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La soglia [The Beginning Place - it]

Электронная книга - «La soglia [The Beginning Place - it]». Краткое содержание книги:

Gli osservatori è la versione di una storia sugli UFO fatta da uno scrittore di talento come Robert Silverberg: una vicenda in apparenza trita e banale diventa nelle sue mani un racconto avvincente i cui protagonisti spiccano con figure vive e reali dalla carta stampata.
In una notte illune del 1982 il cielo del Nuovo Messico viene vivacemente illuminato da un’improvvisa esplosione: una stella lucente fiorita in un lampo biancazzurro che si muove da nordest verso sudovest, sopra la valle del Rio Grande ed i polverosi piccoli puebli, va a spegnersi dopo l’ultima accecante vampata nei pressi di Albuquerque.Ma soltanto tre esseri umani scopriranno che la stella cadente apparsa in cielo è in realtà un disco volante precipitato sulla Terra per un’avaria ai motori, soltanto Charley Estancia, il giovane messicano del pueblo di San Miguel dalla sveglia intelligenza, Kathryn Mason, la vedova melanconica e solitaria di Albuquerque, e Tom Falkner, colonnello delle forze aereeamericane, vedranno con i loro occhi gli alieni venuti dalle stelle, gli osservatori extraterrestri che studiano e controllano lo sviluppo della civiltà umana. Soltanto loro sapranno del pericolo che corre la Terra e potranno impedire lo scoppio di un conflitto galattico. Una storia umana e affascinante che solo un maestro come Silverberg poteva.
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Il televisore vibrava di risate artificiali. Hugh lo spense, poi sentì squillare il contaminuti e corse in cucina per spegnere il forno. L’orologio della cucina segnava le nove meno cinque. Il tacchino era raggrinzito nella piccola bara d’alluminio. Lui cercò di mangiarlo, ma sembrava di pietra. Bevve un litro di latte e mangiò quattro fette di pane imburrato, mezzo litro di yogurt ai mirtilli e due mele; raccolse il sacchetto di noccioline dal pavimento del soggiorno, le sgusciò e le mangiò, seduto al tavolo di cucina, riflettendo. La camminata per ritornare a casa era stata lunga. Non aveva guardato l’orologio, ma doveva aver impiegato quasi un’ora. E senza dubbio aveva trascorso un’ora o più in riva al fiumicello; e aveva impiegato altro tempo per arrivare fin là, anche correndo: non era il tipo che copriva il miglio in quattro minuti, lui. Avrebbe giurato che fossero le dieci o addirittura le undici, se l’orologio della cucina e il suo orologio da polso non l’avessero contraddetto all’unanimità.

Non aveva mai amato le discussioni, quindi desistette. Finì le noccioline, andò in soggiorno, spense la lampada, accese il televisore, tornò a spegnerlo immediatamente e sedette in poltrona. La poltrona tremò e scricchiolò, ma questa volta lui pensò che fosse dovuto più all’inefficienza della poltrona che al suo peso. Si sentiva bene, dopo quella corsa. Provava quasi un senso di compassione per quella povera poltrona malconcia, più che irritazione verso se stesso. Perché era fuggito? Beh, non c’era bisogno di pensarci. Non aveva mai fatto altro in tutta la sua vita. Fuggire e nascondersi. Ma era una cosa nuova, essere arrivato in qualche posto. Non era mai arrivato in nessun posto, prima, un posto dove nascondersi, un posto dove esistere. E poi, cadere lungo disteso in un luogo come quello, un luogo selvaggio e segreto. Come se tutti i sobborghi, il quartiere le case bifamiliari le roulotte il supermarket il parcheggio le macchine usate i posti macchina i dondoli le pietre bianche i ginepri il bacon a fette in offerta speciale gli incarti di gomma da masticare fossero rimasti nei cinque stati diversi in cui era vissuto durante quegli ultimi sette anni, come se tutto fosse in fondo senza importanza, impermanente, diverso da come doveva essere la vita, perché appena oltre, appena al di là del suo limitare, c’erano il silenzio, la solitudine, l’acqua che scorreva nel crepuscolo, il sapore di menta.

Non avresti dovuto bere quell’acqua. Inquinamento. Febbre tifoidea. Colera… No! Quella era la prima acqua purissima che avessi mai bevuto. Tornerò là a bere ogni volta che ne avrò voglia.

Il ruscello. Fiumicello, l’avrebbero chiamato negli stati dove lui aveva frequentato le medie superiori, ma la parola «ruscello» gli venne in mente dall’oscurità profonda del ricordo, una parola crepuscolare, adatta a quell’acqua nel crepuscolo, la corrente rapida e il baluginio che gli riempivano la mente. Le pareti della stanza in cui si trovava risuonavano debolmente dei rumori di un programma trasmesso dalla televisione nell’appartamento al piano di sopra, ed erano striate dalla luce che filtrava dal lampione attraverso le tendine di pizzo, qualche volta dal fioco vorticare dei fari d’una macchina di passaggio. Lì dentro, sotto quella mezza luce irrequieta e non silenziosa, c’era il luogo tranquillo, il ruscello. Da quel ricordo, la sua mente fluì alla deriva su vecchie correnti del pensiero: Se andassi dove voglio andare, se andassi all’università, qui, e parlassi con la gente, forse ci sarebbero prestiti per studenti, per la scuola per bibliotecari, oppure, se risparmiassi abbastanza e cominciassi e magari ottenessi una borsa di studio… e via, via, avanti, come una barca che andasse alla deriva oltre le isole in vista della costa, addentrandosi in un futuro più lontano, sognato nel passato, un edificio dall’ampia, affollata gradinata, le scalinate all’interno e sale grandiose e alte finestre, e gente che lavorava in silenzio, a suo agio tra gli interminabili scaffali carichi di libri, come i pensieri sono a loro agio nella mente, la Biblioteca Civica durante una gita della quinta classe in occasione della Settimana Nazionale del Libro, la meta e il rifugio dei suoi desideri.

— Cosa ci fai lì seduto al buio? Senza il televisore acceso? E la porta d’ingresso non è chiusa a chiave? Perché non hai acceso le luci? Credevo che non ci fosse nessuno. — E quando sua madre ebbe finito di parlarne trovò il tacchino, che lui non aveva nascosto abbastanza bene nel portaimmondizie sotto il lavello. — Che cos’hai mangiato? Cos’aveva che non andava? Non sei capace di leggere le istruzioni? Devi avere un principio d’influenza, faresti bene a prendere un’aspirina. Davvero, Hugh, non sei capace di badare a te stesso, non sai fare neanche le cose più semplici. Come posso stare tranquilla, quando esco dopo il lavoro per stare un po’ con le mie amiche, se tu sei così irresponsabile? Dov’è il sacchetto di noccioline che avevo comprato per portare domani da Durbina? — E sebbene in un primo momento lui la vedesse, come la poltrona, semplicemente inefficiente e impegnata a svolgere una funzione cui non era adatta, non seppe trattenersi dal vederla da quel suo luogo tranquillo, ma venne ritrascinato indietro e imprigionato, fino a quando tutto ciò che poté fare fu non ascoltare, e dire — Sta bene — e dopo che sua madre ebbe acceso il televisore che trasmetteva l’ultima pubblicità dopo il film che avrebbe voluto vedere, — Buonanotte, mamma. — E fuggì a nascondersi nel letto.

Nel piccolo supermercato dell’ultima città, dove Hugh era stato promosso per la prima volta da fattorino a cassiere, la vita era stata tranquilla, con tanto tempo per chiacchierare ed oziare nei magazzini, ma da Sam’s c’era molto da fare, e ogni lavoro era specializzato, e senza possibilità di sostituzioni. Magari avevi l’impressione che la coda davanti alla tua cassa dovesse finire con il prossimo cliente, ma ne arrivava sempre qualcun altro. Hugh aveva imparato a pensare a frammenti; non era un buon metodo, ma era l’unico disponibile. In una giornata lavorativa riusciva a pensare abbastanza, se continuava a ritornare sull’argomento; un pensiero lo attendeva, come un cane paziente, fino al suo ritorno. Quel giorno, quando si svegliò, il suo cane lo stava aspettando; e andò al lavoro con lui, dimenando la coda: voleva ritornare al ruscello, al luogo in riva al ruscello, e avere il tempo per restarci un po’. Alle dieci e mezzo, dopo aver sbrigato la vecchia con una scarpa ortopedica, quella che spiegava sempre che una volta il salmone in scatola costava dieci cents ma adesso era scandalosamente caro perché veniva spedito tutto all’estero in conto dei prestiti ai paesi socialisti, mentre pagava il pane e la margarina con i tagliandi dell’assistenza pubblica, Hugh aveva già deciso che il momento migliore per andare in riva al ruscello sarebbe stato il mattino, non la sera.

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