Alla fine della lettera la pressione della penna era tale che aveva quasi bucato la carta; le ultime due righe sembravano quasi scritte da una mano diversa.
Merana rimase a sedere in silenzio. Non era sola. Il resto dell’ambasciata, se ancora poteva essere definita tale, era disposto sulle sedie poggiate a ridosso del muro, in diversi stati. Berenicia era costernata come Merana e sedeva con le mani in grembo, il capo reclinato e gli occhi mesti; parlava solo se le rivolgevano la parola. Faeldrin appariva orgogliosa e parlava quando voleva, come anche Masuri e Rafela. Seonid pareva poco meno che impaziente, seduta sul bordo della sedia, e sorrideva spesso con fare determinato. Il resto si comportava più come Valinde, quasi placida. Erano tutte presenti tranne Verin e Alanna. Alcuni Gaidin erano stati inviati a cercarle. Kiruna e Bera, in piedi in mezzo alla sala, erano le più presenti.
«Che qualcuno si permetta di mandare una lettera simile a un’Aes Sedai mi disgusta.» Kiruna non gridò; la voce era fredda, calma e ricca di forza allo stesso tempo, ma gli occhi scuri lampeggiavano. «Demira, il tuo informatore è in grado di confermare che al’Thor è andato a Cairhien?»
«Viaggiando» mormorò Bera incredula. «Chi avrebbe mai detto che avrebbe riscoperto quel talento?»
Le perline colorate fra i capelli di Faeldrin ticchettarono mentre annuiva. «Non riusciamo a pensare a nessun’altra soluzione. Sarà bene tenere a mente che forse è anche più potente di Logain, o Mazrim Taim. Sì.»
«Non possiamo fare nulla per quanto concerne Taim?» Il volto rotondo di Rafela, di solito sereno e gradevole, era molto severo e la voce, solitamente dolce, era atona. «Ci sono almeno cento uomini che possono incanalare — cento! — a meno di trenta chilometri da qui.» Kairen annuì risoluta ma non parlò.
«Dovranno aspettare» rispose Kiruna con fermezza. «Luce e onore, non so quante Sorelle serviranno per controllarne così tanti. Adesso al’Thor è la questione più importante. Demira?»
Demira attese che le altre finissero, quindi chinò leggermente il capo e disse: «So solo che se n’è andato, a quanto pare con un gran numero di Aiel e forse con Perrin Aybara.»
Verin era entrata nella stanza quando Demira aveva iniziato a parlare e aggiunse: «Su Perrin non ci sono dubbi. Ho inviato Tomas a controllare il campo degli uomini dei Fiumi Gemelli e sembra che da lì due messi si siano recati a palazzo per recuperare il cavallo di Perrin e quello di sua moglie. Gli altri hanno lasciato carri e servitori e si stanno già dirigendo a est alla massima velocità. Sotto la bandiera di Perrin con la testa di lupo e quella dell’Aquila Rossa del Manetheren.» In volto le apparve un sorriso, come se trovasse il tutto divertente. Kairen ovviamente era di parere diverso. Si lasciò sfuggire un’esclamazione, quindi si mise le mani davanti alla bocca per tenerla chiusa.
Neanche Merana lo trovava divertente, ma in fondo era un fatto decisamente piccolo a confronto di tutto il resto. Avrebbe potuto paragonarlo a una folata da qualcosa andato a male quando ci si trovava già sedute su un cumulo di rifiuti; un cane che ringhia contro qualcuno che è stato già afferrato dai lupi. Pensare che si era tanto preoccupata di Verin, che aveva lottato con tanta veemenza. Verin non aveva nemmeno sfiorato i suoi piani, se non guidando Demira verso lo sfortunato incontro di quel giorno. Era stato organizzato con molta scaltrezza. Merana credeva che nessun’altra se non le Grigie lo avrebbe notato. Eppure anche lei aveva approvato. Mettere al’Thor alle strette — cercare di metterlo con le spalle al muro — era il minimo che potessero fare. Si era preoccupata di Verin e poi erano apparse Bera e Kiruna, entrambe svincolate dalla sua autorità, forti quanto Masuri, Faeldrin o Rafela.
«Adesso abbiamo gettato la rapa marcia nello stufato» mormorò Bera cupa. Kairen e qualche altra annuirono in accordo.
«Una rapa piccola» le rispose Kiruna con la voce asciutta. Annuirono quasi tutte, tranne Merana e Verin. Merana si limitò a sospirare; Verin fissò Kiruna con quello sguardo da uccello e il capo reclinato. «Cosa sta trattenendo Alanna?» chiese Kiruna senza rivolgersi a nessuna in particolare. «Non voglio ripetere tutto due volte.»
Merana supponeva di aver dato lei stessa il via a quella situazione quando aveva iniziato a essere riverente con Verin. Era ancora a capo della delegazione, tutte seguivano ancora i suoi ordini, anche Masuri, Rafela e Faeldrin, ma ne erano consapevoli. Non era ancora certa su chi tra Kiruna e Bera avesse assunto il comando — che una fosse nata in una fattoria e l’altra in un palazzo reale non contava affatto; non aveva nulla a che vedere con l’essere Aes Sedai — ma una cosa di cui Merana era sicura era che l’ambasciata le stava crollando fra le mani. Era il tipo di cosa che non sarebbe mai accaduta quando la Torre Bianca era integra, quando un’ambasciatrice aveva il pieno potere della Torre e l’Amyrlin Seat alle sue spalle, anche se ci avesse impiegato trent’anni a raggiungere lo scialle e avesse avuto appena il filo di forza sufficiente per non essere mandata via. Adesso erano solo un gruppo di Aes Sedai, che prendevano il loro posto di diritto, senza pensare.
Come se pronunciare il suo nome fosse stata una convocazione, Alanna apparve proprio mentre Bera stava aprendo bocca. Questa e Kiruna si voltarono verso di lei all’unisono. «Al’Thor sostiene di essere andato a Cairhien» disse Bera inacidita. «Sei in grado di aggiungere altro?»