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Pionieri dell'infinito [Costigan's Needle - it]

Электронная книга - «Pionieri dell'infinito [Costigan's Needle - it]». Краткое содержание книги:

Il dottor Costigan aveva ideato e costruito il suo stranissimo “Ago” a scopo sanitario, soprattutto per favorire le ricerche della scienza medica nel campo della radioscopia e radioterapia. Ma fu solo dopo che una grande compagnia elettronica mise a sua disposizione un milione di dollari che Costigan costruì un’“ago” così grande che nella sua cruna poteva entrare un uomo. E quando vi entrò un uomo — Glenn Bascher — quegli scomparve e nessuno più lo rivide. Naturalmente, la polizia e la stampa s’interessarono del mistero, subodorando un delitto. Erano ben lontani dall’immaginare che l’ago del professor Costigan costituiva una via di comunicazione tra la nostra realtà tridimensionale e… l’Infinito: cioè i mondi spaziali e temporali paralleli e quasi uguali al nostro. Una serie di circostanze drammatiche lancia alcune centinaia di persone — senza possibilità di ritorno — nell’Infinito: in una terra cioè selvaggia e poetica, così uguale e diversa dal nostro pianeta!.. Dove una nuova società e una nuova legge a poco a poco vengono create dai Pionieri (anche se invoontari) dell’Infinito. Il nuovo Eden ha inizio…
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Verso mezzogiorno, almeno pareva quell’ora, si radunarono tutti intorno al fuoco e Devan notò che le donne avevano seguito l’esèmpio della signora Petrie allestendosi gonne e stole di erbe, che erano già migliori di quelle improvvisate al mattino.

Sull’erba c’erano molti pesci che gli uomini incaricati alla pesca avevano preso, parte con le mani e parte con le piccole reti di giunco. Beatrice Treat sciorinò tutti i bulbi e le radici che aveva raccolto e fu palesemente toccata dai complimenti che Tooksberry le fece al riguardo. Johnson e alcuni dei suoi uomini avevano catturato una ventina di conigli, che ora venivano preparati per lo spiedo con conchiglie e sassi acuminati. Un gruppo di ragazzini aveva trovato un bel po’ di noci e vi danzavano intorno, impazienti di mangiarle.

La scena ricordò improvvisamente a Devan i quadri primitivi esposti al Museo dell’Agricoltura di Chicago.

Il pasto, quanto mai frugale, consisteva solo di un pezzo di coniglio, un piccolo pesce, qualche noce e della lattuga. Il tutto senza pane, né sale, né pepe e innaffiato solo dall’acqua fresca di una fonte che sfociava al lago. Eppure Devan e gli altri furono ristorati da questo pasto.

Più tardi, Orcutt parlò a tutti, issato su di una pedana fatta di pezzi di legno. Nonostante la barba lunga e l’abbigliamento sommario, la sua figura era sempre imponente e autoritaria.

Devan pensò che era riposante avere a capo un uomo come Orcutt, mentre questi spiegava che, essendo stato raccolto più cibo del necessario, evidentemente per il numero eccessivo della gente addetta a questo compito, era opportuno ridurre il gruppo, assegnando alcuni dei suoi componenti, sempre dietro prestazione volontaria, alla costruzione di imbarcazioni, alla ricerca della canna da zucchero e ad altri lavori. In quanto alle donne, avrebbero dovuto occuparsi in parte di far prove con l’argilla per la costruzione di piatti e tazze, e altre trovare il sistema di tessere. Gli uomini che si erano occupati della ricerca del materiale da costruzione dovevano preparare capanne di varie dimensioni, a seconda del numero dei componenti di ogni famiglia.

Tra le persone raccolte intorno a Orcutt, Devan cercò di individuare gli uomini che aveva incontrato la notte precedente sulla spiaggia, ma non li vide; pensò che fossero tra quelli passati dalla parte di Eric Sudduth.

Quando scese la notte, il gruppo degli scienziati che avrebbero cercato di ridar vita all’Ago, si sistemarono vicino a loro, mentre la maggior parte delle famiglie era occupata ad accender fuochi davanti alle proprie capanne.

— È proprio lo stesso cielo — stava dicendo Orcutt. — Ecco l’Orsa Maggiore e la Via Lattea e…

— Sì — confermò Basher — ma che anno è?

— Credo migliaia di anni fa — mugolò Sam Otto, girandosi verso il fuoco per scaldarsi. — Altrimenti ci dovrebbero essere in giro degli indiani.

— Nessuno qui conosce qualcosa delle stelle? — Orcutt urlò quasi la domanda, per farsi sentire anche da quelli che stavano in disparte.

Un uomo si staccò da un gruppo e venne avanti. Era alto e curvo, senza denti, con un’aria veramente sofferente.

— Mi chiamo Elmo Hodge. Ero il proprietario della drogheria in fondo alla strada dove voi avevate il palazzo. Il mio “chiodo” è l’astronomia. — Si sedette. — Abbiate un po’ di pazienza mentre parlo. Ho perso i denti strada facendo. Cosa volete sapere delle stelle?

— Le stelle si muovono, non è vero? — chiese Orcutt. L’uomo assentì. — Per quanto insensibilmente.

— Ma abbastanza per dirci quanto siamo andati indietro nel tempo, passando nell’Ago?

Il signor Hodge guardò Orcutt a lungo e quindi si volse verso gli altri con un’espressione di stupore genuino sul volto.

— Volete dire che non lo sapete?

— Che cosa? — La mano di Betty si strinse a quella di Devan.

— Solo un giorno è trascorso da quando siamo passati nell’Ago.

Le speranze di Orcutt di avere un’informazione precisa svanirono. Evidentemente l’uomo non aveva capito di cosa stessero parlando. D’altra parte nessuno si sentì di muovere obiezioni al vecchio. Così non gli dissero che era in errore.

— So — aggiunse lui — che cosa state pensando, ma non è proprio così. — Puntò il dito a nord. — Vedete l’Orsa Maggiore? Ora, partendo dalle stelle nelle sbarre del Carro, la prima stella si muove verso il basso, la seconda si muove a sinistra, come fanno tutte le altre, eccettuata quella al bordo del Carro. Quella si muove verso il basso proprio come la prima. Ora, se fossimo in un altro tempo, il Gran Carro dell’Orsa sarebbe tutto spostato. È molto meglio così come appare adesso, no?

— Un migliaio d’anni — si alzò la voce di Clarence Gleckman. — Non farebbe nessuna differenza se si trattasse di un migliaio d’anni.

Hodge si agitò, poi mosse la testa in senso affermativo. — Avete ragione. Un migliaio d’anni non farebbe molta differenza. Per esserci una differenza gli anni dovrebbero essere cento.

— E come potete allora essere sicuro di avere ragione? — chiese Orcutt.

— E sta bene — disse Hodge. — Guardate Saturno. Proprio all’estremo limite della Vergine e vicino alla Bilancia. — Studiò le stelle per qualche minuto, poi: — Scommetto che troverete la Stella del Nord. Ancora la Stella del Nord. Qualche migliaio di anni fa, la prima stella della Costellazione del Drago era la Stella Polare, come la stella più luminosa della Costellazione della Lira, detta “Vega”, sarà la Stella del Nord tra dodicimila anni.

— Di una cosa possiamo essere sicuri — commentò Devan — conoscete bene le vostre stelle.

— Mi pare di aver sentito già parlare di queste cose da qualche parte — disse Holcombe. — Credo che siano giuste.

— Anch’io — aggiunse Tooksberry.

— Io non mi curo affatto delle stelle — soggiunse la signora Petrie — me ne curavo abbastanza quando ero una ragazza. Quello che desidero in questo momento è un po’ di lana per lavorare ai ferri.

Hodge si schiarì la gola. — Un’altra cosa. Se avremo la ventura di ottenere un po’ di vetro, molerò qualche lente per un telescopio. Ne ho fatte centinaia. Con la prima che sarà pronta darò un’occhiata a Castore. È una stella doppia e se il tempo non è cambiato, le due stelle gemelle saranno più vicine. Ma il tempo non è cambiato, ne sono sicuro. Ci sono tante prove là — disse, indicando il cielo.

— Così non è passato del tempo — il dottor Costigan disse fra sé guardando il fuoco.

— Bene. — Beatrice Treat si fece sentire in un modo che nessuno potesse ignorarla. Devan osservò con piacere che stava con Tooksberry. — Se pure si tratta dello “stesso” tempo e non di un altro… È una domanda sciocca, vero?

— Per niente, mia cara — la rassicurò Tooksberry, sorridendole e ricevendone in cambio un’identica manifestazione di simpatia. — È una domanda sensata. Se non si tratta di “allora”, come può essere “ora” e non Chicago?

— È una domanda sensata — confermò Orcutt.

— Una volta — affermò Basher — lessi un articolo in cui si parlava di mondi identici esistenti nello spazio contemporaneamente. L’idea era che potesse esistere un numero infinito di mondi e che passando dall’uno all’altro ci si troverebbe in un luogo uguale ma diversamente ambientato.

— Fantastico — disse Tooksberry.

— Invece di star lì a preoccuparvi di dove siamo — interloquì la signora Petrie — accontentiamoci di sapere che siamo qui e cerchiamo di trovare il mezzo per tornare a casa.

— Costruiremo un altro Ago — disse Devan — ma ci vorrà del tempo. Dobbiamo trovare del ferro, costruire un altoforno e preparare tutto quanto è necessario per questa impresa.

— Sarà un lavoro tremendo — rispose il dottor Costigan.

— E dobbiamo prepararci a un’altra eventualità. Se non dovessimo riuscire a costruire una nuova macchina? Immaginate che non potessimo ricostruire, al momento, processi chimici industriali e che non ci fosse nessuno fra noi in grado di risolverli. Che cosa accadrebbe allora?

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