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Электронная книга - «Scusa ma ti voglio sposare». Краткое содержание книги:

Scusa ma ti voglio sposare
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Scatta il verde. Cristina ingrana la prima e parte. E poi sorride. Sì. Ho deciso anch'io. Non mi sdraierò su nessuno. Mi prenderò cura del mio amore. Lo coccolerò. Gli preparerò la sua torta preferita. Cioccolato fondente e cocco. Ho anche gli ingredienti. Ne ho voglia e bisogno. È troppo tempo che non lo faccio. Non mi posso lamentare degli altri se io per prima non faccio nulla per smuovere le cose.

Cristina arriva a casa. Parcheggia. Sale le scale. Si sente contenta come una bambina, improvvisamente felice di fare una sorpresa a qualcuno. Apre il portoncino, se lo richiude alle spalle, appoggia la borsa sul divano e corre in cucina. Cerca gli ingredienti. Due tavolette di cioccolato fondente. Un po'"di burro. Uova. Latte. Farina. Zucchero. E il cocco in scaglie. Accende la radio. E comincia a preparare. Con passione. Divertita. Ogni tanto leccandosi le dita che infila nell'impasto. Accende il forno per

riscaldarlo. Imburra la teglia. E quasi senza accorgersene si mette a canticchiare una versione personalizzata di Vasco: "Una torta per te… non te l'aspettavi, eh… e invece eccola qua… come mi è venuta e chi lo sa…".

Poi squilla il cellulare. Le è rimasto nella tasca dei jeans. Lo sfila con le mani ancora un po'"bianche di farina. Lo apre. è Flavio.

"Pronto, amore, sono io… Senti, scusami, ma qua si mette lunga. Farò tardi. Devo finire per forza di scrivere una relazione per domattina e sono troppo indietro… Ti bacio."

Cristina rimane così, col telefonino già silenzioso tra le dita. Lo chiude e lo appoggia sul piano della cucina. Guarda il forno dove la torta sta cuocendo. Poi fa un sorriso amaro. Quando vuoi fare una sorpresa. Quando pensi ai dettagli, ti impegni e sei felice nel pensare alla felicità che susciterai. E l'attesa diventa gioia. E poi puff, una semplice telefonata, una frase innocente, un ritardo. E tutto si scombina. E resti con niente in mano. Chissà dov'è. Davvero, dico. Che farà? E con chi? Figurati se è a finire una relazione. Ah. Sì. In effetti sì. La nostra relazione. E se mi sta tradendo? Se magari ora è con un'altra e si è inventato tutto? E Cristina s'immagina la scena. Flavio e una donna. Magari bella. Magari nel suo ufficio. Insieme. Vicini. Si baciano. Si toccano. Cosa provo? Cosa sento? Se ci avessi pensato qualche anno fa mi sarei sentita morire solo all'idea. E ora? Ora mi sembra di non provare nulla. Di non sentire niente. E questa consapevolezza le fa paura. Si sente sbagliata. In colpa. Ma come, se Flavio mi tradisse io non proverei dolore? Flavio e un'altra. Chissà. Magari sarebbe anche più felice. E ripensa a quello che le diceva la sua amica Katia alle scuole superiori e cioè che tanto le storie d'amore non durano più di sette anni e già al sesto è crisi. Che la passione, anche la più forte, sparisce. E subentra la noia. L'abitudine. E tutto sembra uguale. Spento. Senza stimoli. E l'amore, quello che raccontano nei libri e nei film, è solo fantasia. E allora o ci si lascia o si tradisce. Per rinnovarsi. Per ricordarsi com'era quella sensazione potente che divorava lo stomaco solo a pensare a lui. A lei. A stare insieme. E si va avanti così, in un circolo vizioso di ipocrisia in cui nessuno ha il coraggio di dire all'altro che il sentimento è cambiato, esaurito, sparito. Che tristezza. E questa la vita? Si diventa così?

Il timer del forno fa drin.

La torta è pronta. Cristina si mette il guantone, apre lo sportello e tira fuori la teglia. L'appoggia sul tavolo. Prende un grande

piatto di vetro. Ci mette la torta. Poi tira fuori dal cassetto un coltello. E ripensa a Flavio. A lui con un'altra. E non sente niente. E si dispiace ancora di più. Inizia a mangiare una fetta da sola. Come una bambina con le dita dentro al cioccolato dolce, ancora caldo di forno. E le sue lacrime scendono giù salate, quasi a contrasto, ma anche loro malinconicamente calde.

Ventisei

Serata romana. Le strade sono quasi vuote. Merito dell'ora di cena. Si viaggia bene. Alex guida con calma, è in perfetto orario. Il pomeriggio è passato senza sorprese. O altre novità. Ore 21.30. Alex posteggia la macchina, si sporge verso il sedile vicino per vedere se è arrivato al civico giusto, quello che Niki ha scritto nel messaggino. Sì. Eccolo qui, via della Balduina, 138. E infatti sopra c'è ben illuminata la scritta "Ristorante". Che strano però, c'è poca gente, non è un'inaugurazione vera e propria. Boh. Forse arriveranno più tardi. Alex scende dalla macchina ed entra nel locale. Eccola a un tavolino. Seduta per conto suo che sfoglia il menu c'è Niki. È serena, tranquilla, con la mano sinistra tamburella sul tavolo, con l'altra tiene aperto il menu e legge curiosa le specialità del posto. Alex ha un unico pensiero: com'è bella! E tutto questo cancella qualsiasi dubbio.

La raggiunge e si siede al tavolo. "Eccomi, amore." Le dà un bacio leggero sulle labbra. "Ho fatto prima che potevo…"

Niki sorride e alza le spalle. "Hai fatto benissimo. Va bene così."

Alex apre il tovagliolo e se lo sistema sulle gambe. Poi si guarda intorno. "Ma c'è poca gente… Devono ancora arrivare?"

Niki sorride. "No… Non credo…"

"Ah…" Alex osserva meglio il locale. Non gli sembra particolarmente nuovo. È carino, caldo, accogliente, semplice, ma è come se fosse aperto da molto tempo. In fondo alla sala c'è il proprietario. E seduto alla cassa, un tipo cicciotto, dalla faccia paciosa, senza capelli e con gli occhiali da vista calati sul naso. Sta controllando qualcosa con la penna e sembra distratto, annoiato. Tutto meno che un tipo adrenalinico alle prese con l'inaugurazione del suo nuovo locale e ancor meno un possibile amico di Niki. Alex guarda meglio in fondo al locale. C'è davvero poca gente. Le cose non tornano. Poi incrocia gli occhi di Niki.

"C'è qualcosa che non ti quadra, vero?"

Alex sorride curioso. "Sì, in effetti… Non mi sembra un locale… prima dell'inaugurazione…."

"Infatti." Niki apre di nuovo il menu e lo tira su, per nascondersi dietro, oppure come se volesse leggere meglio la lista dei piatti per ordinare qualcosa. Poi si sporge da sopra e gli sorride. "Ti ho detto una bugia. Non c'è nessuna inaugurazione…"

"Ah." Alex capisce che la situazione si fa seria. Alza anche lui il menu cercando di nascondersi.

Niki allunga la mano e glielo abbassa mettendo di nuovo il suo viso allo scoperto. "Ah, ho detto anche un'altra bugia, il proprietario non è un mio amico…"

Alex butta un altro sguardo al signore seduto alla cassa. Gli sembra ancora più grasso, più anziano e annoiato di prima. Poi sorride un po'"imbarazzato. "Ah ah… E certo…" E rialza il menu come se la situazione fosse assolutamente normale.

Niki si sporge un'altra volta e glielo riabbassa. Alex sa che non può più scappare. Niki gli sorride di nuovo. Questa volta con fare falso. "Vuoi forse sapere perche ho scelto questo posto?"

Alex annuisce cercando di sembrare tranquillo, ma è drammaticamente preoccupato. "Sì, certo…" E in un attimo ripensa a tutto. Raffaella mi ha mentito: sono super amiche. Anzi, Niki ha parlato con Leonardo e si sono messi d'accordo, l'ha fatta mettere apposta nel mio ufficio. Anzi no. Niki è incinta e forse il bambino è mio. E poi non sa più dove cercare all'interno della sua mente e va indietro nel tempo, scava, ipotizza, pensa, riflette. Non ci posso credere. Ha incontrato Elena e chissà lei cosa si è inventata. Oppure non l'ha incontrata ma crede che io l'abbia rivista. E questo suo volteggiare tra ricordi, illazioni, supposizioni e paura piano piano lo strema, fino a quando Niki gli sorride un'ultima volta mostrandogli il menu. "Ma non ti dice nulla questo posto?"

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