L'addio orizzontale [Farewell Horizontal - it]
- Автор: Джеттер Кевин Уэйн
- Год: 1992
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Paola Andreaus
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «L'addio orizzontale [Farewell Horizontal - it]». Краткое содержание книги:
— Non vuoi sentire il resto?
Il guerriero fece una smorfia tale per cui riuscì a toccarsi i baffi con i denti e socchiuse gli occhi sotto le scure sopracciglia, tanto che s’intravvedevano solo due bagliori rossi.
Axxter diede un colpetto al registratore che pendeva da una delle corde. — Non c’è problema. Sto registrando tutto. — La piccola scatola ondeggiava nella sua custodia. — È una storia forte, davvero forte. — Sentì ancora lo stomaco arrivargli in gola: gli faceva sempre quello scherzo quando sentiva raccapriccianti storie di guerra. — Continua a parlare. Ascolterò tutto più tardi. — Si girò e uscì dalla tenda prima che l’altro avesse il tempo di ribattere.
Fuori, si arrampicò sul più vicino cavo di transito, ancorandovi la cintura che aveva alla vita. Guardò verso il basso per assicurarsi che non ci fosse nessuno sotto, nel caso si fosse sentito male veramente; anche sé in quel momento gli avrebbe fatto molto piacere vomitare su qualcuna delle sentinelle della Folla Devastante che controllava i confini. Malgrado fosse diventato l’artigiano prediletto dal Generale Cripplemaker, quei bastardi erano tutti suscettibili come l’inferno. Per un affronto al loro onore erano capaci di trivellarti, senza curarsi affatto di quale punizione avrebbero potuto subire. Trivellarti oppure qualcosa di peggio… sulla falsariga di quello che stava raccontando quel vecchio bastardo nella tenda. Axxter scosse il capo mentre si rilassava contro il cavo, come se potesse scrollare via le parole del veterano. A giudicare dai suoi aneddoti, quello doveva aver scalato la gerarchia della Folla non tanto per le sue imprese militari, quanto per le sue fantasiosissime torture agli sfortunati prigionieri di guerra. Che brutto figlio di puttana… Axxter guardò verso il basso, verso le nuvole; si rincorrevano al margine dell’atmosfera creando strane forme. Chiuse gli occhi per un attimo, ma continuava a vedere il vecchio guerriero e a sentirne la voce orgogliosa che raccontava antichi ricordi di violenza.
Eppure quel lavoro era redditizio per lui e quel pensiero gli sciolse il nodo allo stomaco, rilassandolo. Sputò per liberarsi del sapore acido che aveva in bocca; lo sputo colpì il metallo e sparì. Un lavoro redditizio, ma non solo: il secondo che quella gente gli affidava. Il che significava che era fatta.
Ce l’ho fatta. Con una delle tribù più importanti. Con la più importante, se si escludeva l’Amalgama che era ai vertici del potere da tanto tempo da poter essere paragonata all’aria o al muro verticale che aveva alle spalle: insomma era parte della natura delle cose. Ma lavorare per la Folla… avendo eluso la DeathPix… ce l’aveva fatta, perché era in gamba e il suo materiale era dannatamente buono… Quello significava che i suoi giorni duri erano finiti. Valeva la pena ascoltare quelle tremende storie di battaglie, anche un’infinità di quelle storie.
La prima commissione che gli aveva ordinato il Generale — la nuova icona di morte per il megassassino — l’aveva messo in luce. E aveva ingrassato il suo portafoglio; per anni aveva elaborato nuove idee, per tutto il tempo che aveva trascorso sul muro aspettando che gli procurassero un buon lavoro. Materiale che non si poteva sprecare per qualche piccola banda di teppisti, il tipo di gentaglia che aveva frequentato prima che gli capitasse quel colpo.
Evidentemente parte del suo lavoro era stato notato: non avrebbe potuto restare nascosto a lungo, visto che doveva lavorare, anche per mantenersi in esercizio. Eppure si chiedeva ancora come aveva fatto a catturare l’attenzione della Folla; forse uno dei profondi subliminali che aveva fatto per la Squadra degli Arrabbiati, i denti neri nascosti nell’oscurità, le rotanti immagini a specchio in una gola che avrebbe potuto inghiottire chiunque l’avesse guardata troppo a lungo. Ma quello era materiale raffinato; quei ragazzi non avevano nemmeno capito che razza di lavoro fosse, stavano solo a brontolare sul tempo che ci impiegava — molto più di quello per cui era pagato. L’aveva fatto solo per verificarne l’effetto finale. Ma qualcuno della Folla l’aveva individuato, o forse aveva visto qualche altra sua creazióne, e aveva capito che meritava; quello significava che in alto doveva esserci qualcuno che se ne intendeva davvero di arte. Forse lo stesso Cripplemaker. Axxter ne dubitava; l’uomo era troppo pratico e interessato alla politica. Doveva trattarsi di qualcuno che stava dietro le quinte, uno che reggeva le fila di nascosto, il tipo che sapeva sempre tutto, tessendo la sua ragnatela, tanto sottile da non accorgersi nemmeno quando ci si rimaneva impigliati. Non che gli importasse di rimanere impigliato: l’aveva sperato per molto. Gli sarebbe solo piaciuto poter conoscere chi l’avesse catturato, in modo da potersi aggrappare alla ragnatela sempre più saldamente.
Si sfregò gli occhi, ancora stanco morto per le levatacce che aveva fatto lavorando giorno e notte all’icona di morte. Era distrutto, vero, ma ne era valsa la pena. Non aveva usato nessun espediente subliminale in quel lavoro; aveva voluto qualcosa che colpisse immediatamente Cripplemaker, che fosse subito percepibile. Effetti a piegatura che creavano l’idea di passaggio da macro a micro erano la cosa migliore; un trucchetto semplicissimo quando si volevano sottolineare bene i dettagli, ma che funzionava sempre con chi non era un esperto. Sembrava che tornassero bambini — se mai chi era nato in una tribù era stato bambino — quando guardavano quei dragoni. E quando questi si muovevano, grazie al codice predisposto che veniva inviato alla Piccola Luna, impazzivano di gioia. Vecchi assassini grinzosi che si contorcevano come marionette. Si poteva condurli dove si voleva.
Strane stelle gli pulsavano davanti agli occhi, mentre se li sfregava. Non era il momento di brontolare: bisognava sopportare ed essere pronti ad affrontare la vita. Si tolse le mani dagli occhi, asciugandosi una lacrima sulla guancia. Sbatté gli occhi e scrutò tra le nuvole. Non era là, almeno non questa volta. Forse si era finalmente stancata di restare sospesa come una luna fuori dalla sua orbita e probabilmente si era decisa a raggiungere gli altri angeli nelle loro peregrinazioni. Era scomparsa, e Axxter aveva provato una strana sensazione scoprendolo: da un lato una certa soddisfazione, dall’altro una strana tristezza. Ma… eccola comparire di nuovo, una sfera distante, una figura accanto al sole. Era piuttosto coraggiosa a ciondolare là fuori, vicina alle grinfie di qualche annoiato guerriero della Folla. A loro non piace sparare senza avere un bersaglio a disposizione.
Il suo stomaco stava meglio. Ci si poteva abituare a qualunque cosa purché si fosse pagati. Si sganciò dal cavo di transito e si diresse verso la tenda.
Ancora prima di entrare sentì che il guerriero stava russando profondamente. All’interno, in una luce soffusa, vide che le sue mani erano appoggiate sulla pancia e che con le unghie sporche stava grattandosi qualche prurito. Il viso coperto dalla barba sembrava quello di un bambino e il sorriso che vi era stampato rivelava i suoi sogni piacevoli. Axxter non voleva nemmeno sapere cosa gli passasse per la testa: era senz’altro qualcosa di disgustoso.
Un odore chimico, lo stesso dell’alito del guerriero, aveva invaso la tenda. Axxter urtò con un ginocchio una bottiglia che cominciò a girare rumorosamente. Un po’ di liquido rosa si mosse sul fondo quando la raccolse. Stava per buttarla fuori dalla tenda, quando si rese conto che c’era qualcuno alle sue spalle con la testa appoggiata alla trave portante.
— Che gran vecchio compagno! — Disse il Generale Cripplemaker osservando il guerriero che dormiva. S’accoccolò vicino ad Axxter appoggiando una mano al pavimento della tenda per mantenere l’equilibrio. Con le nocche dell’altra mano sfiorò la barba del guerriero, che emise strani suoni e sollevò un braccio, come per scacciare una mosca fastidiosa e invisibile.
Cripplemaker annuì. — Questo vecchio figlio di puttana… — e continuava a guardare l’uomo — …è stato uno dei miei primi istruttori. Mi ha spremuto come un limone… cazzo se l’ha fatto. Un’occhiata ad Axxter, quasi timida, imbarazzata nel rivelargli quel suo aspetto sentimentale. — Alla fine del corso ha violentato il dieci per cento della classe, i peggiori; e di questi ha violentato e mangiato il peggior un per cento. — Gli occhi del Generale si fissarono con fervore su Axxter. — Non puoi immaginare il desiderio di emergere che si prova!