Il tempo del buio [The Time of the Dark - it]
- Автор: Хэмбли Барбара
- Серия: Darwath (it) #1
- Год: 1991
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci
- ISBN: 88-347-0125-9
- Переводчик: Matteo Puggioni
- Жанр: Ужасы
Электронная книга - «Il tempo del buio [The Time of the Dark - it]». Краткое содержание книги:
Sul mondo di Ingold, il mostruoso Buio era stato solo una leggenda per oltre tremila anni, ma ora, per qualche ragione sconosciuta, si aggirava in cerca di preda per tutto il paese, e non c’era alcuna possibilità di fuga dai suoi spaventosi poteri e dal suo insaziabile appetito.
Cercando di aiutare Ingold, Gil e Rudy, due giovani cacciatori, vengono a trovarsi nello strano mondo del Buio. E qui sarebbero co stretti a rimanere per sempre, ammenochè non riescano a risolvere il mistero del Buio.
Frattanto, prima che riescano a realizzare quale potrà essere il loro destino, il Buio.
È una maledetta faccenda, pensò. Abbiamo rischiato la vita per nutrire qualcuno che ti scaglia dietro del fango proprio sulla strada per entrare in città…
Probabilmente però le Guardie avevano già visto troppi aspetti della natura umana per rimanere ancora sorprese.
Continuarono a camminare in silenzio lungo la strada, inseguiti dal buio della sera che avanzava, con una instancabilità ed una forza che Gil invidiò amaramente agli altri. I civili si muovevano lentamente, tirando in silenzio i cavalli sovraccarichi. Il sole era già scomparso dietro la cima delle montagne circostanti e, insieme alla sera, giunse anche il freddo. Presto sarebbe stata notte.
Qualcuno, con un gesto gentile, aveva rubacchiato da qualche parte un mantello con un cappuccio dalle rovine del Palazzo e glielo aveva dato: Gil provvide ad avvolgerselo goffamente intorno alle caviglie. Quel movimento la portò a toccare la spada. Il battito ritmico dell’arma inguainata contro il polpaccio era curioso, ma in qualche modo anche confortante: avrebbe riportato quell’arma con sé in California insieme al ricordo di quella terra strana e terribile.
Da dove diavolo arriva tutta questa gente?, si chiese, scorgendo una dozzina e più di sagome che, arrampicandosi tra le felci a lato della strada, si riversavano sui carri. Poi si drizzò e scrutò i boschi, scorgendo le disordinate tendopoli che ricoprivano le colline tutt’intorno a Karst. Dolce Madre di Dio! Pensano veramente che ci sia un campo di forza magico intorno alla città? Hanno veramente creduto a quello che ha detto Alwir, ed ora sono certi di essere al sicuro?
I profughi si unirono al convoglio mantenendo il passo dei cavalli esausti e delle Guardie, fino a riunirsi dove confluivano i fiumi blu creati dalle ombre dei primi edifici della periferia.
Alcune Guardie avevano snudato le spade, ma non c’era alcun movimento contro di loro: la gente si limitava semplicemente a seguirli, accalcandosi e cercando di trovarsi nel punto migliore quando sarebbe cominciata la distribuzione.
Gil sentì il mormorio delle voci dietro ai muri e si accorse di una pesante atmosfera di attesa venata da una profonda tensione. Tante persone, tanti carri, e così poco cibo!
Infine giunsero nella piazza illuminata dagli ultimi bagliori del crepuscolo.
La ragazza si bloccò per lo spavento, irrigidendosi come per un dolore fisico, mentre una fredda apprensione le gonfiava il petto. La piazza infatti era gremita di gente di tutte le età, di ambo sessi, sporchi, cenciosi, o talmente imbrattati da sembrare cenciosi, e dappertutto sguardi da lupo affamato!
I grandi falò della notte precedente erano stati accesi nei quattro angoli della piazza e la luce scarlatta delle fiamme si rifletteva milioni di volte in quegli occhi accesi da una febbre che li rendeva simili a quelli dei topi delle volte.
Anche il cavallo di Gil percepì quella tensione: si abbassò, poi rialzò di scatto il muso, e nitrì con forza.
In testa al convoglio, Janus mosse il suo cavallo verso la folla che si dirigeva nella piazza nella quale i viveri sarebbero stati immagazzinati.
Ci fu un leggero movimento, quasi che quella massa buia di occhi si fosse istantaneamente messa d’accordo, e nessuno si spostò.
Il cavallo da battaglia del Comandante si agitò allontanandosi di traverso da quella parete umana: Janus sguainò la spada.
Gil sentì il carro che conduceva cigolare con un movimento improvviso e Ingold, che stava sonnecchiando nel retro, saltò velocemente sul sedile di guida. Alla luce dei fuochi il Mago era visibile a tutti nella piazza, il capo scoperto a rivelare il viso squadrato incorniciato dall’ispida barba bianca, gli occhi freddi e duri come un cielo in tempesta.
Non disse niente e non fece neanche un gesto: si appoggiò al suo bastone e guardò la folla nella piazza.
Dopo un lungo momento di silenzio, gli uomini si allontanarono dalle porte, ed un passaggio si aprì davanti alle Guardie, al loro convoglio, ed al Mago.
La voce di Janus risuonò nitida nell’aria della sera mentre entravano nella corte nella quale sarebbe stata accatastata la roba.
«Iniziate a scaricare. Portate dentro i viveri, ma sotto tripla guardia!»
Egli stesso non scese da cavallo mentre, dalle porte del palazzo che avevano scelto come magazzino, uscivano altre Guardie alle quali si unirono i soldati in livrea rossa di Alwir, ed i Monaci Guerrieri del Vescovo, anch’essi con una divisa rossa, rappresentante il Sangue di Dio.
Gil si appoggiò alla spalla del suo cavallo avvertendo il freddo del sudore che le si stava gelando sul viso. Il calore della bestia attraverso il tessuto del mantello e la consapevolezza che tutto era ormai finito, la tranquillizzarono e la calmarono.
La folla nella piazza si era allontanata radunandosi intorno ai falò, ma gli sguardi che gettavano verso gli uomini armati che ammucchiavano il cibo non erano certo di felicità, e il mormorio continuo di protesta non cessò mai di echeggiare.
Gil sentì qualcuno gridare «Mio signore Ingold!». Girandosi, vide una figura agitare le braccia sulle scale del Palazzo Comunale. Il Mago aguzzò lo sguardo frugando tra la folla per rendersi conto di cosa pensasse, ma pochi adesso lo stavano guardando. Tutti gli occhi erano inchiodati sul cibo come per incanto.
Lo Stregone scese lentamente dal carro, e la folla si allontanò da lui. Si mossero compatti, non intimoriti da spavento o da terrore, ma da qualcosa che non potevano e non riuscivano a comprendere: non fece alcuna fatica a raggiungere le scale.
Se Gil non fosse rimasta a guardarlo, seguendone il cammino con gli occhi, avrebbe completamente perso quello che accadde.
Un uomo, vestito di un mantello e cappuccio rossi, lo attendeva in piedi sulle scale del Palazzo Comunale stringendo una pergamena arrotolata in mano. Porse la carte a Ingold e brandì la spada.
Gil vide Ingold leggere ciò che vi era scritto ed alzare gli occhi. Poté avvertire, dal suo punto di osservazione, la furia e l’indignazione che bruciò insieme all’ira ogni parte del corpo dello Stregone. Una dozzina di uomini in rosso emersero dalle ombre e lo circondarono: tutti avevano le spade sguainate.
Per un istante Gil credette che avrebbe reagito. E pensò: Oh, mio Dio, ci sarà una rivolta, mentre una strana fredda furia le faceva scivolare del ghiaccio nel sangue. Anche molte delle truppe in rosso dovettero pensare la stessa cosa, perché indietreggiarono bruscamente. Gil ricordò che Ingold, oltre alla fama di Mago, possedeva quella di miglior spadaccino del Regno.
Poi lo Stregone alzò le mani a mostrare che erano vuote, e quegli uomini lo portarono dentro con loro; uno raccolse il suo bastone, un altro la sua spada, e tutti scomparvero nelle ombre delle porte del Palazzo Comunale.
Sbigottita, Gil si volse per vedere se Janus avesse assistito alla scena, ma il Comandante delle Guardie aveva la schiena rivolta verso di lei e la sua attenzione era calamitata dalla folla. Le Guardie intanto stavano ancora lavorando trasportando grano, pezzi di pancetta, sacchi di patate e frumento sulle scale e attraverso l’oscurità sorvegliata delle porte.
Gil dubitò che qualcun altro si fosse accorto, oltre lei, di quell’arresto.
Hanno scelto il momento opportuno, pensò improvvisamente, ed hanno calcolato quando catturarlo scegliendo il silenzio e la confusione piuttosto che rischiare una rivolta per un suo gesto di resistenza!
La rabbia la invase, lasciando completamente fuori la paura. Fissò le scale macchiate dall’ombra e dalla luce dei grandi fuochi. Erano vuote, quasi nulla fosse successo. Il Mago sarebbe potuto benissimo essere scomparso…
CAPITOLO SESTO