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Il sole nudo [The Naked Sun - it]

Электронная книга - «Il sole nudo [The Naked Sun - it]». Краткое содержание книги:

Il Sole Nudo è il titolo del secondo libro dei Robot, l’altro romanzo della serie che risale agli anni ’50. E il sole nudo è anche il terrore degli umani che, chiusi nelle grandi città-cupole, soffrono di agorafobia e non sono in grado di rimanere all’aperto, schiacciati dal meraviglioso disco d’oro che impera nel cielo.
Ancora una volta un caso da risolvere.
Ancora una volta Uomo e Robot assieme.
Naturalmente, ancora una volta Baley e Olivaw.
E ricomincia il sottile duello tra uomo e robot, tra istinto e ragione. Un argomento che molti tratterebbero con superficiale banalità , ma che nella penna di Asimov raggiunge livelli di incredibile meraviglia.
Sarà l’uomo a piegarsi alla razionalità del robot, oppure R. Daneel Olivaw comprenderà i meccanismi illogici del cervello umano?
Ancora una meravigliosa avventura che lascerà il lettore estasiato.
La coppia più riuscita di tutta la letteratura di fantascienza.
Ancora una perla del geniale good doctor Isaac Asimov.
Un romanzo degno del precedente (Abissi d’Acciaio) e un preludio eccellente al meraviglioso seguito: I Robot dell’Alba.
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E Jessie era bella. Aveva perso il peso. Perché era così sottile? E così bella?

E c'era anche un'altra cosa sbagliata: c'era il sole che brillava su di loro. Lui guardava in su e si vedeva solo la base degli ultimi piani, riparati dalla cupola, eppure il sole brillava, illuminando allegramente ogni cosa, e lui non aveva paura.

Baley si svegliò sottosopra. Si lasciò servire la colazione dai robot e non parlò a Daneel. Non disse nulla, non chiese nulla, ingurgitò dell'ottimo caffè senza sentirne il sapore.

Perché aveva sognato il sole visibile-invisibile? Poteva capire di aver sognato la Terra e Jessie, ma il sole che cosa c'entrava? E comunque, perché quest'idea avrebbe dovuto disturbarlo?

«Collega Elijah» disse Daneel con tono gentile.

«Cosa?»

«Tra mezz'ora Corwin Attlebish sarà in contatto visivo con te. L'ho interpellato io.»

«E chi diavolo è Corwin comecavolosichiama?» chiese Baley secco, riempiendo di nuovo la tazza di caffè.

«Era l'assistente dell'agente Gruer, collega Elijah, e ora è il Facente Funzioni del capo della Sicurezza.»

«Allora chiamalo.»

«L'appuntamento, come ti ho spiegato, è fra mezz'ora.»

«Non m'importa per quand'è. Chiamalo subito: è un ordine.»

«Farò un tentativo, collega Elijah. Comunque potrebbe non essere d'accordo e rifiutare la chiamata.»

«Correremo il rischio. Muoviti, Daneel.»

Il nuovo Facente Funzioni del capo della Sicurezza accettò la chiamata e, per la prima volta su Solaria, Baley vide uno spaziale corrispondente all'idea che ne avevano i terrestri. Attlebish era alto, magro, bronzeo. Aveva gli occhi castano chiari e un mento largo e prominente.

Assomigliava un po' a Daneel. Ma mentre Daneel era idealizzato, quasi con l'aspetto di un dio, sul suo volto Corwin Attlebish aveva stigmate dell'umanità.

Attlebish si stava radendo. La piccola penna abrasiva emetteva un getto di fini particelle che si spargevano su guance e mento, consumando i peli fino a trasformarli in polvere impalpabile.

Baley conosceva lo strumento per sentito dire, ma prima d'ora non l'aveva mai visto usare.

«È lei il terrestre?» chiese sprezzante Attlebish, attraverso le labbra semichiuse, mentre la polvere abrasiva gli passava sotto il naso.

«Sono Elijah Baley, agente in borghese C-7. Vengo dalla Terra.»

«È in anticipo.» Attlebish chiuse il rasoio con uno scatto e lo gettò da qualche parte fuori campo. «Che le frulla in mente, terrestre?»

A Baley il tono dell'altro non sarebbe piaciuto nemmeno in momenti migliori. Ora bruciava. «Come sta l'agente Gruer?» chiese.

«È ancora vivo. Forse sopravviverà.»

Baley annuì. «Qui su Solaria i vostri avvelenatori non conoscono le dosi. Mancanza d'esperienza. Ne hanno dato troppo a Gruer, e lui l'ha rigettato. Metà della dose l'avrebbe ucciso.»

«Avvelenatori? Non ci sono prove di veleno.»

Baley lo fissò. «Giosafatte! Che cos'altro crede che sia?»

«Un certo numero di cose. Molte possono reagire male in una persona.» Si fregava la faccia con le dita, per far reazione. «Lei non deve saperne un granché sui problemi metabolici che insorgono dopo che sono passati duecentocinquant'anni d'età.»

«Se è questo il caso, ha ottenuto un parere medico competente?»

«Il rapporto del dottor Thool…»

Il vaso traboccò. L'ira che ribolliva in Baley fin dal risveglio, esplose. Gridò con tutta la sua voce: «Non me ne importa nulla del dottor Thool. Ho detto un parere medico competente. I vostri dottori non sanno niente di più di quello che saprebbero i vostri detective, se ne aveste. Avete fatto venire un detective dalla Terra. Tanto vale che facciate venire anche un dottore».

Il solariano lo guardava freddamente. «Vuoi dirmi che cosa debbo fare?»

«Sì, e gratis. Offro io. Gruer è stato avvelenato davvero. Ero presente. Ha bevuto, ha avuto conati di vomito e ha gridato che la gola gli bruciava. Come lo chiamerebbe, considerando che stava investigando…» Baley si fermò di botto.

«Investigando cosa?» Attlebish era freddo.

A disagio Baley era consapevole di Daneel al suo posto, una decina di metri dietro di lui. Gruer non aveva voluto che Daneel, in quanto aurorano, sapesse dell'investigazione. Disse debolmente: «C'erano implicazioni politiche».

Attlebish incrociò le braccia e sembrava distante, annoiato e vagamente ostile. «Non abbiamo politica su Solaria, nel significato che sento darle su altri mondi. Hannis Gruer è sempre stato un buon cittadino, ma ha molta fantasia. È stato lui che, dopo aver sentito quella storia su di lei, ha insistito che la importassimo. È arrivato al punto di accettare la condizione che lei avesse come compagno un aurorano. Io non lo ritenevo necessario. Non c'è nessun giallo. Rikaine Delmarre è stato ucciso da sua moglie e scopriremo come e perché. E se no, lei sarà analizzata geneticamente e verranno prese le misure adatte. Per quel che riguarda Gruer, la sua favola sul veleno non ha importanza.»

Baley disse incredulo: «Sembra che lei sottintenda che io non sono più necessario qui».

«Credo proprio di no. Se vuol ritornare sulla Terra, può farlo. Potrei dire addirittura che la invitiamo a farlo.»

Baley fu sorpreso della propria reazione. Gridò: «Nossignore, io non mi muovo!».

«Noi l'abbiamo assunta, agente, noi possiamo congedarla. Tornerà al suo pianeta nativo.»

«No! Mi ascolti. Lei è un grande spaziale e io sono solo un terrestre, ma con tutto il rispetto, con le mie più profonde e umili scuse, lei è spaventato.»

«Ritiri quello che ha detto!» Attlebish si erse in tutto il suo metro e ottanta e passa, fissando altezzosamente il terrestre.

«Lei ha una paura matta. Lei pensa di essere il prossimo, se manda avanti questa cosa. Lei si arrende, in modo che la lascino stare: in modo che lascino stare la sua miserabile vita.» Baley non aveva idea di chi potessero essere “loro” o se questi “loro” esistessero veramente. Stava sfogandosi alla cieca contro un arrogante spaziale, sbattendogli le frasi in faccia come se colpissero l'autocontrollo dell'altro.

«Lei se ne andrà» disse Attlebish, puntando il dito con ira gelida, «entro un'ora. Su questo non ci saranno considerazioni diplomatiche, glielo assicuro.»

«Risparmi le sue minacce, spaziale. Ammetto che per lei la Terra non significa nulla, ma io qui non sono solo. Le presento il mio collega Daneel Olivaw. Viene da Aurora. Non parla molto: quello è compito mio. Ma ascolta dannatamente bene. Non perde una parola. Per dirla franca, Attlebish,» Baley usò con gusto il nome senza titoli «quali che siano le porcate che accadono su Solaria, vi sono interessati Aurora e altri quaranta Mondi Esterni. Se ci manda via a calci, la prossima deputazione che visiterà Solaria sarà composta di navi da guerra. Vengo dalla Terra, e so fin troppo bene come funziona il sistema. Ferire i sentimenti vuol dire avere le navi da guerra come ricevuta di ritorno.»

Attlebish trasferì la sua attenzione su Daneel e sembrò ripensarci. La voce gli divenne più gentile. «Qui non succede nulla che richieda l'attenzione degli altri Mondi.»

«Gruer pensava altrimenti, e il mio collega l'ha udito.» Non c'era il tempo di cavillare su una bugia.

All'affermazione di Baley, Daneel si voltò a guardarlo, ma il terrestre non gli prestò attenzione. Proseguì: «Intendo portare a fondo questa investigazione. Non c'è nulla che non farei pur di tornare sulla Terra. Anche sognarla mi mette in agitazione. Se possedessi questo palazzo infestato dai robot in cui vivo ora, lo darei indietro con tutti i robot, e anche lei con tutta la sua puzza sotto il naso in cambio di un biglietto per casa mia.

«Ma non me ne andrò per ordine suo. Non mentre c'è ancora aperto un caso a cui sono stato assegnato. Cerchi di sbarazzarsi di me contro la mia volontà e si troverà a guardare dentro le canne dell'artiglieria spaziale.

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