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Novilunio [The Wanderer - it]

Электронная книга - «Novilunio [The Wanderer - it]». Краткое содержание книги:

Perduta in uno spazio brulicante di stelle, sola in una nera giungla di vuoto cosmico, la Terra ha sognato per migliaia d'anni la propria solitudine. Come in una grande casa abitata da vecchi abitudinari, nella quale nessuno viene mai a rendere visita, così gli abitanti della Terra pensano che nessuno possa venirli a trovare da quel nero abisso scintillante di punti luminosi che splende sopra le nostre teste, di notte.
Come la Luna è stata una fedele compagna della Terra nella sua solitudine celeste, così le stelle sono state soltanto immagini remote, indistinte, piccole fiamme sospese nel cielo, inaccessibili e straniere e incorporee. Ma un giorno qualche viaggiatore, lasciando la strada lontana, potrebbe venire a bussare alla porta della vecchia casa; un giorno qualcosa potrebbe avvicinarsi, strisciando, nella giungla nera degli spazi cosmici. Quel giorno potrebbe essere vicino, in un cosmo dove le forze del tempo e del caso si muovono secondo schemi che la mente umana non riesce neppure a intuire. E cosa accadrebbe, se uno dei punti luminosi nel cielo… una delle stelle lontane… apparisse d'un tratto enorme, come un globo sanguigno e minaccioso, nei cieli notturni della Terra? Se la fedele compagna delnostro pianeta, la Luna, fosse risucchiata e cancellata dal cielo? Inizierebbe allora una lunga, infinita notte di novilunio. Un grande cielo color ardesia, dove le stelle brillano rade e fievoli, sopra coste battute da gigantesche maree, tra grandi cataclismi ed eventi ancor più bizzarri, una notte di novilunio che opera strani prodigi sulla mente e sul cuore degli uomini, facendo emergere tutto ciò che di migliore, e di peggiore, di nobile, e di volgare, costituisce l'essenza della natura umana. In questa notte di novilunio, forse il genere umano comincerebbe a conoscere se stesso…

Vincitore del premio Hugo per il miglior romanzo in 1965.
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«Io sono la bambina,» spiegò freddamente Ann.

«Vedo,» disse il maggiore Humphreys, facendo un breve cenno d'assenso, e voltandosi. «Mi ascolti, Paul,» disse in fretta. «Sono molto spiacente, le assicuro, ma Vandenberg Due non può assolutamente accogliere dei profughi di un terremoto. Questo problema è già stato esaminato, discusso e una decisione è stata presa. Abbiamo un lavoro d'importanza vitale da svolgere, e un'emergenza può soltanto rendere più rigide le regole di sicurezza.»

«Ehi,» intervenne Wojtowicz, «lei stava dicendo che i terremoti sono stati violenti, nella contea di Los Angeles?»

«Gli incendi li può vedere da solo, no?» disse seccamente il maggiore Humphreys. «No, non posso rispondere a nessuna domanda. Passi alla torretta, Paul. E anche la signorina Gelhorn… sola.»

«Ma queste persone non sono dei comuni profughi, maggiore,» protestò Paul. «Saranno utilissimi. Hanno già compiuto alcune interessantissime deduzioni sul Vagabondo.»

Nel momento in cui pronunciò l'ultima parola, il globo giallo e purpureo, dimenticato per un momento, dominò nuovamente i loro pensieri.

Le dita del maggiore Humphreys si strinsero sulla rete, ed egli avvicinò il viso a quello di Paul. Con una voce nella quale sospetto, curiosità e paura formavano una bizzarra mescolanza, domandò:

«Vagabondo? Dove avete trovato questo nome? Cosa ne sapete di quel… corpo?»

«Corpo» lo interruppe Doc, in tono esasperato. «Anche un idiota vedrebbe che si tratta di un pianeta, ormai. In questo momento, la Luna è in orbita dietro di esso.»

«Non siamo responsabili della sua presenza, se è questo che sta pensando,» disse in tono leggero Rama Joan. «Non l'abbiamo evocato noi.»

«Sì, e non sappiamo neppure dove quel… corpo fosse sepolto prima,» aggiunse ironicamente Doc. «Anche se alcuni di noi pensano a un cimitero nell'iperspazio.»

Hunter gli diede un calcetto nello stinco, senza farsi vedere.

«'Vagabondo' è semplicemente un nome che gli abbiamo dato, perché significa 'pianeta',» intervenne, rivolgendosi al maggiore con tono accomodante.

«Vagabondo può anche andare, benché il vero nome sia Ispan,» La voce di Bacchetto risuonò cavernosa dal punto in cui il suo viso angoloso, con gli occhi e le guance scavate immerse nell'ombra, si levava dietro le spalle del Barba. Aggiunse, «Mentre forse i Saggi Imperiali già stanno per sbarcare a Washington.»

Le spalle del maggiore Humphreys si contrassero, come se una vespa lo avesse punto alla schiena. Egli disse, seccamente:

«Vedo.» Poi, rivolgendosi a Paul. «Venga. E la signorina Gelhorn… senza quel gatto.»

«Intende dire che vuole respingere questa gente?» domandò Paul. «Dopo che io ho garantito per loro? E con una persona moribonda, tra loro?»

«Il professor Opperly avrà qualcosa da dire sul suo comportamento, maggiore, ne sono certa,» intervenne freddamente Margo.

«Dov'è questo malato di cuore?» domandò il maggiore Humphreys, con il ginocchio che cominciava a sobbalzare come quello della sentinella.

Paul si guardò intorno, cercando la branda, ma proprio in quel momento Wanda issò la sua mole considerevole, presentandosi tra Hunter e Rama Joan.

«Sono io quella,» annunciò, in tono di grande importanza.

Doc fece udire nuovamente un basso gemito. Wojtowicz guardò la grassona con aria di rimprovero, massaggiandosi la spalla che aveva sopportato il peso della branda.

Il maggiore Humphreys sbuffò:

«Entrate… voi due soli,» disse a Paul, e si voltò verso la jeep.

Hunter mormorò a Margo:

«Sarà meglio che andiate, prima che cambi idea. È la cosa migliore, per lei e Paul.»

«Senza Miao?» disse Margo.

«La terremo noi, e poi verrà a prenderla,» si offrì Ann.

Quest'ultima offerta fece crollare le residue incertezze di Paul. Forse era banalissimo sentimentalismo permettere a una gatta e alla generosità impulsiva di una bambina di spostare i piatti della bilancia. Ma sentì che la sua voce gridava:

«Io non vengo!»

Con una voce che cercava di non essere feroce, il maggiore Humphreys rispose:

«Non scendiamo a livelli da melodramma, Paul. Lei non ha scelta. Non può disertare il progetto.»

Il braccio libero di Margo circondò la vita di Paul, e lo strinse, a mo' d'incoraggiamento. Doc gli mormorò all'orecchio:

«Spero che lei sappia quello che fa.»

«Lo dice lei che non posso, accidenti!» gridò Paul, con forza.

Il maggiore Humphreys si strinse nelle spalle, e salì a bordo della jeep. La sentinella chiuse la porta della torretta, alle sue spalle, e avanzò verso i dodici in piedi davanti al cancello.

«Muovetevi, voialtri,» disse nervosamente, agitando la canna del suo fucile mitragliatore. Un grosso filo lo seguiva, dalla mano sinistra… i comandi dei suoi razzi individuali.

A parte l'Omino, tutti indietreggiarono alla vista del fucile… perfino Ragnarok, perché l'Omino aveva lasciato andare il guinzaglio, fissando il reticolato con aria di scandalizzata incredulità.

«Maggiore!» gridò l'Omino. «La sua condotta è oltraggiosa e inumana, e io provvederò a rendere nota questa mia opinione. Le farò imparare che io sono un contribuente, signore. Il mio denaro alimenta installazioni come Vandenberg Due, e paga lo stipendio di pubblici servitori come lei, sia che indossino l'uniforme, sia che non l'indossino, e indipendentemente dai galloni che ci sono in quell'uniforme! La invito caldamente a riflettere…»

La sentinella avanzò verso di lui. Era chiaro che l'uomo desiderava che il problema fosse risolto, prima che lui fosse tornato da solo. Gracchiò raucamente:

«Zitto, lei, e si muova!» E diede una leggera spinta al fianco dell'Omino, con la canna del fucile.

Con un ringhio minaccioso, Ragnarok balzò dal gruppo, con il guinzaglio che lo seguiva come la coda di una cometa, e si lanciò verso la gola della sentinella, facendo brillare le zanne.

I razzi individuali del soldato sbocciarono… come se gli fossero spuntate altre due gambe, di un color arancio carico… ed egli si sollevò nell'aria, per ricadere più lontano. Durante il volo, diede una notevolissima dimostrazione di mira accurata in volo, piantando quattro pallottole nel corpo del suo aggressore. L'enorme cane poliziotto tedesco cadde, appiattendosi al suolo, e non si rialzò più.

Il gruppo cominciò a correre, poi tutti si fermarono.

La sentinella sorvolò il reticolato, e ricadde entro il recinto, facendo brillare ancora brevemente i razzi per attutire l'urto della caduta.

L'Omino s'inginocchiò accanto al corpo del suo cane.

«Ragnarok?» fece una pausa, incerto. Poi, «Be'… è morto!» e la sua voce era colma di stupore.

Wojtowicz raccolse la branda di alluminio, e si fece avanti con essa.

«È troppo tardi per tutto,» mormorò l'Omino.

«Non può lasciarlo qui,» disse Wojtowicz.

Issarono il cane morto sulla branda. Il Vagabondo mandava luce a sufficienza, per mostrare il colore del sangue.

Margo diede Miao a Paul, si tolse la giacchetta, e la usò per coprire Ragnarok. L'Omino le fece un segno di ringraziamento, con occhi storditi.

Poi il piccolo corteo ripartì lungo la strada dalla quale era venuto, attraverso la penombra scintillante di porpora e d'oro.

Il giovane Harry McHeath puntò il braccio verso il mare.

«Guardate,» esclamò. «C'è una sottile falce d'argento. La Luna sta uscendo dall'ombra del Vagabondo.»

Donald Merriam rabbrividì, quando vide i confusi filamenti neri riunire la punta della Luna alla sommità del Vagabondo, e diventare di un bianco cadaverico… un biancore che li rendeva facilmente visibili, ora, e ancor più simili a una tela di ragno.

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