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Ritorno dall'esilio [End of Exile - it]

Электронная книга - «Ritorno dall'esilio [End of Exile - it]». Краткое содержание книги:

La possibilità di creare in via sperimentale, ma in grande serie, razze di superuomini e sottouomini, ci porrebbe già oggi problemi gravissimi. Ma su una Terra sovrappopolata, dove l’equilibrio sociale, economico, psicologico è appeso a un filo, gli scienziati responsabili di un così esplosivo progetto debbono essere fermati a qualsiasi costo. Come? Quando la persuasione non basta, e lo sterminio è impraticabile, si ricorre al vecchio sistema dell’esilio. Solo che qui si tratta di un esilio extraterrestre, di una Siberia cosmica. E una colonia penale formata dai migliori cervelli del mondo deve combattere duramente non solo per sopravvivere nello spazio, ma anche per trovare un sistema di convivenza accettabile, uno scopo, una meta.
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Beryl era sempre più luminosa, e Baryta divenne una sfera così abbagliante che era possibile osservarla solo coi filtri speciali dei telescopi e degli schermi. Finalmente Linc riuscì a rimettere in efficienza il computer navigatore e si dedicò al controllo dei comandi e del sistema di cavi che collegavano il computer ai razzi propulsori.

Fu allora che arrivò Stav.

Senza tanti complimenti, aprì il portello e chiamò con il suo vocione profondo: — Linc! Sono io, Stav!

Linc si trovava dalla parte opposta del ponte, intento a studiare un diagramma sullo schermo. Era il diagramma dei circuiti che portavano ai razzi.

Si precipitò verso il portello mentre Stav ripeteva: — Linc! Dove sei?… Sono io, Stav.

Linc gli arrivò alle spalle e si fermò di colpo, ansante: — Stav… — disse con voce rotta. Non sapeva cos’altro dire. — Io… è… mi fa tanto piacere rivederti, Stav — balbettò poi.

Un gran sorriso illuminò la larga faccia infantile di Stav. — Jayna mi ha detto che è stata qui e che non ci sono fantasmi. Mi sentivo stupido a non venire anch’io.

— Non c’è niente da temere.

— Già… l’ha detto anche Jayna. Così ho pensato di venire a dare un’occhiata.

Linc indicò con un largo gesto del braccio l’insieme delle apparecchiature e degli schermi. — Certo, guarda pure.

Stav si fece avanti, con le mani intrecciate dietro la schiena, fermandosi a guardare gli schermi degli strumenti. Funzionavano quasi tutti, ormai, e mostravano immagini di Beryl, dati, grafici, linee di diversi colori che indicavano il funzionamento dei generatori e delle altre macchine in funzione. Rimase particolarmente affascinato alla vista del computer con le sue luci intermittenti.

— Hai riparato le macchine — disse.

— Quasi tutte — precisò Linc. — Non è stato molto difficile. In genere si trattava di riparazioni di poco conto. Chi le ha costruite sapeva il fatto suo.

Stav annuì, ammirato.

— Mi servirebbe un po’ di aiuto — disse Linc.

Stav sporse le labbra dubbioso. — Monel non approverebbe.

— Non è cambiato?

— No. Casomai è peggiorato.

— Ah…

— Il sole giallo si avvicina ogni giorno di più, la paura cresce e Monel diventa sempre più matto. Al primo pasto dobbiamo metterci tutti in fila e se qualcuno non gli va lo sposta in fondo alla fila e magari lo lascia digiuno. Le sue guardie non ci perdono d’occhio un momento. Non è piacevole lavorare con qualcuno che sta a guardarti. Se cerchiamo di riposarci un momento urlano e ci lasciano senza mangiare.

— E voi li lasciate fare?

— Cos’altro potremmo fare? Per poco non ho strangolato una guardia, ma mi sono trattenuto pensando a quello che era successo al povero Peta. Non voglio essere cacciato via.

— E Magda?

— Non si fa mai vedere. Sta chiusa nella sua stanza. Monel dice che medita giorno e notte per salvarci grazie alla concentrazione mentale.

— Stav — disse Linc dopo un lungo silenzio, — la meditazione non ci salverà, e nemmeno Monel, qualunque cosa faccia. Io invece posso salvare la nave e noi tutti. So come fare per arrivare sul nuovo mondo. Quasi tutte le macchine hanno ripreso a funzionare, ma ho bisogno di aiuto per rimettere in sesto le altre.

— Vorresti che ti aiutassi io?

— Non solo tu. Tutti. Ognuno può rendersi utile. Va’ a riferirlo e di’ che solo aiutandomi potranno salvarsi.

Stav sbatté lentamente le palpebre. Tutti i suoi gesti erano lenti e ponderati. — Non tutti potranno venire. Qualcuno deve occuparsi dei serbatoi della fattoria.

— Chiunque verrà sarà il benvenuto. Stiamo lottando contro il tempo. È necessario che tutto sia perfettamente a posto prima che ci avviciniamo troppo al sole giallo. Altrimenti non riusciremo a sfuggire alla sua attrazione e non arriveremo mai sul nuovo mondo.

— D’accordo — promise Stav. — Andrò a riferire. Però, Monel e le sue guardie…

— Non potranno fermarvi, se sarete d’accordo.

Stav annuì lentamente, ma non sembrava convinto.

XVII

Linc passeggiava lentamente osservando gli schermi e gli uomini e le donne seduti ai banchi davanti agli strumenti. Era fiero e soddisfatto del lavoro compiuto.

La nave funziona alla perfezione si disse. La mia nave. Io le ho ridato la vita. Ha ripreso a funzionare grazie a me. Come avrebbe voluto che Jerlet potesse esser lì con loro a sentire il ronzio e il ticchettio dei macchinari, a vedere come gli altri avevano risposto al suo appello: prima Jayna, poi Stav, poi altri due e infine altri ancora. Adesso disponeva di manodopera sufficiente per svolgere tutte le operazioni necessarie. Nessuno sussultava più quando i servomeccanismi passavano rapidi e silenziosi vicino a loro. Avevano controllato il sistema di propulsione a razzi. Funzionava. I collegamenti erano solidi. Il computer aveva elaborato un piano di volo per portarli in orbita intorno a Beryl.

Resta solo da controllare il trasmettitore di materia, pensava Linc. Ma anche se ci vorrà del tempo per metterlo in funzione, una volta in orbita intorno a Beryl potremo farlo con tutto comodo.

Il computer principale, su nel mozzo, stava già elaborando i dati necessari e preparando un programma grazie al quale Linc avrebbe potuto riparare e provare il trasmettitore di materia.

Se Jerlet fosse qui, come sarebbe fiero di me! Ma Linc sapeva di non essere completamente sincero. La sola persona a cui avrebbe voluto mostrare quello che aveva fatto era Magda, ma lei non si era mai fatta vedere.

Monel, invece, era venuto.

Rosso in faccia, più magro e perfido che mai, era arrivato con sei guardie ed era rimasto ad osservare sogghignando con aria sprezzante gli uomini e le donne intenti ai compiti che Linc aveva assegnato loro.

— Non avrete niente da mangiare! — gridò furibondo. — Non pensate di poter mangiare dopo aver disobbedito ai miei ordini.

— Abbiamo macchine che ci procurano il cibo, nel mozzo e negli altri livelli — ribatté Linc. — I servomeccanismi ci riforniscono in abbondanza. Non moriremo di fame.

Monel aveva fatto fare dietrofront alla sua sedia e se n’era andato. Una delle guardie, un certo Rix, era rimasto con Linc. — È impazzito — disse, alludendo a Monel. — Preferisco restare con te.

Linc non disse a nessuno che i riciclatori non erano in grado di fornire viveri a un numero elevato di persone per un tempo indefinito senza essere riforniti di materiale fresco di tanto in tanto. Ma allora o saremo in orbita intorno a Beryl, o saremo morti.

Monel tornò dopo qualche giorno, minacciando di ordinare alle guardie di portar via le persone che lavoravano alle macchine anche con la forza, se necessario.

— Violenza? — disse Linc.

— Giustizia! — latrò Monel.

Linc si avvicinò a una tastiera e premette un pulsante. Un servomeccanismo sì avvicinò alla sedia di Monel e si fermò coi pulsanti che emettevano una luce rossa intermittente. Monel arretrò.

— Quelle braccia di metallo possono infliggere un bel po’ di giustizia a te e alle tue guardie — disse Linc.

Monel se ne andò. Né lui né le sue guardie si fecero più vedere.

Magda non si decideva a venire.

Potrei andare io da lei pensava Linc. No, è lei che deve venire da me, perché ha torto e io ho ragione.

E poi c’erano Jayna e parecchie altre ragazze disposte a stare con lui. Resti pure nel suo tabernacolo a meditare finché diventerà verde!

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