I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
Nynaeve svoltò l’angolo tirandosi appresso Moghedien. Davanti a lei un uomo svanì, lasciandosi alle spalle solo il rumore degli stivali. Nynaeve non sapeva da quanto tempo li stava seguendo. A un certo punto il rumore era svanito e Nynaeve aveva dovuto sedersi e aspettare di sentirlo di nuovo per sapere in quale direzione andare. A volte quando si fermavano accadeva qualcosa. Non le aveva viste, ma una volta il palazzo aveva risuonato come una campana, un’altra volta i capelli di Nynaeve si erano quasi rizzati mentre l’aria sembrava crepitare, quella successiva... non aveva importanza. Era la prima volta che era riuscita a lanciare un’occhiata all’uomo che stava seguendo. Non credeva che fosse Rand a indossare quella giubba nera. L’altezza era la stessa, ma era troppo pesante, troppo ampio di torace.
La donna si mise a correre prima di rendersene conto. Le scarpe robuste che indossava si erano da tempo trasformate in delicate scarpette di velluto per non fare rumore. Se lei sentiva lui, avveniva anche il contrario. Il respiro frenetico e affannato di Moghedien era più forte del rumore dei passi.
Nynaeve raggiunse l’angolo e si fermò, guardando con cautela dall’altra parte. Manteneva la presa su saidar, attraverso Moghedien, ma era lei ad agire, pronta a incanalare. Non c’era bisogno. Il corridoio era vuoto. Su una parete lontana si stagliava una finestra con le balaustre decorate ad arabeschi, ma non credeva che fosse andato tanto lontano. Più vicino vi era un corridoio, proprio sulla destra. Si affrettò a raggiungerlo, facendosi di nuovo circospetta. Vuoto. Ma una scala saliva in alto nel punto in cui i corridoi si incontravano.
Esitò un attimo. Quel corridoio riportava nel punto da dove erano venute. Possibile che stesse correndo per tornare indietro? Decise di salire.
Trascinandosi appresso Moghedien salì lentamente le scale, sforzandosi di sentire qualcos’altro oltre il respiro angosciato della Reietta, quasi isterico e il sangue che pulsava nelle proprie orecchie. Se si fosse trovata faccia a faccia con lui... sapeva che l’uomo era lì, da qualche parte davanti a lei. Doveva sfruttare il vantaggio della sorpresa.
Giunta al primo piano si fermò. Il corridoio rispecchiava quello inferiore. Era altrettanto vuoto, altrettanto silenzioso. Era salito ancora?
Le scale tremarono leggermente sotto i suoi piedi, come se il posto fosse stato colpito da un ariete, poi un altro colpo. Un’altra barra di luce bianca passò attraverso i battenti della finestra che si aprirono obliquamente verso l’alto, e il soffitto fu illuminato.
Nynaeve deglutì, battendo le palpebre nello sforzo vano di liberarsi di quel viola pallido che le era rimasto davanti agli occhi. Doveva trattarsi di Rand che cercava di colpire Rahvin. Se era troppo vicina, Rand avrebbe potuto colpirla per sbaglio. Se stava colpendo a casaccio a quel modo — a lei così sembrava — avrebbe potuto colpirla senza accorgersene.
Il tremito era cessato. Gli occhi di Moghedien brillavano di terrore. Da quello che Nynaeve percepiva tramite l’a’dam, era strano che la donna non stesse contorcendosi in terra, gridando e schiumando dalla bocca. Anche Nynaeve aveva voglia di gridare. Si costrinse a mettere il piede sul gradino successivo. Salire era una decisione come un’altra. Lentamente, però. Il secondo gradino fu quasi altrettanto difficile. Non c’era bisogno di arrivare improvvisamente davanti all’uomo. Doveva mantenere la sorpresa dalla sua parte. Moghedien la seguiva come un cane bastonato, tremante.
Mentre Nynaeve saliva le scale abbracciò saidar al massimo delle sue possibilità, tutto quello che Moghedien riusciva a maneggiare, al punto che la dolcezza di saidar si fece quasi dolorosa. Quello era l’avviso. Di più non l’avrebbe sopportato, si sarebbe quietata da sola, bruciando la capacità di incanalare. O forse eliminandola per Moghedien, date le circostanze. O magari entrambe. In ogni caso adesso sarebbe comunque stato un disastro. Si fermò a quel punto, la... vita... la colmava al limite massimo, a una frazione dal collasso. Era quanto avrebbe potuto abbracciare se lo avesse fatto da sola. Lei e Moghedien avevano praticamente la stessa forza con il Potere, Tanchico lo aveva provato. Era abbastanza? Moghedien insisteva a sostenere che gli uomini erano più forti. Almeno Rahvin, Moghedien lo conosceva, e non credeva che Rand avrebbe potuto sopravvivere tanto a lungo se non fosse stato altrettanto forte. Non era giusto che gli uomini avessero i muscoli e una forza maggiore nell’uso del Potere. Le Aes Sedai nella Torre avevano sempre detto che le forze erano uguali. Questo non era...
Stava blaterando. Inspirando profondamente trascinò Moghedien per le scale. Giunsero all’ultimo piano.
Anche quel corridoio era vuoto. Andò nel punto in cui i corridoi si incrociavano e guardò. Eccolo. Un uomo alto vestito di nero, grosso, con le tempie striate di bianco fra i capelli scuri, che guardava da una delle fessure ricurve dei battenti della finestra di pietra verso qualcosa sotto di lui. Sul viso dell’uomo erano visibili sudore e sforzo, ma sembrava che sorridesse. Un bel viso, come quello di Galad, ma il suo cuore non accelerò.
Qualsiasi cosa stesse fissando, forse Rand, aveva preso tutta la sua attenzione, ma Nynaeve non gli diede l’opportunità di vederla. Forse si trattava di Rand. Non era in grado di dire se Rahvin stesse incanalando o meno. Nynaeve riempì il corridoio attorno all’uomo di fuoco, da una parete all’altra, dal pavimento al soffitto, versando in esso tutto saidar, un fuoco talmente caldo che anche la pietra fumò. Il calore la fece indietreggiare.
Rahvin gridò in mezzo alle fiamme e si allontanò da lei barcollando, nel punto in cui il corridoio si trasformava in un percorso affiancato da colonne. Un attimo, forse meno, mentre lei ancora indietreggiava, e l’uomo fu in piedi, in mezzo alle fiamme ma circondato da aria pulita. Ogni minima parte di saidar che poteva incanalare era concentrata in quell’inferno, ma l’uomo lo teneva sotto controllo. Riusciva a vederlo attraverso le fiamme. Tutto aveva un riflesso rosso, ma riusciva a vedere. Dalla giubba bruciacchiata saliva del fumo. Il volto era completamente ustionato, un occhio bianco latteo. Ma entrambi avevano una luce maligna quando li rivolse verso di lei.
Nessuna emozione proveniva dall’a’dam, solo opprimente apatia. Lo stomaco di Nynaeve era in subbuglio. Moghedien si era arresa. Perché davanti a loro avevano la morte.
Il fuoco spuntò attraverso i battenti intagliati delle finestre sopra Rand, le fiamme riempirono ogni buco danzando verso il colonnato. In quel momento, la lotta interiore cessò improvvisamente. Divenne se stesso con tale immediatezza che fu quasi un colpo. Aveva attinto disperatamente saidin, cercando di trattenerne una parte. Adesso scorreva dentro di lui, una valanga di fuoco e ghiaccio che gli faceva tremare le ginocchia, pareva vibrare nel vuoto con il dolore che lo sfiorava e scivolava come sul sapone.
Rahvin barcollò all’indietro uscendo dal colonnato, con il viso rivolto verso l’interno. Era avvolto dalle fiamme, ma in qualche modo allo stesso tempo vi stava in piedi nel centro senza esserne toccato. Ma se adesso non veniva lambito da esse, prima lo era stato. Solo l’imponenza del corpo, l’impossibilità che si trattasse di qualcun altro, gli diceva che si trattava di Rahvin. Il Reietto era una figura di carbone e carne viva e lacerata che avrebbe fatto affaticare chiunque ne avesse tentato la guarigione. L’agonia doveva essere terrificante. Ma si trovava nel vuoto dei resti dell’uomo bruciato, avvolto nel nulla dove il dolore fisico era distante e saidin a portata di mano.