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Mutazione pericolosa

Электронная книга - «Mutazione pericolosa». Краткое содержание книги:

Un uomo che ha buone probabilità di morire per una malattia ereditaria del sistema nervoso. Uno scienziato premio Nobel che è forse un ex-torturatore nazista. Una società di assicurazioni interessata ai clienti con difetti genetici. Ce n’è quanto basta per capovolgere il mondo normale di Pierre Tardivel e il suo lavoro al Progetto Genoma Umano. E il figlio che Pierre sta per avere sarà il primo, concreto annuncio dell’incubo biologico... Ritorna Robert J. Sawyer, l’acclamato autore di Starplex, con un romanzo di straordinaria suspense.
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— E congratulazioni anche a te, Papà.

— Grossi guai — disse Shari, entrando nel laboratorio di Pierre con una fotocopia in mano. — Ho trovato questa nota in un numero arretrato di «Physical Review Letters». — Apparve turbata.

Pierre stava fermando la sua centrifuga. La lasciò ruotare per forza d’inerzia e alzò lo sguardo verso di lei.

— Cos’è che dice?

— Certi ricercatori di Boston affermano che, sebbene il DNA che regola la sintesi proteica sia strutturato come un codice, una parola sbagliata e il messaggio si ingarbuglia, il «DNA intronico» è strutturato come una «lingua», con ridondanza sufficiente a far sì che piccoli sbagli siano influenti.

— Come una lingua? — disse Pierre eccitato. — Che intendono dire?

— Nelle parti attive del DNA, hanno scoperto che la distribuzione dei vari codoni è casuale. Ma nel «DNA intronico», se si guarda la distribuzione delle «parole» di tre, quattro, cinque, sei, sette e otto coppie di basi in un certo periodo di tempo, si scopre che somiglia molto a quella che troviamo in un linguaggio umano. Se la parola più comune appare diecimila volte, allora quella al decimo posto fra le più comuni appare solo un migliaio di volte, e quella al centesimo ne appare solo un centinaio… il che è molto simile alla distribuzione relativa delle parole in inglese. «The» è un ordine di grandezza più comune di «his», e «his» è un ordine di grandezza più comune di, diciamo, «go.» dal punto di vista statistico, sono segni distintivi che denotano un vero linguaggio.

— Eccellente! — disse Pierre. — Eccellente.

Linee orizzontali solcarono la fronte di Shari, di solito liscia come la porcellana. — È terribile. Significa che anche altra gente sta facendo grandi progressi su questo tema. Quella nota su «Physical Review Letters» è stata pubblicata nel numero del 5 dicembre 1994.

Pierre scrollò le spalle. — Ricordi Watson e Crick, a caccia della struttura del DNA? Ricordi chi altri stava lavorando allo stesso problema?

— Linus Pauling, fra gli altri.

— Pauling, esattamente… che aveva già vinto un Nobel per il suo lavoro sui legami chimici. — Guardò Shari. — Ma anche il vecchio Linus non riuscì a vedere la verità; se ne venne fuori con un modello a tre filamenti degno di Rube Goldberg. — Pierre aveva imparato tutto su Goldberg dal suo arrivo a Berkeley; era stato studente all’UCB e una rassegna delle sue vignette era in mostra al campus. — Certo, anche altri hanno lavorato nella stessa area cui ci stiamo dedicando. Ma preferirei che tu entrassi qui dentro e mi dicessi che ci sono buone ragioni di pensare che c’è qualcosa di significativo codificato nel DNA non addetto a sintetizzare proteine, piuttosto di dire che chiunque ci abbia mai guardato prima ha concluso che è solo spazzatura. So che siamo sulla buona strada, Shari. Lo so. — Fece una pausa. — Hai fatto un buon lavoro. Vai a casa; fatti una buona notte di sonno.

— Anche tu dovresti andare a casa — disse Shari.

Pierre sorrise. — Sto aspettando Molly. Ha una riunione fino a sera inoltrata. Resterò qui finché non chiama.

— Sta bene. A domani.

— Buonanotte, Shari. E sta’ attenta… è già piuttosto tardi.

Shari lasciò la stanza e iniziò a camminare lungo il corridoio. Uscì fuori e aspettò che arrivasse il bus navetta. Quando giunse, lo prese fino al campus. Prima di dirigersi a casa voleva sbrigare qualche faccenda laggiù, e una di queste la portò vicino alla facoltà di psicologia, dove apparentemente la moglie di Pierre stava ancora lavorando. Proprio lì fuori, Shari si fece nervosa quando urtò un giovane di aspetto rude che camminava impaziente avanti e indietro, come se stesse aspettando qualcuno. Era vestito con giacca di pelle e jeans sbiaditi, e aveva capelli biondi tagliati corti e uno strano mento che somigliava a due pugni protesi.

Proprio un bel tipo, pensò Shari mentre si affrettava a confondersi con le tenebre…

PARTE SECONDA

«Più indietro si guarda, e più avanti è probabile vedere.»

Winston Churchill, (vincitore nel 1953 del Premio Nobel per la Letteratura)

18

Notte. Due agenti di polizia, uno nero, una bianca. Un marciapiede imbrattato di sangue. Un uomo di nome Chuck Hanratty morto, il suo corpo portato via in ambulanza. Pierre infreddolito nella brezza notturna, il suo pullover, zuppo di sangue, a terra.

— Be’, guardate, è mezzanotte passata — disse il poliziotto nero a Molly — e, francamente, il suo amico sembra un po’ fuori di sé. Perché non lasciate che l’agente Granatstein e io vi diamo un passaggio? Potrete venire alla Centrale domani per fare una deposizione. — Le porse una carta.

— Perché — disse Pierre, finalmente riscuotendosi un po’ — un neonazista dovrebbe aggredirmi?

Il nero si strinse nelle spalle. — Non è un gran mistero. Andava dietro al suo portafoglio e alla sua borsa.

Ma Molly aveva letto nella mente dell’uomo, e sapeva che quella non era una semplice tentata rapina, era stato un deliberato, premeditato tentativo di attentare alla vita di Pierre. Prese con delicatezza una mano di suo marito e lo guidò verso l’auto della polizia.

Pierre e Molly erano stesi a letto, e Molly lo teneva stretto.

— Perché — disse di nuovo Pierre — un neonazista dovrebbe darmi la caccia? — Era ancora molto scosso. — Diavolo, perché qualcuno dovrebbe darsi pensiero di cercare di uccidermi? Dopotutto… — Le parole si spensero, ma Molly poté leggere la frase in inglese già formulata: «Dopotutto, è probabile che morirò presto comunque».

Molly scosse il capo sul cuscino. — Non so perché — disse a bassa voce. — Ma ce l’aveva con te. Te in particolare.

— Ne sei sicura? — chiese Pierre, tradendo nella voce la fievole speranza che Molly si sbagliasse.

— Quando l’abbiamo oltrepassato, Hanratty stava pensando: «Era ora che ’sto fottuto merdoso si facesse vivo».

Pierre si irrigidì lievemente. — Non puoi dire questo ai poliziotti — disse.

— Certo che no. — Fece una risatina un po’ forzata. — Non mi crederebbero comunque. — Poi dopo una pausa: — Ma gli era stato ordinato di ucciderti, ordinato da qualcuno di nome Grozny… e probabilmente aveva anche già ucciso altre persone per questo Grozny.

Pierre stava ancora tentando di digerire tutto ciò. Un uomo era morto proprio davanti a lui. Sì, era stata autodifesa, ma l’aveva ucciso. Pierre aveva attraversato il continente verso la terra del libero amore, del movimento pacifista, e aveva finito per ritrovarsi colle mani sporche di sangue di un essere umano.

Un coltello che infilzava il corpo dell’uomo; Molly sulla sua schiena, Pierre che gli faceva lo sgambetto.

Se solo Hanratty avesse lasciato cadere il coltello. Se solo…

Morto. «Morto.»

Non riusciva a riscuotersi dall’orrore, non poteva sfuggire al dolore.

Pierre aveva deciso di non presentarsi al lavoro il giorno dopo.. Non l’aveva mai fatto prima, tranne che per la luna di miele.

— Forse dovresti consultare qualcuno — disse Molly. — Ingrid ha fatto uno studio sui veterani di Desert Storm. Potrebbe raccomandarti uno che si occupi di stress post-traumatici.

Pierre scosse la testa. Avevano già tentato di mandarlo da uno psicologo la prima volta che aveva scoperto di essere a rischio di corea di Huntington. Ma poteva diventare una storia senza fine; non aveva tempo per questo.

— Andrà tutto bene — disse, ma le sue parole suonarono piatte.

Molly annuì e continuò a tenerlo stretto.

Avi Meyer sedeva curvo sulla sua scrivania metallica al centro operativo dell’osi a Washington. La sua finestra, con le persiane verticali angolate in modo da bloccare la maggior parte del sole, dava su un ingorgo di traffico in K Street. Era mezzogiorno e già il suo mento pareva ruvido mentre lo appoggiava sulla mano sinistra.

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