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Il satellite proibito [Rogue Moon - it]

Электронная книга - «Il satellite proibito [Rogue Moon - it]». Краткое содержание книги:

La fantascienza è l’unico genere letterario nel quale l’uomo sia direttamente e concretamente posto a confronto con l’infinito. In questo dato risiede il suo fascino principale: perchè dall’infinito emerge l'enigma, l’ignoto, l’incubo, ed il confronto si trasforma in una sfida. Questo romanzo di Algis Budrys (un autore che i lettori di «Futuro» hanno già avuto modo di apprezzare) ripropone uno dei temi più classici della narrativa fantascientifica: quello della minaccia nascosta in un mondo sconosciuto, del mistero che deve essere rivelato a rischio della vita. Il mondo che cela l’enigma, e dà corpo alla sfida, è il nostro satellite naturale: la Luna, che l’uomo ha appena sfiorata, e che cela nelle sue viscere un segreto mortale. Cosa si nasconde in fondo al labirinto dal quale nessun esploratore è mai uscito vivo? Quale intelligenza maligna ha potuto concepire una trappola cosi crudele e mostruosa? L’intelletto umano non possiede strutture adeguate a scandagliare un abisso così folle e contorto, anche perchè la «cosa» che si cela in fondo all’abisso è a sua volta al di là della follia e dell’assurdo. «Il satellite proibito» è il più originale e famoso tra i romanzi di Budrys.

Nominato per il premio Hugo per il miglior romanzo in 1961.
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Hawks annuì. — Non si preoccupi. Adesso il tempo l'abbiamo.

Barker gli rivolse un sogghigno, dal basso in alto, con un'improvvisa gaiezza d'adolescente. — Sono arrivato parecchio più in là del corpo di Rogan L, sa. E quello che mi ha fregato, finalmente, è stato… è stato… il… è stato il…

Il volto di Barker si arrossò violentemente, gli occhi parvero schizzare dalle orbite. Le labbra fremettero. — Il… il… — Fissò Hawks. — Non posso! — gridò. — Non posso… Hawks… — Si dibatté, per sfuggire a Hawks ed a Weston che cercavano di trattenerlo per le spalle, serrò le mani, rigidamente, sul bordo del tavolo, con le braccia tese e scosse dalle contrazioni. — Hawks! — urlò, come se parlasse dietro una robusta vetrata. — Hawks, non gliene importava! Io non ero niente, per quella cosa! Ero… ero… — La bocca si aprì a mezzo, la lingua batté contro la parte interna dei denti superiori. — N-n-n… N… N-niente! — Scrutò disperatamente la faccia di Hawks. Respirava come se non avesse aria a sufficienza.

Weston grugniva per lo sforzo di costringere Barker a distendersi sul tavolo. Holiday imprecò, mentre infilava meticolosamente l'ago d'una siringa nel coperchio d'una boccetta che aveva estratto dalla borsa.

Hawks serrò convulsamente i pugni contro i fianchi. — Barker! Di che colore era il suo primo libro di scuola?

Le braccia di Barker si decontrassero un po'. La testa non era più rigidamente protesa in avanti: la scrollò, e guardò il pavimento con una smorfia, concentrandosi quasi con rabbia.

— Non… non ricordo, Hawks — balbettò. — Verde… no, no, era arancione, con le lettere azzurre, e c'era la storia di tre pesciolini rossi che erano usciti dalla vasca per arrampicarsi su uno scaffale e poi si erano tuffati di nuovo. Io… mi sembra di vedere la pagina con l'illustrazione: tre pesciolini in aria, che cadevano obliquamente, e sotto la vasca che li aspettava. Il testo era formato da tre paragrafi di una sola parola: «Splash!» e poi uno spazio, e poi «Splash!» e poi «Splash». Tre «Splash» in fila, proprio come i pesci.

— Bene, Barker, adesso lo capisce — disse sottovoce Hawks. — Lei è vivo, lo è sempre stato da quando riesce a ricordare. Lei è qualcosa. Lei ha visto e ricordato.

Weston girò la testa di scatto. — Per amor del cielo, Hawks! Non ci si immischi! — Holiday scrutò lo scienziato sbattendo leggermente le palpebre, reggendo in mano la siringa.

Hawks espirò lentamente e disse a Weston: — Almeno, adesso sa di essere vivo.

Barker si era accasciato. Quasi piegato su se stesso, si dondolava sul bordo della tavola, e il colorito del viso ritornava gradualmente alla normalità. Bisbigliò, convinto: — Grazie. Grazie, Hawks. — Amaramente, bisbigliò: — Grazie di tutto. — Poi all'improvviso borbottò, irrigidendo il busto: — Qualcuno mi porti una bacinella o una cosa del genere.

Gersten e Hawks stavano accanto al trasmettitore e guardavano Barker che usciva a passo malfermo dal gabinetto, rivestito di camicia e calzoni.

— Cosa ne pensi, Ed? — chiese Gersten. — Cosa farà adesso? Ci pianterà in asso?

— Non lo so — fece distratto Hawks, senza distogliere lo sguardo. — Mi pareva che ce l'avesse fatta — disse sottovoce. — Ma è poi vero? Non ci resta che aspettare. Dovremo trovare il modo di risolvere la questione.

— Trovare un altro?

Hawks scosse il capo. — Non possiamo. Non ne sappiamo abbastanza neppure di questo. — Poi disse, infastidito, come se fosse assalito da una torma di mosche: — Ho bisogno di tempo per riflettere. Perché il tempo continua a passare, quando un uomo pensa?

Barker li raggiunse.

Aveva gli occhi infossati nelle orbite. Lanciò a Hawks uno sguardo penetrante. La sua voce era incerta, nasale.

— Holiday dice che le mie condizioni generali sono buone, adesso, tutto considerato. Ma bisogna che qualcuno mi accompagni a casa. — Aggricciò le labbra. — Vuol farlo lei, Hawks?

— Sì. — Lo scienziato si tolse il camice, e lo depose piegato sul banco. — Tu potresti preparare tutto per un altro lancio, domani, Ted — disse a Gersten.

— Non faccia conto su di me! — gracchiò Barker.

— Possiamo sempre annullare il lancio, sa — fece Hawks; poi disse a Gersten: — Ti chiamerò domattina presto e te lo farò sapere.

Barker si mosse barcollando e Hawks regolò il passo sul suo. Attraversarono lentamente il laboratorio e varcarono la porta della scala, fianco a fianco.

Connington li attendeva di sopra, oziando su una delle poltrone di plastica arancione allineate lungo le pareti del vestibolo. Teneva le gambe allungate: stava accendendo un sigaro e soffiava il fumo dalle labbra strette, in un cono traslucido. Scrutò fulmineamente Barker, poi Hawks. — C'è qualche difficoltà? — chiese, quando i due lo raggiunsero. — Ho sentito che avete avuto qualche guaio in laboratorio — ripeté, con gli occhi che gli brillavano. — Passato un brutto quarto d'ora, Al?

Hawks disse: — Se scopro chi è che le passa informazioni dal laboratorio, lo licenzio.

Connington tese la mano verso il portacenere a colonna. Uno dei suoi anelli tinnì lievemente contro il metallo della maniglia. — Sta perdendo mordente, Hawks — osservò. — Un paio di giorni fa, non si sarebbe degnato di minacciare. — Si alzò pesantemente, con un grugnito sommesso, e aggiunse: — Le mie azioni le sarebbero apparse non all'altezza della sua attenzione. — Si dondolò avanti e indietro, con le mani in tasca: — Cosa importano i dettagli che io vengo a sapere? Crede che ne abbia bisogno? Vi conosco, voi due. E questo basta.

— Accidenti, Connington… — cominciò Barker, con una nota acuta, aggressiva nella voce.

Connington gli diede un'occhiata brusca. — Dunque, avevo ragione. — Sogghignò, quasi intimidito. — Torni da Claire, adesso? — E soffiò uno sbuffo di fumo. — Ci tornate tutti e due?

— Qualcosa del genere — disse Hawks.

Connington si grattò il bavero della giacca. — Credo che verrò anch'io a godermi lo spettacolo. — Sorrise amichevolmente a Barker, inclinando il capo. — Perché no, Al? Tanto vale che tu stia in compagnia di tutti coloro che stanno cercando di ucciderti.

Hawks guardò Barker. Muoveva le mani come se lottasse con qualcosa di invisibile nell'aria, all'altezza dello stomaco. Guardava Connington senza vederlo; e il capo del personale sbatté le palpebre.

Poi Barker disse, impacciato: — In macchina non c'è posto.

Connington ridacchiò mellifluo, calorosamente. — Guiderò io, e tu potrai sederti sulle ginocchia di Hawks. Come il pupazzo di un ventriloquo.

Hawks distolse lo sguardo dal viso di Barker e disse, brusco: — Guiderò io.

Connington ridacchiò di nuovo. — Sam Latourette non ha avuto quell'incarico dalla Hughes Aircraft. Il fatto che Waxted lo volesse non è servito a niente. Questa mattina, si è presentato al colloquio ubriaco fradicio. Guiderò io. — Si girò verso la porta di cristallo e s'incamminò, poi si voltò indietro. — Andiamo, amici — disse.

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