Cosmo selvaggio [Ship of Strangers - it]
- Автор: Шоу Боб
- Серия: A.E.S.O.P. (it) #5
- Год: 1979
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Delio Zinoni
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Cosmo selvaggio [Ship of Strangers - it]». Краткое содержание книги:
— E perché? — La voce di Kelvin era tesa, e una smorfia disperata gli alterava i lineamenti. — Posso saltare da qui.
— Tenente! Scendete… — Giyani non finì la frase. Kelvin si tuffò a testa avanti verso il cerchio, ma scivolò e la traiettoria fu più bassa del previsto. Mentre il suo corpo spariva nel settore inferiore del disco, una delle caviglie urtò contro l’orlo. Lo stivale cadde fra la vegetazione, con un tonfo pesante. Ancora prima di vedere il sangue, Surgenor seppe che il piede di Kelvin era ancora nello stivale.
— Che idiota! — disse Giyani disgustato. — Questa volta è spacciato.
— Non preoccupatevi per questo — gridò Surgenor. — Guardate il cerchio. Il disco nero si stava stringendo.
Surgenor lo osservò contrarsi, affascinato, come l’iride di un occhio investito da una luce troppo forte, finché il suo diametro si ridusse a un paio di metri. Anche quando si fu fermato continuò ad osservarne i contorni, come per rassicurarsi che la porta verso il futuro non stava per sparire del tutto. — È un guaio, David — mormorò Giyani. — È un vero guaio.
Surgenor annuì. — Si direbbe che la forza che tiene aperto il buco si esaurisca parzialmente ogni volta che qualcosa lo attraversa. E se la contrazione è proporzionale alla massa trasportata… Che diametro poteva avere prima che Kelvin lo attraversasse?
— Circa tre metri.
— Ora saranno un paio. Questo significa che l’area è stata… dimezzata.
I tre uomini si guardarono l’un l’altro, eseguendo mentalmente il semplice calcolo che li rendeva mortali nemici. E lentamente, istintivamente, si allontanarono l’uno dall’altro.
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— Mi dispiace moltissimo — disse Giyani seccamente — ma è del tutto inutile proseguire la discussione. Non ci possono essere dubbi su chi debba essere il prossimo. — Il sole del tardo pomeriggio, riflettendosi sul verde intenso della vegetazione, lo faceva apparire più pallido del normale.
— Cioè voi. — Surgenor si guardò le mani, tagliuzzate dal lavoro di costruzione della rozza rampa che portava all’orlo del disco.
— Infatti. Si da il caso che io sia l’unico qui ad avere una conoscenza dettagliata della situazione e ad essere bene addestrato. Questo significa che il mio rapporto sull’episodio sarebbe più utile e più dettagliato del vostro.
— Non sono d’accordo — disse Surgenor. — Come fate a sapere che io non ho una memoria fotografica?
— Non vorrei sembrare infantile, ma voi come fate a sapere che non ce l’ho io? — La mano di Giyani si posò in modo apparentemente casuale sul calcio della pistola. — Comunque, con le ipno-tecniche, il problema non è di quello che si ricorda, ma di quello che ci si è preoccupati di osservare.
— In tal caso — intervenne McErlain — ditemi cosa avete osservato sulla giungla.
— Cosa volete dire, sergente? — disse Giyani impaziente.
— Niente di speciale. Solo che c’è qualcosa di molto strano in questa giungla. Un osservatore acuto come voi dovrebbe averlo notato da un pezzo. Allora, che cos’è? — McErlain fece una pausa. — Signore.
Giyani si guardò intorno. — Non è il momento di scherzare.
Le parole del sergente avevano risvegliato delle sensazioni nella memoria di Surgenor. Anche lui aveva notato qualcosa di strano nella foresta, che la rendeva diversa da tutte le altre che aveva visto. — Andate avanti — disse. McErlain lanciò un’occhiata trionfante, quasi di possesso, alla giungla. — Non ci sono fiori.
— E allora? — Giyani sembrava sconcertato.
— I fiori servono ad attirare gli insetti. È così che la maggior parte delle piante si riproducono, impollinando le zampe e i corpi degli insetti, che poi lo spargono in giro. Tutta questa roba — McErlain indicò con un gesto il muro verde che li circondava — è costretta a riprodursi in qualche altro modo, che non dipende da…
— Dalla vita animale! — finì Surgenor, chiedendosi come avesse fatto a non accorgersene prima. Quella giungla, l’antico mondo verde di Saladin, era silenziosa. Nessun animale si muoveva fra i suoi cespugli, nessun insetto ronzava nell’aria immobile, nessun uccello cantava. Era un mondo privo di vita mobile.
— Osservazione interessante — disse Giyani freddamente — ma di scarso interesse per il nostro problema immediato.
— Questo lo dite voi — disse McErlain trattenendo la rabbia. Surgenor lo scrutò con attenzione. Il grosso sergente sembrava rilassato, ma non staccava gli occhi da Giyani. Si era messo vicino alla Saladiana silenziosa, più vicino di quanto ci si sarebbe potuto aspettare date le circostanze. Era come se, pensò Surgenor a disagio, lui e la donna aliena fossero legati da qualche cosa.
Surgenor rivolse la sua attenzione alla rampa che avevano costruito con i tronchi abbattuti dal modulo. Solo pochi passi lo separavano da essa, e non ci avrebbe messo più di due secondi a raggiungere il disco, ma era sicuro che il sergente l’avrebbe immediatamente incenerito. La sua unica speranza era che Giyani e McErlain restassero così impigliati nel loro conflitto personale, da dimenticarsi di sorvegliarlo. Si avvicinò un po’ di più alla rampa, pensando a cosa potesse portare i due uomini a uno scontro diretto.
— Maggiore — disse con fare distratto — avete affermato prima che il vostro interesse principale è la buona riuscita della missione. La salvaguardia degli interessi della Terra nel miglior modo possibile.
— Esatto.
— In questo caso avete l’occasione di compiere un gesto decisivo, che potrebbe indurre i Saladiani a una maggiore cooperazione. Se rimandassimo la prigioniera indietro nel tempo…
Giyani slacciò la fibbia della fondina con un movimento rapido. — Non cercare di fare il furbo con me, David. E allontanati da quella rampa.
Surgenor provò un attimo di terrore, ma non si mosse. — Cosa ne dite, maggiore? La mente di un Saladiano è così diversa dalla nostra che non abbiamo la più pallida idea di quello che abbia in testa quella donna. Non possiamo scambiare un solo pensiero, una sola parola con il suo popolo, ma non ci potranno essere dubbi sulle nostre intenzioni se la rimandiamo indietro. — Mise un piede sulla base della rampa.
— Tornate indietro! — Giyani afferrò il calcio della pistola e cominciò ad estrarla dalla fondina. Dal fucile di McErlain venne un piccolo clic. — Lasciate andare quella pistola — disse il sergente senza alzare la voce.
Giyani si immobilizzò. — Cosa vi salta in mente, sergente? Non vedete cosa sta facendo?
— Lasciate stare quella pistola.
— Chi vi credete di essere? — La faccia di Giyani si rabbuiò. — Qui non siamo…
— Andate avanti — lo incalzò McErlain con finta cortesia. — Ditemi che non sono più sulla Georgetown. Sentiamo qualcun’altra delle vostre battute sul genocidio. Vi piacciono molto, maggiore.
— Non volevo…
— Sì che volevate! È da un anno che non mi dite altro, maggiore!
— Mi dispiace.
— Non è il caso. È tutto vero, sapete. — Lo sguardo di McErlain si spostò lentamente sulla figura enigmatica della Saladiana, poi tornò su Giyani. — Sono uno di quelli che hanno sparato. Non sapevamo niente dello strano sistema riproduttivo degli alieni. Non sapevamo che quel gruppo di maschi doveva preservare il proprio onore e quello della razza compiendo un attacco rituale. Vedemmo solo una massa di centauri pelosi che ci attaccavano con le lance. E cominciammo a sparare.
Surgenor spostò il peso del corpo sull’altro piede, preparandosi a scattare lungo l’unico tronco che formava la rampa.
— Continuarono ad attaccarci — proseguì McErlain, con occhi pieni di dolore. — E noi continuavamo a sparare. Tutto qui. Solo più tardi scoprimmo di avere annientato tutti i maschi attivi, che in ogni caso non ci avrebbero fatto alcun male.