. L’altro capo del cavo, quello a cui erano fissate le ruote della Norton, si dibatteva come un serpente, trascinando la moto e il sidecar in un’ampia curva ad arco.
Sarei dovuto scendere… Fu l’unico pensiero che riuscì a formulare prima di accorgersi che le corde di sicurezza della cintura si spezzassero e l’impatto gli togliesse il fiato. Sarei dovuto scendere prima di recidere il cavo… che idiota…